L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Giamatti’

Pillole di cinema – San Andreas

ANDRS_TSR_1SHT_INT_Rev.inddDestruction leads to a very rough road
But it also breeds creation
And earthquakes are to a girl’s guitar
They’re just another good vibration
And tidal waves couldn’t save the world
From Californication.

TRAMA: California. In seguito ad un terremoto di magnitudo 9 scatenato dal risveglio della famigerata faglia di Sant’Andrea, un pilota di elicotteri e la sua ex moglie intraprendono un viaggio da Los Angeles a San Francisco per cercare di trarre in salvo la loro unica figlia.

PREGI:

 Non si vede The Rock ricucire la faglia di Sant’Andrea con la sola forza delle braccia: Ad essere sinceri in presenza di tale scena avrei tessuto le lodi di questa pellicola fino a perdere la voce, il senno o entrambi, ma per quanto San Andreas sia una cazzatona col controbotto non si arriva a tanto.

Già mi immaginavo la sequenza madre del film, con Dwayne Johnson che in slow-motion avvicina tra loro i due lembi della spaccatura alzando gli occhi al cielo e gridando: “Che tu sia maledetto, Wegener!!!”.

Peccato.

C’è Alexandra Daddario: Questo punto l’ho messo principalmente per tre motivi:

1) La sua bellezza dovrebbe essere illegale;

2) Ha sgominato l’arena clandestina di Lou Diamond Phillips;

3) Non avessi inserito lei e la cretinata precedente, la sezione “PREGI” di questa recensione sarebbe rimasta vuota e ciò non mi garbava.

DIFETTI:

Sceneggiatura scontata come la birra al Lidl: Risultato di personaggi unidimensionali (padre eroico senza paura, ragazza in difficoltà ma tosta, moglie/madre coraggiosa, scienziati brillanti ma inascoltati, buoni samaritani random…) e scene una più telefonata dell’altra.

E poi che titolo è San Andreas?

Non avrebbero potuto chiamarlo, che so… The Rock vs la tettonica a placche?

Quasi quasi tifavo il terremoto.

Irrealismo narrativo à gogo: Fratello gemello del punto precedente, già dopo due minuti la pellicola viene abbandonata dal nesso di causalità in maniera ahimè irreversibile.
Non posso dilungarmi eccessivamente per non fare spoiler sulla trama in sé (ho già scritto che l’originalità latita, ma non si sa mai); vi basti sapere che nella cara e vecchia realtà in cui viviamo i personaggi sarebbero andati a contare le margherite dal basso in una quantità di occasioni incalcolabile.

– Cast completamente a caso: Non ho idea del criterio usato nella scelta degli attori, e a questo punto ho troppa paura per chiederlo, ma non ce n’è uno che ci azzecchi col rispettivo ruolo neanche a pagare.

La Roccia (già visto nello stupro alla mitologia ellenica Hercules – Il guerriero) come amorevole padre di famiglia con quel fisicone lì è ridicolo, così come Carla Gugino sua ex moglie (dopo, lo ricordiamo, essere stata consorte del mugnaio spagnolo in Spy Kids).
Stesso discorso per la già citata Alexandra Daddario, che rimarrà scolpita imperitura nella memoria collettiva per True Detective, in cui ha mostrato i suoi enormi e maestosi… occhi.

Che Dio la benedica.

Completano il quadretto Paul Giamatti, che comunque non scenderà mai più in basso di The Amazing Spider-Man 2, e Ioan Gruffudd, di cui francamente mi ero dimenticato l’esistenza.

 Scienza? Come funziona? Nel caso in cui abbiate nel vostro bagaglio culturale qualche conoscenza basilare (ma proprio basilare) di geofisica, San Andreas potrebbe suscitarvi ben più di una risata.

E che alcune sequenze ricordino molto 2012, altra mirabile perla di cinematografia intelligente permeata di grande accuratezza scientifica, non è DECISAMENTE un punto a favore del film.

CONSIGLIATO O NO? Ah ah ah!!!

No, ma seriamente?

Annunci

Rock of Ages

I wanna rock!

TRAMA: Los Angeles 1987. Sherrie, una ragazza originaria dell’ Oklahoma, arriva in città in cerca di fortuna. Nel celebre locale Bourbon Room conosce e si innamora dell’aspirante rockstar Drew, mentre qualcuno in città trama per eliminare la musica rock.

RECENSIONE: Musical corale per la regia di Adam Shankman, che ritorna al musical dopo Hairspray (2007), la cui immagine di John Travolta grasso e vestito da donna ha accompagnato i miei incubi; il fatto che Shankman oltre a regista sia anche ballerino e coreografo è utile ai fini dei numeri musicali, qui curati e ben fatti, con attori principali e comparse che contribuiscono a creare delle sorte di quadri viventi ancheggianti e rockeggianti che per lo spettatore risultano carini ed entusiasmanti.

La sceneggiatura di Justin Theroux, che ha sceneggiato anche il sottovalutato Tropic Thunder (2008), è un canovaccio tipicamente da musical, cioè formato da varie tappe che mostrano l’evoluzione dei personaggi, come succede ad esempio nell’ highlander Grease (1978) o nel più recente Mamma mia (2008), il musical che ha incassato di più della storia del cinema, mica pizza e fichi: i personaggi hanno un carattere basic e lo implementano evolvendolo con le esperienze fatte all’interno della storia.
In questo caso Theroux e gli altri sceneggiatori creano una trama fluida e snella, contribuendo con battute, gag e situazioni surreali a divertire lo spettatore, che si ritrova immerso in un mondo di locali, grande musica e donnine (come minimo) allegre.

Come già detto il cast è molto nutrito e vede la presenza di Diego Boneta e Julianne Hough, giovani e freschi protagonisti con esperienze musicali, circondati da uno stuolo di personaggi secondari.
Oltre alla divertente coppia Alec Baldwin e Russell Brand, gestori del locale, spiccano un Paul Giamatti viscido e baffuto e una Malin Ackerman sexy e profonda. Menzione d’onore per Catherine Zeta-Jones, il cui ultimo film degno di tale nome è The Terminal (2004), nel ruolo della bigotta e scassapalle moglie del sindaco determinata a far chiudere il locale e scacciare la satanica musica rock da Los Angeles, e Tom Cruise, meraviglioso e divertentissimo nei panni del rocker Stacee Jaxx, alcolizzato, drogato, sessuomane, decadente e scimmia-munito (mica male). Essendo un classe ’62 dovrebbe forse iniziare a concentrarsi più su personaggi non eroici e abbatti – palazzi alla Mission Impossible ma a piccole caricature, come ha fatto in maniera più che buona in Magnolia (1999) Collateral (2004) e Tropic Thunder (2008).

Colonna sonora cantata dagli attori con (tra gli altri) Def Leppard, la cui canzone Pour some sugar on me è bene interpretata da Cruise, Pat Benatar, Poison, Twisted Sisters e Joan Jett.

Nel complesso un buon film.

Cosmopolis

Il cosmo della polis.

TRAMA: Eric Packer, rampante ventottenne con una carriera in ascesa, attraversa Manhattan a bordo di una limousine per andare dal barbiere. Durante il tragitto riceve nella sua auto i consulenti della sua azienda per affrontare una crisi finanziaria, e si ritroverà minacciato di morte.

RECENSIONE: Un gran film. Tecno-dramma in salsa filosofica, in cui in un arco temporale definito e compresso viene sintetizzato tutto l’universo umano (occidentale) nelle sue varie forme e nella sua immensa complessità. Vita e morte, sesso e istituzioni, ricchezza e miseria, capitalismo e anarchia si intrecciano in una tela di ragno complessa e incomprensibile, formando una valida rappresentazione di come il mondo si è trasformato grazie al dio Denaro e alla irrazionale razionalità umana.

Cronenberg (La mosca (1986), A history of violence (2005), Videodrome (1983)) si riscatta dal deludente A dangerous method (2011) e ritorna ai topos a lui tanto cari (la morte, la trasformazione, la debolezza interiore) confezionando un’opera sorretta da una sceneggiatura in cui conta il come, non il cosa, e che non esita a usare macchinazioni, mcguff ed ellissi per arrivare al punto focale, riuscendo su una base apparente semplice a costruire una cattedrale estremamente complessa e articolata.

I personaggi si muovono come fossero in una tragedia greca, soverchiati e schiacciati da forze fuori dalla loro comprensione e dal loro controllo, ed il vero miracolo cinematografico (ma anche non) Cronenberg lo attua riuscendo a far recitare Robert Pattinson (che sarebbe come ridare l’udito ai sordi o le gambe a Pistorius), attore che nei panni del vampiro luccicante aveva dato prove di inespressività quasi leggendaria e che qui oltre a recitare bene riesce a reggere un microcosmo di personaggi che gli ruotano attorno come satelliti, in un film che mascherato in una finta coralità nasconde un “one-man movie”

I dialoghi (rapidi e allo stesso tempo monolitici) sono eccezionali, ed è un continuo ping pong trai vari attori, con botte e risposte fulminanti e improvvisi cambi di argomento, il tutto sorretto da un montaggio ottimo e funzionale; la fotografia passa i vari cambi di luce, virando sempre su tinte scure, e non facendo mai abituare lo spettatore alla luminosità; musiche di Howard Shore, autore delle colonne sonore di vari film dello stesso Cronenberg, di Scorsese e della trilogia del Signore degli Anelli.

Oltre al protagonista vi sono Kevin Durand (Little John in compagnia del Robin Hood XXL di Russell Crowe e il mutante Blob nel marveliano e mediocre film dedicato a Wolverine), Juliette Binoche, che a fare il cioccolato è stata sostituita da Banderas e Paul Giamatti, che ci sta come un limone tra le cozze.

Tag Cloud