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Black Mass – L’ultimo gangster

black mass locandina itaYou better watch how you’re talking, and where you’re walking
Or you and your homies might be lined in chalk.

TRAMA: James “Whitey” Bulger è uno dei più violenti criminali di Boston, e fratello di un noto politico. A metà degli anni settanta, dopo una serie di efferati omicidi, diventa informatore dell’FBI con l’obiettivo di fermare l’ascesa di una famiglia mafiosa rivale.
Adattamento cinematografico del libro Black Mass: The True Story of an Unholy Alliance Between the FBI and the Irish Mob scritto nel 2001 da Dick Lehr e Gerard O’Neill.

RECENSIONE: Avete presente i compiti per casa “creativi” che a volte venivano dati a scuola?

Tipo, che so… scegli un modello di produzione scritta (ad esempio l’articolo di giornale) e produci un breve testo in quello stile?

E per quanto tu avessi potuto scrivere bene era ovvio che non avresti mai potuto raggiungere le vette qualitative dei veri autori di quel genere?

Ecco, Black Mass è più o meno così.

Mica fatto male, intendiamoci, però per due ore sembra di avere davanti un incrocio tra GoodfellasThe Departed.

E quindi piuttosto mi guardo Goodfellas The Departed.

Black-Mass scena

Il peccato originale del film è infatti quello di contenere troppi riferimenti stilistici o tematici ad altre opere, e quindi, pur con un cast eccellente, la pellicola non riesce ad avere la scintilla di memorabilità che la porrebbe in una posizione di spicco nel panorama cinematografico attuale.

Narrativamente parlando, Black Mass paga anche una struttura espositiva eccessivamente “a blocchi”, che nonostante il (o proprio a causa del) gran numero di personaggi secondari risulta troppo frammentaria e non rende la sensazione di ampio respiro che una storia sviluppata nell’arco di più anni meriterebbe.

Molte sottotrame sono infatti separate dalle altre come i vagoni di un treno, e di conseguenza i characters entrano in scena, eseguono il loro ruolo e scompaiono spesso nell’arco di relativamente pochi minuti.

Ciao, Tizio.
[5/10 minuti]
Addio, Tizio.

Ciao, Caio.
[5/10 minuti]
Addio, Caio.

Le ellissi temporali sono inoltre troppo repentine nel loro sviluppo per poter rappresentare accuratamente la scalata del gangster protagonista, facendo perdere qualcosa in termini di sviluppo del personaggio.

black mass depp edgerton

La “black mass” del film è una necrosi fatta di reati e imbevuta di malvagità, che mira solo ad espandersi e rafforzarsi il più possibile fino a spezzare le reni alla città da cui assume nutrimento.
In questo caso l’ambientazione è Boston, che a parte una fugace apparizione della Festa di San Patrizio, patrono dei leprecani e dei tifosi dello Shamrock, rimane piuttosto anonima.

Nel film sono inoltre presenti alcuni piccoli riferimenti alla difficile storia passata e (relativamente alla pellicola) presente dell’Irlanda, visto che il suo cielo non è sempre Dio che suona la fisarmonica, ma in generale tutta l’opera presenta un sacrificio del “dove” per far emergere il “chi”.

Lo stempiato Johnny Depp, coi denti anneriti, l’occhio azzurro ghiaccio e la furia di chi lotta ogni giorno della sua vita in un mondo difficile offre una prova convincente e non tropo gigiona.
Abbastanza credibile come spietato gangster, anche se conoscendo la sua carriera è difficile non notare nel film espressioni magari già viste in un Jack Sparrow (fuorilegge di tutt’altra risma), nel vampiro di Dark Shadows o nel canterino Sweeney Todd.

black mass depp

Bravi ma alla fine della fiera sprecati gli altri. Da Cumberbatch (The Imitation Game) politico altolocato e fratello del protagonista, al poliziotto Edgerton (Exodus – Dei e re) fino alla compagna Dakota Johnson (Cinquanta sfumature di grigio), il resto del cast costituisce una vasta gamma di grigi, più o meno vicini o in avvicinamento alla massa nera.

black mass scena bacon

Dando un giudizio sommario, Black Mass è senza infamia né lode.
Un classico film tratto da una storia vera, che può avere alcuni spunti di riflessione interessanti (il rapporto di amicizia infantile che diventa molto più saldo da adulti, il legame tra polizia ed informatori, alcuni personaggi borderline) ma che non riesce ad emergere dai canoni del genere.

E qui un piccolo extra:

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Gangster squad

Cazzotti, pistolettate e belle gnocche.

TRAMA: Los Angeles, 1949. Presso il dipartimento di polizia viene formata una task force speciale per tentare di catturare uno dei criminali più noti che gestisce un vasto traffico di droga, armi, prostituzione e scommesse clandestine.

RECENSIONE: Per la regia di Ruben Fleischer (“Benvenuti a Zombieland”, che gran film) arriva in Italia con un mese e mezzo di ritardo rispetto all’uscita americana (con comodo, mi raccomando) un film che è si può considerare un po’ “Gli intoccabili” dei poveri.

Non che questa non sia una pellicola godibile, ma alla fine è un’opera onesta ma non eccelsa, dando l’impressione del “bravo, ma avresti potuto fare di meglio”.

I punti di forza comunque ci sono.

Uno è dato dalla ricostruzione della metropoli losangelina di fine anni ’40, ben realizzata e curata, con le macchine d’epoca, i cappelli d’ordinanza e i cappottoni stile Siberia invernale.
Un altro è dato dall’interpretazione degli attori, i cui ruoli sono stereotipati all’ennesima potenza (tant’è che ci si dimentica dei loro nomi propri dopo cinque minuti e si inizia ad identificarli in base al ruolo all’interno della sceneggiatura) ma portano tutti a casa la pagnotta in maniera dignitosa.
Il terzo punto di vanto del film, che si allaccia al secondo, è la presenza del cattivissimo-lui Sean Penn, che interpreta il ruolo a lui congeniale di gangster senza pietà e scrupoli (dolce ritardato? Politico gay? Con quella faccia?? Dai, non scherziamo). Vederlo in scena è come assistere ad un buco nero che annienta la luce intorno ad esso, una sorta di incrocio tra un samurai oscuro e un teppista di strada, bramoso di tre cose: potere, soldi e potere.
Nel lato chiaro della forza possiamo trovare un ricco parterre formato da Ryan Gosling come suo solito sciupafemmine, Josh Brolin come suo solito con due espressioni ed Emma Stone come suo solito con i capelli di un colore diverso dal… solito; si segnala anche il redivivo Robert Patrick ex T-1000 di “Terminator 2”.
Buona fotografia di Dion Beebe, musiche del coeniano Carter Burwell, mitragliatori di… no, questo non lo so.

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