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Pillole di cinema – Fantastic 4 – I Fantastici Quattro

FANTASTIC-4-I-FANTASTICI-4-Poster-Locandina-2015Si ringrazia per il sottotitolo italiano indispensabile.

TRAMA: Durante un esperimento, quattro giovani vengono teletrasportati in un altro universo che altera i loro fisici e dà loro incredibili abilità; dovranno imparare a usare i loro poteri e a lavorare insieme per affrontare minacce alla Terra…

PREGI:

– Fa capire allo spettatore la teoria della relatività: Nonostante l’ora e quaranta di durata sia tutto sommato ridotta per gli standard dei superhero movie, a causa dell’iniziale ritmo lento dell’opera questi 100 minuti risultano ETERNI.

Il pubblico ne trarrà quindi un importante insegnamento scientifico, apprendendo sulla propria pelle quanto la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi possa essere distorta in base alle nostre percezioni.

Avete presente la citazione attribuita al grande fisico Albert Einstein secondo cui “Quando un uomo siede due ore in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà che siano passate due ore”?

Ecco, Fantastic 4 non è una bella ragazza.

Ma proprio no.

fantastici 4 tombe

– Prima o poi termina: Pregio legato indissolubilmente al primo punto, a differenza dell’universo, della stupidità umana e dell’amore femminile per i gatti, Fantastic 4 non è infinito.

DIFETTI:

[Dopo un’attenta riflessione e cercando di riassumere mentalmente tutto ciò che ho visto, posso arrivare a concludere che il difetto principale del film è…]

– Ogni cosa: Fantastic 4 non ha UNA componente che sia DECENTE.

Come per Ant-Man credo sia interessante conoscere la storia produttiva della pellicola. Le “divergenze” tra il regista Josh Trank e la Fox sono state ampie e troppo lunghe da spiegare, vi lascio un articolo QUI nel caso vi interessi un riassunto.

Sicuramente ciò ha portato ad un film ben al di sotto degli standard anche del più medio cinecomic.

O, per meglio dire, ben al di sotto di qualsiasi standard.

fantastici 4 spazio

La regia non ha un minimo stile visivo che la renda originale o personale; non si nota un tocco artistico del director che possa particolareggiare il film, dato che le riprese sono poste in atto con la più basilare diligenza dell’ABC del cinema.
Niente invenzioni particolari, niente usi di camera interessanti o brillanti, solo un gran ping pong di inquadrature alla lunga banali e stancanti, unite ad un montaggio senza guizzi e ad una CGI finta e irrealistica come poche.

fantastici 4 reed

La fotografia è tutto un gran blu-nero alla Nolan dei poveri, scelta incomprensibile visto che alle tonalità scure delle scene non si accompagna un’accurata introspezione narrativa che le possa rendere intense emotivamente.

Il tono emozionale di una sequenza cinematografica deve essere basato su tematiche interiori, sentimenti e profondità psicologica; questi aspetti dell’animo umano devono essere poi accompagnati visivamente da una determinata scelta dei toni di colore, legata a fotografia e scenografia.

Non viceversa, Cristo.

DF-14999r Reed Richards (Miles Teller) and Sue Storm (Kate Mara) harness their daunting new abilities to save Earth from a former friend turned enemy. Photo credit: Alan Markfield

Sempre rimanendo sulle modalità narrative, è da registrare quanto l’ironia tipica dei Marvel movies qui sia praticamente assente.
Persino il cupo e drammatico X-Men: Giorni di un futuro passato, sempre distribuito dalla Fox, aveva ogni tanto qualche botta di spirito.

Qui il nulla, se non brevissimi sprazzi più o meno stupidotti.

fantastici 4 scena

La sceneggiatura è, come sempre, la vera piaga di queste pellicole.

Qui in particolare ha più buchi di un groviera, e ciò risulta ancor più evidente da una prima metà molto (ma molto) lunga, con un ritmo molto (ma molto) lento che la rende molto (MA MOLTO) noiosa.
Ad essa fanno seguito una cinquantina di minuti dove ci si ricorda improvvisamente della presenza della quinta marcia sulla propria automobile e si decide di utilizzare solo quella, inanellando un evento dietro l’altro a raffica senza dar tempo allo spettatore di capire cosa stia veramente succedendo e senza spiegare le dinamiche narrative.

E quindi via di cose poco chiare, tirate per i capelli o bellamente ignorate.

fantastici 4 macchina

Gli attori non riescono ad essere credibili nell’interpretazione.

Una sceneggiatura che tratteggia i personaggi in due dimensioni-due fronte e retro di sicuro non aiuta, ma quelle che si vedono sembrano quasi più degli abbozzi o delle pallide imitazioni annacquate che delle interpretazioni vere e proprie; gli attori faticano molto a reggere il peso di figure nate editorialmente nel 1961, e che quindi sono arcinote a generazioni di ragazzini.
A ciò si aggiunge il totale stravolgimento dei personaggi, che vengono modificati veramente tanto per adattarli ad una sceneggiatura povera di spessore e di unità narrativa.

Il risultato è uno sciapo teen-drama, con la caratterizzazione di un diluito telefilm per famiglie e la profondità narrativa di un B-movie.

Per quanto riguarda l’attinenza fisica…

fantastici 4 cast marvel

…tazione è fondamentale fin dalle sue origini, con il teatro greco legato a maschere fisse e monoemotive, le quali avevano lo scopo di incarnare un archetipo caratteriale cercando di trasmettere tale sentimento al pubbli…

fantastici 4 cast marvel

…pete le uova dividendo i tuorli dagli albumi: montate quindi sia i tuorli che gli albumi in due ciotole distinte. In una nuova ciotola versate la fari…

fantastici 4 cast marvel

LO SO… che non vi è piaciuto! Lo so, ho capito, ho afferrato il concetto!

Sì, ok, hanno cambiato etnia a Johnny Storm senza un vero motivo; focalizzarsi solo su questo aspetto estetico, però, vorrebbe dire tralasciare ben più importanti difetti del film.

E implicitamente equivarrebbe anche ad affermare che le pellicole tratte da fumetti Marvel non abbiano mai avuto scelte di casting sbagliate o personaggi mal resi.

Sicuri?

deadpool marvel2

Elizabeth-Olsen-Scarlet-Witch-marvel-avengers-2

tim roth emil blonsky abominio marvel

ben kingsley mandarino 2 marvel

marvel alba sue storm

ghost rider nicolas cage marvel

jamie foxx electro marvel

electra marvel garner

marvel gambit 2

Ecco, diciamo che rispetto alla Torcia Umana afroamericana c’è di peggio.

Anche in questo stesso film.

fantastici 4 doom

L’azione è concentrata quasi solo nei pochi minuti finali, ma visto com’è l’andazzo della pellicola sino a quel momento, lo scontro dell’epilogo sarebbe potuto anche consistere in una battaglia rap e non sarebbe cambiato nulla.

TUNZ-TUNZ-YO!
Sono Mr. Fantastic
ti frantumo come un joystick
scopo la Donna Invisibile
tu sei un coglione inguardabile
con la testa di metallo
spari lampi a più non posso,
il tuo design è entrato in stallo
tra Electro e Colosso?
Covi rancore sotto traccia
diventando tutto pazzo
io non allungo solo braccia,
quindi succhiami il c**zo!

Ripensandoci, sarebbe stato quasi migliore del risultato originale.

Un film veramente pessimo da bocciare su tutta la linea, e non solo limitandosi al genere di appartenenza.

Consigliato o no? 

get out gif cary grant

P.S. Piccola curiosità spoilerosa: in QUESTO ARTICOLO potete trovare un elenco di tutte le scene dei vari trailer di Fantastic 4 che però NON sono poi presenti nel film.

Ant-Man

Ant-Man locandinaAmmazza la Marvel / col flit.

TRAMA: Diversi mesi dopo gli eventi di Avengers: Age of Ultronun ladro deve aiutare lo scienziato Henry Pym a proteggere la tecnologia di una tuta che permette di rimpicciolirsi e al contempo accrescere la propria forza fisica. Tale scienza è minacciata da imprenditori senza scrupoli.

RECENSIONE: Vista la credenza assai diffusa e radicata secondo la quale i film nascano improvvisamente dalla terra come i funghi, probabilmente vi sconvolgerà l’animo sapere che ogni opera cinematografica abbia ADDIRITTURA un percorso produttivo alle spalle, talvolta piuttosto interessante o indicativo di quanto fatta bene o male risulti poi la pellicola stessa.

Prima di partire con la recensione, vorrei quindi soffermarmi brevemente sulle vicende produttive di questo film.

EHI, TORNATE QUA!

Data l’impronta fortemente umoristica della pellicola (dalla Marvel? Chi l’avrebbe mai detto) il regista sarebbe dovuto essere Edgar Wright, designato addirittura dal 2006 e celebre per aver diretto la cosiddetta “Trilogia del Cornetto”, costituita da tre ottime parodie di generi cinematografici (L’alba dei morti dementiHot FuzzLa fine del mondo, rispettivamente horror, azione e fantascienza) oltre che l’ottimo Scott Pilgrim vs the World.

English director Edgar Wright poses for pictures on the red carpet for the world premier of the film 'The World's End' in London's Leicester Square on July 10, 2013. AFP PHOTO/ANDREW COWIE (Photo credit should read ANDREW COWIE/AFP/Getty Images)

Causa però “divergenze creative” (pare per eccessive ingerenze della grande M nel lavoro del regista), Wright ha abbandonato il progetto venendo sostituito da Peyton Reed, regista di capolavori immortali quali Abbasso l’amore, Ti odio, ti lascio, ti… Yes Man.

Devo commentare?

ant-man-grab-1300

Partiamo con la trama: il film parla di un tizio che si guadagna da vivere in un certo modo, poi subisce un evento che lo fa cambiare/maturare, viene a contatto con una tuta ipertecnologica ed usa tale strumento per combattere un’impresa multinazionale che vuole distribuire tale tecnologia per scopi criminali.

Dieci punti a chi mi sa dire un altro film con la stessa tra…

iron man locandina

Bingo.

Un’altra questione su cui si potrebbe discutere, sempre parlando della vicenda, è la scelta di utilizzare come protagonista il secondo Ant-Man, ossia Scott Lang, e non l’originale, ovvero l’Hank Pym che qui ha il ruolo di mentore.

Nei fumetti Hank Pym è un personaggio narrativamente molto interessante perché è un brillante scienziato e supereroe ma al tempo stesso una persona tendente allo stress che arriva a picchiare la moglie.
Ciò può fornire tantissimi spunti narrativi diversi, nonché aumentare l’interesse nei confronti di un personaggio che, pur con le sue qualità, possiede lati oscuri notevoli.

hank pym

Immaginatelo quindi entrare in scena con il cappello da cowboy in testa e una spiga di grano in bocca biascicando «Per la pistola di John Wayne, questa volta la vecchia Betsy mi ha dato poco latte. Sarà colpa di quell’Estevez a cui la faccio mungere, lui e le sue luride mani da mangiafagioli. Spero che mia moglie mi abbia cotto la bistecca come si deve, o mi ci gioco le palle che le insegnerò il rispetto!»

Ok, Hank Pym non è texano, però ci siamo capiti.

Qui invece Pym è interpretato da Michael Douglas, che segue a ruota il Robert Redford di Captain America: The Winter Soldier come grande vecchio inserito in un contesto Marvel.

Non è malaccio, fin per carità.

Però è Michael Douglas che parla di TUTE CHE RIMPICCIOLISCONO, ostia!

ant man douglas

In generale Ant-Man è un film supererostico piuttosto classico.

Forse un po’ TROPPO classico.

C’è il riscatto di un soggetto che si sta perdendo, c’è il bieco cattivo senza scrupoli, ci sono i superpoteri da imparare a controllare… gli effetti speciali sono di ottima fattura e contribuiscono a rendere credibile il consueto mumbo jumbo scientificheggiante, ma col senno di poi forse manca un elemento che lo renda veramente memorabile, e che non lo faccia passare solo come l’ennesimo tassello dell’universo cinematografico Marvel.

E considerando che Hank Pym nell’universo classico è stato il fondatore degli Avengers e il creatore di Ultron, che lo abbiano inserito come uno tra i tanti tizi con costumi imbarazzanti non è il massimo.

ant man formiche

Solita Marvel? Solita ironia.

È notorio il rapporto tra questo universo cinematico e la serietà, conflittuale come quello tra Michael Schumacher e la lingua italiana; anche qui solita vagonata di battute, punch lines e roba così.

Alcune simpatiche e azzeccate.

ant man thomas

Altre no.

I personaggi secondari inoltre sono piuttosto inutili.

Soliti compari scemi che fanno da spalle comiche, solito mentore paziente ma un po’ austero, solite autorità così lige al dovere da risultare ottuse, solito cattivo psicopatico e senza freni.

In particolare il villain ha uno sviluppo un po’ abbozzato, e pur mettendo l’accento su alcune dinamiche psicologiche sembra che il film non ci si voglia soffermare più di tanto, dando solo qualche pennellata di colore invece di realizzare un quadro vero e proprio.

Corey-Stoll-in-Ant-Man

Evangeline Lilly è la classica spalla amorosa dura fuori e con un morbido cuore di panna all’interno già vista ne Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate (“PO-TAY-TOES” autocit.); anche per lei non una gran tridimensionalità, e si ha in generale l’impressione che i personaggi abbiano un’insegna al neon sulla testa con scritto “Io sono il chiacchierone”, “Io sono la gnocca”, “Io sono il bieco industriale”, e ciò non contribuisce granché alla profondità narrativa.

ant man evangeline

In particolare: non si potrebbe per una volta realizzare un personaggio femminile che non faccia tappezzeria ma che sia effettivamente utile ai fini della storia e combini qualcos…

iron man 3 paltrow

Ripensandoci, la tappezzeria va benissimo.

Tirando le somme: recentemente la Marvel ha realizzato l’ennesima, inutile e non richiesta pellicola sui Fantastici 4 (massacrata nelle recensioni americane, dove il film è già uscito), un film con protagonisti un procione e un albeNO, DICO, UN PROCIONE E UN ALBERO e ora Tesoro, mi si sono ristretti i supereroi.

E io sono qui.

Che aspetto ancora un film decente sul Punisher.

arbusto rotolante tumbleweed gif west

Avengers: Age of Ultron

avengers 2 locandinaCi son due super agenti e un tizio in armatura
Due piccoli mutanti, un robot assassino
Un dio, un bestione, un veterano
Non manca più nessuno
Solo non si vedono
I due uomini-insetto.

TRAMA: Per aiutare gli altri Vendicatori, Tony Stark ha creato Ultron, un’avanzata intelligenza artificiale auto-cosciente. Ultron però non ha sentimenti umani, e presto il suo intelletto superiore capisce che l’unico modo per rendere migliore la vita sulla Terra è eliminare la minaccia principale per essa: l’uomo.

RECENSIONE: Chi conosce questo blog sa che i miei giudizi sono piuttosto diretti, dato che personalmente preferisco far capire immediatamente cosa io pensi di una pellicola piuttosto che perdermi in giri di parole senza costrutto.

Perciò lo dico subito.

Appartenente ad un genere che io amo alla follia (e di cui ho già detto un gran bene ad esempio QUI, QUI e QUI), Avengers: Age of Ultron è in assoluto il film più bello che io abbia mai visto.

pinocchio-nose gif

Se fosse (mettiamo il caso) un film mediocre avrei iniziato scrivendo:

Avete presente quelle persone molto vivaci, estroverse, esagitate e che non stanno mai ferme?
Avete presente quando qualcuno chiede loro di fare per una volta “le persone serie”, e per quanto essi ci provino si vede lontano un chilometro che non ce la fanno?
Ecco, Avengers: Age of Ultron è la stessa cosa.

avengers martello

E invece no: come recensore mi sento molto in imbarazzo, perché so già che nessun altro film nei prossimi anni (ma che dico anni, decenni) potrà eguagliare le vette artistiche raggiunte da questa magna opera dell’umano intelletto.

Così come il sommo Dante si trova in soggezione nel descrivere a parole la bellezza ultraterrena del Paradiso, io da umile scribacchino cercherò di spiegare con il mio povero favellare la magnificenza di questo film, che fissa sicuramente un irrangiungibile ed iperuranico standard qualitativo che mai avrei pensato potesse essere toccato da una creazione umana.

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Bene, partiamo.

Avete presente quelle americanate basate su esplosioni, battutacce figaccione ed esagerazioni?

Ecco.

Avengers-Age-of-Ultron- esplosione

Dimenticatevele.

La sublime intelligenza di questo film sta innanzitutto nella cornice: l’aver optato per un contesto più cupo e drammatico è GENIALE.

Le pellicole Marvel infatti sono notorie per la loro atmosfera cupa, dark, molto drammatica e cruda. Difficilmente si ride (come sapete, sono film molto asciutti e assai seriosi) e la sensazione di opprimente negatività li permea per tutta la loro durata.

Certo, se per ipotesi fossero state spesso delle cazzatone ridanciane con personaggi gradassi e ridicoli, l’effetto risultante sarebbe stato quello di inserire i Teletubbies a Gotham City, ma dato che, come già detto, Iron-Man, Thor e Capitan America in un contesto più serio ci stanno DA DIO, tale mossa è azzeccatissima.

avengers 2 cast

Le già citate atmosfere serie sono acuite ancor di più dai dialoghi, sempre composti e misurati.
MAI ci si lascia andare a battute fuori contesto giusto per strappare una risata facilona e telecomandata al pubblico, preferendo in loro vece degli scambi di parole più umili e sotto le righe.
Ciò permette all’opera di non sembrare ASSOLUTAMENTE una viril gara a chi possegga il fallo più imponente, aumentando al contrario la sensazione di aver di fronte personaggi complessi e sfaccettati all’interno di vicende drammatiche.

La sceneggiatura inoltre è calibrata al millimetro, non presentando affatto buchi di sceneggiatura o passaggi iniziali di trama troppo veloci per essere compresi appieno dal pubblico.

avengers scena

E quindi, i personaggi?

Una delle critiche più assurde che viene loro rivolta è che a parte le superficiali differenze di un soldato, un miliardario, un principe nordico, un mulatto, un albino, una zanzara, la mia libidine, in fin dei conti essi siano un po’ tutti uguali.

Tale rimostranza è insensata.

Ad esempio:

-Iron-Man è un tizio amato da tutti con un’armatura scintillante;

-Capitan America è un tizio amato da tutti con uno scudo scintillante;

-Thor è un tizio amato da tutti con un martello scintillante.

Come potete non notare le gigantesche differenze tra loro?!

Attraverso la moderna cinematografia questi fulgenti eroi gonfiano i loro eburnei petti proseguendo la tradizione narrativa che raccoglie Gilgamesh, Ulisse, Beowulf e Orlando, non facendoli affatto sfigurare ma anzi portando l’epica ad un livello superiore.

avengers 2 stark thor america

Altra critica stupida è di essere un universo troppo maschile, e che il personaggio di Vedova Nera sia basato esclusivamente sull’aspetto estetico.

BAL-LE.

I personaggi Marvel sono la versione moderna (e migliore, ovviamente) del pantheon greco: anch’esso era composto principalmente da divinità maschili, mentre le dee incarnavano solitamente aspetti dell’animo negativi e deprecabili.

Come la vendetta. O la discordia. O la saggezza.

Attuale Venere Callipigia, Black Widow con le sue grazie completa ottimamente il gruppo testosteronico, ritagliandosi uno spazio importante e non risultando AFFATTO una semplice donnina da mostra, ma imponendosi come un personaggio tridimensionale e profondo.

avengers 2 vedova nera

Qui un lapalissiano esempio della suddetta tridimensionalità.

Ma la sagacia di un sequel si riscontra anche dalle new entries rispetto all’opera precedente, e qui hanno fatto veramente il botto: Scarlet Witch e Quicksilver sono stati due surplus che oserei definire meravigliosi.

avengers scarlet quicksilver

La prima è interpretata da Elizabeth Olsen, sorella minore delle celeberrime Ashley e Mary-Kate, con le quali forma la dinastia hollywoodiana più famosa ed importante (Coppola? Barrymore? Pfff!), ed è un character basato sull’inganno, una sorta di semplice trickster al femminile.

Ciò è azzeccatissimo, in quanto Scarlet nell’universo fumettistico non è PER NULLA un personaggio assai complesso, protagonista magari di uno dei più interessanti what if della Marvel, e quindi, essendo di poco conto, connotarla dandole solo un paio di caratterizzazioni è stata una gran mossa.

avengers no more mutants
Per quanto riguarda il di lei fratello Argentovivo, il merito di Avengers: Age of Ultron è di essere stato il PRIMO film a portare tale mutante sul grande schermo.
Se, per puro costrutto teorico, lo stesso personaggio fosse comparso in un precedente film della grande M, magari addirittura protagonista di una scena molto ben realizzata, allora si sarebbe avuta una sensazione di già visto.

Dato che così NON È, ce lo si gode per la prima volta.

Ma ogni eroe deve avere un antagonista, e Ultron è il meglio che si possa avere.

Il rischio di usare come villain un robot assassino che si libera dei vincoli che lo legavano agli esseri umani è di ottenere uno strampalato incrocio tra HAL 9000 e Pinocchio.

Così è stato?

Ma va là: Ultron non scade MAI in situazioni che sfiorino il ridicolo dove il suo corpo enorme e la sua mente neonata lo rendano simile a Kronk de Le follie dell’imperatore.
Sempre misurato e composto, questo robot mantiene la serietà e l’alone minaccioso del precedente antagonista degli Avengers, ossia Loki, che ricordiamo essere lampante esempio di villain austero e serioso.

Potrei dilungarmi ulteriormente a descrivere l’inusitata meraviglia di tale pellicola, ma credo di essermi già ampliato eccessivamente, e non voglio quindi rovinarvi una visione estatica del film.

Perciò qui concludo.

 

 

N.d.A. Dato che in questa recensione ci sono andato giù piuttosto deciso con il sarcasmo, una precisazione seria.

Così come per tutti gli articoli da me scritti, ricordo che in questa sede esprimo solo mie personali opinioni motivate (tale annotazione è presente anche nella home page di questo blog) virate spesso sull’esagerazione comica; se vi piace qualcosa di cui ho parlato male o viceversa, dipende molto semplicemente da gusti ed interessi di ciascuno.

Tutto qui. Ognuno ha le sue preferenze.

Io da Signor Nessuno mi permetto semplicemente di scrivere i miei personali giudizi, che dipendono dalla mia personale visione del cinema e dai miei gusti in materia.

Precisato questo, spero che non ve la siate troppo pres…

folla inferocita avengers

Come non detto.

Guardiani della Galassia

guardiani-della-galassia«A Riccà, nei firm de prima avèmo messo l’omo de féro, er reduce de guéra, er dio vichingo e er bestione verde che se ‘ncazza; mo’ che ce ‘nventàmo?»

«A Francè, ma che te frega? Mettice ‘n procione che spara e n’arbero parlante, tanto ‘a ggente sicuro che lo va a vede…»

TRAMA: Dopo aver rubato una misteriosa sfera al terribile Ronan, il pilota terrestre Peter Quill si allea con una banda di reietti sopra le righe per salvare la galassia dal temibile nemico.

RECENSIONE: Ci sono film che sanno mascherare bene i propri difetti.

Ne hanno (e tu che li stai guardando lo sai bene) ma la loro ricerca è difficoltosa, dato il loro celare rughe e crepe sotto innumerevoli strati di spesso fondotinta o sgargiante carta da parati.

Facendo un paragone venatorio, individuare le pecche di certe opere è come andare a caccia di quaglie nel sottobosco, con una fitta nebbia e armato di una cerbottana difettosa.

Avete capito cosa intendo?

Bene, qui è esattamente il contrario.

Trovare difetti in Guardiani della Galassia è facile come abbattere un capodoglio spiaggiato in una giornata agostana di sole a picco e armati di bazooka.

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E il problema non è il partire prevenuti, ma che a parte rari casi (dirò fino all’afonia che X-Men: Giorni di un futuro passato, pur coi suoi tanti difetti, è un film supereroistico come Cristo comanda) le pellicole sui personaggi della Marvel Comics sono la solita menata a base di effetti speciali roboanti, ironia infantile e sceneggiatura desaparecida.

Detto in termini metaforici cari a Fedro, è il lupo che intorbidisce l’acqua perché sta a monte, non l’agnello che la beve a valle.

E mi dispiace dover ripetere sempre le stesse cose, sembrando un disco rotto, un segnale orario inceppato o “un predicatore del cavolo che mi parla dell’inferno e del paradiso” (cit.), ma la situazione è questa: incassano tantissimo perché come capacità di attirare i ragazzi sono la versione maschile dei saldi da Sephora, ma ad un occhio critico non possono che risultare meno di mediocri.

Potete teoricamente andare a rileggervi il mio commento su The Avengers, che a suo tempo mi fece ricevere una camionata di insulti irripetibili (e che fu inoltre una delle prime cose che scrissi, perché io la captatio benevolentiae non so neanche dove stia di casa) e cambiarne i nomi.

Cosa abbiamo qui di diverso?

Guardians-of-the-Galaxy-Trailer-2-Features-Groot-Rocket-Raccoon

A PARTE due tizi usciti da una fantasia allucinogena dei Led Zeppelin?

Poco o niente.

La regia dell’ex Troma-boy James Gunn non si discosta dai binari dettati dall’astronave madre Marvel: facciamo vedere esplosioni, botte, inseguimenti, facciamo vedere esplosioni, botte, inseguimenti eccetera eccetera.
Lo sviluppo sempre più accurato della computer grafica ne permette un uso molto più massiccio rispetto ad altre opere anche solo di pochi anni fa, per cui essa diventa spesso una stampella per il director che abbia poche idee e un grosso budget a disposizione.
Le scene di combattimento nello spazio sono un’overdose di luci e colori, tanto di impatto esteticamente quanto rendano difficile l’individuazione di mezzi, ostacoli ed elementi materiali vari.

In pratica spesso non si capisce un tubo di chi stia sparando a cosa.

Guardians-of-the-Galaxy-Trailer-Milano-Explosion-2

Il motion capture, inoltre, consente anche di avventurarsi in primi piani che tempo fa sarebbero sembrati piuttosto azzardati, e che ora invece inquadrano volti molto più realistici e particolareggiati.
Utile se uno dei passatempi preferiti dello spettatore sia contare le vibrisse dei propri animali domestici, altrimenti tale scelta risulta sovente un po’ troppo fine a se stessa.

Sulla sceneggiatura preferirei non dire nulla perché è maleducazione parlare degli assenti.

No, dai, diciamo che è la solita accozzaglia di stereotipi: gli inseguimenti, il tradimento, il cattivo che si rivela buono, i reietti dal cuore d’oro e dalle abilità particolari che tutti insieme combattono un’enorme minaccia ecc…
Le relazioni tra i vari personaggi sono (e ti pareva) raffazzonate e poco sviluppate, tanto da apparire casuali, e ovviamente il tutto è condito dalla solita Cristo di ironia Marvel: esagerazione nei toni, infantilità nei contenuti, personaggi carismatici in maniera troppo marcata, elementi troppo macchiettistici e chi più ne ha più ne metta.

Qui nello specifico il loop anagrafico di Groot e l’incapacità di Drax nel capire il linguaggio figurato sono veramente troppo… troppo…

Troppo.

Guardians-of-The-Galaxy-Peter-Quill-Chris-Pratt-Robotic-Leg

Cast?

Coralità alla Quella sporca dozzina, soliti attori in rampa di lancio (Bradley Cooper come procione doppiato da Christian Iansante ruba la scena), soliti volti notissimi in ruoli secondari (qui Glenn Close, John C. Reilly, Djimon Hounson e Benicio del Toro, già visto in Thor: The Dark World) che Dio sa quanto li abbiano pagati.

movies-guardians-of-the-galaxy-the-collector

Il solito.

Non vi piace la Marvel? Evitatelo come i monatti.

Vi piace la Marvel? Mi dispiace per voi.

Su, scherzo: se apprezzate il genere andatelo a vedere.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Chi indovina vince un orsacchiotto.

Serenate. Parole e opinioni in libertà – Gotham (episodio pilota)

gotham-serietv

“Una serie tv su Batman senza Batman? Che idiozia!”

…sicuri?

TRAMA: Gotham City. I detective Harvey Bullock e Jim Gordon devono indagare sull’omicidio dei coniugi Wayne, membri di una ricchissima famiglia. Si ritroveranno al centro di un gioco di potere tra le varie fazioni criminali della città…

RECENSIONE: Prima di partire, qualche doverosa precisazione:

-Questa è una recensione una tantum, ciò significa che non farò anche gli altri episodi; semplicemente, questa prima puntata mi ha colpito in modo particolare e mi andava di scriverne un po’;

-Parafrasando Dominic Toretto, mantengo la mia attenzione un paio d’ore alla volta: aprire un angolo del blog dedicato alle serie tv non è previsto nel breve-medio periodo;

-A differenza di quando scrivo riguardo ai film, in questa recensione ci saranno spoiler (anticipazioni/rivelazioni sulla trama), che verteranno però solo sulla prima puntata, non su episodi successivi già mandati in onda.
Dato che siamo di fronte a una serie tv di sedici puntate (per la prima stagione) e questo è solo il primo episodio, posso abbandonarmi al racconto di tutta la sua trama senza aver paura di sviluppare elementi narrativi che si vedranno per forza di cose negli episodi a seguire.

Ergo, se non avete ancora visto il pilot, vi consiglio di fermarvi qui nella lettura.

Bene, ora possiamo cominciare.

Creata da Bruno Heller e trasmessa dalla Fox, Gotham è una serie tv che contiene una quantità enorme di spunti interessanti: mostrare gli albori di un supereroe complesso come il cavaliere oscuro e dei suoi villain più celebri consente infatti di focalizzarsi sullo scavo psicologico dei characters, dando allo spettatore versioni “light” e primitive di personaggi che già conoscono bene.

Vai con la trama.

Pronti, via e i ricchi coniugi Thomas e Martha Wayne vengono assassinati in un vicolo. La regia non si perde in patetismi inutili e rende la scena come la rapina di strada che è: niente lotta tra i soggetti, slow motion sulle perle che cadono a simboleggiare le vita che verranno a breve spezzate, uccisione a sangue freddo della coppia e urlo straziante del figlio, il tutto in un minuto e mezzo circa.

Rapido. Cruento. Realistico.

Ciò a cosa ci porta? Alla scoperta dei nostri protagonisti, ossia il James Gordon di Ben McKenzie (seh, seh, quello di The O.C.) e l’Harvey Bullock di Donal Logue.

Qui siamo ai classici canoni delle buddy cop series (o movies): due sbirri molto diversi tra loro, ma che in qualche modo si completano e/o aiutano a vicenda arrivando a buoni risultati pratici.
In questo caso specifico il confronto è tra l’onestà e la rettitudine di Gordon, bravo ragazzo che cerca sempre di fare la cosa giusta rispettando la legge, e il pratico cinismo di Bullock, il quale pensa sì a come sbattere i criminali in cella, ma non ha remore nell’affidarsi a soggetti poco puliti per riuscirci e men che meno timore di sporcarsi le mani.

Questo duo è un ulteriore elemento interessante per futuri sviluppi narrativi. Di carne al fuoco, insomma, ce n’è parecchia.

gotham pilot

Ben McKenzie (James Gordon) e Donal Logue (Harvey Bullock)

E la trama?

Beh, in parte l’abbiamo già vista: i coniugi Wayne vengono uccisi e la polizia indaga.

Qual è il problema? Che a quanto pare le forze dell’ordine vogliono solo chiudere il caso il più in fretta possibile, senza preoccuparsi troppo se davvero il loro principale sospettato sia effettivamente colpevole.

La malavita, per distogliere l’attenzione dai suoi pezzi grossi, incastra quindi il classico due di bastoni con briscola denari: a Mario Pepper (padre di Ivy Pepper, ossia quella Poison Ivy il cui nome in Gotham è stato cambiato per esigenze di sceneggiatura) viene messa in casa la collana di Martha Wayne, che lo rende agli occhi di Gordon e Bullock un lampante colpevole.

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Daniel Stewart Sherman (Mario Pepper)

Ciliegina sulla torta è la morte dello stesso Pepper durante l’inseguimento da parte dei due detective: un perfetto capro espiatorio che non può più parlare.

Gordon però è furbo e capisce l’inghippo. Ciò lo porta a scontrarsi con la criminale Fish Mooney (che li aveva indirizzati su Pepper), e ad essere stordito, portato in un mattatoio e lì a rischiaredi finire squartato.

Dopo essere stato salvato dal potente boss della mafia Carmine Falcone, in nome dei bei vecchi tempi in cui i criminali seguivano un codice d’onore e il padre di Gordon era procuratore distrettuale a Gotham, Jim viene messo alle strette: per aver salva la propria vita deve uccidere Oswald Cobblepot, criminale da due soldi che aveva fatto la spia alla polizia sull’innocenza di Pepper.

E qui il coup de théâtre:

Gordon andrà poi a trovare il giovane Bruce Wayne, rivelandogli la verità su Pepper ma chiedendogli di mantenere il segreto, in modo da far restare calme le acque e permettergli di indagare con calma per trovare il vero assassino.

Che dire, quindi, tirando le somme?

Gran puntata.

La regia è funzionale all’immersione nelle fredde atmosfere urbane; ottimo anche l’uso della fotografia e degli effetti di luce, che danno immagini grigie e dure come lapidi. Con una temperatura emotiva intorno ai -20° C i personaggi diventano moderni cowboy, che vagano per un deserto non materiale ma emotivo, in cui non trova posto il calore della pietà.
Una caratteristica che personalmente ho apprezzato molto di questo episodio è la pesante cappa di criminalità e corruzione che si avverte sulla città: lo spettatore ha quindi subito ben chiaro che a Gotham City la disonestà è radicata come un’edera, ed è veramente molto difficile da estirpare.
Viene quindi ad essere mostrata in maniera efficace l’ambientazione cittadina come regno di brutti, sporchi e cattivi, e si evidenzia come la scintilla della giustizia sia tanto necessaria quanto ardua da far scoccare.

Ragionando meglio sulla superficiale critica di partenza, in Gotham Batman è presente, solo che non è Bruce Wayne.

Il Batman di questa serie è Jim Gordon.

Gordon che segue il bene e l’onestà invece di farsi corrompere; Gordon che mantiene la sua umanità e la sua caratura morale quando tutto ciò che ha intorno gli urla di non farlo; Gordon che vuole un trattamento giusto ed equo anche per sospettati e criminali.

Gordon che si rifiuta di uccidere.

Il futuro commissario e alleato dell’uomo pipistrello qui ne fa inconsapevolmente le veci, preparando il terreno per la sua comparsa.

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Ancora McKenzie con David Mazouz (Bruce Wayne)

E i villain? Beh, come volto nuovo abbiamo Fish Mooney, interpretata da Jada Pinkett Smith: esso è l’unico personaggio inventato ad hoc per la serie, e per tale motivo è quello che in partenza desta forse meno interesse; spero che col passare delle puntate venga ben sviluppata in sede di sceneggiatura.

Tra i soliti noti abbiamo i già citati Carmine Falcone, Oswald Cobblepot (che diverrà meglio noto come “Pinguino”), Poison Ivy e Selina “Catwoman” Kyle bambine, oltre ad una breve apparizione di Edward “The Riddler” Nigma.

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John Doman (Carmine Falcone), Camren Bicondova (Selina Kyle), Jada Pinkett Smith (Fish Mooney), Robin Lord Taylor (Oswald Cobblepot) e Cory Michael Smith (Edward Nygma)

Proprio Nigma, nonostante compaia per non più di quaranta secondi, è reso in maniera folgorante grazie alla presenza di tutte le sue caratteristiche: intelligenza, mania per gli indovinelli e stravaganza

L’unica speranza è che anche nelle prossime puntate la serie si mantenga su questi livelli, cercando di unire una narrazione di tipo orizzontale (rappresentata dalle indagini sull’omicidio dei Wayne), con quella verticale, basata su un nuovo caso da risolvere di episodio in episodio.

Ai posteri l’ardua sentenza, per ora l’unica cosa che possiamo fare è godercela e incrociare le dita.

E le mie sono strettissime.

Queste sono le mie opinioni, voi che ne pensate di questa nuova serie?

Vi è piaciuta la prima puntata oppure no?

Non vedete l’ora di guardare i prossimi episodi o vi ha fatto tornare in mente il pessimo Smallville, con la sua sceneggiatura approssimativa e il suo Lex Luthor perennemente di spalle rispetto alla porta del suo studio?

Se vi va, lasciate un commento qui sotto.

Tartarughe Ninja

Tartarughe_Ninja_Poster_Italia_02_mid“Così preoccupati di poterlo fare che non hanno pensato se lo dovevano fare.” Jeff Goldblum (Ian Malcolm) – Jurassic Park (1993)

TRAMA: New York è colpita da un’organizzazione criminale nota come “Clan del Piede”. A proteggere la città dai perfidi piani del suo capo, Shredder, ci sono quattro vigilanti molto particolari…

RECENSIONE: Non mi nascondo dietro a un dito: l’unico motivo per cui sono andato a vedere questo film è la speranza che mi facesse ritornare con la mente allo spensierato periodo della mia infanzia.

Qualche livello scolastico e alcune decine di centimetri in altezza fa, infatti, mi piaceva un sacco piazzarmi sul divano a guardare in TV le mitiche Tartarughe Ninja, eroi dei cartoni animati che a suon di arti marziali, buoni sentimenti e battutacce sconfiggevano orde di cattivi.

tartarughe ninja cartone

QUANDO ERO UN RAGAZZINO, ho detto!

Divagazioni a parte, questo film è riuscito a donarmi almeno un briciolo di quella gioia?

Ma proprio no: Tartarughe Ninja è una vaccata immane.

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Perché non ho sentito l’effetto “nostalgia canaglia” reso celebre da Al Bano e Romina?

Beh, tanto per cominciare l’idea di base è una totale idiozia: realizzare un’opera dai toni realistici con protagoniste quattro tartarughe adolescenti mutanti, parlanti ed esperte di kung-fu non vince a mani basse il premio “Stronzata cinematografica del ventennio” solo perché tale riconoscimento non esiste.

Ma non è per fare gli snob intellettuali che vomitano sentenze mentre sorseggiano whisky in vestaglia: semplicemente tali creature non si prestano, per la loro natura, ad una rilettura narrativa attuale e verosimile.
Cosa che, ad esempio, fa invece benissimo un miliardario orfano che usa i suoi soldi per travestirsi da pipistrello e andare in giro di notte a picchiare i crimin…

Vabbè, passiamo oltre…

Se ad una già menzionata idea beota si aggiungono poi elementi stupidi come fare colazione inzuppando la brioche nel vetril, la porcata è assicurata.

Il regista Jonathan Liebesman (mero prestanome del produttore Michael Bay, evidentemente troppo impegnato a masturbarsi davanti a Transformers 4) è infatti specializzato in reboot e sequel di qualità pressoché infima; fargli dirigere qualsiasi inizio di un franchise è come iniziare una maratona rompendosi un femore dopo tre metri.
La regia è un continuo ralenti, e il montaggio piuttosto rapido rende il film più simile ad un videoclip pop di un’ora e quaranta piuttosto che a un lungometraggio vero e proprio.

tartarughe ninja shredder

La sceneggiatura è di Appelbaum, Nemec e Daugherty, il cui unico obiettivo è stato probabilmente quello di scopiazzare spunti da varie pellicole per poi fonderli in una brodaglia dall’importanza risibile ai fini del film stesso.
Talmente evidenti da essere fastidiose sono in particolare le analogie con la trama di The Amazing Spider-Man (no, non quello che fa schifo, quello prima); inoltre il segmento iniziale con la sola presenza di April O’Neal è di una durata eterna, se non altro utile per far desiderare allo spettatore di vedere finalmente i personaggi CHE DANNO IL NOME AL FILM.

I suddetti protagonisti hanno la propria caratterizzazione classica (il leader, l’irascibile, il buffone e l’intelligente) e ogni loro elemento caratteriale ha una stereotipizzazione a prova di imbecille, in modo che il pubblico le possa distinguere anche da qualcos’altro oltre il colore.

Tipo le Spice Girls.

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Da sinistra a destra: Leonardo, Raffaello, Michelangelo e Donatello

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Da sinistra a destra: Posh, Baby, Scary, Ginger e Sporty.

Se proprio fossi costretto, direi che un aspetto positivo del film però c’è: l’armatura di Shredder.

[Oltre ovviamente all’ASSENZA di Bebop e Rocksteady]

Come villain al buon “grattugia” manca in questo film il benché minimo carisma o mordente, ma devo ammettere che allo stesso tempo perde tutto l’alone di comicità tipico della serie animata (e che alla lunga risultava grottesco) grazie ad un aspetto estetico azzeccato e decisamente minaccioso; ciò lo rende un antagonista nel senso più stretto del termine, e non la solita macchietta alla Wile E Coyote.

Sul cast in sé poco da dire: essendo i quattro rettili realizzati in computer grafica, l’unico personaggio che necessitava di un casting vero e proprio era la già citata April O’Neal, una intraprendente e determinata giornalista che viene qui interpretata da Megan Fox.

Una tizia con l’aspetto di una pornostar professionista e la recitazione di una pornostar amatoriale.

Che pazienza…

megan fox tartarughe

Non resta che dimenticare alla svelta ‘sto scempio (beh, non così in fretta: il sequel è già stato programmato) e ritornare con la mente all’infanzia: periodo magico in cui il sole era più caldo, le merendine erano più buone e i treni arrivavano in orario, o almeno arrivavano.

Ah, per la cronaca la mia preferita tra le creature irrealistiche, vagamente inquietanti e stereotipate da far schifo era…

Mel C.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Sto iniziando seriamente a dubitare dell’utilità di questa postilla riguardo a franchise ben definiti.

Quasi dimenticavo: ci hanno fatto anche una canzone ufficiale: testo di rara idiozia, ritmo e video “catchy” il giusto.

Dragon Ball Z: La battaglia degli dei

dragon ball locandinaÈ il mio corpo che cambia / nella forma e nel colore / è in trasformazione.

TRAMA: Tratto dall’omonima serie di manga (fumetti) e anime (cartoni animati) creata da Akira Toriyama.
Goku, Vegeta e gli altri eroi devono combattere contro il potente Bills, il dio della distruzione.

RECENSIONE: Quando si parla di un film tratto da un cartone animato, il solito problema è che se non si conosce la serie originale ci si può trovare un po’ spiazzati.
Spiegare che cosa sia Dragon Ball sarebbe una cosa veramente mooooolto lunga, quindi se non ne sapete un tubo (avendo passato gli ultimi venticinque anni su Mercurio, probabilmente) e se parole come “Saiyan”, “Namecc” e “Sfere del drago” non vi suggeriscono nulla se non dei tipi di “massaggio” orientale, potete tranquillamente abbandonare questa recensione.

Per tutti gli altri, dai che cominciamo.

Penso che giudicare questa pellicola come si farebbe normalmente con un film generico sarebbe piuttosto inutile, perché il giudizio risulterebbe ovviamente negativo.
Dragon Ball infatti è una serie con molti difetti: personaggi caratterizzati smussandoli con l’ascia, dialoghi eccessivamente sopra le righe, combattimenti lunghi e talvolta ripetitivi, tempi morti eterni, sceneggiature scarne ecc…
Credo quindi sia molto più utile valutare Dragon Ball Z: La battaglia degli dei nell’ambito delle altre pellicole tratte da questa serie tv, o considerando l’anime stesso.

In quest’ottica non è un film eccezionale, ma pensavo peggio.

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La prima metà del film pecca di lentezza (come già accennato, una caratteristica della serie) e di una generale stupidità ed infantilità, in parte superata successivamente. I toni iniziali sono parecchio bambineschi, e questo potrebbe penalizzare la visione a chi andasse a vedere la pellicola ad un’età più matura per ritrovare i personaggi che aveva apprezzato da bambino.

Le animazioni sono buone, molto dettagliate per quanto riguarda i personaggi e più semplici ed elementari per gli ambienti. Il doppiaggio italiano è quello della prima versione degli altri film, per cui non corrispondendo alle voci dell’anime andato in onda su Italia 1 potrebbe far immalinconire un po’ i fan.
Molto azzeccati comunque Riccardo Rossi come Bills e Roberto Chevalier come suo assistente Whils.

Il classico nemico che ha come unico scopo distruggere qui finalmente ha un senso, in quanto si tratta del dio della distruzione vera e propria, mentre per altri nemici canonici della serie magari sarebbe stata auspicabile un’introspezione psicologica maggiore.
Diciamo che il “Salve, mi chiamo Freezer/Cell/Majin Bu, sono qua per spaccare tutto” non suscita il massimo dell’interesse.
Qualche insegnamento morale scontato come la parola “California” in un testo dei Red Hot Chili Peppers fa da condimento al tutto.

In generale siamo di fronte ad un piccolo divertissement di 85 minuti (e in questo caso la durata relativamente breve è un pregio perché previene l’annacquamento e la dilazione ulteriore delle meccaniche, di per sé quasi inesistenti), per tornare un po’ bambini e prendersi poco sul serio.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Dragon Ball ha una produzione piuttosto ricca, per cui relativi manga, anime e (parecchi) lungometraggi.
Qualche titolo specifico? Il Super Saiyan della leggenda (1993), La minaccia del demone malvagio (1993) e Il diabolico guerriero degli inferi (1995).

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