L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Firth’

1917


Per guerra di trincea s’intende un tipo di guerra di posizione nella quale la linea del fronte consiste in una serie di fortificazioni difensive. Conobbe il suo apice nei sanguinosi combattimenti della prima guerra mondiale: solamente durante la battaglia di Verdun (febbraio-dicembre 1916) 700.000 soldati vennero feriti o uccisi, senza che la linea del fronte mutasse in maniera sostanziale.

I soldati molto spesso morivano a causa della poca igiene ed erano soggetti al rischio di impazzire.

TRAMA: Nel 1917, all’apice della prima guerra mondiale, due giovani soldati britannici stanziati nel nord della Francia vengono incaricati di consegnare un dispaccio che avverte di un imminente attacco a sorpresa dell’esercito tedesco ritiratosi oltre la Linea Hindenburg.
Per salvare le vite di oltre 1600 commilitoni, tra cui il fratello di uno di loro, i due cominciano una solitaria corsa contro il tempo attraverso il fronte occidentale, avventurandosi in territorio nemico.

RECENSIONE:

Diretto da Sam Mendes e ispirato dai racconti di guerra di suo nonno, 1917 è un viaggio di speranza e desolazione: due giovani prodotti del proprio Paese, mandati a lottare per esso in terra straniera, diventano loro malgrado i latori di un’informazione che potrebbe salvare o condannare migliaia di altri loro omologhi.

È il singolo quindi a tenere nelle proprie mani le sorti del collettivo: il congiunto (in questo caso il fratello di uno dei protagonisti) diventa un primus inter pares emotivo che è apparente ma non realmente effettivo, in quanto nella grande visione delle cose egli non è altro che una pecora mischiata al gregge di soldati la cui vita è appesa ad un filo.

Non si salva il parente, ma il gruppo di cui egli fa parte.

Ad assumere la parte del leone in questo film è l’elemento strettamente tecnico.

La scelta infatti di un unico piano sequenza lungo circa due ore contribuisce a rendere lo spettatore un terzo compagno d’armi dei due caporali; egli può quasi respirare l’aria pesante del campo di battaglia, provare sulle sue spalle l’affanno dei soldati e sentire il pesante macigno costituito dalla loro opprimente situazione in terra ostile.

Importantissima è quindi l’erosione della distanza tra l’opera e il suo pubblico, poiché è fondamentale lo sviluppo di empatia nei confronti di personaggi che si trovano a compiere una missione perigliosa e complessa.
Venire trasportati in un’epoca ed in un contesto così diversi dal nostro catapulta lo spettatore dal tranquillo tepore imbottito della sala cinematografica ad una landa fredda ed impregnata del gelido alito della morte, suscitando in lui sensazioni profondamente estranee al suo stato attuale.

Ogni anfratto in cui si entri, ogni trincea che si percorra, ogni metro di fango che si debba conquistare strisciando è un passo in più verso l’obiettivo, verso i commilitoni da salvare, e allo stesso tempo un rischio in meno da superare e conquistare.

Ogni figura professionale che abbia svolto la sua parte nelle riprese tecniche di 1917 ha svolto un lavoro egregio: il finto piano sequenza, pur evidente grazie a dei “neri” saltuari, è veramente ben orchestrato, piegando il passare del tempo (in realtà molto più dilatato rispetto ai centoventi minuti circa di durata filmica) ad uso dell’efficacia espositiva della narrazione, e scegliendo angolazioni di ripresa sempre ficcanti ed appropriate.

Non si teme perciò un effetto spaziale straniante dovuto alla magari difficile comprensione dello spazio circostante le figure umane, ma si sceglie sempre quanto vicino o lontano debba sostare l’occhio della camera in relazione alla specifica posizione dei personaggi.
In tal modo lo spettatore può rendersi saltuariamente conto di cosa circondi i soldati, di quanta strada abbiano ancora da percorrere e quale sia l’ostacolo in cui si trovino o debbano scavalcare.

Cast sorretto da due giovani protagonisti, accompagnati in ruoli di contorno da interpreti ben più noti ed esperti.

George MacKay (Bill Turcotte nella miniserie 22.11.63 tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King) è il membro della coppia più in balia degli eventi: un giovane uomo che, trovatosi affidatario quasi per caso di una missione estremamente ardua, tenta di portarla a termine sorretto unicamente da una solida determinazione.
Emblema del buon soldato, che esegue gli ordini scegliendo però al contempo la modalità effettivamente giusta nel seguirli, il suo caporale Scofield subisce una mutazione di arco psicologico dopo il primo terzo di pellicola, portandolo in seguito ad essere un personaggio a cui lo spettatore possa meglio relazionarsi.

Dean-Charles Chapman (Tommen Baratheon ne Il trono di spade) è invece quello più coinvolto emotivamente dalla missione, sia perché colui a cui principalmente è stata affidata, ma soprattutto in quanto tra i commilitoni in pericolo di cadere in una trappola dei tedeschi si trova suo fratello maggiore.
Qui il dovere legato alla professione bellica si trova perciò a fondersi con l’amore familiare: esiste solo una direzione di marcia, che dev’essere per forza avanti; non c’è bisogno di discutere o di temporeggiare inutilmente, pena il rischio di subire una devastante perdita.

Mark Strong, Colin Firth, Benedict Cumberbatch e Richard Madden interpretano vari ufficiali che incarnano le diverse anime del potere in tempo di guerra: la determinazione, l’empatia verso i sottoposti, la severità e il rigore della disciplina.

Poche battute per ciascuno di loro, grandi nomi che vengono posti in secondo piano in modo da non distrarre l’attenzione dal percorso principale.

Una pellicola maestosa per una vicenda appassionante.

Serenate. Parole e opinioni in libertà – Pillole di cinema – Kingsman – Secret Service

kingsman locandinaL’abito non fa l’agente segreto.

O forse sì?

TRAMA: I “sarti” Kingsman sono in realtà un’organizzazione di agenti segreti con il compito di salvare il mondo. Il figlio di una loro recluta morta anni prima in missione verrà inserito nel programma di addestramento per farne una spia.
Tratto dalla miniserie a fumetti The Secret Service di Mark Millar.

Pregi:

Atmosfera british: questo film è inglese come due lord che sorseggiano tè all’ombra del Big Ben, mentre un autobus rosso a due piani sfonda una cabina telefonica che stava per essere utilizzata da un Beefeater per segnalare a Scotland Yard una rissa in un pub tra tifosi di Chelsea e West Ham.

Sì, è MOLTO inglese.

Ciò distingue positivamente il film per quanto riguarda umorismo, gag, stile visivo e ambientazione, risultando una piacevole boccata d’aria rispetto ai pompati action a stelle e strisce.

– Montaggio: soprattutto nelle sequenze d’azione, rende le suddette adrenaliniche, divertenti e molto godibili, con inoltre un uso ben calibrato di scontri corpo a corpo, a fuoco o presenza di eventuali esplosioni.

– Colin Firth: mi piace molto questo attore, e nonostante sia un abitué di commedie e film drammatici, anche nel ramo “cazzo bum bum” non sfigura, riuscendo ad essere credibile sia come gentleman in completo sartoriale (ormai suppongo ci sia anche nato dentro, vista l’impeccabile disinvoltura) sia come superspia in missione.

– È divertente: ok, ok, so che questo non è probabilmente il più oggettivo dei parametri, ma l’utilizzo di differenti tipi di humour (il già citato britannico, quello più fracassone e volgare, il nonsense, le gag sanguinolente eccetera) contribuisce ad accontentare più palati, rendendo l’opera maggiormente apprezzabile da parte di spettatori dai gusti diversi.

Difetti:

– Non brilla per originalitàKingsman – Secret Service come avrete intuito mi è piaciuto, ma le linee generali della pellicola si sono già viste in altri lidi.
Un po’ 007, un po’ Mission: Impossible, un po’ Men in Black, un po’ Kick-Ass (dello stesso regista) e un po’ The Avengers (mi riferisco alla serie tv nota in Italia come Agente speciale, non ai cialtroni in costume), le basi del film possono dare una sensazione di déjà vu.

Consigliato o no? Due ore e dieci di svago intelligente e divertente. Promosso.

Cloud dei tag