L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Edgerton’

Red Sparrow

Anne Hathaway, we saw your boobs in Brokeback Mountain
Halle Berry, we saw them in Monster’s Ball
Nicole Kidman in Eyes Wide Shut
Marisa Tomei in The Wrestler, but
We haven’t seen Jennifer Lawrence’s boobs at all.

TRAMA: La ballerina Dominika Egorova viene reclutata presso la ‘Sparrow’, un servizio di intelligence russo in cui viene addestrata a usare il suo corpo come un’arma. La sua prima missione minaccia di mettere a repentaglio la sicurezza di Russia e Stati Uniti.
Trasposizione cinematografica del romanzo Nome in codice: Diva (Red Sparrow) scritto dall’ex agente della CIA Jason Matthews.

RECENSIONE: Diretto da Francis Lawrence ed interpretato da Jennifer Lawrence (quindi non è vero che “solo finocchi e marinai si chiamassero Lawrence”), Sparrow è un algido spy-thriller con, principalmente, un piccolo difetto.

Un piccino piccino, sebbene cruciale, dettaglino.

Questo film è lento come una tartaruga centenaria zoppa che scala un monte Everest ricoperto di Nutella. 

Per carità, viste le premesse non mi aspettavo certo una pellicola intensa e con apprezzabili sequenze action alla Michael Mann, però Cristo, Red Sparrow si prende dei tempi narrativi veramente troppo rilassati e dilatati, che si sposano davvero male con un contesto di alta tensione tra Stati, in cui anche la più piccola mossa di un singolo può incidere sui rapporti tra superpotenze.

Quella che avrebbe potuto essere rappresentata come una tesa e fine partita a scacchi tra spie impegnate ad essere sempre un passo avanti al nemico diventa infatti troppo presto un drammone imbolsito in cui tutti i personaggi cercano di inchiappettarsi a vicenda (non solo metaforicamente) in un valzer di mascalzoni confusionario e privo di appeal.

Ah, però si vedono le tette della Lawrence.

In realtà non così tanto “Yaaay!”, perché Red Sparrow cade nel frequentemente riscontrato scivolone dell’uso di sessualità facile, unendo ad una premessa piuttosto traballante e ultrafacilona del corpo speciale addestrato ad usare fascino e sesso come armi (che pazienza…) un utilizzo del sesso non costruttivo ai fini narrativi, ma per il mero gusto di avere un sottotesto scabroso che condisca la storia stessa.

Avete presente le prime stagioni de Il trono di spade, dove ogni scusa era buona per mostrare patane?

Ecco, pur con pochissimi nudi, qui il principio è il medesimo.

La sceneggiatura offre un ribaltamento di fronti così repentino da diventare paradossalmente noiosa: visto che gli schieramenti sono così permeabili in entrata ed uscita da cambiare letteralmente da una scena all’altra, lo spettatore non è spinto ad interessarsi né ad essi (perché troppo mutevoli) né ai suoi interpreti (perché assumono la personalità di marionette tutte uguali ed intercambiabili).

E per un thriller, faticare ad appassionare non è un problema da poco.

L’erotismo di fondo, velato o esplicito, non aggiunge quasi nulla alla trama, poiché il rapporto sessuale non è climax all’interno della relazione tra due personaggi, ma un’ombra costante che li copre quasi soffocandone lo sviluppo narrativo.
Un acufene così continuo che la sua scomparsa non è piacevole surplus, ma liberazione da una scocciatura.

Nel ruolo della protagonista Jennifer Lawrence, di nuovo in collaborazione con il regista suo omonimo dopo la serie Hunger Games, che offre spavaldamente le proprie burrose forme a generose inquadrature del suo corpo.

Come ho già detto il punto di partenza è mal sfruttato, e personalmente se già dalla premessa percepisco un senso di stupidità, difficilmente accetto il patto narrativo che  mi richiederebbe di appassionarmi alla trama.

Sì, è bella, ed il film ce lo comunica in tutti i modi diretti o indiretti possibili.

E quindi?

Joel Edgerton forse ancora traumatizzato da quella boiata Netflix di Bright per ricordarsi come si recita: la sua stazza bovina combinata all’espressività di uno spartitraffico contribuiscono unicamente ad incarnare un fastidioso cosplay del più scialbo Ben Affleck.

Cast di contorno tanto ricco quanto sprecato: Jeremy Irons, Ciarán Hinds, Charlotte Rampling, Joely Richardson e Mary-Louise Parker hanno ruoli così piccoli e poco impattanti che avrebbero potuto risparmiare sui loro cachet per concentrarsi sulla solidità del plot.

Due ore e venti che sono il contrario del petto della Lawrence.

Piatte.

Annunci

Black Mass – L’ultimo gangster

black mass locandina itaYou better watch how you’re talking, and where you’re walking
Or you and your homies might be lined in chalk.

TRAMA: James “Whitey” Bulger è uno dei più violenti criminali di Boston, e fratello di un noto politico. A metà degli anni settanta, dopo una serie di efferati omicidi, diventa informatore dell’FBI con l’obiettivo di fermare l’ascesa di una famiglia mafiosa rivale.
Adattamento cinematografico del libro Black Mass: The True Story of an Unholy Alliance Between the FBI and the Irish Mob scritto nel 2001 da Dick Lehr e Gerard O’Neill.

RECENSIONE: Avete presente i compiti per casa “creativi” che a volte venivano dati a scuola?

Tipo, che so… scegli un modello di produzione scritta (ad esempio l’articolo di giornale) e produci un breve testo in quello stile?

E per quanto tu avessi potuto scrivere bene era ovvio che non avresti mai potuto raggiungere le vette qualitative dei veri autori di quel genere?

Ecco, Black Mass è più o meno così.

Mica fatto male, intendiamoci, però per due ore sembra di avere davanti un incrocio tra GoodfellasThe Departed.

E quindi piuttosto mi guardo Goodfellas The Departed.

Black-Mass scena

Il peccato originale del film è infatti quello di contenere troppi riferimenti stilistici o tematici ad altre opere, e quindi, pur con un cast eccellente, la pellicola non riesce ad avere la scintilla di memorabilità che la porrebbe in una posizione di spicco nel panorama cinematografico attuale.

Narrativamente parlando, Black Mass paga anche una struttura espositiva eccessivamente “a blocchi”, che nonostante il (o proprio a causa del) gran numero di personaggi secondari risulta troppo frammentaria e non rende la sensazione di ampio respiro che una storia sviluppata nell’arco di più anni meriterebbe.

Molte sottotrame sono infatti separate dalle altre come i vagoni di un treno, e di conseguenza i characters entrano in scena, eseguono il loro ruolo e scompaiono spesso nell’arco di relativamente pochi minuti.

Ciao, Tizio.
[5/10 minuti]
Addio, Tizio.

Ciao, Caio.
[5/10 minuti]
Addio, Caio.

Le ellissi temporali sono inoltre troppo repentine nel loro sviluppo per poter rappresentare accuratamente la scalata del gangster protagonista, facendo perdere qualcosa in termini di sviluppo del personaggio.

black mass depp edgerton

La “black mass” del film è una necrosi fatta di reati e imbevuta di malvagità, che mira solo ad espandersi e rafforzarsi il più possibile fino a spezzare le reni alla città da cui assume nutrimento.
In questo caso l’ambientazione è Boston, che a parte una fugace apparizione della Festa di San Patrizio, patrono dei leprecani e dei tifosi dello Shamrock, rimane piuttosto anonima.

Nel film sono inoltre presenti alcuni piccoli riferimenti alla difficile storia passata e (relativamente alla pellicola) presente dell’Irlanda, visto che il suo cielo non è sempre Dio che suona la fisarmonica, ma in generale tutta l’opera presenta un sacrificio del “dove” per far emergere il “chi”.

Lo stempiato Johnny Depp, coi denti anneriti, l’occhio azzurro ghiaccio e la furia di chi lotta ogni giorno della sua vita in un mondo difficile offre una prova convincente e non tropo gigiona.
Abbastanza credibile come spietato gangster, anche se conoscendo la sua carriera è difficile non notare nel film espressioni magari già viste in un Jack Sparrow (fuorilegge di tutt’altra risma), nel vampiro di Dark Shadows o nel canterino Sweeney Todd.

black mass depp

Bravi ma alla fine della fiera sprecati gli altri. Da Cumberbatch (The Imitation Game) politico altolocato e fratello del protagonista, al poliziotto Edgerton (Exodus – Dei e re) fino alla compagna Dakota Johnson (Cinquanta sfumature di grigio), il resto del cast costituisce una vasta gamma di grigi, più o meno vicini o in avvicinamento alla massa nera.

black mass scena bacon

Dando un giudizio sommario, Black Mass è senza infamia né lode.
Un classico film tratto da una storia vera, che può avere alcuni spunti di riflessione interessanti (il rapporto di amicizia infantile che diventa molto più saldo da adulti, il legame tra polizia ed informatori, alcuni personaggi borderline) ma che non riesce ad emergere dai canoni del genere.

E qui un piccolo extra:

Exodus – Dei e re

exodus-locandina“Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele […]”
Esodo 3, 7-8

TRAMA: Mosè, ebreo cresciuto alla corte del Faraone come suo figlio, scopre le sue origini: decide quindi di abbandonare la reggia, riunirsi con la sua famiglia e il suo popolo e guidarlo fuori dall’Egitto.

RECENSIONE: Tratto dal Libro biblico dell’Esodo e diretto da Ridley Scott, Exodus – Dei e re è una baracconata di grana grossa, con cui il regista inglese cerca di ritrovare i fasti perduti de Il gladiatore plagiandolo in salsa nordafricana e preoccupandosi quasi esclusivamente dell’aspetto visivo piuttosto che della solidità artistica.

exodus bale

AVVISO: Questa recensione conterrà uno spoiler (anticipazione) sul modo in cui viene rappresentato Dio.
L’Altissimo è un personaggio del film e non posso non parlarne, ma non essendo mostrato nel trailer non voglio anticipare la cosa a chi voglia tenersene all’oscuro.
Perciò la recensione andrà avanti (e finirà) tralasciando completamente questo elemento, per poi parlarne dopo la conclusione, come fosse una specie di “extra”.

Bene.

Dopo Noah, in cui un più che pingue Russell Crowe tentava di salvare l’umanità dalla furia di Dio, dalla violenza degli uomini e dalla pretenziosità di Aronofsky, abbiamo qui Christian Bale che cerca di portare alla Terra promessa il popolo eletto e al filmone promesso il regista derelitto.

Fallendo ampiamente nella seconda impresa.

Come già accennato, questa pellicola pecca nel voler riprendere troppi elementi da Il gladiatore, inserendoli in un contesto con cui non c’entrano nulla e rendendo quindi la vicenda stucchevole.

Le ambientazioni e gli effetti speciali non sono malvagi, pur con un uso esagerato della computer grafica, ma Exodus manca totalmente delle fondamenta narrative, a causa di una sceneggiatura con molti buchi e che si focalizza troppo su elementi obiettivamente secondari tralasciando aspetti molto più importanti.

exodus città

Io non sono un amante dell’animazione, per usare un eufemismo.

Un GROSSO eufemismo.

Provo quindi molta fatica nel dirlo, ma devo dare a Cesare ciò che è di Cesare: Il principe d’Egitto della DreamWorks è un film migliore di questo.

principe d'egitto gif

Non solo Exodus viene rullato 10-0 da I dieci comandamenti di DeMille, ma anche la versione cartoon dimostra una resa della storia decisamente migliore di questa costosa patacca.

L’unico pregio di questo film sono le Piaghe, che oltre ad essere realizzate ottimamente dal punto di vista visivo (ma come ho già detto, il problema della pellicola non è quello) sono state pensate come eventi consecutivi, e non ognuno fine a se stesso: ciò ne aumenta l’aspetto materiale pratico e non le fa sembrare delle mere magie distruttive.

La prima Piaga in particolare, ossia l’acqua del Nilo che diventa sangue, pur non essendo stata interpretata in maniera molto ortodossa (e anche qui, notevole eufemismo) l’ho trovata resa efficacemente e con originalità.

Con l’ovvia presenza di un gusto per l’esagerazione tipicamente hollywoodiano.

exodus sangue

Grosso problema della pellicola è inoltre il poco senso di molti personaggi secondari, avendo quindi l’impressione che siano meri riempitivi per arrivare alle due ore e mezza di durata tipiche dei kolossal.
La cattiva resa dei characters colpisce purtroppo anche i due principali.

Il Ramses di Joel Edgerton in particolare non ha né la freddezza e il distacco calcolatore di quello interpretato da Yul Brynner né la grande sfaccettatura di emozioni di quello animato, e ciò lo rende un personaggio decisamente piatto, nonché un villain ottuso e banale.
Un antagonista ebbro di potere come ve ne sono tantissimi, che non vede al di là del proprio naso e che porterà alla rovina il suo regno a causa del suo ostinato rigore.

Ah, e il fatto che sembri un incrocio tra il Divino Otelma e René Dif degli Aqua non lo aiuta…

la_ca_1017_exodus_costumes

Mosè è un personaggio più sviluppato, anche per l’ovvia maggiore quantità di scene che lo vedono partecipe, ma non possiede elementi che non siano già stati visti in tanti altri film.
Pensa al bene superiore del suo popolo, è un condottiero, chiede ai suoi uomini di fidarsi di lui anche nelle avversità, si interroga se i metodi da lui (e da Dio) usati siano giusti… molti aspetti presenti in altri condottieri o leader carismatici nel cinema, e che quindi non riescono a suscitare appieno l’interesse del pubblico.
Christian Bale cerca di portare a casa la pagnotta, ma in un’opera del genere è dura…

Casting scelto con la stessa pianificazione delle frasi che saltano fuori a Cards Against Humanity.

John Turturro (composto e delicato in Gigolò per caso) come faraone Seti non ci azzecca un tubo, e il suo personaggio ricalca quasi completamente il Marco Aurelio di Richard Harris.
Sigourney Weaver è spaesata nell’antico Egitto come può esserlo chi è abituata a uccidere alieni che escono dalle fottute pareti, e aralda del concetto prima esposto sui personaggi secondari che fanno tappezzeria.

exodus cast

Capitolo doppiaggio.

1) Apprezzo Simone D’Andrea, e lo ritengo un ottimo doppiatore sia per attori di film in live action (Colin Farrell, Cillian Murphy), sia nei cartoni animati (doppiò il personaggio che preferivo in Dragon Ball quando ero un marmocchio), peccato che con Ramses non c’entri assolutamente nulla.
Come l’attore che lo interpreta, del resto.

2) Si potrebbe fissare definitivamente un accoppiamento voce-volto per Christian Bale?
È un peccato che uno dei migliori attori della sua generazione abbia in italiano una voce sempre diversa; tra coloro che gli hanno prestato favella quello che trovo più azzeccato è Massimo Rossi.

In conclusione un piatto giocattolone da 150 minuti.

EXTRA:

Per chi non volesse sapere nulla di come è stato reso Dio, la lettura può finire qui, mentre chi abbia già visto il film o abbia perso la voglia di andarlo a vedere può proseguire.

Pronti?

Bene, ora parliamo di Dio.

Ronnie James Dio

No, non QUEL Dio!

In Exodus è stata fatta una scelta piuttosto coraggiosa per la rappresentazione dell’Onnipotente.

Dio appare e parla a Mosè in forma di bambino.

Mostrare la divinità in forma umana penso sia in generale una buona scelta, perché permette di creare un ponte o un punto di contatto più solido tra il profeta/messaggero umano e il dio, facendo sì che l’essere sovrannaturale scenda a livello dell’uomo per parlare con lui e mostrarsi in vesti che egli possa comprendere senza esserne terrorizzato.

È quindi rassicurante.

C’è solo un piccolo dettaglio, che in questo film la rende una PESSIMA scelta.

Sentire un bambino di dieci anni parlare continuamente di morte, distruzione e piaghe non è rassicurante, fa venire la pelle d’oca alta un metro!

In Exodus Dio non mostra mai pietà e compassione, ma è sempre molto duro e deciso nella sua volontà di punire gli egiziani per forzare la mano al faraone.
Impone a Ramses di liberare il suo popolo, tenuto in schiavitù; al suo rifiuto, l’Onnipotente reagisce con la stessa pacatezza di Carrie dopo aver ricevuto la secchiata di sangue suino in testa, scatenando così le Piaghe.
E mostrare un Dio del genere come un bambino fa un effetto Villaggio dei dannati terrificante.

E la rende un’idea imbecille.

Tag Cloud