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Kung Fu Panda 3

Kungu-Fu-Panda-3 locandinaJack Black sostituito da Fabio Volo 3.

TRAMA: Dopo essere diventato un guerriero del kung fu, il passo successivo nel destino del panda Po è diventare un maestro; contemporaneamente, il suo vero padre giunge nella Valle della Pace alla sua ricerca, e lo ricongiunge agli altri membri della sua specie.
Quando uno spirito maligno di nome Kai inizia a terrorizzare la Cina, Po deve trasformare i panda pigri e maldestri in professionisti delle arti marziali…

RECENSIONE: Per la regia di Jennifer Yuh e Alessandro Carloni, Kung Fu Panda 3 è un classico film d’animazione intriso di buoni sentimenti e comicità, ideale per un pubblico di bambini e ragazzini.

Dopo un primo episodio basato sul presente (addestramento) e un seguito incentrato sul passato (la scoperta e consapevolezza delle proprie origini), si completa la panoramica temporale con un capitolo che fa leva sul futuro.

Tale aspetto rende Kung Fu Panda 3 un’opera che acquisisce maggiore senso narrativo se considerata come atto conclusivo (?) della relativa serie, dato che inquadrato come film a se stante contiene troppi legami con gli altri due episodi per denotare autonomia artistica.
Come opera circoscritta vanno infatti a perdersi tutti i riferimenti al percorrere il proprio cammino nelle varie fasi della vita, tarpando quindi le ali al senso di ampio respiro della trama.

Il maestro come fonte di conoscenza e miglioramento per le nuove leve, (“nuove” non solo in senso anagrafico ma anche ambientale) è lo step naturalmente successivo per la maturazione dell’improbabile guerriero protagonista: l’emarginato che finalmente si è liberato dalla sua condizione di underdog acquisendo piena consapevolezza del suo ruolo e contribuendo allo sviluppo del prossimo.

Kung-Fu-Panda-3 addestramento

Kung Fu Panda 3  è un film ricco di paradossi e contrasti: il più evidente è quello tra il mondo degli ursidi bianconeri, ontologicamente oziosi e naïf, e la valle alacre e movimentata.
Importante in ottica narrativa è anche la totalità considerata come armonia e somma delle parti, queste ultime complessivamente necessarie per la formazione e l’inquadramento dell’individuo.
L’accettazione di se stessi deriva quindi non dal cambiamento inteso come negativa volontà di assomigliare ad altri, ma da valorizzazione e rafforzamento delle proprie caratteristiche interiori.

kung fu panda 3 comic

Oltre che dal protagonista, la triplicità è anche dovuta all’archetipo dell’antagonista: se nell’episodio originario il focus rimaneva nello stretto ambito delle arti marziali (con il leopardo delle nevi Tai Lung), si è poi passati alla tecnologia votata alla distruzione con il pavone Shen e ora alla spiritualità di Kai.

Lo yak di giada incarna un villain sia fisico che etereo, rappresentando tanto la potenza combattiva del guerriero quanto l’ambito più spirituale del “fantasma”, o in generale di colui che ritorna da un remoto passato per inficiare sul presente.

Incarnando più la furia di Tai Lung che l’acutezza di Shen, risulta però un villain un po’ troppo “semplice” nella sua esposizione narrativa, e che quindi si adatta al leitmotiv del film indirizzato a spettatori giovani, soddisfando difficilmente gli adulti.

kung fu panda 3 kai

Se per sviluppo caratteriale e narrativo Kai mal si presta a diventare un antagonista memorabile nella tradizione animata recente, sul lato prettamente visivo la sua linea cromatica risulta molto efficace e ben studiata.

L’alone verde che contraddistingue lui e i combattimenti che lo vedono protagonista, bilanciato dal giallo dei “buoni”, è esteticamente piacevole e contribuisce ad alimentare il senso di diversità manichea tra i personaggi.

Kung_Fu_Panda 3 GIf

Pur con la solita comicità scanzonata che piacerà ai giovanissimi, sarebbe stato apprezzabile inoltre un maggiore sviluppo del tema della paternità, presente nell’opera più quantitativamente che qualitativamente, con un focus piuttosto didascalico pur considerando la positività del messaggio (la famiglia è ciò che ti dà amore, sia che si tratti di genitori naturali o adottivi).

Nonostante quindi l’evidente gancio verso la generazione anteriore ciò impedisce alla pellicola di situarsi efficacemente su più livelli di introspezione e farsi apprezzare dagli adulti, che vedono pochi riferimenti veramente importanti al complesso ruolo genitoriale.

kung-fu-panda-3 li shan

In generale Kung Fu Panda 3 è un’opera animata ideale per un pubblico di ragazzini: semplice, colorata e con un ritmo alto dovuto alla ridotta durata (85 minuti circa).
Sufficiente o poco più e superiore al secondo episodio (piuttosto anonimo) ma non al primo, difficilmente potrà intrattenere gli accompagnatori, anche se nel settore si è comunque visto ben di peggio.

Le 5 leggende

A Natale siamo tutti più buoni.
Forse.

TRAMA: Pitch, uno spirito maligno, vuole conquistare il mondo degli umani: i Guardiani Immortali si uniscono per impedire che la malvagia creatura rubi l’immaginazione e la speranza ai bambini.

RECENSIONE: Per la regia dell’esordiente Peter Ramsey, Le 5 leggende segue l’onda lunga del grande successo riscosso dalle pellicole sui supereroi “di gruppo” (i recenti X-Men The Avengers, e se torniamo molto indietro gli attillati e omosessuali Power Rangers) che uniscono le forze contro un nemico comune: in questo caso l’Uomo Nero, doppiato nella versione originale da Jude Law e paura atavica di ogni bambino . Nel gruppo dei buoni spiccano un sovietico e cazzuto Babbo Natale (con tanto di tatuaggi sulle braccia “buono” e “cattivo”, citazione se vogliamo del Robert Mitchum de La morte corre sul fiume), il Coniglio Pasquale in stile Crocodile Dundee doppiato da Hugh Jackman (icona australiana insieme ai koala e ai canguri) e la Fata dei Denti.

Che per essere una protettrice di bambini somiglia ad un colibrì gigante piuttosto inquietante.

Film realizzato dalla Dreamworks, mamma di Shrek, Madagascar e Kung Fu Panda (con relativi seguiti orrendi ed inutili), questa pellicola ha i difetti tipici delle opere appartenenti al relativo genere: personaggi umani piatti e poco caratterizzati, un cattivo che avrebbe dovuto essere sfruttato meglio narrativamente parlando e i soliti clichè dell’animazione occidentale.

Nulla di nuovo sotto il sole, quindi, ma comunque un film da salvare in quanto si è visto molto peggio: Le 5 leggende ha qualche freccia nel suo arco, soprattutto per quanto riguarda il comparto tecnico e visivo, con una realizzazione molto accurata in particolare degli effetti elementari come ghiaccio, sabbia e tenebre, e in senso artistico come spettacolarizzazione dei combattimenti.

Un’opera piuttosto “basilare” nella sua impostazione, con la presenza dei soliti orpelli che ricordano al pubblico dove la Dreamworks spenda i milioni, ma non un brutto film.

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