L'amichevole cinefilo di quartiere

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Avengers: Age of Ultron

avengers 2 locandinaCi son due super agenti e un tizio in armatura
Due piccoli mutanti, un robot assassino
Un dio, un bestione, un veterano
Non manca più nessuno
Solo non si vedono
I due uomini-insetto.

TRAMA: Per aiutare gli altri Vendicatori, Tony Stark ha creato Ultron, un’avanzata intelligenza artificiale auto-cosciente. Ultron però non ha sentimenti umani, e presto il suo intelletto superiore capisce che l’unico modo per rendere migliore la vita sulla Terra è eliminare la minaccia principale per essa: l’uomo.

RECENSIONE: Chi conosce questo blog sa che i miei giudizi sono piuttosto diretti, dato che personalmente preferisco far capire immediatamente cosa io pensi di una pellicola piuttosto che perdermi in giri di parole senza costrutto.

Perciò lo dico subito.

Appartenente ad un genere che io amo alla follia (e di cui ho già detto un gran bene ad esempio QUI, QUI e QUI), Avengers: Age of Ultron è in assoluto il film più bello che io abbia mai visto.

pinocchio-nose gif

Se fosse (mettiamo il caso) un film mediocre avrei iniziato scrivendo:

Avete presente quelle persone molto vivaci, estroverse, esagitate e che non stanno mai ferme?
Avete presente quando qualcuno chiede loro di fare per una volta “le persone serie”, e per quanto essi ci provino si vede lontano un chilometro che non ce la fanno?
Ecco, Avengers: Age of Ultron è la stessa cosa.

avengers martello

E invece no: come recensore mi sento molto in imbarazzo, perché so già che nessun altro film nei prossimi anni (ma che dico anni, decenni) potrà eguagliare le vette artistiche raggiunte da questa magna opera dell’umano intelletto.

Così come il sommo Dante si trova in soggezione nel descrivere a parole la bellezza ultraterrena del Paradiso, io da umile scribacchino cercherò di spiegare con il mio povero favellare la magnificenza di questo film, che fissa sicuramente un irrangiungibile ed iperuranico standard qualitativo che mai avrei pensato potesse essere toccato da una creazione umana.

chop suey gif

Bene, partiamo.

Avete presente quelle americanate basate su esplosioni, battutacce figaccione ed esagerazioni?

Ecco.

Avengers-Age-of-Ultron- esplosione

Dimenticatevele.

La sublime intelligenza di questo film sta innanzitutto nella cornice: l’aver optato per un contesto più cupo e drammatico è GENIALE.

Le pellicole Marvel infatti sono notorie per la loro atmosfera cupa, dark, molto drammatica e cruda. Difficilmente si ride (come sapete, sono film molto asciutti e assai seriosi) e la sensazione di opprimente negatività li permea per tutta la loro durata.

Certo, se per ipotesi fossero state spesso delle cazzatone ridanciane con personaggi gradassi e ridicoli, l’effetto risultante sarebbe stato quello di inserire i Teletubbies a Gotham City, ma dato che, come già detto, Iron-Man, Thor e Capitan America in un contesto più serio ci stanno DA DIO, tale mossa è azzeccatissima.

avengers 2 cast

Le già citate atmosfere serie sono acuite ancor di più dai dialoghi, sempre composti e misurati.
MAI ci si lascia andare a battute fuori contesto giusto per strappare una risata facilona e telecomandata al pubblico, preferendo in loro vece degli scambi di parole più umili e sotto le righe.
Ciò permette all’opera di non sembrare ASSOLUTAMENTE una viril gara a chi possegga il fallo più imponente, aumentando al contrario la sensazione di aver di fronte personaggi complessi e sfaccettati all’interno di vicende drammatiche.

La sceneggiatura inoltre è calibrata al millimetro, non presentando affatto buchi di sceneggiatura o passaggi iniziali di trama troppo veloci per essere compresi appieno dal pubblico.

avengers scena

E quindi, i personaggi?

Una delle critiche più assurde che viene loro rivolta è che a parte le superficiali differenze di un soldato, un miliardario, un principe nordico, un mulatto, un albino, una zanzara, la mia libidine, in fin dei conti essi siano un po’ tutti uguali.

Tale rimostranza è insensata.

Ad esempio:

-Iron-Man è un tizio amato da tutti con un’armatura scintillante;

-Capitan America è un tizio amato da tutti con uno scudo scintillante;

-Thor è un tizio amato da tutti con un martello scintillante.

Come potete non notare le gigantesche differenze tra loro?!

Attraverso la moderna cinematografia questi fulgenti eroi gonfiano i loro eburnei petti proseguendo la tradizione narrativa che raccoglie Gilgamesh, Ulisse, Beowulf e Orlando, non facendoli affatto sfigurare ma anzi portando l’epica ad un livello superiore.

avengers 2 stark thor america

Altra critica stupida è di essere un universo troppo maschile, e che il personaggio di Vedova Nera sia basato esclusivamente sull’aspetto estetico.

BAL-LE.

I personaggi Marvel sono la versione moderna (e migliore, ovviamente) del pantheon greco: anch’esso era composto principalmente da divinità maschili, mentre le dee incarnavano solitamente aspetti dell’animo negativi e deprecabili.

Come la vendetta. O la discordia. O la saggezza.

Attuale Venere Callipigia, Black Widow con le sue grazie completa ottimamente il gruppo testosteronico, ritagliandosi uno spazio importante e non risultando AFFATTO una semplice donnina da mostra, ma imponendosi come un personaggio tridimensionale e profondo.

avengers 2 vedova nera

Qui un lapalissiano esempio della suddetta tridimensionalità.

Ma la sagacia di un sequel si riscontra anche dalle new entries rispetto all’opera precedente, e qui hanno fatto veramente il botto: Scarlet Witch e Quicksilver sono stati due surplus che oserei definire meravigliosi.

avengers scarlet quicksilver

La prima è interpretata da Elizabeth Olsen, sorella minore delle celeberrime Ashley e Mary-Kate, con le quali forma la dinastia hollywoodiana più famosa ed importante (Coppola? Barrymore? Pfff!), ed è un character basato sull’inganno, una sorta di semplice trickster al femminile.

Ciò è azzeccatissimo, in quanto Scarlet nell’universo fumettistico non è PER NULLA un personaggio assai complesso, protagonista magari di uno dei più interessanti what if della Marvel, e quindi, essendo di poco conto, connotarla dandole solo un paio di caratterizzazioni è stata una gran mossa.

avengers no more mutants
Per quanto riguarda il di lei fratello Argentovivo, il merito di Avengers: Age of Ultron è di essere stato il PRIMO film a portare tale mutante sul grande schermo.
Se, per puro costrutto teorico, lo stesso personaggio fosse comparso in un precedente film della grande M, magari addirittura protagonista di una scena molto ben realizzata, allora si sarebbe avuta una sensazione di già visto.

Dato che così NON È, ce lo si gode per la prima volta.

Ma ogni eroe deve avere un antagonista, e Ultron è il meglio che si possa avere.

Il rischio di usare come villain un robot assassino che si libera dei vincoli che lo legavano agli esseri umani è di ottenere uno strampalato incrocio tra HAL 9000 e Pinocchio.

Così è stato?

Ma va là: Ultron non scade MAI in situazioni che sfiorino il ridicolo dove il suo corpo enorme e la sua mente neonata lo rendano simile a Kronk de Le follie dell’imperatore.
Sempre misurato e composto, questo robot mantiene la serietà e l’alone minaccioso del precedente antagonista degli Avengers, ossia Loki, che ricordiamo essere lampante esempio di villain austero e serioso.

Potrei dilungarmi ulteriormente a descrivere l’inusitata meraviglia di tale pellicola, ma credo di essermi già ampliato eccessivamente, e non voglio quindi rovinarvi una visione estatica del film.

Perciò qui concludo.

 

 

N.d.A. Dato che in questa recensione ci sono andato giù piuttosto deciso con il sarcasmo, una precisazione seria.

Così come per tutti gli articoli da me scritti, ricordo che in questa sede esprimo solo mie personali opinioni motivate (tale annotazione è presente anche nella home page di questo blog) virate spesso sull’esagerazione comica; se vi piace qualcosa di cui ho parlato male o viceversa, dipende molto semplicemente da gusti ed interessi di ciascuno.

Tutto qui. Ognuno ha le sue preferenze.

Io da Signor Nessuno mi permetto semplicemente di scrivere i miei personali giudizi, che dipendono dalla mia personale visione del cinema e dai miei gusti in materia.

Precisato questo, spero che non ve la siate troppo pres…

folla inferocita avengers

Come non detto.

Iron Man 3

In questa puttanata ci mancano solo lo Spaventapasseri e il Leone.

TRAMA: Quando Iron Man deve affrontare un nemico la cui forza non conosce rivali e che riesce a distruggere ciò che ha di più caro, intraprende un durissimo viaggio in cui dovrà mettere alla prova le sue forze.

RECENSIONE: Dopo i primi due capitoli del 2008 e 2010 esce Iron Man 3 (o 4, considerando il vero terzo episodio su questo supereroe The Avengers, visto che era pesantemente basato su di lui), ennesima pellicola incentrata sul borioso arrogante pallone gonfiato Tony Stark. Questo personaggio ha avuto un enorme successo di pubblico, e dato che la cosa indica i gusti delle masse a pensarci bene è un dato un po’ preoccupante. Famoso infatti per la sua introspezione psicologica pari a zero e per essere dipendente da una tuta a forma di caffettiera volante, senza cui non si pulirebbe neanche il culo, a differenza di eroi come Batman e Superman Stark è la coglionaggine al potere senza limiti o problemi, un po’ l’Hakuna Matata della Marvel. E visto che spesso cinema = immedesimazione, probabilmente i maschietti si immedesimano in questo miliardario altezzoso che tratta le persone dall’alto in basso, e lo stimano nonostante sia un modello assolutamente negativo di comportamento nella vita di tutti i giorni. Un po’ come alcune ragazze che in fondo nel loro intimo (dove c’è Chilly) vorrebbero essere Bella Swan, tipica adolescente media che però è oggetto delle attenzioni di due figoni: in questo modo hanno decretato il successo di una serie che ha come protagonista una palla al piede da salvare, odiata da tutte le femministe dagli anni ’60 in avanti perché modello sbagliato di donna essendo totalmente dipendente dal proprio uomo.

Dopo questa breve ma esaustiva premessa, con un interessante (e soprattutto non provocatorio) paragone tra Iron Man e la saga degli emo vampiri scintillanti, Iron Man 3 è uno dei più brutti film che io abbia mai avuto la sfiga di vedere: girato male, con una sceneggiatura pessima e con gag che si ripetono 3-4 volte pari pari in modo stanco e scontato. E questi sono solo i difetti principali, non sarebbe neanche finita qui.

La regia di questa infame baracconata passa dal criminale della settima arte Jon Favreau a Shane Black, che esordì appena ventiseienne con Arma letale (1987), un bel film con protagonisti l’Invasato Cattolico e Danny Glover. Averlo scelto fa già capire quale sarebbe stata l’impronta data al film avendo lui diretto solo film action nella sua carriera. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Black, in alcuni punti ricorda veramente troppo quella de Il cavaliere oscuro – Il ritorno (forse “è identica” sarebbe più appropriato), e il risultato sa quindi di scopiazzatura venuta male, visto che la realizzazione è di molto peggiore rispetto al modello a cui si fa riferimento. Se nel film di Nolan infatti l’epicità quasi si respirava, qui è tutto schiaffato molto in faccia allo spettatore, che vede un sacco di cose succedere “perché devono succedere”, con la presenza di tantissimi buchi di trama e, cosa più importante, di logica. Perché un conto è se alcuni passaggi della sceneggiatura non sono proprio solidissimi, ma comunque riguardano aspetti secondari e quindi turandosi il naso ci si può passare sopra; un altro è se lo script ha la solidità di un ponte tibetano, con un sacco di pecche che riguardano conseguenze logiche delle azioni, personaggi assolutamente inutili (letteralmente, la loro presenza è irrilevante e sono stati aggiunti solo per allungare ulteriormente questa mefitica sbobba) e scelte stilistiche consistenti in madornali ed evidenti stronzate che farebbero (quasi) vergognare i Vanzina. Non voglio fare anticipazioni sulla trama ma moltissime cose hanno problemi seri, e l’impressione generale è di una pellicola fatta esclusivamente come macchina da soldi, senza conoscere in alcuni casi neanche il fumetto da dove sono state prese le idee (ed essendo i fumetti basati su figure, non sarebbe stata neanche una gran fatica, Cristo).

Protagonista è ancora Robert Downey jr, diventato ormai tutt’uno con questo tipo di personaggio come Paolo Villaggio con Fantozzi e che fa rimanere nel dubbio se è bravo come attore in generale o solo ad interpretare questo ruolo, ma propenderei per la seconda. Come nei due (tre) capitoli precedenti la sua ironia smargiassa alla Errol Flynn (che si sta rivoltando nella tomba in questo istante) regge il film, cosa che non necessariamente si può considerare un pregio, perché in questo caso indica che ci sia ben poco da reggere sopra le sue spalle da Atlante. A proposito di spalle, al suo fianco abbiamo una favolosa Gwineth Paltrow espressiva come un appendiabiti rotto, con Anna Praderio del TG5 che si ostina a definirla l’erede di Grace Kelly (MA DOVE???) e Don Cheadle dell’ottimo Hotel Rwanda che interpreta un personaggio rilevante ai fini della trama come una comparsa in una scena ambientata al supermercato e che cambia nome a seconda dell’armatura, dimostrando una notevole spersonalizzazione dell’uomo a favore della macchina (complimenti, ma che bella idea!). Una delle perle del casting è che nonostante al mondo ci siano un miliardo e mezzo di cinesi hanno scelto per interpretare il Mandarino (personaggio cinese nei fumetti, tra l’altro con un nome poco equivocabile) sir Ben Kingsley, attore britannico di origine indiana (ma non potevano prendere, che so, Chow Yun-Fat?) che sembra un incrocio tra Rasputin e il Fu Manchu di Christopher Lee e che si sputtana in una maniera che definire “stratosferica” è usare un eufemismo, facendogli stravolgere completamente il personaggio rispetto a come è concepito nei fumetti (vedere alla voce “trarre un film da un fumetto senza averlo letto”). In mezzo a una porcheria di rara bruttezza si salvano parzialmente un Guy Pearce probabilmente bisognoso di pagare il suo nuovo yacht, che interpreta una sorta di Ubermensch dopato e che porta quasi a casa la pagnotta (anche se il suo personaggio è al centro di madornali pecche e cadute di stile del film) e le scene di distruzione, che però risultano spettacolari in una sala cinematografica, sul televisore e senza Dolby ne dubito.

Un film che prendeva spunto, come già detto da Il cavaliere oscuro – Il ritorno ma che assomiglia più a Spider-Man 3, cioè a un film orrendo con belle scene di combattimento, un personaggio secondario ben realizzato (il Sandman di Thomas Haden Church) e il vuoto cosmico in mezzo ad esse. Per concludere, se i primi due Iron Man sono pellicole imbecilli e se The Avengers è più uno spettacolo circense che un film, Iron Man 3 è una colossale fetecchia, realizzata malissimo e scritta da cani, con cui hanno tentato una maturazione del personaggio senza riuscirci, risultando quindi essere un film troppo immaturo per essere maturo e troppo serioso per divertire. IMHO (così, tanto per pararsi il culo).

The Avengers

“Era questo il piano.” “Non è un granché.”

TRAMA: il malvagio dio nordico Loki minaccia la Terra; per fermarlo viene formata una squadra composta dai più forti supereroi del pianeta.

RECENSIONE: Questo film è semplicemente una colorata porcheria fracassona.

Si può tranquillamente fare un film sui supereroi che abbia un certo spessore (i Batman di Nolan e Burton ad esempio, o pur con i suoi difetti dovuti anche all’età il Superman con Christopher Reeve del 1978), ma qui semplicemente non ci si riesce.

Regia di Joss Whedon (produttore del telefilm cult Buffy the vampire-slayer), al suo secondo film da regista.
Si vede.
Lo stile è quello di Michael Bay, autore di perle intellettuali come Transformers e seguiti, cioè un collage di inquadrature da loop da aeroplani con contorno di esplosioni e distruzioni di basi sotterranee/palazzi/elicarri; utile e divertente da vedere se si filmano le Frecce Tricolori, meno in un film di due ore e 25.

La sceneggiatura (se così la si deve chiamare) è formata da tre pezzi triti e ritriti: reclutamento, combattimento intermedio e combattimento finale, con ininterrotte battutine stile “io sono un gran figo” da parte dei vari galletti presenti.

Per quanto riguarda la recitazione Downey jr interpreta il suo Stark come ormai tutti i suoi personaggi, cioè da irritante e incorreggibile cazzone (lontani i tempi di Charlot 1992); i biondi Evans-America e Hemsworth-Thor sarebbero testa a testa in una gara di inespressività; Ruffalo-Banner strappa a fatica la sufficienza, anche se sembra reciti meglio da bestione verde che da essere umano (cosa che dovrebbe fargli porre qualche domanda) ma dovrebbe decidere quale lato della forza seguire: film di qualità (Zodiac, Shutter Island) o meno (Se solo fosse vero o questo).
Piange il cuore vedere il mostro sacro Samuel L. Jackson (Fury) e il promettente Renner-Hawkeye (The Hurt Locker, film che ha vinto l’Oscar nel 2010) sputtanati in questa maniera.

Un film che si può tranquillamente evitare senza rimorsi di coscienza.

Ah già, Scarlett Johansson ha un livello recitativo da film porno.

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