L'amichevole cinefilo di quartiere

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Cinquanta sfumature di rosso

Cinquanta sfumature di grigio: 571 milioni di dollari incassati nel mondo.

Cinquanta sfumature di nero: 381 milioni di dollari incassati nel mondo

TRAMA: Christian e Anastasia sono convolati a nozze. La loro felicità viene messa in pericolo da Jack Hyde, che vuole vendicarsi per essere stato licenziato, e da Elena, che intende mettere i bastoni fra le ruote alla coppia.

RECENSIONE: Io ho un problema con questa serie di film.

Se “film” li si può definire.

Il mio cruccio è che questa sega saga oltre a, per usare un termine prettamente tecnico, fare schifo alla minchia è costituita da tre episodi concettualmente identici.

Nel senso che i difetti ivi presenti sono i medesimi, ed io, da bravo coglione quale sono, la recensione accurata ed esplicativa me la sono bruciata subito con il primo.

Quindi dopo uno scritto sul secondo in stile “passi per l’accettazione mentale”, il mio articolo sul terzo sarebbe stata una mera ripetizione di concetti già affermati in precedenza, confermando né più né meno quanto già espresso.
Siccome repetita iuvant sed stufant, oltre a proporvi le due recensioni già vergate mi limiterò ora ad illustrare per sommi capi la triade nel suo complesso.

Recensione Cinquanta sfumature di grigio.

Recensione Cinquanta sfumature di nero.

Cinquanta sfumature, giudicata nella sua totalità, è un tifone monsonico di merda, uno tsunami di vomito che abbatte ogni umana resistenza mentale con inarrestabili ondate e ondate di rigurgito gastroesofageo pestilenziale, una cascata Vittoria di feci equine inarrestabili, un Giove Pluvio di guano, una piaga biblica che ok, basta.

Siccome mi sembrerebbe però un po’ sbrigativo chiudere già qui l’articolo, e onde non essere eccessivamente negativo, voglio ora consigliarvi qualche opera appartenente ad altre arti, che in caso amiate questa sequela di inenarrabili puttanate serie cinematografica, molto probabilmente apprezzerete.

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LETTERATURA

Come non citare gli Harmony: rimarrete probabilmente stupefatti dalla straordinaria pletora di primari di chirurgia trentacinquenni alti, palestrati, biondi, con gli occhi cerulei e single, così come dalla miriade di lord sette-ottocenteschi agiati, progressisti e ovviamente scapoli.

Romanzi che imbarazzerebbero Stephenie Meyer mai banali, trame sempre imbecilli avvincenti, personaggi improbabili come come le lauree di Oscar Giannino dall’eccellente sviluppo introspettivo, per una lettura sicuramente di raro spessore emotivo ed intellettuale.

MUSICA

T’appartengo, di Ambra Angiolini.

Legato indissolubilmente ai saldi di fine estate legami all’interno di una coppia, T’appartengo vede al suo interno lyrics memorabili quali “T’appartengo ed io ci tengo / E se prometto poi mantengo / M’appartieni e se ci tieni / Tu prometti e poi mantieni / Prometto, prometti” che ben sottolineano la potenza degli impegni presi nei confronti di un’altra persona.

Mirabile anche l’uso delle onomatopee e dell’accomunare il sentimento a un’arma (“Perché un amore col silenziatore / Ti spara al cuore e pum! / Tu sei caduto giù”) ed il celeberrimo ritornello grondante metafore (“Ti giuro amore un amore eterno / Se non è amore me ne andrò all’inferno / Ma quando ci sorprenderà l’inverno / Questo amore sarà già un incendio”).

Beccatevi questa, Pink Floyd!

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POESIA

Gabriele Dotti Francesco Sole.

A prima vista questa operazione commerciale potrebbe sembrare l’ennesimo veicolo di promozione per un fenomeno del web creato a tavolino e perpetrato tramite una semplice raccolta di aforismi famosi tratti direttamente dalle più squallide pagine Tumblr.
Infatti lo è La sua bibliografia si rivela in realtà una summa di banalità buoniste, stucchevoli e pure populiste dell’amore in ogni sua declinazione nota e non.

Con un ordine di raccolta alla cazzo di cane peggio della colonna sonora di Suicide Squad di raro acume editoriale, Giulio Rapetti in arte Mogol ingloba pensieri e parole basati prevalentemente sul sentimento dei sentimenti, non avendo timore di amalgamarlo con la modernità della vita di tutti i giorni.

Citandone solo un paio tra tutte perché altrimenti mi verrebbe la psoriasi sarei ripetitivo, “Non riesco a dimenticarmi di aprire Instagram per guardare se oggi in una foto che hai caricato il filtro era più amaro del solito” oppure “dicono che fidarsi è bene ma screenshottare è meglio”.

Ed è a questo punto che Pascoli ed Ungaretti escono dalle loro tombe per mangiarci il cervello come zombie di Romero possono solo genuflettersi innanzi al loro erede Prescelto.

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GIORNALISMO

Pietra miliare della lunga tradizione giornalistica italiana è sicuramente il Cioè, rivista settimanale nata nel 1980.

Lettura imprescindibile per chi voglia rimanere sempre aggiornato su politica internazionale, economia e società, il Cioè spicca anche come antesignano del Time nel raffigurare in copertina i personaggi più importanti del nostro tempo.

Per chi voglia stare sempre sul pezzo, comprendendo l’importanza dei temi di attualità che stimolano il dibattito di studiosi e non.

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FOTOGRAFIA

La società del benessere ha sicuramente contribuito a rendere quest’arte maggiormente democratica ed alla portata di tutti.
Accade spesso, infatti, di conoscere persone che per diletto si appassionino alla fotografia, grazie anche alle molteplici opportunità che il mercato delle apparecchiature consente, con tanti livelli di mezzi in base alle differenti possibilità di spesa.

Ciò che sicuramente ha portato a svilire la fotografia a mera perdita di tempo per borghesi annoiati elevare la fotografia come più limpida delle arti è Instagram.

Grazie a questo social network infatti, ognuno di noi può trovarsi di fronte ad immagini raffiguranti gatti, cibo e zoccole i soggetti più disparati.

Pregevole utilizzo è in particolare quello relativo alla figura umana, in cui si assiste alla totale padronanza dell’uomo sul prodotto artistico, della persona sul mezzo.
Che coloro in possesso di un bel seno si riempiano di decine e decine fotografie dall’alto per evidenziare la scollatura mentre chi sia dotata di terga stagne ami venire immortalata di spalle è segno di sfrenato e preoccupante narcisismo tipico di una società occidentale basata sull’immagine una capacità non comune nel vedere l’Arte nella grezza carne, come Michelangelo riusciva a scorgere meravigliose sculture nascoste negli imponenti blocchi di marmo su cui lavorava.

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Sperando di aver reso servizio gradito ed aver ampliato al contempo il vostro background culturale, vi lascio con l’opera di uno dei più grandi cantautori italiani, amato soprattutto per l’ermetismo dei suoi testi e l’esotismo delle musiche.

No, non sto parlando di Battiato.

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Cinquanta sfumature di nero

cinquanta-sfumature-di-nero-locandinaWe Shall Fight on the Bitches.

TRAMA: Christian Grey tenta di convincere Anastasia a tornare nella sua vita: la ragazza esige un nuovo accordo, Grey accetta e la coppia si prepara a condurre una relazione equilibrata, ma alcuni personaggi appartenenti al passato di Christian sembrano pronti a minare la sicurezza finalmente raggiunta.
Tratto dall’omonimo romanzo di E. L. James.

N.B. I toni dell’articolo seguente sono volutamente esagerati a fini ironici, essi dunque non corrispondono appieno alle sensazioni dell’autore.

RECENSIONE:

FASE 1: NEGAZIONE

Ho già recensito il film grigio.

Oddio, “film”…

“Cosa”.

È da che ho memoria che mi interesso al cinema, quindi so come funziona: la vacca da soldi viene munta finché la gente non si stufa, e non si cambiano mai nemmeno le modalità espositive per paura di deludere il pubblico (come se questo avesse chissà quali pretese) e si scatarra in sala la solita palla di muco da due ore o giù di lì.

Trangugiarmi anche questo?

No, grazie: avere un pene mi esclude dal target di interesse per questa roba.

Sarà anche cambiato il cast tecnico, ma se le basi sono scadenti non è che muti chissaché la qualità: solita coppia sbilanciata, solita pruriginosità da discount per stuzzicare le virginali fantasie femminee ma in modo da non sfociare nello scabroso, soliti attori cani, solito simbolismo da quattro soldi.

Vi interessa la mia opinione? Pigliatevi il mio articolo sul primo episodio, sostituite i colori ed avrete la recensione di questo.

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FASE 2: RABBIA

Ok, capisco che al cinema ci proiettino vagonate di merda, ma questo film è veramente una delle robe più stupide, inutili e trash che io abbia mai avuto la disgrazia di trovarmi nel campo visivo.

Essendo tratto da un romanzo, partiamo dalla trama: la sceneggiatura ha più buchi delle braccia di un eroinomane.

Cose avvengono senza un filo logico, ogni scena è buttata a casaccio e tutte le volte che i due non scopano sembrano solo un intermezzo tra scene di sesso che non hanno nemmeno più la scusa del sadomaso (la prima si apre e si chiude con un cunnilingus); sul finale ok, ci sono delle catene, ma non robe alla David Carradine, perciò va a scemare anche quella venatura spicy che, pur non essendo presente in maniera qualitativamente accettabile manco nel Grigio, almeno là fungeva da scusante.

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Inoltre i dialoghi sono così triti, scontati e irrealistici da essere piacevoli ed armoniosi più o meno quanto degli stiletti rompighiaccio infilati a forza nelle trombe di Eustachio, ed hanno anche la deplorevole aggravante di sembrare partoriti più dalla mente di una sedicenne in tempesta ormonale abbonata al Cioè che da una scrittrice cinquantenne.

Ma l’aspetto TRAGICO è che non stiamo parlando di un sottoprodotto scrauso della filmografia mondiale (tipo, che so, i venti e passa film giapponesi su Godzilla o gli action esagerati di Bollywood): Cinquanta sfumature dei mie due coglioni fumanti è MAINSTREAM.

Va nei CINEMA MONDIALI.

Viene programmato per SETTIMANE.

C’è la gente che PRENOTA per andarlo a vedere.

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Io non se ci rendiamo bene conto della situazione.

Io non so se ci rendiamo bene conto di come ragioni il pubblico.

IO NON SO SE CI RENDIAMO BENE CONTO CHE SE FOSSI STATO NEI LUMIÈRE, COL TRENO DI LA CIOTAT AVREI PREFERITO FARMICI MACIULLARE SOTTO.

No, ma poi lo zenit dell’assurdo è che le orde di gente a cui attira ‘sta roba (cioè alcune donne convinte e i di loro morosi evidentemente ostaggi di un becero ricatto a sfondo sessuale) sono poi GLI STESSI che tre, due o anche UNA SOLA SETTIMANA FA hanno attuato l’identico comportamento con un film dalle tematiche opposte come La La Land.

MA STIAMO SCHERZANDO?!

SIAMO SU “SCHERZI A A PARTE”?!

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FASE 3: NEGOZIAZIONE

Ok, riflettiamo insieme.

La domanda principale è: davvero così tante persone sono attratte da film come questo?

Anzi no, mi correggo, davvero così tante persone APPREZZANO film come questo?

Cinquanta sfumature di orchite è manifestamente una scadente fanfiction (tecnicamente lo è davvero, venne pubblicata su un forum a tema Twilight) ed è la risposta femminile in salsa Harmony alle pellicole male-friendly in cui l’eroe action (straniero) o il comico dialettale (nostrano) si trovano di fronte la bambolona tettona sotto la doccia o tra le coperte.

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Ora, io ovviamente parlo solo a nome mio, ma la differenza è che se mi chiedessero se io apprezzi o meno, che so, L’insegnante con Edwige Fenech, potrei fare battute sulle scene di spiata dal buco della serratura, ma non direi mai che è un gran film.

Ma mai.

Al di là dell’elemento prettamente sessuale, in Cinquanta sfumature di Penthotal cose di una gravità impressionante vengono esposte ed accettate senza particolari problemi: schiavismo sessuale, esaurimenti nervosi, incapacità di separarsi emotivamente dalle persone con cui si ha avuto una relazione in passato, abusi infantili i cui effetti si ripercuotono… tutto viene affrontato con una passività disarmante.

Davvero non c’è nessuna volontà di approfondimento introspettivo per quanto riguarda questi fattori?

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Virando più sull’aspetto prettamente erotico, esso è comunque assai rarefatto: anzi, le brevi sequenze in cui si opta per una pratica sessuale particolare (ad esempio le Geisha Balls) oltrepassano decisamente i limiti del ridicolo involontario, ponendo le basi per intermezzi “What the Fuck??” piuttosto trash e quasi grotteschi.

Oggettistica erotica viene provata con lo stesso misto di meraviglia e divertimento con cui i bambini scoprono un nuovo giocattolo: tale approccio non è un problema in sé, visto che il sesso è un elemento naturale della vita umana, ma rappresentate su schermo tali reazioni risultato veramente idiote e fuori luogo, prestando come già detto il fianco a facile ironia.

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FASE 4: DEPRESSIONE

Tirando le somme, temo che riempire il pubblico di spazzatura possa a lungo termine comprometterne le facoltà di discernimento tra ciò che vale la pena di essere visto e cosa invece no.

Se si perde un buon bilanciamento, con la crescente prevalenza di blockbuster o pellicole spudoratamente attira-folle che schiaccino opere ben più meritevoli di visione (per quanto magari anch’esse ad alto budget, il mio non è uno stucchevole elogio del filmetto festivaliero desaparecido) gli spettatori diventeranno, lo dico senza mezzi termini, sempre più scemi.

Spettatori che, considerati gli incassi, evidentemente amano assistere ad uno spettacolo più che tristanzuolo in cui due attori espressivi quanto i Daft Punk rappresentano una storia senza capo né coda, un rapporto negativo e idealisticamente sbagliato per fare leva facilmente sulle bassezze istintive degli astanti.

Cinquanta sfumature di ho recensito pure questo, odio la mia vita, così come pure saghe al massimo del disimpegno per maschietti come Fast & Furious o i peggiori esempi tra i prodotti Marvel pur svolgendo basilare funzione di divertimento ed appealing rischiano un ruolo preminente nella cinematografia che non gli si confà.

Non tanto per una visione utopistica di cinema come arte slegata totalmente dall’aspetto monetario (non sono un idealista, il cinema è un’industria che tra tutti i suoi vari rami muove ogni anno un sacco di soldi), ma per un bisogno mentale e spirituale di qualità.

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FASE 5: ACCETTAZIONE

Ma in fondo che funzioni proprio così non è necessariamente un male.

Cinquanta sfumature di avete portato davvero dei cetrioli al cinema, non ci posso credere è veramente una delle robe più terribili e raggelanti che io abbia mai visto: oltre alle pecche già citate, sono da segnalare anche una regia piuttosto anonima, una fotografia senza luce e basata spesso su blandi toni di nero, oltre che ad un uso scriteriato dei personaggi secondari, che vengono buttati a manciate sulla scena come coriandoli a Carnevale spesso senza un approfondimento psicologico anche vago.

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Nonostante siano state quindi due ore della mia vita buttate nella tazza del cesso e che non rivedrò mai più, ampliando la propria visione al grande schema delle cose pellicole come questa possono servire da vergognosa trashata che bilanci film migliori e basati su un minimo di rispetto nei confronti dell’umana intelligenza: la loro stessa esistenza può quindi servire per far comprendere, in contrasto, quanto altre cose siano migliori.

Il loro approdo al cinema sul momento sembra una gran rottura, ma prima o poi passano e li si dimentica fino all’annata successiva; un po’ come l’influenza stagionale.

O come un tormentone musicale.

Cinquanta sfumature di grigio

cinquanta sfumature locandinaLove, Sex, American Express.

TRAMA: Quando la graziosa e ingenua studentessa Anastasia Steele incontra Christian Grey, giovane imprenditore miliardario, si accorge di essere attratta irresistibilmente da quest’uomo bellissimo e misterioso.
Poco a poco i due inizieranno una relazione, caratterizzata dai gusti erotici decisamente singolari del signor Grey…
Tratto dal romanzo omonimo di E. L. James.

RECENSIONE: Abbiamo qui a che fare con la pellicola tratta dal primo capitolo di una serie di romanzi indirizzati al pubblico femminile, e diventati fenomeno di massa nonostante la loro scarsa qualità oggettiva e la poca inventiva.

twilight fiori

No, non quella serie di film…

Mi riferisco invece alla storia di una ragazza comune che intreccia una relazione con un figone inarrivabile, rappresentando quindi su carta e schermo una delle tipiche fantasie del gentil sesso e raccogliendo un enorme successo di pubb…

twilight fiori

Ok, dato che questa recensione sarà un lungo e doloroso calvario, partiamo dalle basi.

Differenza tra realtà e fantasia.

La realtà è la dimensione in cui viviamo, concreta, materiale ed esistente, e per sua natura solitamente presenta difficoltà o problemi vari.

Gioie ma anche dolori. Trionfi ma anche sconfitte. Sollievi ma anche bestemmie.

Nel boschetto della fantasia, invece, oltre a un fottio di animaletti un po’ matti inventati da voi, si ha la facoltà della mente umana di interpretare liberamente e senza limitazioni i dati reali e da essi creare contenuti inesistenti.

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In una fantasia (non solo sessuale, ma in generale) a meno che il soggetto fantasticante non sia un masochista tutto va come dovrebbe, in un’aura di assoluta perfezione.

Trasporre pari pari un sogno nella realtà non funziona narrativamente, perché avendo basi puramente idilliache esse si scontrano con le difficoltà normalmente presenti nel mondo reale; il risultato non è quindi credibile, cosa che costituisce uno dei presupposti fondamentali affinché lo svolgimento di un racconto regga.
È ovvio che una storia possa anche avere elementi irrealistici (astronavi, draghi, animali parlanti o robe simili), ma i suoi cardini, una volta fissati, devono servire a mandare avanti la storia stessa cercando di far dimenticare allo spettatore l’essere di fronte a finzione.

Quindi, paradossalmente, anche Guerre Stellari ha una sinossi più credibile di Cinquanta sfumature di grigio.

50 sfumature di grigio

Per realizzare questo aborto è stata selezionata infatti una delle fantasie sessuali più comuni e apprezzate dalle donne, ossia il miliardario figo, ed è stata dilatata e annacquata fino a due ore di pellicola, senza preoccuparsi minimamente di dare spessore artistico all’opera.

Una pensata demente: è come se avessero preso uno dei desideri pornografici preferiti dagli uomini, come, che so, le dottoresse sexy, e ci avessero fatto dei film.

A chi mai verrebbe un’idea del gen…

dottoressa fenech

Ah, già…

Ma dopo la doverosa introduzione, passiamo all’opera in esame.

Com’è questa versione patinata e al femminile delle pellicole italiane scollacciate degli anni ’70?

Beh, una vaccata.

Preso come film erotico manca dei due elementi principali di tale genere, ossia i personaggi e l’atmosfera

Partiamo dai primi.

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I personaggi di questa pellicola non funzionano.

Esistono coppie cinematografiche (non solo di amanti, ma di qualsiasi tipo) i cui componenti sono molto diversi; in tali casi però, solitamente, i due si completano a vicenda, rendendosi complementari l’un l’altro e muovendo la storia attraverso i loro due binari paralleli.
Un esempio classico è quello del duo Dean Martin – Jerry Lewis: bello, carismatico e risoluto il primo quanto goffo, imbranato e sgraziato il secondo, nonostante ciò riescono ad amalgamarsi e a formare un tutt’uno.

Qui no.

La coppia Anastasia – Christian è totalmente sbilanciata.

50 sfumature coppia

Entrambi hanno caratteristiche troppo marcate e calcate.

Lui è figo, magnetico ed attraente, e viene rimarcato in ogni modo che sia figo, magnetico ed attraente; lei è goffa, nella media e caratterialmente piatta, e viene rimarcato in ogni modo che sia goffa, nella media e caratterialmente piatta.

Il risultato di tali personalità troppo estremizzate è che nonostante il punto di vista della storia sia quello di lei, l’attenzione è catalizzata totalmente da lui, rendendo Anastasia un personaggio vuoto e piuttosto noioso.

Avere una Maserati e incollare un mattone al pedale dell’acceleratore non è una scelta intelligente per mostrare di avere una macchina veloce, ma una pensata imbecille che estremizza a livelli iperuranici un aspetto fin troppo evidente.

Le dinamiche narrative tra i due sono inoltre sbattute in faccia allo spettatore troppo velocemente, e i due passano da meri conoscenti ad amanti in un lasso di tempo troppo contenuto, non dando tempo a chi assiste di ambientarsi e abituarsi ai vari passaggi.

Un momento si studiano e quello dopo fanno sesso sadomaso.

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Ah, e che i manichini da crash-test abbiano più spessore narrativo di questi due tizi sicuramente non aiuta.

Capitolo atmosfera.

Nei film è molto importante creare un’atmosfera che coinvolga lo spettatore nella narrazione, in modo che ciò che veda non sia una semplice parete con un filmato proiettato sopra, ma una storia che riesca ad attirarli nell’aura del film.

Nei film erotici, in particolare, deve essere creata un’atmosfera torbida e sensuale; l’aria deve essere vibrante, per far sì che il pubblico sia interessato all’evoluzione del rapporto personale tra i due personaggi.

Questo vale non solo per i film erotici: così come nei thriller è fondamentale la tensione, negli action l’adrenalina e nei Marvel le cazzate col botto, ogni pellicola deve riuscire a far entrare il pubblico nel proprio mondo.

50 sfumature di grigio non ci riesce, per due motivi.

Il primo è la già citata ed eccessiva artificiosità della storia dovuta alla sua credibilità inesistente.

Il secondo è una pecca comune ai film tratti da romanzi, ossia il fatto di descrivere/parlare/discutere tantissimo e mostrare poco attraverso recitazione ed immagini.

Detto in altri termini, nemmeno in un’opera di Shakespeare sceneggiata a sei mani da Christopher Nolan e i fratelli Wachowski con la regia di Martin Scorsese si parlerebbe così tanto.

Quindi, ricapitolando: due cose importanti, entrambe toppate in pieno.

loki facepalm

E il sesso?

Beh, questo film dura circa due ore: la prima scena erotica inizia dopo più di quaranta minuti e dura sui 60-90 secondi, per cui credo che le attese in ambito “oh, mio Dio, ma questo è un porno” siano state, tanto per cambiare, un tantino esagerate.

Cambiando argomento, pensavo che il titolo dell’opera fosse un’allusione alle sfaccettature caratteriali di Grey, e non al disperato tentativo da parte della fotografia di aspirare ogni parvenza di vivacità e naturalezza ai colori.

La sensazione è infatti di assistere a due ore di film attraverso uno strato di domopak che la luce non riesce ad attraversare, appiattendo quindi i colori rendendoli asettici e artificiali.

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Pur con il buon doppiaggio da parte di Andrea Mete e Rossa Caputo, funzionale al tipo di storia, i protagonisti Dakota Johnson e Jamie Dornan sono due totem inespressivi.
Troppo granitico e glaciale lui nell’eccessiva rappresentazione del figone stereotipato, troppo macchiettistica e con le mossettine lei nell’eccessiva rappresentazione della ragazza comune.
Nulla di nuovo sotto il sole.

Per chiudere il discorso e allo stesso tempo riallacciarmi alla gag iniziale, non solo questo film è una versione porno di Twilight, ma è anche peggiore rispetto ad esso.

sfumature twilight
Crepuscolo infatti aveva la scusa di essere un film (oddio, forse “film” è un po’ eccessivo…) indirizzato ad un pubblico abbastanza giovane, e quindi dai gusti MOLTO semplici; è ovvio che esistano pellicole realizzate per spettatori minorenni aventi una qualità complessiva più che buona, ma dato i soggetti di riferimento diciamo che non si è costretti a fare Bergman, e la si può prendere più alla leggera.

Ma qui no: 50 sfumature di grigio non ha le minorenni come target, spero, ma ragazze più mature.

Ormai donne.

Persone che quindi dovrebbero avere anche dei gusti più maturi, senza abbandonarsi a film sterili nati da basilari fantasie, che sono assolutamente normali da avere ma che non giustificano l’esistenza di un’opera cinematografica scadente e facilona, messa in piedi solo per spillare dei soldi ad un pubblico altrettanto facilone.

Persone che magari potrebbero e dovrebbero avere un maggiore senso critico nei confronti dell’intrattenimento a cui stanno assistendo.

E non far ottenere successo ad opere pessime.

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