L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Diesel’

Fast & Furious 8

La brum di Toretto ha un buco nella gomma.

TRAMA: La squadra di Dominic Toretto sembra aver finalmente trovato la tranquillità tanto desiderata.
Purtroppo i guai sono dietro l’angolo, e questa volta si manifestano sotto le spoglie di una spietata terrorista informatica, che riesce a spezzare l’equilibrio della squadra trascinando Dominic dalla sua parte.
Per riportarlo alla ragione, Letty, Hobbs e gli altri saranno costretti a chiedere aiuto ad un loro vecchio nemico, Deckard Shaw.

 

RECENSIONE:

Carro armato (??)

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Dodge Charger.

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Nissan IDX.

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Jaguar F-Type Coupe.

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Corvette Stingray 1966.

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Bentley GT BR9 coupe.

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Subaru BRZ.

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Lamborghini Murcielago.

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Mercedes AMG GT.

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Corvette 1966.

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Ford Fairlane 1956.

 

VROOM VROOM BANG BUM PATA-PAM CRASH.  

Bla bla bla famiglia, bla bla bla tradimento, bla bla bla il mio pene è più lungo del tuo, bla bla bla stereotipi imbecilli a camionate, bla bla bla techno mumbo-jumbo campato per aria.

Che cazzo ci fa Kurt Russell in ‘sta roba?

Che cazzo ci fa Charlize Theron in ‘sta roba?

Che cazzo ci fa Helen Mirren in ‘sta roba?

Se una serie come questa arriva al capitolo OTTO esiste un problema.

 

Buona Pasqua.

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The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe

the-last-witch-hunter--l-ultimo-cacciatore-di-streghe locandina– Suvvia, “niente cazzate”.

– Ho forse detto “niente cazzate con Vin Diesel”?!

TRAMA: Kaulder è un cacciatore di streghe che combatte contro le forze del Male da secoli. Poco prima di essere uccisa, infatti, la Regina delle streghe gli ha passato la sua immortalità, in segno di maledizione.
Oggi è l’ultimo cacciatore rimasto, e quando la Regina risorge in cerca di vendetta comincia una battaglia serrata che rischia di distruggere l’intera umanità.

RECENSIONE: Per la regia di Breck Eisner, The Last Witch Hunter è un’opera banale e abbastanza stupida, che al buon cinefilo fa balenare alla mente i bei vecchi tempi in cui a fare i conti con una sposa di Jack Nicholson si era trovato Nicolas Cage.

Qui in particolare si riscontrano inoltre analogie con il dimenticabile/ato Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe, aggiungendo un pizzico di Van Helsing e una spruzzata di Constantine.

Filmoni, eh?

last witch hunter strega

Dato il tema della pellicola mi gioco subito la battuta facile e stereotipata, così me la tolgo dai piedi e possiamo andare oltre.

Eh-ehm:

In The Last Witch Hunter Vin Diesel combatte contro irascibili e terrificanti donne votate al Male.
Tipo quando stringono un patto col diavolo.
O quando hanno il premestruo.

Fatto, andiamo avanti.

Niente Potere del Trio qui, ma personaggi bidimensionali smussati con l’ascia come ogni film squallido che si rispetti.
Attraverso una paurosa accozzaglia di cliché uno più telefonato e stravisto dell’altro (l’highlander smemorato, il vecchio mentore dal cuore d’oro e i cattivi brutti e tetri, ci manca solo la strega lesbica) si riprende il tema della fattucchiera come creatura magica avente un controllo sui quattro elementi (niente Cuore di Kamčatka?), con un’infarinatura leggera leggera di lotta sociale.

Fortunatamente ci risparmiamo Lenin che si scioglie con l’acqua.

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La regia non si basa sul ritrovamento di un nastro realizzato da escursionisti incauti, ma utilizza le classiche riprese semi-pseudo-tipo-oniriche in cui si va indietro e avanti nel tempo a raffica con relativi cambi di luce e filtri.

Tali passaggi, sottili e delicati come buttare un’incudine in una piscina, non fanno altro che aumentare nello spettatore il pensiero di come avrebbe potuto sfruttare altrimenti il tempo buttato nel guardare il film, con valide alternative come fissare il muro, dormire o spararsi.

Considerando comunque la breve ora e mezza di durata, se non altro questa boiata finirà prima che la foresta di Birnam marci contro di noi.

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Come già accennato in apertura, i temi de L’ultimo cacciatore di streghe sono gli stessi di un qualsiasi film d’azione fantastico/horror o simili che abbiate mai visto nella vostra vita.

L’ultimo guerriero che combatte ed il Male come entità sempiterna sono i principali, e vengono rimarcati in mezzo ad uno stuolo di comprimari inutili, trascurabili e altrettanto stereotipati che costituiscono un pallido contorno.

I dialoghi sono la quintessenza del già sentito, e la sceneggiatura è stata probabilmente ideata a seguito di un’indigestione di cozze, un delirio di febbre malarica o una visione indotta dalla tizia col fratello che corre veloce, perché non si spiega altrimenti la totale mancanza di brio narrativo.

Protagonista il sempre granitico Vin Diesel (è Dìesel, non Diesèl). Adatto ai panni del savio eroe immortale come Denzel Washington alla riunione del Ku Klux Klan, non ha la capacità di iniettare buone dosi di ironia in un film mediocre per tenere sveglia l’attenzione del pubblico, come farebbe uno Schwarzenegger o un Dwayne Johnson.

the last witch hunter diesel

Questa è una grossa pecca, perché la scarsa qualità è già letale di per sé, e se vi si aggiunge un ritmo triste come tre sorelle impiccate, il risultato è tragico.
Tale accoppiata sospende il film in un limbo: sicuramente non una buona pellicola, ma neanche una cazzata disimpegnata e ridanciana per soddisfare la propria voglia di svago.

In una robaccia del genere non speravo certo di vedere Rose Leslie interpretare un memorabile personaggio femminile forte ed indipendente (per la qualità risibile di questa pellicola mi sarei accontentato di lei nuda in una caverna), ma stanca assistere al solito personaggio piatto e con due caratteristiche-due messe alla veloce tanto per non essere tacciati di maschilismo.

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Ruolo minore per un impalpabile Elijah Wood: non posso sfottere il film per lui, ma posso sfottere lui.

Non è comunque il peggiore dei film possibili (la strega avrebbe potuto avere una bisbetica madre che vi faccia da suocera), ma The Last Witch Hunter è sicuramente un’opera piena di difetti, che anche in un periodo post-Halloween non ha particolari motivi per essere guardata.

P. S. Chi indovina tutti i riferimenti a streghe di altre opere in questa recensione vince un orsacchiotto.

Guardiani della Galassia

guardiani-della-galassia«A Riccà, nei firm de prima avèmo messo l’omo de féro, er reduce de guéra, er dio vichingo e er bestione verde che se ‘ncazza; mo’ che ce ‘nventàmo?»

«A Francè, ma che te frega? Mettice ‘n procione che spara e n’arbero parlante, tanto ‘a ggente sicuro che lo va a vede…»

TRAMA: Dopo aver rubato una misteriosa sfera al terribile Ronan, il pilota terrestre Peter Quill si allea con una banda di reietti sopra le righe per salvare la galassia dal temibile nemico.

RECENSIONE: Ci sono film che sanno mascherare bene i propri difetti.

Ne hanno (e tu che li stai guardando lo sai bene) ma la loro ricerca è difficoltosa, dato il loro celare rughe e crepe sotto innumerevoli strati di spesso fondotinta o sgargiante carta da parati.

Facendo un paragone venatorio, individuare le pecche di certe opere è come andare a caccia di quaglie nel sottobosco, con una fitta nebbia e armato di una cerbottana difettosa.

Avete capito cosa intendo?

Bene, qui è esattamente il contrario.

Trovare difetti in Guardiani della Galassia è facile come abbattere un capodoglio spiaggiato in una giornata agostana di sole a picco e armati di bazooka.

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E il problema non è il partire prevenuti, ma che a parte rari casi (dirò fino all’afonia che X-Men: Giorni di un futuro passato, pur coi suoi tanti difetti, è un film supereroistico come Cristo comanda) le pellicole sui personaggi della Marvel Comics sono la solita menata a base di effetti speciali roboanti, ironia infantile e sceneggiatura desaparecida.

Detto in termini metaforici cari a Fedro, è il lupo che intorbidisce l’acqua perché sta a monte, non l’agnello che la beve a valle.

E mi dispiace dover ripetere sempre le stesse cose, sembrando un disco rotto, un segnale orario inceppato o “un predicatore del cavolo che mi parla dell’inferno e del paradiso” (cit.), ma la situazione è questa: incassano tantissimo perché come capacità di attirare i ragazzi sono la versione maschile dei saldi da Sephora, ma ad un occhio critico non possono che risultare meno di mediocri.

Potete teoricamente andare a rileggervi il mio commento su The Avengers, che a suo tempo mi fece ricevere una camionata di insulti irripetibili (e che fu inoltre una delle prime cose che scrissi, perché io la captatio benevolentiae non so neanche dove stia di casa) e cambiarne i nomi.

Cosa abbiamo qui di diverso?

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A PARTE due tizi usciti da una fantasia allucinogena dei Led Zeppelin?

Poco o niente.

La regia dell’ex Troma-boy James Gunn non si discosta dai binari dettati dall’astronave madre Marvel: facciamo vedere esplosioni, botte, inseguimenti, facciamo vedere esplosioni, botte, inseguimenti eccetera eccetera.
Lo sviluppo sempre più accurato della computer grafica ne permette un uso molto più massiccio rispetto ad altre opere anche solo di pochi anni fa, per cui essa diventa spesso una stampella per il director che abbia poche idee e un grosso budget a disposizione.
Le scene di combattimento nello spazio sono un’overdose di luci e colori, tanto di impatto esteticamente quanto rendano difficile l’individuazione di mezzi, ostacoli ed elementi materiali vari.

In pratica spesso non si capisce un tubo di chi stia sparando a cosa.

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Il motion capture, inoltre, consente anche di avventurarsi in primi piani che tempo fa sarebbero sembrati piuttosto azzardati, e che ora invece inquadrano volti molto più realistici e particolareggiati.
Utile se uno dei passatempi preferiti dello spettatore sia contare le vibrisse dei propri animali domestici, altrimenti tale scelta risulta sovente un po’ troppo fine a se stessa.

Sulla sceneggiatura preferirei non dire nulla perché è maleducazione parlare degli assenti.

No, dai, diciamo che è la solita accozzaglia di stereotipi: gli inseguimenti, il tradimento, il cattivo che si rivela buono, i reietti dal cuore d’oro e dalle abilità particolari che tutti insieme combattono un’enorme minaccia ecc…
Le relazioni tra i vari personaggi sono (e ti pareva) raffazzonate e poco sviluppate, tanto da apparire casuali, e ovviamente il tutto è condito dalla solita Cristo di ironia Marvel: esagerazione nei toni, infantilità nei contenuti, personaggi carismatici in maniera troppo marcata, elementi troppo macchiettistici e chi più ne ha più ne metta.

Qui nello specifico il loop anagrafico di Groot e l’incapacità di Drax nel capire il linguaggio figurato sono veramente troppo… troppo…

Troppo.

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Cast?

Coralità alla Quella sporca dozzina, soliti attori in rampa di lancio (Bradley Cooper come procione doppiato da Christian Iansante ruba la scena), soliti volti notissimi in ruoli secondari (qui Glenn Close, John C. Reilly, Djimon Hounson e Benicio del Toro, già visto in Thor: The Dark World) che Dio sa quanto li abbiano pagati.

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Il solito.

Non vi piace la Marvel? Evitatelo come i monatti.

Vi piace la Marvel? Mi dispiace per voi.

Su, scherzo: se apprezzate il genere andatelo a vedere.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Chi indovina vince un orsacchiotto.

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