L'amichevole cinefilo di quartiere

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Baywatch

Scollature, panettoni
Rigoglio sano di femminili ormoni
Colline bianche e solchi misteriosi
dove si appuntano gli sguardi dei golosi
perché al mondo, al mondo
ci sono troppe poppe, poppe, poppe.

TRAMA: Il guardaspiaggia Mitch è impegnato ad addestrare nuove reclute, tra cui Matt, un nuotatore professionista. Contemporaneamente, coinvolge i ragazzi in una serie di folli indagini su un probabile traffico di droga che coinvolge la proprietaria di un esclusivo club…

RECENSIONE: È mio dovere avvisarvi: questo film ha un enorme difetto.

Non è per tutti.

Come ogni opera a tinte fortemente intellettuali, infatti, la profondità dei suoi contenuti non è immediatamente raggiungibile dalla comune mente umana; al contrario, essa necessita di una concentrazione non indifferente e di un impegnativo sforzo psicologico da parte dello spettatore, che rischia di perdere le più sfuggenti sfumature dell’esperienza narrativa a cui si trova innanzi.

Amo il cinema da che ne ho memoria e credetemi, penso di non peccare di arroganza affermando che abbiamo qui raggiunto una vetta difficilmente avvicinabile da parte dei futuri prodotti cinematografici, che avranno in Baywatch un confronto purtroppo per loro impari e, temo, perso in partenza.

Un film pregno di contenuti filosofici, metaforici ed introspettivi.

Come Bergman, ma più tettoso.

Come Tarkovskij, ma con più addominali.

Come Godard, ma con più battute sui peni.

Novello Virgilio, con i miei umili mezzi cercherò di accompagnarvi in questa esperienza sensoriale e farvi comprendere attraverso i miei scritti quanto questo film, questa pellicola, questa… magna opera costituisca non solo una delle pietre miliari della storia del cinema, ma anche una delle fondamenta della cultura occidentale.

Partiamo dall’ovvio: le donne del film.

Questi angeli dalle forme giunoniche scesi da un iperuranio lontano e trascendentale non sono, come solo uno stolto potrebbe pensare, un espediente per attirare frotte di pubblico maschile dall’ormone birichino, ma fungono da chiaro richiamo al concetto più puro di femminilità: la maternità da cui tutti noi deriviamo.

Per quanto possiamo essere cresciuti a livello psico-fisico, ognuno di noi proviene dal grembo materno e dal seno, che allattandoci ha fornito a noi pargoli il primo nutrimento e la prima fonte di energie per affrontare il mondo.

Il continuo ed ipnotico sballonzolamento di tali enormi seni mediante una slow motion che oltrepassa di gran lunga il mediocre Matrix rappresenta nello specifico l’aspetto più imprevedibile della femminilità: la donna è un essere in continuo cambiamento ed evoluzione, un mondo in movimento da scoprire, ogni giorno sempre nuovo.

Quale genialità, quale meraviglia, quale epifania inoltre nell’ammirare la donna a contatto con l’acqua, immagine in cui solo i più ignoranti possono non cogliere il chiaro trait d’union con La nascita di Venere, capolavoro quattrocentesco del Botticelli a cui la pellicola strizza chiaramente l’occhio.

Ma Baywatch, da masterpiece quale è non si limita ad una delle metà del cielo.

No, sarebbe troppo facile: anche l’uomo deve essere innalzato.

The Rock non è semplicemente un omone simpatico usato per fare da piacione.

Zac Efron non è semplicemente il ragazzetto caruccio che gli faccia da spalla comica.

No, i loro fisici scultorei sono chiaro richiamo alle forme maschili perfette: essi sono dei David di Michelangelo, degli uomini vitruviani le cui carni spinte fisicamente al massimo fanno giustamente vergognare il maschio comune, il cui fisico assume la connotazione di quello del maestro Pregadio in confronto all’Übermensch samoano ed al golden boy di High School Musical.

Focalizzandosi sulle gag comiche, sotto un abilissimo travestimento da sgangherate puttanate esse celano un sottotesto dalla profondità filosofica e narrativa tranquillamente paragonabile al misticismo di Osho.

Zac Efron vestito da donna non è per nulla un patetico tentativo di risata facile tramite il trito espediente dell’uomo en travesti, ma anzi è diretto esempio del superamento della ormai limitante separazione tra i sessi.
Prima di distinguerci tra uomini e donne siamo innanzitutto persone: Efron donna è un messaggio di pace ed uguaglianza di grande memorabilità e spessore umano, un po’ la versione moderna dell’Ich bin ein Berliner di Kennedy o dell’I have a dream di Martin Luther King.

Le continue battute su peni e tette nascondono un evidente retrogusto amaro, che freudianamente si può estrinsecare nella difficoltà del corteggiamento e nello scontro tra razionalità sociale ed istinto animalesco, il tutto condito da un alone malinconico che non può non ricondurre la mente al comico ma allo stesso tempo triste vagabondo impersonato da Charlie Chaplin.

Ma Baywatch non si accontenta di scavare nella profondità dell’intelletto, vuole sfidare il pubblico, tendendogli una trappola.

La CGI del film è infatti veramente orribile: uno spettatore poco accorto potrebbe pensare “Porca puttana, ma questi effetti speciali sono lammerda! Sembrano fatti con Windows 98!”

Ed è lì che casca l’asino: è ovvio che tale scarsa cura sia voluta, e questa è una sottile quanto sagace critica all’industria hollywoodiana stessa, che punta troppo sulla forma e poco sulla sostanza.

Come Ned Ludd a fine Settecento, Baywatch compie una coraggiosa opera di distruzione nei confronti della tecnologia, in quanto essa non è più servitrice dell’uomo, ma suo feticcio anti-sociale.

Quale mirabile inventiva.

Sugli attori, penso che dilungarsi sulle loro performance sarebbe offensivo verso Stanislavskij, Strasberg, Chekhov e gli altri grandi maestri della recitazione.

Se Efron e Dwayne Johnson hanno un’alchimia che supera di gran lunga quelle delle grandi coppie del passato (spazzati via Lemmon e Matthau, Martin e Lewis, Redford e Newman), il cast femminile offre interpretazioni la cui cristallina qualità trascende nettamente i limiti umani.

Se la bionda Kelly Rohrbach, che non riesco a comprendere come sia solo una modella di Sports Illustrated tanto è brava e naturale (ve la butto lì: siamo di fronte alla nascita della nuova Marilyn?) richiama sapientemente con i suoi infiniti primi piani sulle terga la celebre Venere Callipigia, la mora Alexandra Daddario conferma le straordinarie doti recitative già mostrate nell’eccellente serie tv True Detective.

Enormi doti recitative.

Così come il movimento impressionista si separò dai canoni artistici tradizionali dell’arte ottocentesca, così Baywatch traccia una netta linea di demarcazione nei confronti della Settima Arte come eravamo abituati a conoscerla.

C’è stato un prima di questo film e ci sarà un dopo questo film.

Capolavoro.

 

 

 

P.S. Dopo la recensione faceta, qualche nota più seria.

Per quanto il film sia costituito da due ore di scempiaggini, ammetto che la loro totale imbecillità ed il mai prendersi sul serio mi abbiano strappato ben più di una risata.

Efron e Johnson come coppia comica hanno un’alchimia migliore di quanto mi aspettassi.

I personaggi femminili sono dei tettuti soprammobili bidimensionali (a parte le poppe). Se siete maschietti non sarà un brutto vedere, ma anche i due fustacchioni citati sopra possono sollazzare l’occhio delle fanciulle.

Le battute sono talmente tante che per la legge dei grandi numeri qualcuna per forza va a segno; la maggior parte sono simpatiche, dai.

La CGI è terrificante.

Come film trash-demenziale non neanche male.

Impressioni di trailembre – Baywatch

baywatch

– Si apre con un cartello recante la scritta “RESCUE”, ossia “Salvataggio/Soccorso”.
Consideratelo uno spoiler del leitmotiv ironico di una mia futura ed eventuale recensione.

– Prima tizia in costume che esce dall’acqua con un’apparizione erotico-mistica in stile Ursula Andress. Secondi di trailer trascorsi: UNO.
Record mondiale di fanservice raggiunto.


– L’élite dell’élite. Butterei un élite² ma sarebbe una perla ai porci.

– Piacenti fanciulle che zompano felici sulla sabbia al secondo CINQUE. Non ci state nemmeno provando.

– La carrellata sulle tre bonazze seguite da un The Rock a torso nudo che saltella come una vispa Teresa samoana è una delle immagini più bizzarre e (in)volontariamente ridicole che abbia visto negli ultimi tempi.

– “Noi proteggiamo quando le altre persone non vogliono proteggere”, MAGARI PERCHÉ È IL VOSTRO MESTIERE???

Scusa Roccia, ma a salvare le persone dall’annegamento chi ci deve pensare, la S.W.A.T.??

– Considerato che Dwayne Johnson ha una cassa toracica delle dimensioni del mio sgabuzzino, avrei pensato che spegnesse l’incendio sulla barca soffiandoci contro come il Lupo dei Tre Porcellini.
Dopo San Andreas questo ed altro.

– Tizia salvata si offre sessualmente al proprio salvatore mentre tecnicamente il salvataggio non è ancora completato.
Comprendo che il nostro eroe sia un bel fustacchione e che questo film sarà probabilmente un abominio artistico, però signorina calmi gli ormoni.


– Ok che gli Stati Uniti stiano attraversando un periodo non felicissimo dal punto di vista economico, ma che taglino i fondi ad un dipartimento di soccorso in spiaggia basato su UOMINI E DONNE DAI PETTI ENORMI mi sembra un patto narrativo dalla difficile accettazione.

Non hai i soldi per mantenerli? Raccogliete fondi attraverso il loro aspetto estetico!

Sfilate in spiaggia, gare di sollevamento pesi, Miss Maglietta Bagnata… FATE QUALCOSA!!

do-something

– Pronti via ed il nuovo arrivato si presenta fissando le tette alla Daddario, che costituiscono tra l’altro due dei motivi principali che spingeranno la gente ad andare a vedere questa roba. NON FARE DEL FACILE MORALISMO FILM, SEI COMPLICE!

A proposito, #TeamDaddario

– Commentare che le “boobs” di una donna sono particolarmente vicine al suo viso può essere considerato un complimento, perché sta a significare che il suo seno non è cadente.

Ovviamente no, è solo un mio tentativo per giustificare razionalmente uno dei dialoghi più idioti ed irrealistici dai tempi del risotto con le erbette di Tomba.

– Zac Efron si toglie la maglietta in slow motion, rispettate le quote rosa.

In questo caso, azzurre.

– Ma un manzo che si toglie la T-shirt è davvero l’immagine più erotica pensata per le donne? Capirei Twilight, che era un film evidentemente indirizzato alle quindicenni, ma questo è Baywatch!

Un film evidentemente indirizzato ai quindicenni.


– Zac Efron ha vinto delle medaglie d’oro. Per la precisione due, una per ogni film osceno che ha girato con Robert De Niro.

– Sfottere un tizio enorme che potrebbe aprirti in due usando solo i muscoli delle sopracciglia per non avere vinto nessuna medaglia d’oro è un comportamento candidato d’ufficio ai prossimi Darwin Awards.

– “Abbiamo un corpo morto sulla nostra spiaggia.” Dai, va bene che Kelly Rohrbach è una modella di Sports Illustrated, però criticare così la sua recitazione mi sembra eccessivo.

baywatch-kelly

– The Rock ed Efron discutono su ciò che viene comunicato loro dai propri testicoli. Efron imita la voce degli attributi in modo flebile venendo insultato da Johnson, a cui ribatte affermando la saggezza dei suoi zebedei.

Dato che per questa scena le possibilità di commento sono infinite, non voglio tarpare le ali a nessuno.
Lascerò quindi che sia la mente di ognuno di voi a pensare la battuta più appropriata.

– “Benvenuti a Triste ed inutile remake non pornografico di un’innocua serie cult anni ’90“.

– Un gioco di parole sul termine “beach” seguito da due tizie in costume che ancheggiano sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

– The Rock ed Efron su uno scooter rosa che… no, dai, non ce la posso fare.


– Slow motion di scene a caso inframmezzate da inquadrature in cui appaiono le solite abusate gag fisiche, Efron truccato da donna, l’ennesima femmina popputa con una scollatura che non piacerebbe a suo padre, elicotteri e salvataggi con presa da wrestling (??) il tutto affogato in una CGI abbastanza squallida.

Ottima chiusura, complimenti.


– Battuta che presumo possa essere un gioco di parole tra “You people” e “You peep all”, ma che non penso di aver capito o di voler capire.

Baywatch, un film che risponde ad una domanda che nessuno ha posto.

Pillole di cinema – San Andreas

ANDRS_TSR_1SHT_INT_Rev.inddDestruction leads to a very rough road
But it also breeds creation
And earthquakes are to a girl’s guitar
They’re just another good vibration
And tidal waves couldn’t save the world
From Californication.

TRAMA: California. In seguito ad un terremoto di magnitudo 9 scatenato dal risveglio della famigerata faglia di Sant’Andrea, un pilota di elicotteri e la sua ex moglie intraprendono un viaggio da Los Angeles a San Francisco per cercare di trarre in salvo la loro unica figlia.

PREGI:

 Non si vede The Rock ricucire la faglia di Sant’Andrea con la sola forza delle braccia: Ad essere sinceri in presenza di tale scena avrei tessuto le lodi di questa pellicola fino a perdere la voce, il senno o entrambi, ma per quanto San Andreas sia una cazzatona col controbotto non si arriva a tanto.

Già mi immaginavo la sequenza madre del film, con Dwayne Johnson che in slow-motion avvicina tra loro i due lembi della spaccatura alzando gli occhi al cielo e gridando: “Che tu sia maledetto, Wegener!!!”.

Peccato.

C’è Alexandra Daddario: Questo punto l’ho messo principalmente per tre motivi:

1) La sua bellezza dovrebbe essere illegale;

2) Ha sgominato l’arena clandestina di Lou Diamond Phillips;

3) Non avessi inserito lei e la cretinata precedente, la sezione “PREGI” di questa recensione sarebbe rimasta vuota e ciò non mi garbava.

DIFETTI:

Sceneggiatura scontata come la birra al Lidl: Risultato di personaggi unidimensionali (padre eroico senza paura, ragazza in difficoltà ma tosta, moglie/madre coraggiosa, scienziati brillanti ma inascoltati, buoni samaritani random…) e scene una più telefonata dell’altra.

E poi che titolo è San Andreas?

Non avrebbero potuto chiamarlo, che so… The Rock vs la tettonica a placche?

Quasi quasi tifavo il terremoto.

Irrealismo narrativo à gogo: Fratello gemello del punto precedente, già dopo due minuti la pellicola viene abbandonata dal nesso di causalità in maniera ahimè irreversibile.
Non posso dilungarmi eccessivamente per non fare spoiler sulla trama in sé (ho già scritto che l’originalità latita, ma non si sa mai); vi basti sapere che nella cara e vecchia realtà in cui viviamo i personaggi sarebbero andati a contare le margherite dal basso in una quantità di occasioni incalcolabile.

– Cast completamente a caso: Non ho idea del criterio usato nella scelta degli attori, e a questo punto ho troppa paura per chiederlo, ma non ce n’è uno che ci azzecchi col rispettivo ruolo neanche a pagare.

La Roccia (già visto nello stupro alla mitologia ellenica Hercules – Il guerriero) come amorevole padre di famiglia con quel fisicone lì è ridicolo, così come Carla Gugino sua ex moglie (dopo, lo ricordiamo, essere stata consorte del mugnaio spagnolo in Spy Kids).
Stesso discorso per la già citata Alexandra Daddario, che rimarrà scolpita imperitura nella memoria collettiva per True Detective, in cui ha mostrato i suoi enormi e maestosi… occhi.

Che Dio la benedica.

Completano il quadretto Paul Giamatti, che comunque non scenderà mai più in basso di The Amazing Spider-Man 2, e Ioan Gruffudd, di cui francamente mi ero dimenticato l’esistenza.

 Scienza? Come funziona? Nel caso in cui abbiate nel vostro bagaglio culturale qualche conoscenza basilare (ma proprio basilare) di geofisica, San Andreas potrebbe suscitarvi ben più di una risata.

E che alcune sequenze ricordino molto 2012, altra mirabile perla di cinematografia intelligente permeata di grande accuratezza scientifica, non è DECISAMENTE un punto a favore del film.

CONSIGLIATO O NO? Ah ah ah!!!

No, ma seriamente?

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