L'amichevole cinefilo di quartiere

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Serenate. Parole e opinioni in libertà – Kung Fury

Ovvero, uno dei più grandi atti d’amore nei confronti del cinema anni ’80.

kung fury logo

Capita talvolta che trash e genio abbiano una linea di demarcazione molto sottile, che li rende perciò difficili da distinguere.

Come il leopardo e il giaguaro.

Il fucsia e il magenta.

La birra al limone e l’acqua del cesso.

Capita talvolta anche che da quella tetra accozzaglia di porno, gatti e meme comunemente chiamata “internet” fuoriesca qualcosa di passabile, se non addirittura buono.

È questo il caso di Kung Fury, cortometraggio scritto, diretto e interpretato da David Sandberg, presentato al Festival di Cannes e pubblicato su YouTube il 28 maggio scorso.

kung fury

Finanziato grazie a Kickstarter, famoso sito di crowdfunding, Kung Fury riassume, nei suoi trenta minuti circa, l’intero cinema action degli anni ’80.

Scene, battute ed effetti visivi tipici delle pellicole prodotte in quel decennio vengono infatti inseriti condendoli con esagerazioni iperboliche, violenza talmente estrema da essere quasi cartoonesca, nonsense e un’enorme dose di citazionismo; se siete amanti, come il sottoscritto, di riferimenti ad altre opere all’interno dei film, Kung Fury vi offrirà una miniera di citazioni, che renderanno ancora più divertente la sua già esilarante visione.

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Per quanto riguarda l’idea alla base dell’opera (omaggiare un determinato genere narrativo o temporale), essa è già stata utilizzata, con alcune varianti, in altri casi.

Un primo esempio è Last Action Hero – L’ultimo grande eroe, film azione-commedia del 1993.

Questa pellicola ruota attorno alle vicende di un ragazzino che, grazie ad un biglietto del cinema magico, si ritrova fisicamente all’interno di un film con protagonista il suo eroe preferito, il detective Jack Slater interpretato da Arnold Schwarzenegger.

La comicità della pellicola fa perno soprattutto sugli ostentati e volutamente esagerati cliché del cinema action-poliziesco, e sui vani tentativi da parte del giovane di far capire a Slater che il suo mondo è in realtà un film.

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Un secondo esempio è l’intro di Treehouse of Horror XXIV, episodio della serie televisiva I Simpson.

Ideata dal regista e sceneggiatore Guillermo del Toro, essa unisce la classica sequenza di apertura del celebre cartone animato di Matt Groening con una quantità enorme di riferimenti all’horror di ogni epoca, con elementi provenienti da ogni mezzo narrativo (film, serie tv, libri).

Il risultato, ça va sans dire, è veramente ottimo.

Tornando a Kung Fury, preferisco rimanere piuttosto sul vago sia nella descrizione del corto in sé sia nel proporvi immagini di esso, perché uno dei suoi aspetti più comici risiede sicuramente nel rimanere spiazzati da dove la trama vada a parare e quale sia l’invenzione narrativa di turno, dato che le scene si succedono l’una all’altra con sempre minor senso logico e serietà.

Come direbbe lo spot di Aiazzone, provare per credere.

Io l’ho apprezzato moltissimo, ditemi poi che ne pensate 😉

GTA V In-Game Movies (Capolavoro – The Loneliest Robot in Great Britain – Meltdown)

RECENSIONE: Tre finti film della durata di circa 10 minuti ciascuno che è possibile vedere entrando nei cinema all’interno del mondo di gioco del videogame GTA V.

In generale mi sono piaciuti, perché hanno tutti una componente fortemente parodistica e in un videogioco del genere questo è un aspetto fondamentale. Tutti e tre colpiscono un sottogenere della cinematografia e per farlo vanno a esasperare i difetti intrinsechi dei diversi tipi di narrazione, partorendo dei prodotti godibili e ben realizzati.

Capolavoro è un incomprensibile corto onirico in bianco e nero parlato contemporaneamente in francese e spagnolo. Per le atmosfere, le tecniche registiche e il montaggio esso è una satira contro i film dalla forte componente introspettiva (italiani, in particolare) dove a dialoghi a fiume si contrappongono immagini di cui è difficile capire i legami logici. Non ha un senso e non vuole averlo.

The Loneliest Robot in Great Britain è del trio quello che ho apprezzato di più. Ambientato in un’Inghilterra del futuro in cui robot e umani convivono, all’apparenza è simile ai corti d’animazione per i più piccoli; in realtà contiene sarcasmo, scene sessuali esplicite, violenza e una dose massiccia di sadismo. Per risate nerissime.

Meltdown, ispirato in parte a Wall Street di Oliver Stone, racconta l’ascesa di un giovane ambizioso e rampante preso sotto l’ala protettrice da uno squalo della finanza. L’aspetto più ironico del corto è che i personaggi parlano di espedienti cinematografici (come cliché, ellissi temporali, voci fuori campo ecc…) come se loro stessi si rendessero conto di questi elementi e di far parte di un film.

Carini.

 

Il circo della farfalla

butterfly-circusVenghino signori, venghino! Più gente legge questa recensione più bestie si vedono!

TRAMA: Un uomo nato senza arti è mostrato in uno spettacolo di fenomeni da baraccone come “abominio della natura”. L’incontro con il proprietario di un circo sarà per lui fonte di grande cambiamento.

RECENSIONE: Cortometraggio del 2009 diretto da Joshua Weigel della durata di circa 20 minuti, Il circo della farfalla contiene un importante insegnamento (sì, lo chiamo così anche se il ruolo del cinema non è quello di maestro) sull’importanza dell’umanità e del rispetto nei confronti di tutti.

Si va quindi al di là di meri giudizi estetici, mostrando l’intensità e l’evoluzione che un uomo può compiere attraverso la fortuna di conoscere persone buone che possano accoglierlo e farlo sentire amato e accettato. Le potenzialità, anche quelle insperate, vengono prepotentemente alla luce senza il velo formato dai pregiudizi delle persone superficiali e dalla scarsa autostima.

La farfalla come simbolo di cambiamento e di presa di coscienza delle proprie capacità, aspetto evidenziato dalle scelte registiche, che pongono in primo piano il lato umano del cortometraggio, raffigurando piccole storie e particolarità che contribuiscono all’avvicinamento dello spettatore alle vicende narrate. Aspetto fondamentale essendo un corto che punta sulla forza emotiva.

Eduardo Verástegui è efficace come sensibile direttore di una compagnia circense, e come contorsionista compare Doug Jones, alter ego attraverso la computer grafica di molti personaggi del cinema come Abe Sapien in Hellboy e Silver Surfer nel film con i Fantastici 4.

L’attore protagonista, Nick Vujicic, è veramente affetto da tetramelia ed ha usato la sua grande forza di volontà diventando un motivatore, cercando in questo modo di aiutare le persone affette da gravi handicap fisici a superare le difficoltà della vita.

Emozionante.

Qui il link YouTube sottotitolato in italiano: http://www.youtube.com/watch?v=OYozbkt026I

The Maker

the makerSi. Può. Fare!!!

TRAMA: La creazione della vita da parte di una strana creatura simile a un coniglio.

RECENSIONE: Cortometraggio semplicemente fantastico, l’unione di poesia, arte e artigianato con una metafora di fondo sulla vita. Il tutto viene raffigurato in meno di sei minuti, con una ottima stop motion, che contribuisce a dare spessore e consistenza a personaggio e oggetti.

Assolutamente da vedere, non c’è altro da dire.

Qui il link al video su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=YDXOioU_OKM

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore

I fantastici libri volanti del signor Maurizio Menopiù. Sì, in italiano non avrebbe reso…

TRAMA: Dopo un uragano che ha spazzato via casa sua Mr. Morris si ritrova in una terra dove i libri sono senzienti.

RECENSIONE: Cortometraggio animato, vincitore dell’Oscar 2012 per la categoria. Prodotto dalla Moonbot Studios (niente Dreamworks o Pixar?) questo corto di 15 minuti costituisce una piccola e divertente ode ai libri, valorizzando l’importanza che essi hanno per la cultura e l’amore per la lettura in generale.

Considerare i libri, le pagine e le stesse lettere stampate come oggetti fisici con una massa e un volume è dal punto di vista visivo una buona idea, che riesce a creare situazioni piacevoli per l’occhio mantenendo una poesia di fondo. Il tono sostanzialmente comico, con rimandi allo slapstick e alla commedia degli albori degli anni ’20 riesce a mantenere il ritmo veloce e snello, facendo abituare allo stesso tempo lo spettatore alla dimensione leggera del corto stesso. La presenza inoltre di velati rimandi ad altri film costituisce una chicca per appassionati.

Esteticamente ottimo uso del bianco e nero e grande fisicità data ai corpi; ciò aumenta i contrasti e calca ancora di più la mano sul lato più poetico e “spirituale” del cortometraggio, che risulta così uno dei migliori degli ultimi 4-5 anni.

Qui il link YouTube http://www.youtube.com/watch?v=NxrYDaj0dbs

Il gioco di Geri

Terza età con brio.

TRAMA: Un vecchietto gioca a scacchi al parco contro se stesso.

RECENSIONE: Cortometraggio animato realizzato dalla Pixar nel 1997, vincitore di un Oscar per la categoria.

In poco più di 4 minuti assistiamo a una sorta di poesia visiva, con protagonista un anziano che potrebbe essere il nonno di chiunque, ispirando subito simpatia, che affronta la solitudine mischiando allegria e malinconia. Gli scacchi sono qui la metafora del gioco, legato quindi all’infanzia e alla felicità, ma anche alla concentrazione (caratteristica adulta) che ne deriva. L’ambientazione, naturale e autunnale, si muove in questa stessa direzione: essa è infatti caratterizzata dai colori caldi delle foglie che circondano dall’alto degli alberi la figura umana centrale, ed esse sono però di tali colori quando la loro vita giunge al periodo finale, a causa della loro futura caduta. Con la rappresentazione di una persona sul viale del tramonto il corto percorre il filo tra tristezza e gioia, sottile come il bordo della moneta di Harvey Dent, e la Pixar mostra ancora una volta di riuscire a realizzare belle opere da pochi minuti oltre a lungometraggi con grossi budget e incassi.

Il gioco di Geri è stato abbinato al film A Bug’s Life, sia nella uscita al cinema sia nelle versioni home video.

Qui il link YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=03T2pKO8ItE

Paperman

Comunque una storia d’amore migliore di Twilight.

TRAMA: Manhattan, anni ’40. Un ragazzo cerca disperatamente di ritrovare una ragazza che ha conosciuto fugacemente in stazione.

RECENSIONE: Cortometraggio del 2012 prodotto dalla Walt Disney e abbinato al film Ralph Spaccatutto. In 7 minuti Paperman riesce a creare una poesia e un romanticismo incredibili, considerando sia la brevissima durata sia l’uso dell’animazione, che d’istinto potrebbe diminuire questi aspetti vista l’assenza di personaggi di carne in cui ci si può identificare. Il risultato però è esattamente l’opposto, mostrando un ragazzo e una ragazza semplici e molto diretti verso lo spettatore, che involontariamente si ritrova, indipendentemente dal sesso di appartenenza, a fare il tifo per il povero Cristo che fabbrica aerei di carta a go-go o a sperare che la ragazza lo noti e si ricongiunga a lui. Gli aeroplanini sono un interessante metafora della fragilità dei sogni e dei nostri desideri, che possono svanire e spezzarsi in un attimo ma allo stesso tempo volare delicati verso nuovi orizzonti; abbinare questo espediente alla volontà di riunirsi, non perché in preda ad un sentimento amoroso irrefrenabile ma perché si vuole ritrovare qualcuno verso cui è scattata una scintilla, è davvero un’ottima idea. Molto buono anche il design stesso dell’animazione, con i due personaggi stilizzati e senza fronzoli dal punto di vista grafico ma con caratteristiche ben individuabili (gli occhi grandi e dolci di lei, i capelli scompigliati e la camicia di lui) e azzeccatissima la scelta del bianco e nero con l’unico dettaglio del rosso lasciato dalle labbra della ragazza sul foglio. Veramente un ottimo cortometraggio, vincitore del relativo Oscar nell’edizione del 2013. Qui sotto il link di YouTube, sperando che non lo tolgano:

http://www.youtube.com/watch?v=1pDbVPL6YTw

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