L'amichevole cinefilo di quartiere

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Bling Ring

bling ring“New car, caviar, four star daydream / think I’ll buy me a football team.” Money – Pink Floyd (1973)

TRAMA: Un gruppo di adolescenti di Los Angeles sfrutta i social network per sapere quando sono disabitate le case dei vip, per poi entrarvi e rubare vestiti e accessori.

RECENSIONE: Tratto da un vero fatto di cronaca (la banda di ragazzi californiani operò tra ottobre 2008 e agosto 2009), questo film è diretto, scritto e prodotto da Sofia Coppola.
Nota secondariamente per essere la figlia di Francis “Sei Oscar” Ford e principalmente per essere cugina del Marlon Brando contemporaneo Nicolas Cage, la Coppola conferma in parte il suo calo qualitativo, con un film che nonostante le grandi aspettative (dovute in particolare alla grande quantità di pubblicità) si rivela nella media.

Il problema di Bling Ring è che il suo punto di forza, ossia il tema dei ragazzi senza ideali che hanno come unica aspirazione diventare delle star o atteggiarsi a tali, si tramuta paradossalmente proprio nel suo tallone d’Achille. E questo perché la reazione dello spettatore scafato a ciò che sta vedendo è: “Ma va?!”

Le presunte velleità socio-antropologiche della pellicola, che consisterebbero nel raccontare di una generazione perduta e soggiogata dal materialismo vengono meno per il semplice fatto che questo tema è ormai costantemente presente nella nostra società. La sensazione è che i ragazzi mostrati siano un esempio eccessivo di questa tendenza, ma solamente questo e nulla più. Il film quindi non scuote le coscienze e non fa prendere atto allo spettatore (indipendentemente dall’età) di un problema, perché è la società stessa che fa sembrare normale questo modo di pensare.

Purtroppo moltissimi giovani non hanno più come obiettivo essere una cosiddetta “brava persona”, ma essere i più fighi e ammirati, o persino soddisfare l’infantile volontà del possesso (nel senso vero e proprio del termine) di oggetti o di status. O di persone.
I media di certo non aiutano il soggetto in via di sviluppo psico-emotivo a capire quali aspirazioni siano sane e quali siano sbagliate, e i risultati non sono dei più confortanti.

Il film in generale si rivela quindi un banale esercizio di stile, apprezzabile in quanto tale ma che non può andare molto al di là della sufficienza. In alcuni punti sembra più un documentario naturalistico che un lungometraggio, mostrando animali da giungla metropolitana che cacciano e formano un branco.

Oltre a Emma Watson, che si sta specializzando nel recitare in pellicole scadenti che senza di lei ad attirare la pubblicità incasserebbero molto meno (Noi siamo infinito o il prossimo Noah, spirito di DeMille aiutaci), abbiamo un cast che sarebbe nella media se questo fosse un film horror dove i protagonisti vengono progressivamente ammazzati. Tutti giovani, nessun personaggio particolarmente memorabile, stereotipi a carriole e i soliti genitori assenti e idioti.

Se vi è piaciuto, potrebbero piacervi anche: Il giardino delle vergini suicide (1999), primo film della Coppola, Guida per riconoscere i tuoi santi (2006) e Alpha Dog (2006), sempre con adolescenti problematici.

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