L'amichevole cinefilo di quartiere

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Hardcore!

hardcore locandinaL2 mira.
R2 spara.
L3 corsa.
X salto.
Quadrato ricarica.

Ah, niente joystick?

TRAMA: Dopo un gravissimo incidente, Henry viene salvato dagli esperimenti della moglie Estelle: la donna, infatti, è impegnata in ricerche scientifiche in grado di potenziare il corpo umano in maniera incredibile.
Henry dovrà usare i poteri fisici acquisiti proprio per salvare Estelle, rapita da un’organizzazione criminale che vuole impadronirsi delle sue conoscenze.

RECENSIONE: Per la regia di Ilya Naishuller, Hardcore! è un interessante esperimento di film girato interamente in soggettiva, grazie alla quale lo spettatore segue la vicenda direttamente dagli occhi del protagonista.

Bene, la frase precedente sintetizza l’unico elemento positivo della pellicola.

An image from HARDCORE HENRY Courtesy of STX Entertainment

Ok, chiariamoci: visivamente non è male. È vero, talvolta nelle sequenze più concitate si ha la sensazione che il campo visivo sia un po’ troppo stretto, per cui allo spettatore può venire naturale girare la testa (dimenticandosi quindi di essere comunque di fronte ad uno schermo), ma considerandola una pecca con cui è normale avere a che fare visto il peculiare taglio registico, ci si può anche abituare.

Ciò che manca ad Hardcore! è tutto il resto.

La sceneggiatura è piuttosto povera e confusionaria, anche per il genere action-movie: pochissimi personaggi, dotati inoltre di caratterizzazioni abbozzate, una trama che è più un canovaccio che una vera e propria vicenda e un generale senso di “che ce frega, basta che se spara” piuttosto fastidioso nonostante gli esigui 85 minuti di durata.

hardcore scena

I punti appena menzionati sono affossati ulteriormente dal mutismo del protagonista: un leading character che non parla costituisce infatti un boomerang, perché è vero che da un lato ciò aumenti il senso di immedesimazione sensoriale, ma allo stesso tempo castra terribilmente la possibilità di approfondire il personaggio introspettivamente.

Non esprime emozioni verbalmente, perché non parla.

Non esprime emozioni visivamente, perché essendo il film interamente dalla sua prospettiva lo spettatore non vede il suo volto.

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L’azione è concitata ma troppo ripetitiva: ricca quindi di quantità ma piuttosto avara di qualità, con ondate e ondate di tizi che scatenano un coinvolgimento emotivo paragonabile agli stormtroopers e che finiscono massacrati da Henry con espedienti sempre più frenetici e brutali.

In questo modo la violenza non assume valenza artistica né narrativa: non è Tarantino, non è John Woo, non è il primo Saw. Solo vagoni di tizi trucidati per il gusto di mostrarlo, lordando con finto sangue la faccia del protagonista e di conseguenza lo schermo.

hardcore violenza

Visivamente ci sono inoltre troppi rimandi a uno dei precedenti lavori del produttore kazako Timur Bekmambetov, ossia il godibile Wanted, e al sudafricano Neil Blomkamp, dai cui Elysium Humandroid è stato attinto a piene mani.

Persistente quindi la fastidiosa sensazione di déjà vu, che non permette alla pellicola di dimostrarsi qualcosa in più di quel giocattolone adrenalinico e fracassone che è.

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Pur avendo molte scusanti (in primis essere una relativamente piccola produzione, con un budget di 10 milioni finanziato in parte attraverso crowdfunding) e nonostante sia evidente la connotazione artigianale del prodotto, girato interamente mediante videocamere GoPro, Hardcore! è un’opera che stenta quindi a raggiungere la sufficienza.

Nel caso amiate questo genere cinematografico troverete ovviamente molti spunti di divertimento ed entusiasmo, ma a conti fatti le pecche superano in numero ed importanza i pregi: Hardcore! può essere perciò considerato come un curioso esperimento registico che pecca però di essere eccessivamente fine a se stesso, povero di solide basi narrative e di veri elementi di originalità.

Elementi che, se presenti, avrebbero potuto renderlo un piccolo gioiello.

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Serenate. Parole e opinioni in libertà – Pillole di cinema – Humandroid

humandroidI’m not a robot without emotions, I’m not what you see
I’ve come to help you with your problems, so we can be free.

TRAMA: Chappie, come ogni giovane, cerca di trovare la propria strada nel mondo, e viene influenzato in questo da persone buone e cattive.
C’è però una cosa che rende Chappie diverso da ogni altro bambino: è un robot, il primo capace di pensare e provare emozioni.

Pregi:

Tema principale: Il protagonista del film è a conti fatti un neonato, e in quanto tale il suo carattere è una pagina completamente bianca su cui si può scrivere qualsiasi cosa.
Seguendo tale concetto, la pellicola si sviluppa attraverso interazioni sociali ed esempi umani buoni o cattivi, mostrando quindi la maturazione psicologica del robot.
Ciò dimostra quanto siano importanti i rapporti con gli altri esseri viventi per la formazione mentale di un individuo, e di come il prossimo possa influenzare anche la propria cognizione del mondo.
Il protagonista inoltre, con la sua personalità, riesce ad elevarsi da semplice ammasso di ferraglia, rendendosi agli occhi del pubblico un essere cosciente e aumentando l’empatia con lo spettatore, che in alcuni frangenti potrebbe anche dimenticarsi dell’origine inanimata del personaggio.

Campionario umano: Legato al punto precedente, in Humandroid è stato ben costruito l’insieme di esseri umani che hanno via via a che fare con il protagonista, mostrando quindi allo spettatore personaggi positivi o meno.
Non sarà un microcosmo alla Fellini, ma gli attori hanno le facce giuste per i rispettivi ruoli, e tanto basta.

Ambientazione: È vero, con Blomkamp è sempre la solita menata sudafricana, ma la Johannesburg dalle enormi differenze sociali è ottimamente funzionale al tipo di storia, che come già detto si basa molto sulle differenze di relazioni individuali che conseguentemente si ripercuotono su un terzo. 

– Sceneggiatura: Con la fantascienza la tentazione è sempre di buttarla in caciara e far diventare la pellicola uno spara-spara ignorante.
Qui invece i momenti di azione sono limitati e calibrati in punti specifici, in modo da non scadere di toni.
Buoni i dialoghi, complessivamente piuttosto maturi.

Difetti:

Grandi somiglianze con le precedenti opere di Blomkamp: Come ho già accennato sopra, Humandroid ha molti punti in comune con il buon District 9 e il pessimo Elysium.
Di conseguenza se non avete apprezzato queste due pellicole (in particolare la prima), difficilmente digerirete questo Io, Robot in salsa zulu.

Consigliato o no? Assolutamente sì. Humandroid è un buon film, complessivamente accurato e relativamente profondo per i recenti standard del genere. Non è un capolavoro ma merita decisamente una visione.

Maleficent

maleficent-posterCosa c’è di peggio delle fiabe Disney?
Le riletture scadenti delle fiabe Disney.

TRAMA: Una strega, offesa per non essere stata invitata al battesimo della Principessa Aurora, scaglia una maledizione sulla piccola.

RECENSIONE: In questo film viene ripresa una delle fiabe più famose del mondo (La bella addormentata nel bosco) trasponendola però in chiave dark, focalizzandosi sull’antagonista e lasciando briglia completamente sciolta all’attrice che la interpreta.

Rileggete attentamente la frase precedente e ditemi:

Come accidenti fa a sembrare un’idea intelligente?!

bella addormentata

Per la regia di Robert Stronberg, ex scenografo e addetto agli effetti visivi qui al suo esordio alla regia (e si vede parecchio), questo film è una porcheria senza arte né parte, che non solo è basata su un presupposto acuto come tagliare un ramo su cui si è seduti, ma che anche esteticamente non ha né mordente, né originalità, né stile.

Così come Cappuccetto rosso sangue (2011), Biancaneve e il cacciatore (2012) e Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe (2013), siamo di fronte ad un film bello come l’influenza spagnola, che stravolge una favola con toni più realistici, crudi e darkettoni, mancando però totalmente il bersaglio e portando sugli schermi un prodotto assai scadente.

Si vengono a proporre tutti gli stereotipi del genere dark (fotografia satura, temi cupi e adulti, magia come potente mezzo da usare contro le persone) e tutti gli stereotipi riguardanti l’evoluzione dei personaggi (la buona che diventa cattiva, il tradimento dovuto alla cupidigia, la follia che acceca il cuore degli uomini, l’amore sopra ogni cosa) dimostrando l’assoluta mancanza di un’impronta personale nell’opera.

Maleficent è inoltre penalizzato da un ritmo veloce come Thiago Motta sotto narcotici, dipendente soprattutto da un prologo tanto lungo quanto inutile, che oltre a durare più di un quarto di film (UN QUARTO!) aggiunge moltissime cose tirate per i capelli o campate per aria.

Un po’ alla Noah maniera.

La foresta/brughiera, o come cavolo la chiamano, è un po’ Endor, un po’ Fangorn e un po’ FernGully; la sua completa mancanza di originalità (e dai) è per l’occhio dello spettatore di una piacevolezza a metà strada tra il vedere una collezione di ciabatte (intese come calzature) e una collezione di ciabatte (intese come prese elettriche).

maleficent scena

La sceneggiatura, scritta da Dini, Woolverton e Hancock riesce a…

No, aspetta.

Questa sceneggiatura piena di cazzate l’hanno scritta IN TRE?!?!

Dicevo.

Lo script riesce a rovinare quello scarnissimo della fiaba con aggiunte senza senso, scene alla viva il parroco, reazioni emotive stupide e un generale senso di superficialità e di scarsa cura per ciò che si sta realizzando.
Anche i dialoghi sono stringati, oltre che stupidi come sorprendersi se una macchina ha tre pedali e si hanno solo due piedi.

La parte centrale dell’opera è costituita per lo più da momenti di scialba comicità in stile sit-com di terz’ordine, soprattutto riguardante le sequenze con le tre irritanti ed inutili fate che si prendono cura di Aurora, le cui gag farebbero ridere solo un bambino di quattro anni.
Ubriaco.

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Angelina Jolie è l’unico faro di attenzione del film, il solo aspetto su cui si focalizza la mente dello spettatore.
E questo è male.

Personaggio penalizzato dalla già citata sceneggiatura diversamente intelligente, Malefica è caratterizzata da reazioni umane incomprensibili e stiracchiate; la maggior parte delle azioni che compie paiono francamente casuali e la sua interpretazione è quindi colpita dal Morbo di Johnny Depp (vedere anche alla voce Pirati dei Caraibi), malattia che fa cimentare un attore stranoto in film scarsi per soddisfare la sua sete di protagonismo e trasformismo.

maleficent-trailer

L’ex Elysium Sharlto Copley è poco più che una psicopatica macchietta, perciò su di lui preferisco non pronunciarmi essendo cattiva educazione parlare degli assenti.

Aurora (interpretata da Elle Fanning) era prima e rimane adesso un personaggio senza nerbo e personalità, una pagina vuota in cui le fanciulle si possono immedesimare (perché poi, lo sanno solo loro) e la cui rappresentazione fisica sullo schermo costituisce poco più di un soprammobile prestanome.

Tipo Twilight, mannaggia alle ragazzine.

In conclusione, un film utile come il due di coppe.

Quando giochi a baseball.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Oltre alle schifezze già citate qua e là, l’opera originale della Disney (1959).
E un sacco di film orrendi.

Elysium

content_elysium_final_itaBel nome, sembra il farmaco anti diarrea.

TRAMA: Nel 2154 l’umanità è divisa in due classi: i ricchi, pochi eletti che vivono su una stazione spaziale lussuosa chiamata Elysium, ed i poveri, che vivono sul pianeta Terra ormai sovrappopolato e inospitale. Un uomo della Terra sarà costretto a raggiungere la stazione orbitante, nonostante la severa politica anti immigrazione di Esylium.

RECENSIONE: Non giriamoci intorno: la fantascienza è purtroppo un genere moribondo. Non solo per scarsità di idee valide, ma anche un po’ per colpa nostra: se negli anni ’50 per sorprenderci bastavano improbabili navicelle spaziali con all’interno alieni ridicoli spinti da motivazioni farlocche, ora siamo troppo scafati per non riconoscere una cazzata quando ce la sbattono in faccia. Il problema della sci-fi è proprio questo: essere il genere che più corre il rischio della non credibilità, e quindi essere costretto a creare storie ed universi che abbiano qualcosa “in più” rispetto al nostro senza scadere nel ridicolo o nello scientificamente inattendibile.

Dove vai, After Earth? Sto parlando con te.

Questo film purtroppo non scampa all’andazzo. Ad un inizio buono e promettente segue una seconda metà dove le esagerazioni, le irrazionalità e gli stereotipi vengono prepotentemente a galla, rovinando quanto di buono visto in precedenza.

La regia è del sudafricano Neill Blomkamp, salito alla ribalta per District 9, un film del 2009 che personalmente ho apprezzato (gli alieni somigliano a Zoidberg di Futurama? ‘Sti cazzi) e che anche qui come nella pellicola precedente cura la sceneggiatura. Probabilmente il nostro uomo ha dei problemi in stile Dottor Jeckyll e Mister Hyde, perché se da un lato la regia è buona, con un uso funzionale delle inquadrature che aumenta la spettacolarità delle scene d’azione, si ha di fronte una sceneggiatura con i già citati grossi problemi di poca profondità e un’ eccessiva forzatura di alcune meccaniche nello sviluppo dei personaggi.

Senza fare deleterie anticipazioni, la pellicola ha un’enorme pecca che riguarda le fondamenta della trama stessa, e non si riesce a comprendere come il problema fondamentale nella storia del film, ossia la migrazione verso Elysium, non sia risolto da un semplice accorgimento molto evidente. D’accordo che nonostante viviamo nel mondo del McDonald + Coca-Cola la lotta di classe di matrice leniniana esalti sempre (V per Vendetta non è un brutto film ma è stato sopravvalutato) ma mostrare dei ricchi con un’introspezione psicologica pari a zero e che sembrano spinti dall’unico motivo di rimanere ricchi (e voi no, pappappero) mi sembra troppo facilone e comodo.

Ah, e complimenti per il pianeta Terra scopiazzato da Tatooine.

Protagonista Matt Damon, le cui ultime apparizioni non sono state il massimo (strafatto di orsetti gommosi nel melassoso La mia vita è uno zoo, stereotipo dell’uomo distrutto e disperato nel deludente Contagion) e che qui cerca disperatamente di far approdare in porto una barca che fa acqua da tutte le parti. La glaciale e austera cattivona è interpretata dalla glaciale e austera Jodie Foster che io adoro a prescindere ma che qui complice un personaggio che definire “bidimensionale” sarebbe usare un eufemismo, ahimè non convince troppo.

Peccato.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: per alcuni punti di contatto Atto di forza (1990) e V per Vendetta (2005), altrimenti il sempiterno Guerre stellari (1977, 1980, 1983).

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