L'amichevole cinefilo di quartiere

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Scemo & + scemo 2

Scemo_e_piu_Scemo2_posterScemo è chi questi film fa.

TRAMA: Vent’anni dopo gli eventi di Scemo & + scemo, Harry e Lloyd intraprendono un viaggio per conoscere la figlia di Harry, avuta anni prima e della quale egli non era a conoscenza.

RECENSIONE: Avete presente quando alle riunioni di famiglia il nonno o lo zio iniziano a vantarsi che da giovani saltavano i fossi per il lungo (espressione delle mie parti) e vi vogliono dimostrare a tutti i costi di essere ancora gagliardi nonostante l’età?
E voi siete allo stesso tempo imbarazzati e spaventati, perché temete che possano coprirsi di ridicolo, procurarsi lesioni gravi o entrambe?

Ecco, questa sensazione dilatata per un’ora e cinquanta potrebbe essere validamente succedanea di Scemo & + scemo 2, film diretto dai fratelli Bobby e Peter Farrelly e di cui sentivo la mancanza come della reunion tra Robbie Williams e i Take That.

Cioè zero.

Far uscire nelle sale un secondo episodio a vent’anni di distanza dal primo è un’idea imbecille ed inutile quasi quanto realizzarne un prequel.

scemo e più scemo prequel

Appunto…

Dato che l’attività del cinefilo è un pendolo che oscilla tra la noia e le boiate ci si cucca l’ennesimo sequel assai tristanzuolo, grazie al quale ci si convince ancora di più della cronica mancanza di idee in quel di Hollywood.

Una domanda, per curiosità: se voi registi/sceneggiatori realizzate una pellicola che diventa un cult, in maniera oltretutto piuttosto insperata e casuale come in quel caso, potreste gentilmente ringraziare gli déi per la vostra fortuna e NON spremere ancora di più la rapa tentando di cavarne del sangue?

scemo e più scemo primo

Ma certo che no: i fratelli Farrelly (ripetetelo velocemente dieci volte, vi sfido) danno un seguito al loro vecchio film, all’epoca diventato celebre per essere caratterizzato da una comicità in stile “tre marmittoni” (di cui non a caso i Farrelly hanno realizzato un remake), ma più sboccata e irriverente, ripetendo stancamente le gag della prima pellicola e aggiungendone poche altre; queste ultime però non forniscono novità, risultando infatti trite e ritrite all’occhio di un pubblico che sia non dico sveglio, ma nemmeno in totale coma cerebrale.

L’obiettivo dei due registi è inoltre probabilmente quello di spappolare le cornee agli spettatori: non si spiegherebbe in altro modo, infatti, la scelta di usare dei tagli di montaggio (elemento curato da Steven Rasch) sfumati, dolci e delicati come una sprangata sul collo, soprattutto negli stacchi da una scena all’altra.

Stacchi che solitamente hanno sul pubblico l’impatto di un’automobile da crash test contro un muro.

scemo e più scemo

Come già accennato, quest’opera è la copia carbone dell’originale.

Ed è proprio questo il problema.

Scemo & + scemo 2 è lo stesso identico road movie con lo scopo di trovare una persona che era Scemo & + scemo, con le solite tappe, difficoltà e gag comiche che però “comiche” non sono, risultando infatti sia divertenti come darsi una martellata sul pollice sia utili come imparare l’inglese attraverso i porno.
Nemmeno i parecchi rimandi al film del 1994 riescono a sollevare la qualità dell’opera, poiché fanno molto “effetto ’74-’75“, di cui avevo già scritto riguardo a I mercenari (e a cui vi rimando per non ripetere lo stesso identico concetto anche qui).
La comicità è basata su battute politicamente scorrette, equivoci verbali, riferimenti scatologici e gag potenzialmente omicide: ciò non solo è scontato, noioso e prevedibile, ma è anche coperto da una cappa di ritardo mentale maggiore di quella di una puntata di Uomini e donne.

Gli ultracinquantenni Jeff Daniels (1955) e Jim Carrey (1962) inseriti in tale contesto fanno seriamente tristezza nonostante si trovino a loro agio in tali panni, dimostrando quale sia la differenza tra attori che si divertano e attori che divertano gli altri.

Cioè la differenza tra Johnny Depp e Bill Murray.

scemo e più scemo carrey daniels

Piccole parti per Kathleen Turner (che contribuisce alla malinconia per i bei tempi andati di quando Aleandro Baldi vinceva Sanremo con Passerà) e Laurie Holden, ex Andrea in The Walking Dead.

In conclusione la mancanza di originalità, la sceneggiatura uguale al primo film e la scarsa vena degli attori rendono Scemo & + scemo 2 un film ignorante come Jon Snow, sensato come un albero di Natale il 10 luglio e positivo per il cinema come Yoko Ono per i Beatles.

Evitatelo come i monatti.

Gigolò per caso

gigolò per casoSon solo un recensor / scrivo elogi ma anche no / se un film fa schifo, giù accidenti…

TRAMA: Un vecchio libraio che ha appena dovuto chiudere la sua attività decide, per guadagnare dei soldi, di proporre un suo amico fiorista come gigolò e fargli da “protettore”.

RECENSIONE: Scritto, diretto e interpretato da John Turturro (di cui vi consiglio il divertente Romance & Cigarettes del 2005), Gigolò per caso è una delicata favola adulta, che riesce ad essere genuinamente ironica e allo stesso tempo dolce, mostrando reazioni emotive fragili ed intense.

Chiariamo subito un punto: questa pellicola non è (volutamente) realistica.

Abbiamo infatti:

  • Woody Allen come pappone ultrasettantenne (“il più bianco che si sia mai visto” cit. da Kick-Ass 2);
  • Lo stesso Turturro, che con tutto il dovuto rispetto non corrisponde all’archetipo del bell’uomo, nei panni di un apprezzato gigolò;
  • Come clienti del suddetto gigolò la coppia Sofia Vergara – Sharon Stone.

Cioè due che riescono a trasformare ogni appendice maschile in menhir devono ricorrere al sesso a pagamento.
sofia vergarasharon stone gigolò

 

Sicuramente.

Messi così, questi ingredienti potrebbero far presagire di primo acchito una delle più vergognose cazzate che la Settima Arte ricordi.

Si aggiunge infatti un’altra opera ad un filone cinematografico piuttosto scadente che sta avendo la ribalta negli ultimi tempi, ossia quello in cui persone “più che mature” fanno attività tipicamente giovanili, come avviene ad esempio nei recenti Il grande match Last Vegas.
A differenza però di questi ultimi film, intelligenti come sventolare la bandiera serba a Zagabria, Gigolò per caso riesce ad essere una piccola chicca, che nei suoi 90 minuti e spicci intrattiene facendo sorridere e, perché no, riflettere il pubblico.

gigolò per caso scena2

Il vero obiettivo di satira qui non è tanto l’età dei personaggi (che nei film prima citati era oggetto del 99,9 % delle battute), bensì l’ortodossia ebraica, che simboleggia in senso più ampio la chiusura mentale e affettiva, criticata appunto dal film.

La pellicola spinge infatti le persone a lasciarsi andare ai propri sentimenti, vivendo la vita con leggerezza e semplicità, senza badare ai preconcetti che la società impone in maniera talvolta opprimente.

La regia è molto intima, ed è caratterizzata da un gran numero di primi piani. Tale elemento sottolinea la vicinanza voluta da Turturro tra i personaggi e il pubblico, in modo che quest’ultimo possa focalizzare l’attenzione su di loro.
Abbondano quindi anche le scene in interni, che favoriscono tale riduzione delle distanze, mentre nelle poche scene in esterni la macchina da presa mantiene campi stretti non allargandosi a mostrare la città, evocata soltanto con nomi, scorci e piccoli elementi.

La sceneggiatura come già detto non deve essere presa seriamente e in modo pedante, ma come una sorta di fiaba, abbandonandosi alla sospensione dell’incredulità (qui giustificata, a differenza di altre pellicole immonde dove è inutilmente grossa come una portaerei).
Contano qui le emozioni, non i meri  fatti.

gigolò per caso scena

Turturro, accantonati (si spera definitivamente) i Transformers di Bay, dimostra le già menzionate sensibilità e misura anche in ambito recitativo, interpretando il gigolò per caso Fioravante in maniera delicata e quasi sommessa.
La sua recitazione è un sussurro, non un grido, e questo contribuisce alla curiosità dello spettatore, che vuole più dettagli sulla sua persona e prova una dolcezza mista ad empatia nei suoi confronti.

Woody Allen, che non recitava in film diretti da altri dal 2000 (Ho solo fatto a pezzi mia moglie, regia di Alfonso Arau), è qui nei panni del suo solito personaggio-feticcio: l’intellettuale ebreo sarcastico e balbettante.
Cioè se stesso.
Nonostante reciti più sopra le righe rispetto a Turturro riesce a contenersi mantenendosi nel “non protagonismo”, cosa che giova al film.

Il trio di donne è di tutto rispetto.
La Stone e la Vergara (meravigliose, complimenti alle mamme) come clienti hanno una presenza limitata per ciò che concerne lo sviluppo della storia e fanno la loro parte con brio e gusto.
E per chi ancora non abbia capito, sì, sono due gnoccone atomiche.
Vanessa Paradis segue la scia di Turturro come remissione e costrizione del proprio ruolo, risultando ancor più sotto le righe del collega.

Ottima colonna sonora, in cui spiccano Canadian Sunset di Gene Ammons e Tu si na cosa grande cantata dalla stessa Paradis.

Carino.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Dello stesso regista Romance & Cigarettes (2005), mentre sul tema “maschi in vendita” Un uomo da marciapiede (1969) e il sempiterno American Gigolò (1980).

Una poltrona per due

una poltrona per dueRecensire Una poltrona per due durante le feste di Natale è scontato quanto Italia 1 che trasmette Una poltrona per due durante le feste di Natale.

TRAMA: I due ricchissimi proprietari di una società finanziaria discutono se sia l’ambiente a determinare le abitudini di una persona oppure se sia rilevante la predisposizione di ognuno. Per scommessa decidono quindi di licenziare uno dei loro broker e di assumere al suo posto un senzatetto imbroglione.

RECENSIONE: Chiariamo subito un concetto: l’unica cosa che lega il film in questione al Natale è il periodo dell’anno in cui è ambientato, per il resto questa pellicola del 1983 è natalizia quanto Wall Street; ma dato che anche l’anno scorso avevo recensito un film natalizio, tra l’altro uscito proprio nei pressi di QUEL Natale (Le 5 leggende), continuo questa piccola tradizione.

Per la regia di John Landis (The Blues BrothersUn lupo mannaro americano a Londranon smetterò mai di citare questi due film), Una poltrona per due è una frizzante commedia che riesce ad appassionare e divertire nonostante le frequentissime messe in onda televisive, a differenza di vecchi nobili con nipoti ritrovati e di Babbi Natale a processo, che iniziano ormai a stancare.

Il merito di ciò va in gran parte a una pimpante coppia d’attori bene inseriti nei rispettivi ruoli, una regia che esalta le simmetrie dei due, con punti in comune e di contrasto, e una sceneggiatura sapiente nell’unire gag comiche efficaci a uno spaccato dell’alta finanza americana.

Da un lato abbiamo infatti i ricchi della Filadelfia benestante, che vivono in una sorta di Olimpo fatto di soldi, circoli del tennis e cocktail party, mente dall’altro ci sono barboni furbacchioni e prostitute (pardon “accompagnatrici”) che cercano di sbancare il lunario. Il numero che caratterizza il film è il due: due sono i disgraziati sfruttati, due sono i loro aiutanti e due sono gli antagonisti, miliardari tanto ricchi quanto avari. Distinzione manichea tra ricchi e poveri.

Il risultato? I secondi sono migliori dei primi, perché non peccano dell’arroganza e della supponenza tipiche di chi dall’alto di una posizione di comando o di potere socioeconomico si dimentica della fortuna che ha avuto o dell’impegno che ha messo per vivere nell’agiatezza, e scordandosene non fa sì che le sue fortune possano essere di conforto anche ad altri.

L’effetto Robin Hood come parabola di vita in cui la maggior parte delle persone vorrebbe venirsi a trovare. Perché, sì, vi do una notizia incredibile: al mondo sono di più i poveri.

Vedere in questo film Eddie Murphy (ottimamente doppiato da Tonino Accolla nella versione italiana) mette tristezza guardando le pellicole più recenti di questo bravo attore comico, alla cui carriera gioverebbe una raddrizzata; confrontare il Murphy degli anni ’80 con quello attuale è come paragonare Freddie Mercury a Umberto Balsamo, ma si spera che un barlume di qualità sia rimasta in lui.
Se Murphy è bravo sopra le righe, Dan Aykroyd è efficace recitando sotto di esse, dato che in questo modo mette in risalto le scene il cui il suo personaggio sbrocca, passando da agente di borsa ingessato a disgraziato comicamente determinato alla vendetta. Nonostante nella pellicola inizi come ricco yuppie rampante non risulta antipatico, ma anzi scatena nel pubblico reazioni di solidarietà e simpatia, cose non scontate.
Jamie Lee Curtis bella e brava nei (spesso pochi) panni di prostituta dal cuore d’oro, menzione per il simpatico maggiordomo di Denholm Elliott, ex Marcus Brody nella serie di Indiana Jones.

La programmazione di questo film è prevista il 24 dicembre 2013 su Italia 1 alle ore 21.10.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: I due film di Landis sopra citati e le prime pellicole di Murphy, in particolare 48 ore (1982), Beverly Hills Cop (1984) e Il principe cerca moglie (1988), anch’esso di Landis.

Sole a catinelle

Sole_a_catinelle_poster_ufficialePerché?

TRAMA: Per mantenere una promessa fatta al proprio figlio (una vacanza da sogno) un uomo deve disperatamente trovare dei soldi. Gli effetti delle sue azioni saranno tragicomici.

RECENSIONE: Avete presente, almeno vagamente, gli artisti che hanno fatto la storia della commedia all’italiana nel corso dei decenni? Ad esempio, per citarne alcuni, gente come Totò, De Filippo, Sordi, Tognazzi e Troisi? Ecco, dimenticateveli tutti. Ma proprio TUT-TI.

Sole a catinelle da ragione a tutti coloro che pensano (erroneamente) che la commedia sia un genere cinematografico minore e che amarla voglia dire abbandonarsi all’idiozia. Quelli che ti guardano con sufficienza quando dici che i tuoi film preferiti sono capolavori come Quarto Potere e Casablanca, ma che non bisogna dimenticare una perla come The Blues Brothers.

La comicità televisiva ha preso tutto ciò che di glorioso è stato costruito sul fronte dell’ironia nel Paese della pizza e lo ha mandato in malora, creando decine e decine di tormentoni, il 90 % dei quali assolutamente dimenticabili e che non fanno altro che saturare il proprio stesso settore. Il risultato è un’overdose comica in cui si deve ridere per forza senza riflettere sul motivo per cui lo si sta facendo.

Se Zelig nei suoi primi anni ha ospitato comici validi (non questo) con un’importante preparazione alle spalle per quanto riguarda esperienze di cabaret nei locali, programmi televisivi come Colorado Cafè e Made in Sud sono di una tristezza desolante, pieni come sono di braccia rubate alla raccolta dei melograni. Il problema è che apparentemente molti non hanno ancora capito come utilizzare l’arcano e demoniaco strumento chiamato dai più impavidi “telecomando” e che serve a evitare che le proprie sinapsi vengano spappolate da ciò che viene vomitato dal televisore.

Luca Medici, in arte Checco Zalone, forse avrebbe fatto meglio a rimanere sin dall’inizio della sua fama nello stretto ambito della parodia di canzoni note, molte delle quali devo dirlo anche riuscite. Non pago di Cado dalle nubi (2009) e Che bella giornata (2011), infatti, la Banda Bassotti formata da lui e Gennaro Nunziante in fase di regia (?) e scrittura (???) si cimenta (loro) e cementano (noi) in una pellicola senza arte né parte dove ogni scena è un pretesto per giochi di parole deficienti, situazioni trite e ritrite e un’ectoplasmatica denuncia alle differenze tra i ceti nella nostra società.

Per cui vai di Equitalia, banche cattive, crisi economica che incrina i rapporti familiari eccetera eccetera. Tutto ciò che può scatenare nel pubblico risate il più facili possibili e con il minimo utilizzo del cervello possibile viene letteralmente sbattuto sul grugno allo spettatore. Medici / Zalone non ha una recitazione vera e propria, rimanendo perennemente inglobato nel personaggio che l’ha reso famoso, senza far capire in questo modo se sia bravo a dare volto solamente all’italiano medio ignorantello e ruspante oppure abbia delle basi generali che lo possano rendere più versatile.

In conclusione Sole a catinelle è un filmetto scialbo in cui le idee latitano e le canzoni irritanti abbondano. Ovviamente ha sbancato il botteghino, con circa 18 milioni di euro incassati in quattro giorni.

Un ringraziamento speciale va alla Taodue per produrre le solite cazzate.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Oltre ai primi due film di Zalone, le altre pellicole con protagonisti comici televisivi. Ad esempio I soliti idioti – Il film (2011) e relativo seguito, Ti stimo fratello (2012) e tanta altra roba escrementizia.

Comic Movie

comic movie“Comic”?

TRAMA: Film a episodi. Un gruppo di famosi attori hollywoodiani si cimenta con un film dalla struttura a incastro il cui tema principale è l’eccesso di comicità e la presenza di situazioni assurde.

RECENSIONE: Quando ho saputo della sua uscita ho pensato: “Perché il titolo originale Movie 43 è stato tradotto in Comic Movie, che richiama le scadenti parodie americane su vari generi della cinematografia? Sicuramente è stata colpa dei soliti distributori italiani idioti che stravolgono i titoli delle opere al solo fine di richiamare il pubblico. Considerato il grande e notissimo cast questo film sarà sicuramente meglio rispetto a quelle pellicole.”

Sono un coglione.

Comic Movie è una delle peggiori porcherie che io abbia mai avuto la sfortuna di vedere. Un concentrato di volgarità, assurdità di dubbio gusto e centinaia di riferimenti a funzioni corporali che costituiscono una struttura a segmenti pieni di gag scatologiche francamente imbarazzanti.

L’intento della pellicola quale sarebbe, di grazia? Mostrare allo spettatore quanto in basso si può spingere l’élite hollywoodiana quando i suoi membri hanno voglia di far prendere una vacanza al cervello?

L’unico episodio che può risultare accettabile (pur con cadute di stile notevoli) è quello che fa da collante al tutto, ossia il disperato Dennis Quaid che cerca di far realizzare il suo demenziale e improponibile film al produttore Greg Kinnear. A intervallare questa cornice si hanno spezzoni orrendi, dove la presunta satira socio-culturale è piegata “more ovis” ad esigenze dettate da una comicità di bassissimo livello, che a lungo andare risulta persino fastidiosa.

Per cui abbiamo la ripetitività degli appuntamenti al buio, che stanno alla base di tre sketch (semplicemente deprimente quello dei supereroi), problemi di coppia farlocchi, episodi sulla tecnologia e sul ruolo che ha sulla vita di tutti i giorni eccetera. Ovviamente tutti virati verso una squallida farsa.

Un peccato, perché realizzare un film con un forte contenuto ironico su questi temi, con a disposizione un cast sulla carta eccezionale, avrebbe potuto essere una bomba. A patto ovviamente che l’ironia fosse sottile.

Sul sito Rotten Tomatoes ha un punteggio del 4% con un voto medio di 2,3 / 10.

Inguardabile.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Tutti i film che finiscono per Movie: Scary, Epic, Hot, Disaster e varie parodie per ritardati. Buttatevi sul duo Friedberg-Seltzer, praticamente.

Red 2

red 2Arrivano i rossi, arrivano i rossi.

TRAMA: Qualcuno vuole incastrare alcuni ex agenti della CIA che hanno lo status di “Red” (Retired Extremely Dangerous); essi dovranno sventare un complotto internazionale grazie anche ad alcuni loro omologhi russi.

RECENSIONE: Seguito di Red (2010), divertente film d’azione su super agenti segreti in pensione, che riesce ad unire l’azione alle risate scanzonate. In questa pellicola la formula rimane la medesima, ossia un road movie con parecchi personaggi secondari e tante sparatorie, caratterizzate comunque da una marcata ironia di fondo.

La regia di Dean Parisot riprende le caratteristiche di quella di Robert Schwentke, regista del primo film. Abbiamo quindi un’abbondanza di primi piani, molte scene d’azione concitate e qua e là inserti fumettosi che rimandano alla graphic novel della DC Comics da cui questi due film sono stati tratti. La sceneggiatura di Erich e Jon Hoeber prende molto spunto da classici dello spionaggio come Ian Fleming e Tom Clancy, essendo basata su complotti, doppi giochi, e passati burrascosi (nonché parecchio intrecciati tra loro) dei protagonisti.

Nel cast tornano le vecchie (pardon, “diversamente giovani”) conoscenze del primo episodio. Bruce Willis conferma di essere il più (auto)ironico tra gli eroi muscolari tutto esplosioni e battute fighe. John Malkovich nei panni dello schizzato è comodo e a suo agio come una casalinga in pigiama e pantofole e le sue espressioni facciali sono impagabili. Helen Mirren e Mary-Louise Parker costituiscono una presenza femminile che male non fa; glaciale la prima, più ingenua la seconda contribuiscono a rendere ancor più pittoresco il gruppone di esagitati.

Pezzi da novanta che appaiono in questo seguito sono la bellissima e magnetica Catherine Zeta-Jones, patrimonio nazionale del Galles insieme al laverbread, e Sua Maestà Anthony Hopkins, che suppongo non si sia letto la sceneggiatura del film 250 volte come fece per Il silenzio degli innocenti ma è godibile nei panni di uno scienziato svitato.

Un piccolo appunto. Siamo nel terzo millennio, epoca in cui con le moderne tecnologie tutti possono rimanere in contatto con tutti e ognuno può conoscere notizie riguardanti ogni parte del globo terracqueo. Un’epoca in cui le distanze geografiche sono state abbattute e rese relative. Detto questo, davvero si sente il bisogno di inserire nei film tutte le Cristo di volte un asiatico bravo con le arti marziali? Dubito che tutte le persone nate a est degli Urali non sappiano fare altro che distribuire calci in faccia e armeggiare con i computer, e allora perché non abbandonare questi luoghi comuni triti e ritriti?

Se vi è piaciuto, potrebbero piacervi anche: il suo predecessore Red (2010) e film polizieschi con tante risate, come la serie Beverly Hills Cop con Eddie Murphy o Arma letale con Mel Gibson e Danny Glover.

Weekend con il morto

weekendconilmortoCiao Bernie!

TRAMA: Due amici e colleghi di lavoro scoprono il cadavere del loro capo. Pensando erroneamente di essere responsabili della sua morte, cercheranno di far credere a tutti che egli è ancora vivo.

RECENSIONE: Per tutti quelli che non conoscono questa pellicola, e che quindi hanno avuto un’infanzia arida, diciamo subito che è un film del 1989 diretto da Ted Kotcheff, che poi sarebbe diventato produttore e coregista del telefilm crime di enorme successo Law & Order.
Se devo essere sincero non ho mai capito a fondo perché questo film mi piaccia così tanto: la regia e la recitazione sono nella media, non ci sono nomi di spicco nel cast che possano risollevare la qualità dell’opera e la sceneggiatura detto in soldoni è costituita  da un scia di semplici gag di tipo slapstick o basate su equivoci, concatenate una all’altra.

Però mi fa morire dal ridere.

L’avrò visto sei o sette volte, e ad ogni occasione mi si stampa sulla faccia il sorriso ebete tipico degli ubriachi, dei dormienti e di chi sta assistendo ad uno striptease femminile.
Osservare i poveri disgraziati Larry e Richard tentare di spacciare il corpo di Bernie per un vivente è veramente uno spasso, e anche se visto nel 2013 puzza di gli anni ’80 stanno finendo, tuffiamoci nei favolosi ’90 lontano un miglio, riesce ancora ad intrattenere lo spettatore per un’ora e mezza ad impatto cerebrale zero.

Come già accennato, non c’è molto da dire sul cast tecnico.
La regia di Kotcheff è piuttosto operaia, senza grandi spunti e invettiva, lasciando molta corda agli attori. Le gag vengono mostrate con occhio diretto, senza uno stile visivo particolare e senza virtuosismi, che d’altronde distoglierebbero l’attenzione dalle scene stesse.
Uno dei punti forti del film è costituito dalla coppia di attori principali, ossia Andrew McCarthy, stereotipo del coglione che ha sempre voglia di divertirsi e possibilmente inzuppare il savoiardo, e Jonathan Silverman, il cui personaggio smussato con l’accetta è il classico bravo ragazzo che cerca la storia seria con la fanciulla angelicata.
Nonostante i due peones non abbiano una faccia che buchi lo schermo (e infatti apparizioni televisive a parte si sono entrambi persi per strada) riescono a essere facile oggetto di immedesimazione da parte dello spettatore e possono incarnare il giovane lavoratore comune.

Immagino che la difficoltà maggiore per l’interprete di Bernie, Terry Kiser, sia stata quella di non scoppiare a ridere ogni minuto, venendo sballottato a destra e sinistra da chiunque gli capitasse a tiro.

Gag semplici basate sugli equivoci, un killer che cerca di uccidere Bernie (più volte) e un’ambientazione balnere frizzante riescono a dare l’acqua della vita al film, che può diventare in questo modo un bel ricordo dei tempi che furono.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: i film tragicomici, in particolare quelli che schiacciano più il pedale sul divertimento, ridendo di un argomento tabù come la morte: un esempio è Funeral Party del 2007.
Oppure una commedia diversa ma con la morte come denominatore comune: La signora ammazzatutti del 1994 di John Waters.

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