L'amichevole cinefilo di quartiere

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Cena con delitto – Knives Out


Never bring a knife to a gunfight…

TRAMA: Dopo l’apparente suicidio di un celebre scrittore di romanzi gialli, avvenuto in circostanze misteriose poco dopo il suo 85º compleanno, un investigatore privato e due poliziotti si ritrovano a indagare sul caso, tra bugie e depistaggi: tutti i membri della numerosa famiglia disfunzionale del defunto avevano un movente per il delitto…

RECENSIONE:


Diretto da Rian Johnson, che…




No, aspetta un attimo, dove ho già sentito questo nome..?




NON SARÀ MICA QUELLO DI…



PER L’AMOR DI DIO ABBANDONATE LA NAVE! PRIMA I BAMBINI E I RECENSORI!


Scherzi a parte, scritto e diretto dal procreatore di uno dei peggiori Anticristi della cultura cinematografica pop, questo Fuori le lame è un simpatico ballo di canaglie che intrattiene grazie ad un accurato uso di coralità narrativa, che rende il film accattivante e azzeccato.

La pellicola è caratterizzata infatti da una regia solida nella scelta di inquadrature e tipologia di montaggio, che presenta un’impostazione quasi teatrale e che trova una sua raison d’etre nella necessità di valorizzare una nidiata di personaggi bisognosi di ovvio spazio e scopo.

A trarne giovamento è sicuramente il ritmo, ben orchestrato per quanto riguarda accelerate di frenetica attività che però non smarriscono il piacere legato ai momenti di pausa espositiva, la cui alternanza è ben calibrata evitando perciò il pericolo, presente talvolta nei gialli, di eccessiva discrepanza organizzativa tra le varie fasi di svolgimento della vicenda.

La struttura del giallo, apparentemente piuttosto classica (ricchissimo ottuagenario morto di quella che sembra sua mano, preoccupante stuolo di congiunti con possibili moventi) cambia traiettoria dopo poche decine di minuti.

Evitando elucubrazioni troppo elaborate per quanto riguarda l’atmosfera della storia e focalizzandosi invece sui suoi contenuti, si opta infatti per dei canoni più da giallo vecchio stile alla Agatha Christie shakerato con la placida prosecuzione flemmatica di un episodio del tenente Colombo: si procede quindi spediti lungo un plot che sa quando sfruttare alcuni intrecciati arzigogoli, ingorgandosi via via di nuovi elementi che mantengono viva l’attenzione del pubblico.

Quest’ultimo è un elemento la cui ricerca è ovviamente essenziale nella costruzione di un intreccio giallo, e Cena con delitto centra sicuramente il bersaglio: non bisogna infatti dimenticare o dare per scontato che per quanto possa essere banale e diretta oppure complessa e impervia, una storia è mera cattedrale nel deserto se non riesce attivamente a catturare occhio e mente del pubblico, creando quel collegamento mentale così fondante tra l’opera ed il suo fruitore.

Esteticamente risulta pregevole l’uso del colore, con i vari personaggi che ricordano i potenziali assassini del celebre gioco da tavolo Cluedo (citato anche nel film stesso): non il Colonnello Mustard, il Professor Plum o il Reverendo Green ad aggirarsi per le sale della magione del dottor Black, ma dei famigliari rancorosi e che gareggiano a livello olimpico nel nascondere scomode polveri sotto il tappeto.

Per quanto dallo spazio magari in alcuni elementi piuttosto risicato (ma per valorizzarli tutti sarebbe allora servita una serie televisiva), ogni componente del cast trova una sua piccola o grande caratterizzazione che lo rende piacevolmente stereotipato, senza però deflagrare nella fastidiosità tipica di un personaggio eccessivamente ed inutilmente abbozzato.

Cast ricchissimo che offre solide prove interpretative.


Dai veterani Jamie Lee Curtis e Don Johnson, coppia che tra le righe riserva più di una sorpresa, allo storpio Michael Shannon, qui in un ruolo piccolo ma ben valorizzato, fino ai giovani Jaeden Martell (Bill Denbrough nei recenti It) e Katherine Langford (suicida nella discussa serie tv Netflix Tredici); ogni volto una storia da raccontare, ogni figura un lato oscuro da nascondere.

Daniel Craig si aggira quale alfiere bianco in una scacchiera che è un ginepraio, accompagnato da una Ana de Armas che abbandona i panni seduttivi visti in Knock Knock o nel più recente (e apprezzabile) Blade Runner 2049 offrendosi in un ruolo di maggiore sensibilità e genuinità.


Consigliato, una piccola chicca che pare quasi fuori dal tempo.

Speakers’ Corner – Velvet Buzzsaw

Scritto e diretto da Dan Gilroy dopo essersi fatto un aerosol con il Vinavil, Velvet Buzzsaw è una debolissima cazzatona che pur avendo un’impressionante faretra a disposizione riesce nel non semplice obiettivo di centrare ogni bersaglio con la precisione di Mr. Magoo.

Irritante soprattutto constatare che la critica all’arte contemporanea, mondo vacuo in cui la forma predomina sulla sostanza, sarebbe stata nettamente più efficace se solo ci si fosse sforzati, in fase di sceneggiatura, di calcare la mano con maggiore determinazione verso figure umane tratteggiate troppo pigramente, e che perciò subiscono sferzate facilone e sterili.

La pellicola si tramuta presto, inoltre, in un mero Final Destination in salsa Guggenheim, poiché la vicenda principale (opere di uno sconosciuto pittore uccidono chiunque si trovi ad averne a che fare) non è supportata da un’adeguata esplorazione psicologica di personaggi che paiono cartonati da stereotipo comico.

Affettati direttori di musei che si rivelano squali pronti a scannarsi per ospitare la collezione dell’artista di grido. 
Ok, quindi?
Ambiziose curatrici disposte a tutto per una rapida scalata sociale. 
Ok, quindi?
Rancorosi installatori che covano ambizioni artistiche non volendo più marcire dal lato sbagliato dell’attenzione. 
Ok, quindi?

Per deformazione professionale, ho trovato interessante il critico bisex di Jake Gyllenhaal, che si fa corrompere in base a vantaggi personali per stroncare o elogiare un artista a convenienza, ma anch’esso risulta un character troppo bidimensionale e senza brio.
Immerso in un oceano di nulla, il ruolo del recensore non è purtroppo minimamente approfondito, proprio lui che forse più di tutti avrebbe meritato tridimensionalità data la sua funzione di ponte tra l’opera ed il pubblico.

Immane spreco di cast: oltre al già citato Gyllenhaal abbiamo infatti volti noti ed in gamba come Rene Russo, Toni Collette, Tom Sturridge ed un John Malkovich il cui personaggio non ho sinceramente capito che utilità pratica abbia ai fini dello svolgimento della trama.

Velvet Buzzsaw: un film che vuole essere un ritratto al vetriolo del microcosmo dell’arte moderna senza contenere una critica al microcosmo dell’arte moderna.

Bocciato senza attenuanti.

Non buttiamoci giù

NonButtiamociGiu_poster_italianoButtarsi da un palazzo? È tipo il bungee jumping.
Senza elastico.

TRAMA: Tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby. La notte di Capodanno quattro sconosciuti si incontrano sulla cima di un palazzo a Londra con l’intento comune di suicidarsi. Ognuno di loro ha motivazioni diverse, ma decidono insieme di prendersi sei settimane di tempo per vedere come si evolvono le loro vite.

RECENSIONE: Diretto dal francese Pascal Chaumeil (di cui vi consiglio il divertente Il truffacuori del 2010), questo film ha il grande merito di riuscire ad esporre temi importanti come il suicidio e la depressione rimanendo sì profondo ed intenso ma spruzzando ogni tanto il tutto con british e black humour.

Il pregio di Hornby è infatti quello di mostrare argomenti tabù con rara delicatezza introspettiva e acuta ironia, non creando come personaggi delle sterili macchiette ma dando vita a piccoli mondi abitati da anime in pena.

Chaumeil dal canto suo enfatizza l’approfondimento psicologico utilizzando in cabina di regia frequenti primi piani, aiutando quindi lo spettatore a relazionarsi con i quattro protagonisti e creando una sorta di ponte emotivo tra lo schermo e la sala.
Per (cercare di) capire cosa spinga una persona a togliersi la vita è infatti fondamentale entrare nel suo cosmo; in questo caso sono utili gli elementi che lo rendano agli occhi del pubblico una persona reale e non un semplice personaggio di finzione.

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Essendo un film introspettivo come già detto basato sulle relazioni intrapersonali e interpersonali gli attori sono fondamentali: in quest’opera il poker di interpreti si dimostra all’altezza e riesce a dare alla pellicola il realismo interiore necessario.
Pur essendo la sceneggiatura quasi una “traccia”, che serve solo a spiegare meglio alcune dinamiche generali, Pierce Brosnan (doppiato dal Barry White del doppiaggio Luca Ward), Toni Collette, l’ex Breaking Bad Aaron Paul e Imogen Poots sono ben inseriti nelle rispettive parti.
In particolare Brosnan dimostra di saperci fare più con le commedie che nei film drammatici o azione (anche il suo James Bond non mi ha mai appassionato molto), la Collette è perfetta nei personaggi sotto le righe, Paul può costruirsi una carriera importante ad Hollywood e la Poots fornisce la maggior parte degli spunti ironici grazie ad un personaggio fuori di testa.

Un’ulteriore nota positiva del film è quella di mostrare che a volte bastano le piccole cose per sentirsi meglio e superare periodi bui anche importanti. La semplice compagnia di altre persone, ad esempio, può rivelarsi fondamentale, e questo aspetto è importante in quanto spesso con la depressione si tende a stare da soli; ciò può fornire quindi un raggio di speranza.

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Altro elemento da non sottovalutare è che di film con i temi già menzionati trattati in quest’ottica ce ne sono ben pochi, quindi una nota di originalità (paradossale, visto che Non buttiamoci giù è tratto da un romanzo) non può che far bene ad un cinema pieno di sequel, copie carbone e banalità.

Un film molto più ottimista di quanto possa sembrare dopo una visione superficiale.

Consigli per gli acquisti:

-Non hai un lavoro, o ne hai uno che risente della crisi?
Magari hai una famiglia che ti supporta e ti sprona a dare il massimo, cosa che devi fare sia per rispetto nei confronti della tua persona che per ripagarli del loro affetto. Forza e coraggio, datti da fare!

-Il/la tuo/a partner ti ha lasciata/o?
Hai idea di quanta gente ci sia là fuori che abbia voglia di conoscere altre persone? Su col morale: renditi presentabile, punta sui tuoi pregi (tutti li hanno), levati quell’imbarazzante tuta da ginnastica post-rottura con cui giri per casa e sfoggia il tuo miglior sorriso.

-Sei un emerito sfigato smilzo e bruttarello, con gli occhiali e l’erre moscia?
Magari hai intorno delle persone che ti vogliono bene, e quindi invece di abbandonarti a paranoie mentali inutili dovresti cercare di essere di buona compagnia e una brava persona nei confronti del prossimo. Testa alta e pensa positivo.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Altri film tratti dalle opere di Hornby, come Febbre a 90° (1997) con Colin Firth e About a Boy – Un ragazzo (2002) con Hugh Grant. Per quanto riguarda il tema del suicidio, il documentario The Bridge – Il ponte dei suicidi (2006).

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