L'amichevole cinefilo di quartiere

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Speakers’ Corner – La ballata di Buster Scruggs

Diretto dai fratelli Coen e distribuito, dopo una fugace apparizione nelle sale statunitensi, in esclusiva sulla piattaforma Netflix (proiettare i film al cinema? Pff, eresia!), La ballata di Buster Scruggs è un’efficace antologia di fiabe nere inserite nel peculiare mondo del selvaggio West.

I sei episodi, della durata di circa venti minuti ciascuno, vanno a pennellare ritratti di Copley raffiguranti varie anime del Lontano Ovest: da rocamboleschi fuorilegge a vecchi cercatori d’oro, da impresari male in arnese a tenaci coloni, da diligenze erranti a fanciulle sfortunate, ogni individuo è tessera di un puzzle umano sociale ed economico caratteristico ed irripetibile.

Nonostante varie incursioni nel grottesco, l’atmosfera che si respira e nera e sulfurea come polvere da sparo, caratterizzata da uno spiccato fatalismo che, in connubio con un’impronta parabolica e quasi assurdamente pedagogica, rende le peripezie degli uomini crude favole degli sterminati Grimm che sono gli Stati Uniti.

Estremamente ricco il cast, che vede la presenza tra gli altri di Tim Blake Nelson, James Franco, Tom Waits, Zoe Kazan e Brendan Gleeson.

Di buona qualità tutti gli episodi (il primo, il più surreale è quello che presta il titolo al film), tra i quali spicca per impatto emotivo Meal Ticket, con Liam Neeson girovago di intrattenimento.

Consigliato.

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Pillole di cinema – Ave, Cesare!

ave-cesare locandinaCensurus te salutat.

TRAMA: Anni ’50. Una star di Hollywood scompare nel bel mezzo delle riprese di un kolossal ambientato nell’antica Roma.
Un impiegato della casa di produzione del film è chiamato a risolvere l’inghippo in breve tempo.

PREGI:

– Coen Brothers: 15 Nominations agli Oscar di cui 4 vinti tra film, regia e sceneggiatura, confermano qui la loro sottile ironia con venature nere.
Regia patinata per ricreare le atmosfere fifties e sceneggiatura da cui emerge prepotentemente una densa satira verso un mondo popolato da star viziate, viziose e da accudire come ricchi bambinoni.

A differenza di altre loro opere abbiamo però meno sciabola e più fioretto, con la presenza di una (lontana) luce di benevolenza che scende sul cinema in senso lato, reso quindi arte che quindi si eleva dalle ontologiche bassezze della natura umana.

ave cesare coen

– Cast: I Coen hanno spesso portato in scena storie incarnate da un nutrito gruppo di interpreti, e ciò contribuisce a creare numerose sfaccettature nella trama stessa, essendo così la vicenda influenzata da molteplici personaggi.

Ave, Cesare! riesce in particolare ad incanalare lo spirito delle chiassose e complicate produzioni cinematografiche anni ’50 (non che quelle odierne non lo siano…) dando corpo a una nutrita schiera di faccendieri di vari livelli, tutti coinvolti, a diverso titolo, nella realizzazione di ciò che viene proiettato su schermo per la gioia e l’intrattenimento del pubblico.

L’Ave, Cesare! del film non è quindi una semplice pellicola, ma una costosa baracconata dalla impervia realizzazione che mette a dura prova la capacità di organizzazione di un ostinato Josh Brolin.

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– Satira e riferimenti a badilate: Uno degli elementi che meglio riesce ad evidenziare al conoscenza di una determinata materia è la capacità di criticarla intelligentemente evidenziandone difetti e limiti.

In questa pellicola, agli occhi dei conoscitori del settore, è chiaramente visibile un’acuta e spesso farsesca stilettata scenica nei confronti del dietro le quinte del cinema di mezzo secolo or sono (ed anche qui, facili parallelismi con ciò che avviene oggi).

Il risultato è una serie di esagerazioni comiche metacinematografiche su vari archetipi personali, che riescono a centrare perfettamente il bersaglio mettendo alla berlina uno star system spesso visto “da fuori” come una gabbia dorata, ma in realtà composto da una varia e misera umanità.

Se l’Ave, Cesare! del titolo è palesemente Ben Hur, anche il cast veste i panni di noti alfieri della MGM: nei ruoli principali George Clooney è uno stralunato incrocio tra Charlton Heston e Kirk Douglas, Channing Tatum è un simil-Gene Kelly e il personaggio di Scarlett Johansson prende pesantemente spunto da Esther Williams.

Tilda Swinton rappresenta la giornalista gossippara Hedda Hopper, il giovane cowboy di Alden Ehrenreich è Roy Rogers mentre il personaggio di Veronica Osorio fa riferimento a Carmen Miranda.

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DIFETTI:

– Troppi riferimenti al cinema anni ’50: o in generale alle modalità di realizzazione di un film.
Se tale ingrediente rende Ave, Cesare! un vino dal retrogusto antico delle proprie terre per chi sia ferrato in materia, potrebbe d’altro canto rendere assai difficile la comprensione di alcune dinamiche di sceneggiatura per degli spettatori più digiuni.

Il rischio è quindi di scadere in un’autoreferenzialità eccessiva e sopportata con malavoglia da gran parte del pubblico, che ha la sensazione di trovarsi di fronte un oratore il cui argomento prediletto sia se stesso.

ave cesare fiennes

– La trama è un pretesto: in Ave, Cesare! il plot è un semplice mezzo attraverso il quale è veicolata la già menzionata critica satirica.

Esso è quindi solo un traino, e ciò può spiazzare chi sia maggiormente uso a pellicole più… “tradizionali”: il protagonista della storia è un faccendiere che rappresenta il suo studio ma è al contempo incarnazione del cinema stesso, a sua volta alveare che ha valore ontologico solo in relazione alle api che lo compongono.

ave cesare brolin

Consigliato o no? Se siete un minimo appassionati di cinema (o più propriamente della sua storia) Ave, Cesare! potreste considerarlo uno dei film più divertenti dell’anno.
In caso contrario, probabilmente vi saranno evidenti più le sue pecche che le virtù.

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