L'amichevole cinefilo di quartiere

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Pillole di cinema – Ave, Cesare!

ave-cesare locandinaCensurus te salutat.

TRAMA: Anni ’50. Una star di Hollywood scompare nel bel mezzo delle riprese di un kolossal ambientato nell’antica Roma.
Un impiegato della casa di produzione del film è chiamato a risolvere l’inghippo in breve tempo.

PREGI:

– Coen Brothers: 15 Nominations agli Oscar di cui 4 vinti tra film, regia e sceneggiatura, confermano qui la loro sottile ironia con venature nere.
Regia patinata per ricreare le atmosfere fifties e sceneggiatura da cui emerge prepotentemente una densa satira verso un mondo popolato da star viziate, viziose e da accudire come ricchi bambinoni.

A differenza di altre loro opere abbiamo però meno sciabola e più fioretto, con la presenza di una (lontana) luce di benevolenza che scende sul cinema in senso lato, reso quindi arte che quindi si eleva dalle ontologiche bassezze della natura umana.

ave cesare coen

– Cast: I Coen hanno spesso portato in scena storie incarnate da un nutrito gruppo di interpreti, e ciò contribuisce a creare numerose sfaccettature nella trama stessa, essendo così la vicenda influenzata da molteplici personaggi.

Ave, Cesare! riesce in particolare ad incanalare lo spirito delle chiassose e complicate produzioni cinematografiche anni ’50 (non che quelle odierne non lo siano…) dando corpo a una nutrita schiera di faccendieri di vari livelli, tutti coinvolti, a diverso titolo, nella realizzazione di ciò che viene proiettato su schermo per la gioia e l’intrattenimento del pubblico.

L’Ave, Cesare! del film non è quindi una semplice pellicola, ma una costosa baracconata dalla impervia realizzazione che mette a dura prova la capacità di organizzazione di un ostinato Josh Brolin.

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– Satira e riferimenti a badilate: Uno degli elementi che meglio riesce ad evidenziare al conoscenza di una determinata materia è la capacità di criticarla intelligentemente evidenziandone difetti e limiti.

In questa pellicola, agli occhi dei conoscitori del settore, è chiaramente visibile un’acuta e spesso farsesca stilettata scenica nei confronti del dietro le quinte del cinema di mezzo secolo or sono (ed anche qui, facili parallelismi con ciò che avviene oggi).

Il risultato è una serie di esagerazioni comiche metacinematografiche su vari archetipi personali, che riescono a centrare perfettamente il bersaglio mettendo alla berlina uno star system spesso visto “da fuori” come una gabbia dorata, ma in realtà composto da una varia e misera umanità.

Se l’Ave, Cesare! del titolo è palesemente Ben Hur, anche il cast veste i panni di noti alfieri della MGM: nei ruoli principali George Clooney è uno stralunato incrocio tra Charlton Heston e Kirk Douglas, Channing Tatum è un simil-Gene Kelly e il personaggio di Scarlett Johansson prende pesantemente spunto da Esther Williams.

Tilda Swinton rappresenta la giornalista gossippara Hedda Hopper, il giovane cowboy di Alden Ehrenreich è Roy Rogers mentre il personaggio di Veronica Osorio fa riferimento a Carmen Miranda.

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DIFETTI:

– Troppi riferimenti al cinema anni ’50: o in generale alle modalità di realizzazione di un film.
Se tale ingrediente rende Ave, Cesare! un vino dal retrogusto antico delle proprie terre per chi sia ferrato in materia, potrebbe d’altro canto rendere assai difficile la comprensione di alcune dinamiche di sceneggiatura per degli spettatori più digiuni.

Il rischio è quindi di scadere in un’autoreferenzialità eccessiva e sopportata con malavoglia da gran parte del pubblico, che ha la sensazione di trovarsi di fronte un oratore il cui argomento prediletto sia se stesso.

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– La trama è un pretesto: in Ave, Cesare! il plot è un semplice mezzo attraverso il quale è veicolata la già menzionata critica satirica.

Esso è quindi solo un traino, e ciò può spiazzare chi sia maggiormente uso a pellicole più… “tradizionali”: il protagonista della storia è un faccendiere che rappresenta il suo studio ma è al contempo incarnazione del cinema stesso, a sua volta alveare che ha valore ontologico solo in relazione alle api che lo compongono.

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Consigliato o no? Se siete un minimo appassionati di cinema (o più propriamente della sua storia) Ave, Cesare! potreste considerarlo uno dei film più divertenti dell’anno.
In caso contrario, probabilmente vi saranno evidenti più le sue pecche che le virtù.

Gravity

gravity-la-locandina-italiana-del-film-276542Due punti materiali si attraggono con una forza di intensità direttamente proporzionale al prodotto delle masse dei singoli corpi e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza.

TRAMA: Durante una missione nello spazio due astronauti vengono colpiti dai detriti di un satellite, che distruggono la navetta spaziale lasciando i due da soli alla deriva.

RECENSIONE: Film diretto dal messicano Alfonso Cuarón, regista di Y tu mamá también (2001) e I figli degli uomini (2006), oltre che del pessimo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, terzo film della saga del giovane mago albionico e uno dei peggiori della serie. Sottolineo “uno dei”.

Dal punto di vista visivo il film è veramente ben realizzato, ricreando ottimamente le atmosfere spaziali. Questo aspetto è fondamentale, perché essendo un’ambientazione molto particolare e caratteristica sfruttarla appieno contribuisce ad alzare il livello qualitativo del film stesso. Nella pellicola inoltre si riscontrano i temi ricorrenti della vita e della maternità, con molte immagini o riferimenti alla nascita, al feto e alla filiazione.

Tecnicamente una caratteristica peculiare della pellicola è l’uso di pochi stacchi di montaggio, soprattutto nella prima metà del film. Tale scelta immerge lo spettatore nell’ambiente spaziale senza fargli notare le intrusioni da parte del regista, e quindi anche questo dato può essere inserito sotto la voce “immersione del pubblico nella pellicola”.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Cuarón e dal fratello Jonás, è forse la componente meno profonda e sfruttata, rimanendo comunque per l’aspetto emotivo ad essa collegato ben lontana dai classici e stucchevoli survival movies. Non si assiste in poche parole a “Bear Grylls nello spazio profondo” ma ad una vicenda seria con personaggi più spessi.

Gravity è retto interamente da due attori, ossia George Clooney e Sandra Bullock. Nespressoman ha un personaggio piacione in cui sta da Dio, ossia il componente positivo e scanzonato della coppia, che non si prende sul serio ed è sempre pronto a sollevare il morale della collega. Un buon apporto il suo, che si riappacifica con lo spazio dopo il pessimo Solaris del 2002, rifacimento dell’omonima pellicola di Tarkovskij di trent’anni prima. La seconda, che la critica ama come Iggy Pop i maglioni, è il suo lato speculare, interpretando un personaggio a disagio nell’ambiente in cui si trova e bisognoso di più aiuto. Come un panda, ma con più Razzie Awards.

Splendida la fotografia di Emmanuel Lubezki, nominato 5 volte all’Oscar.

Se vi è piaciuto, potrebbero piacervi anche2001: odissea nello spazio (1968), Solaris (1972), Sunshine (2007) per l’ambientazione, ma anche Vita di Pi (2012) per il personaggio perso e solo.

Batman & Robin

The Ambiguosly Gay Duo.

TRAMA: Batman e Robin si trovano ad affrontare due nuovi nemici: Mister Freeze e Poison Ivy. [P.s. giuro, la trama è solo questa e non saprei che altro dire…]

RECENSIONE: Un film semplicemente orrendo, un abominio di incommensurabile bruttezza che non solo ha messo il Batman cinematografico in una bara, ma che vi ha anche piantato tutti i chiodi e l’ha fatta sprofondare nella Fossa delle Marianne. Anche sforzandosi di essere generosi non c’è una sola cosa che funzioni in questa pellicola, che in alcune scene sembra più un videogioco che un’opera cinematografica dal tanto è incasinata, roboante e sopra le righe. E no, non è un complimento, se voglio uno spettacolo del genere prendo un joystick, Cristo.

Recensirlo normalmente sarebbe un lavoro titanico, perciò bisogna utilizzare un altro metodo, quello culinario. Batman & Robin è un atroce cocktail di bruttezza dai seguenti ingredienti e preparazione: prendete un regista pessimo come Schumacher, che tolto Un giorno di ordinaria follia non aveva ancora diretto niente di rilevante (sì, anche il suo capitolo precedente Batman Forever è inguardabile, ma come direbbe Figaro “Uno alla volta, per carità!”); il suo tocco magico rende i personaggi di una frivolezza imbarazzante anche per un Gay Pride, e i leggendari bat-capezzoli e bat-culi sulle tute dei nostri eroi molto fashion e trendy sono diventati leggendari per indicare qualcosa di ridicolo e imbarazzante.

Aggiungete un George Clooney monoespressivo, che acquista un po’ di movenza facciale indossando una maschera che gli copre il viso al 50 % (si potrebbe persino rivalutare Val Kilmer di Batman Forever. No, forse no). Mai scelta fu tanto sbagliata per il ruolo dell’uomo pipistrello, interpretato magistralmente da Michael Keaton prima e benone da Christian Bale poi. Poi spremete un Chris O’Donnell inutile quanto basta e piagnone all’inverosimile, che non conosce probabilmente il concetto di “spalla” come aiutante dell’eroe. Infine amalgamate il tutto con i due villains Uma Thurman e Arnold Schwarzenegger (“Hasta la vista, pipistrello”) spaesati e con l’aria di chi non sa per quale motivo si trovi sul set (suggerirei il cachet) e che è fonte inesauribile di trovate kitsch e irritanti.

Il risultato, da servire tiepido e cremoso, sarà un enorme giocattolone omosessuale con tanta gomma, tanto lattice e tante cazzate (una Bat-carta di credito, siparietti tra i due eroi che avrebbero fatto vergognare anche Stanlio e Ollio). Un film diarroico.

P.S. Secondo un sondaggio del 29 marzo 2013 della celebre rivista EmpireBatman & Robin è risultato il peggior film di sempre.

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