L'amichevole cinefilo di quartiere

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Pillole di cinema – Everest

everest locandina«Perché vuole scalare l’Everest?»
«Perché è lì.»

George Mallory (1886 – 1924), alpinista che ha fatto parte delle prime tre spedizioni inglesi per la conquista della cima del monte Everest.

TRAMA: Le avversità del viaggio di due diverse spedizioni alla scalata del monte Everest, tra ostacoli ai limiti delle possibilità umane e lotta per sopravvivere.
Ispirato ad una storia vera raccontata nel saggio Aria sottile (1997).

PREGI:

Ambientazione: Il pregio principale del film che ha aperto la  72ª edizione del Festival di Venezia è indubbiamente la location. Uno dei luoghi più pericolosi per la sopravvivenza dell’homo sapiens diventa teatro di una lotta dell’uomo contro le avversità di Madre Natura, che martella incessantemente le membra e lo spirito come un fabbro instancabile.

everest panorama

Il freddo, le tempeste e la mancanza di ossigeno, condizioni particolari in altri luoghi, sono lì la norma, rendendo la scalata una titanica sfida alla propria resistenza avente come obiettivo il superamento dei limiti umani.

“L’essere umano non è fatto per funzionare alla quota di crociera di un 747”.

everest scena

Cast: Ricco e vario, riunisce molti attori noti creando un dipinto corale e collettivo, che aiuta lo spettatore a non focalizzarsi solo sul classico “protagonista”, ma a prestare attenzione alle condizioni dei vari membri delle spedizioni, ognuno con un proprio carattere e background.

Abbiamo infatti Jason Clarke (recentemente John Connor in Terminator Genisys), Jake Gyllenhaal (pugile in Southpaw), Josh Brolin (Sin City – Una donna per cui uccidere), Emily Watson (La teoria del tutto), Keira Knightley (The Imitation Game) e molti altri interpreti di ottimo livello.

everest cast

DIFETTI:

Ritmo lento: È ovvio che per raccontare di una spedizione montana sia necessario focalizzarsi inizialmente sulle fasi di preparazione della stessa, ma la parte iniziale della pellicola presenta una cadenza narrativa piuttosto compassata.

Il problema di questo fattore è che un film necessita di catturare fin da subito l’attenzione dello spettatore, perché persa quella già in partenza è molto difficile recuperarla con il prosieguo.

Everest acquista velocità con il passare dei minuti, ma chi dovesse annoiarsi in apertura potrebbe perdere la voglia di seguire la vicenda.

everest scena 2

Consigliato o no? Meno americanata di quanto avrebbe potuto essere, un film che comunque merita una visione.

Pillole di cinema – Terminator Genisys

terminator genisys locandinaVieni con me se vuoi una recensione.

TRAMA: 2029. Quando John Connor, leader della resistenza umana contro le macchine, spedisce Kyle Reese indietro nel 1984 per proteggere sua madre e salvaguardare il futuro, un evento inaspettato crea una frattura nella linea temporale. Kyle si troverà così in una nuova e sconosciuta versione del passato.

PREGI:

Mantenuti gli elementi tipici della serie:

Un sacco di armi.

Un sacco di esplosioni.

Un sacco di legnate.

Terminator è una saga cult della fantascienza con tutti i crismi del genere: robot, scontri a fuoco, futuri distopici e quella spruzzata di mumbo jumbo spazio-temporale che ci sta sempre bene.

Se anelate vedere salvo il futuro dell’umanità nel modo più plumbeo possibile questo è un franchise che fa per voi.

terminator genisys braccio

– Arnold Schwarzenegger:

Assomiglia ad un robot gigante.

[Nella versione originale] Parla come un robot gigante .

È espressivo come un robot gigante.

È nato per interpretare questo ruolo!

La sua mimica facciale inesistente e i suoi lineamenti dalla mobilità di un portaombrelli in granito sono ottimi per calarlo nella parte del Terminator, robot programmato per distruggere (prima) e salvare (poi) la famiglia Connor utilizzando la minore gamma di espressioni possibili.

He’s back.

ArnoldSchwarteneggerTerminatorGenesys

Riferimenti ai precedenti episodi: Sempre gradite, come ho scritto anche QUI, le connessioni con altre opere per creare una pellicola più organica e che dimostri di aver chiaro quale sia il proprio contenitore.

Battute, personaggi, scene, nomi e strizzate d’occhio varie ed eventuali rendono la visione maggiormente piacevole, stimolando l’occhio dello spettatore a cogliere determinati spunti.

DIFETTI:

Spudorato product placement della Nike: In Terminator Genisys c’è uno spudorato product placement della Nike.

Sì, non serve Cicerone per argomentare questo punto.

Va bene che sono anch’esse un richiamo al primo Terminator, ma quando vado al cinema lo faccio per vedere un film, non un paio di scarpe.

terminator genisys scarpe

Emilia Clarke: Far interpretare la virago Sarah Connor ad una ragazzina dagli occhioni cerbiattosi è una scelta di casting più che infelice, soprattutto nel caso la si paragoni alla Linda Hamilton dei primi due episodi cinematografici o alla Lena Headey (collega della Clarke in Medioevo & Tette) della sfortunata serie tv Terminator: The Sarah Connor Chronicles.

terminator sarah connor 2

Trova l’intrusa.

Sarah Connor è un personaggio femminile molto forte ed emancipato, e questa determinazione nei 157 centimetri della Clarke non la vedo, soprattutto considerando che il suo character si trova perennemente a fianco di omoni muscolosi, robot assassini o Schwarzy (che è un po’ l’unione dei due elementi precedenti).

Seriamente, le pantofole orsacchiotte sono più terrificanti.

Timeline: Questo film prende la linea temporale della saga originale e la manda platealmente a fare in c… ehm, volevo dire… ci getta sopra un colpo di spugna netto.

Ciò vuol dire che la rappresentazione degli eventi di Terminator Terminator 2 – Il giorno del giudizio viene eliminata totalmente.

La cancellazione di tale linea temporale costituisce la possibile pecca principale di questa pellicola.

terminator genisys T 100

Consigliato o no? Dipende proprio da quanto appena detto.

I primi due capitoli della saga sono ottimi film. Se pensate che proprio per questo debbano essere lasciati stare così come sono senza incasinarli ulteriormente, allora è altamente probabile che Terminator Genisys vi faccia salire la bile.

Se pensate invece che una retcon (alterazione della linea narrativa) possa rinverdire una serie cinematografica per renderla apprezzabile a distanza di parecchi anni, allora il film dovrebbe piacervi.

Comunque sia, tranquilli: non fa schifo come Terminator 3.

Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie

pianeta scimmieCita vs Tarzan.

TRAMA: 10 anni dopo lo scatenarsi dell’epidemia (nata da una cura per l’Alzheimer testata sulle scimmie) i pochi umani superstiti cercano un modo per fermare il conflitto con gli stessi primati, diventati col passare del tempo sempre più intelligenti ed evolute.

RECENSIONE: Seguito de L’alba del pianeta delle scimmie, diretto da Rupert Wyatt, e reboot di una delle saghe cinematografiche più famose e iconiche della storia, Apes Revolution è un film d’azione che sfocia spesso e volentieri nell’analisi socio-politica spiccia.

La componente action e fantascientifica è infatti presente, ma sembra quasi avere una funzione ancillare nei confronti della rappresentazione delle “correnti” ideologiche delle due fazioni contrapposte.

Lo scontro è un’allegoria dei conflitti odierni tra propri simili, dato che qui la lotta è tra anelli della medesima catena evolutiva, e il focus della pellicola è ovviamente il rapporto difficile tra le due collettività dalle differenze (quasi) inconciliabili e con interessi (quasi) completamente diversi.

L’opera si allaccia inoltre al dubbio e non univoco concetto di “evoluzione”, sottintendendo che il progresso meccanico e oggettivo non renda una specie automaticamente migliore a com’era in precedenza se la fa degenerare verso la violenza e la lascia cadere nell’innata tendenza alla distruzione.

La regia di Matt Reeves (Cloverfield) alterna in maniera piuttosto sapiente scene di ampio respiro, con inquadrature letteralmente sature di esseri viventi (umani o scimmie), e altre in cui l’attenzione dello spettatore si focalizza su un unico personaggio, che riempie interamente lo spazio visivo.

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L’azione è presente, ma come già detto non in quantità eccessive o eccessivamente ignoranti, prediligendo in molti casi più l’aspetto politico-bellico che quello meramente violento; ciò contribuisce a rendere la pellicola più profonda rispetto ad altre di genere simile, non scadendo nel becero e dimostrando un certo fosforo in fase di regia.

La sceneggiatura di Bomback, Jaffa e Silver pone in risalto i già citati due gruppi in un modo che definirei “percorso tracciato da una pallina in una partita svolta a Wimbledon”.

In molti film di questa tipologia, si sviluppa nello spettatore una sorta di “tifo” per una o l’altra fazione; personalmente la trovo una cosa piuttosto infantile, ma tant’è.

Qui lo script fa rimbalzare le “simpatie” del pubblico per l’una o l’altra parte del conflitto alternativamente, mettendo prima in buona o cattiva luce uno dei due gruppi e successivamente invertendo il processo.

La conclusione che se ne trae è che tolleranza e lungimiranza non dipendono dalla specie di appartenenza, ma dal singolo: in ogni gruppo sociale, più o meno ampio che sia, ci sono elementi intolleranti, ottusi, assetati di potere e propensi alla guerra, così come individui più riflessivi, saggi e pacifici.

pianeta scimmie koba

Lo scienziato protagonista del capitolo precedente, mosso da nobili ideali ed interpretato da James Franco, è qui sostituito da Jason Clarke (ex George Wilson de Il grande Gatsby) e Gary Oldman (ultimamente in un altro reboot/remake, quello di Robocop, anche se sinceramente preferisco ricordarlo per ben altri ruoli); paradossalmente il fattore umano non è il più rilevante della pellicola, che spesso e volentieri preferisce concentrarsi sul gruppo al di là del Rubicone.

Cesare, il leader delle scimmie, è infatti il personaggio con la maggiore esplorazione psicologica, la quale lo rende il vero protagonista dell’opera.

Non sarà quello che commentò la battaglia di Zela del 47 a.C. con “Veni, vidi, vici”, ma questo imperatore delle scimmie è rappresentato come un sovrano illuminato, capace di gestire con fermezza il proprio clan unendo alla disciplina l’intelligenza e la lungimiranza.

Molto più umano di molti umani, Cesare è retto da una magistrale interpretazione di Andy Serkis, che compie un altro gran lavoro di recitazione e motion capture dopo Sméagol/Gollum (chi come me ha visto ISDA anche in lingua originale sa a cosa mi riferisco) e King Kong (forse un po’ “troppo” umano, ma comunque un notevole risultato), dimostrando che forse l’Academy dovrebbe aprire maggiormente ad interpretazioni di questo tipo.

Convenzionali? Forse no.

Degne di nota? Assolutamente sì.

Apes-revolution-immagine-performance-capture

Nel complesso un buon film.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Il pianeta delle scimmie è una serie di otto film, scegliete quello che più vi aggrada.

Ma per favore NON il remake di Tim Burton.

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