L'amichevole cinefilo di quartiere

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Batman v Superman: Dawn of Justice

batman v superman locandinaDimmi, tu vieni recensito?

Lo sarai.

TRAMA: Dopo lo scontro a Metropolis con il generale Zod, Superman è la figura più controversa al mondo: per alcuni emblema di speranza, per altri minaccia verso l’umanità.
In questo secondo gruppo rientra anche Bruce Wayne…

RECENSIONE: La marijuana è una droga leggera.
Se fumata, i suoi effetti principali sono rilassamento muscolare, sonnolenza o euforia.

L’eroina è una droga pesante.
Se iniettata in vena, i suoi effetti principali sono estasi, distorsione della percezione temporale o sbalzi d’umore.

Il Calgon è un anticalcare per lavatrici.
Se sniffato in polvere, il suo effetto principale è la realizzazione di film come questo.

Per la regia di Zack “ma quanto mi piacciono i simboli fallici” Snyder, Batman v Superman: Dawn of Justice (che per comodità chiamerò d’ora in poi BvS: DoJ) è infatti una spumeggiante boiatona che ha come unico obiettivo quello di introdurre la futura Justice League, formata dai maggiori supereroi della DC Comics.

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Il problema è che ciò è legato solamente al voler recuperare il terreno perduto sul mercato rispetto alla rivale Marvel, non tenendo però conto che quest’ultima prima di vomitare gli Avengers ha intasato le sale cinematografiche per diversi anni spalmando sul medio-lungo periodo i suoi personaggi.

BvS: DoJ invece tenta con un film unico di imbastire il background narrativo del relativo team, impresa titanica in cui ovviamente fallisce miseramente pur considerando i (piuttosto prolissi) 150 minuti di durata.

Il risultato di questo Icaro che si avvicina troppo alla fossa biologica è infatti un’immane sbrodolata piena di sottotrame e personaggi secondari utili come la sceneggiatura nei film di Steven Seagal, inseriti tanto per fare numero e che di conseguenza rendono la pellicola agile e pimpante come un tricheco obeso.

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Inoltre, uno dei problemi principali di quest’opera è di avere lo stesso manico (regista, direttore del montaggio e uno degli sceneggiatori) del pessimo Man of Steel.

Ergo, i difetti di quella pellicola si ripetono in BvS: DoJ: buchi nella sceneggiatura grossi come crateri lunari, personaggi iconici stravolti senza un motivo logico né una resa interpretativa apprezzabile, immagini pseudo-artistiche in realtà troppo bidimensionalmente vacue e una generale mancanza di ritmo nel film.

Raro elemento apprezzabile è il realistico spunto narrativo iniziale, con il mondo che dopo i fatti narrati nella prima pellicola si scinde tra coloro che vedono nel figlio di Krypton un protettore degli oppressi e chi invece diffida dell’alieno, ritenendolo un potenziale pericolo per la sicurezza dell’intero pianeta.

Peccato che tale imbeccata risulti a posteriori solo un mero pretesto per far scazzottare un po’ i due alfieri della DC, dando per scontato (ovviamente sbagliando) che tale duello masturba-nerd possa essere rappresentato bypassando l’inserimento di un backgound narrativo solido.

O di un background narrativo.

O di un background.

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La regia è la solida Snyderata tetra e fracassona, ulteriormente affossata da una fotografia che rende Metropolis una copia fumè di quella fumettistica e Gotham uno sporco sobborgo più che anonimo, addirittura difficilmente distinguibili l’una dall’altra.

Il montaggio, curato dal grande Stevie Wonder, è caratterizzato da un passaggio da una scena all’altra delicato e sfumato come una sprangata sulla nuca.
A parziale scusante si può però sottolineare che con una trama raffazzonata e il comparto visivo guidato da un inetto che da quando è finito al Galatasaray non è più lo stesso, la pessima qualità del montaggio sia logica conseguenza.

I combattimenti in sé non sono mal resi, ma talvolta la CGI perde colpi rendendo evidente l’artificiosità del tutto e amalgamandosi poco con il resto della scena.

Sì, ne parlai già QUI.

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Passando dal video all’audio, la colonna sonora non è particolarmente malvagia a parte lo stramaledetto tema di Lex Luthor, con degli archi che mi hanno sbriciolato i timpani oltre che le gonadi.

Lo senti una volta e vabbé, lo senti due volte e ok, ma all’ennesimo ta-daan DAAAAN, ta-daan DAAAAN ho tirato le peggio maledizioni azteche che mannaggia a Stradivari e agli accidenti di mastri liutai.

Avete presente quando ad un interminabile pranzo di nozze le portate in tavola sono così tante che per quanto abbiate fame non riuscite a mangiare tutto?
E quindi osservate i piatti mezzi pieni pensando allo spreco di cibo e a quanto sarebbe stato meglio darci un taglio coi rifornimenti per gustarsi meglio le pietanze?

Ecco, questa è la trama di BvS: DoJ.

Se ci aggiungete il tavolo del ristorante che traballa, il molesto prozio ubriacone seduto accanto e un’invasione di locuste che banchettano gli avanzi.

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La sceneggiatura, entrando più nello specifico, è così confusa che si colpisce da sola, mettendo decisamente TROPPA carne al fuoco e non riuscendo a sfruttare i fin troppo numerosi spunti narrativi.
Per sopperire a questa mancanza si cerca di usare alcuni temi metaforici come stampella/cornice. Tale espediente però non funziona, perché essendo le fondamenta troppo deboli i vari riferimenti alla mitologia e alla religione risultano TROPPO FREQUENTI  e quindi stucchevoli, aggiungendo monotonia all’opera.

Non posso essere specifico per evitare di fare spoiler, ma alcuni passaggi della vicenda non hanno davvero né capo né coda e la resa narrativa è in generale veramente scadente, sia nei punti macroimportanti (lo stesso scontro tra i due tizi mantellati ha come premessa un buco nella trama) sia a maggior ragione nei dettagli.

Senza rivelare troppo, essendo un elemento di scarsa importanza ai fini della trama, posso dire che personalmente il modo in cui hanno mostrato gli altri membri della Justice League mi ha fatto sanguinare gli occhi dal tanto è narrativamente sterile, artificioso e tirato per i capelli.

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Sul cast ci sarebbe veramente tantissimo da dire, soprattutto riguardo alle new entries. Se i volti già visti nell’episodio precedente bene o male erano nella parte e cercavano di tirare su la baracca (escludendo Russell Crowe che si “uploadava nel mainframe della nave”, ovviamente), gli innesti di BvS: DoJ scricchiolano parecchio, risultando talvolta fuori posto.

In un lago di marciume è paradossale che uno degli elementi miglior… ok, no, diciamo “che si salvano” sia lui.

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Ben Affleck interpreta un Batman vecchio e stanco. Lo so perché è evidente.

E anche perché questo fattore viene evidenziato un numero spropositato di volte.

I numerosissimi riferimenti al tempo che passa accentuano ancor più le differenze tra lui e Kal-El, rendendolo un personaggio a cui ovviamente lo spettatore possa sentirsi molto più vicino rispetto all’invulnerabile alieno dal ciuffo impomatato.

E vorrei ben vedere.

Bruce Wayne è un uomo che combatte per un ideale di giustizia: pesantemente traumatizzato da bambino, sfrutta il suo conto in banca per uscire di notte a spaccare le ossa ai criminali vestito da pipistrello.

L’altro è un alieno invincibile con le mutande sopra i pantaloni.

Ok.

Viceversa, una delle peggiori scelte di cast è lei.

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Gal Gadot come Wonder Woman.

E voglio essere chiaro, NON È PERCHÉ “HA IL SENO PICCOLO”, ragione che ha superficialmente spinto molti a criticarla.

La Donna Meraviglia è un personaggio nato come risposta femminile a Superman. Una donna sì bella ed affascinante, ma al contempo forte, valorosa e fiera.

Una supereroina che aiuta i deboli e gli oppressi, non necessitando lo stereotipato aiuto dell’ancor più stereotipato maschio alfa, ma operando in modo indipendente e autonomo.

Sarò pignolo io, ma questo con la Gadot non lo vedo: è innegabilmente una bellissima donna, ma non possiede la grande presenza scenica che un character del genere dovrebbe spontaneamente esprimere.
Inoltre il suo ruolo, pur notevolmente pompato dal marketing, risulta alla fine della fiera meramente ancillare, e avendo BvS: DoJ molti sub-plots (giusto una quarantina) esso sarebbe potuto essere tagliato in fase di post-produzione senza ripercussioni particolarmente negative sulla trama.

Anzi, magari accorciando un po’ la menata.

Un po’ come il Mago di Oz: dietro ad una facciata barocca (costume, tema sonoro rockeggiante, due battute cazzute ed inquadrature dinamiche) si ha una semplice tizia monoespressiva che pesa cinquanta chili vestita.

Ossia una sensazione sbagliatissima che è anche l’ESATTO CONTRARIO di quanto l’aurea del personaggio dovrebbe far scaturire nella mente dello spettatore.

Quando è sola nell’inquadratura sembra appena uscita da un festa di carnevale erotica a tema nerd.

batman superman wonder woman

Di Lex Luthor invece si può parlare in maniera molto più sintetica: questo non è Lex Luthor.

Altro personaggio cannato in pieno, con in pejus l’aggravante di essere stato totalmente stravolto, il mefistofelico magnate è in questa versione un incrocio tra il Joker di Nicholson/Ledger e il Zuckerberg che Eisenberg portò nel The Social Network di Fincher.

Se non avesse avuto il nome in doppia L probabilmente sarebbe stato un semplice antagonista monotono e già stravisto, se però gli si dà il nome di un personaggio fumettistico iconico il confronto risulta ovvio.

Così come ovvia è la Fossa delle Marianne che divide il grande villain da questo strampalato ragazzino pieno di tic.

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In conclusione BvS: DoJ è un film veramente pessimo, con pochi buoni spunti che affogano in un mare di idiozie.
Dopo L’uomo d’acciaio la dimostrazione che la Warner Bros fatica ad imparare dai propri errori.

Sarà a questo punto da vedere come si svilupperà il franchise DC, sperando che possano azzeccare in futuro alcuni colpi.

Anche se, viste le basi, personalmente ne dubito.

Fortemente.

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L’uomo d’acciaio

È un uccello? È un aereo? No, è una recensione!

TRAMA: Scampato alla distruzione di Krypton, suo pianeta natale, un bambino cresce sulla Terra adottato da una coppia di agricoltori.
Scoperti i suoi straordinari poteri e divenuto adulto, dovrà affrontare un vecchio nemico di suo padre.

RECENSIONE: Riassumendo:
– Basato su Superman, personaggio della DC Comics (mamma anche di Batman, Flash, Wonder Woman e altri tizi improbabili con le tutine attillate) nato dalla penna di Jerry Siegel e Joe Shuster nel 1932.
– Diretto da Zack Snyder (suoi il tanto divertente quanto ignorante 300, il prolisso Watchmen e il “figa e legnate” Sucker Punch).
– Sceneggiatura dello stesso Snyder con David S. Goyer, scrittore di tutti i Blade e di Batman Begins.
– Produce Christopher “Ho-resuscitato-Batman-dopo-quell’aborto-di-Batman & Robinerigetemi-una-statua” Nolan, autore anche del soggetto insieme al già citato Goyer.

Bene, usando un lessico ricercato e pregno di contenuti tecnici, questo film è una delle più colossali boiate che occhio umano possa incrociare. Una pellicola realizzata veramente male sotto molti aspetti, alcuni dei quali addirittura elementari, che affoga le pochissime cose buone in un mare di ridicolo involontario e scempiaggini tecniche.

Partiamo dalla regia. Snyder evidentemente ha perso il suo tocco dopo il trasferimento al Galatasaray, perché ciò che si salvava (almeno esteticamente) nelle sue opere prima citate qui non si trova, con scelte di ripresa senza un senso compiuto e con sequenze da far impallidire un viso pallido.
La parte iniziale ambientata su Krypton è in particolare uno dei segmenti narrativi più campati per aria che potessero mostrare, e come se non bastasse è impreziosita da riprese che paiono realizzate con una fastidiosa ed inutile telecamera a mano. Probabilmente stava per arrivare sul set un tirannosauro, perché l’effetto traballante si nota molto, e ciò è dannoso per il film, facendolo scadere nel ridicolo già dopo i primi minuti.

Dato che chi ben comincia è a metà dell’opera Hack-a-Zack continua a deliziare il pubblico con flashback sparati contro lo spettatore completamente (e sottolineo COMPLETAMENTE) a caso, anch’essi senza un senso logico e tra l’altro non cronologici.
La regola numero 1 del cinema stabilisce che tu possa mostrare tutto ciò che vuoi, a patto però che ciò che mostri abbia un minimo di senso compiuto. E ne L’uomo d’acciaio sono dolori.
Non si salvano neppure le scene di combattimento, che di solito forniscono il salvagente-paperella anche al peggior film immaginabile, perché qui sono di una lunghezza esagerata e sfiancante, essenzialmente costituite da scazzottate più o meno elaborate e con, dulcis in fundo, una ripetitività che sfiora il replay.

In questo lago di letame il peggio del peggio è lo stupro anale che viene perpetrato da questi criminali della settima arte nei confronti di uno degli avvenimenti più importanti per la formazione del giovane Superman.
Per non fare spoiler non posso dire di cosa si tratti nello specifico e in che modo viene consumato il delitto artistico, ma penso che anche impegnandosi non avrebbero potuto renderla così tanto insensata e ridicola.

La scena sembra un incrocio tra Il mago di OzThe Day After Tomorrow.

Pensate di aver capito quanto questa cosa faccia schifo? Non ci siete neanche vicini.

In un obbrobrio del genere, sugli attori non c’è da dire molto.
Henry Cavill è un Superman diverso da quello interpretato da Christopher Reeve (1978, 1980, 1983, 1987), più tormentato e riflessivo. Esteticamente è bene nella parte, ma questa ciofeca se la gioca con il raccapricciante Superman Returns del 2006, per cui il rischio che si BrandonRouthizzi è alto.
La coppia dei padri Russell Crowe – Kevin Costner è penalizzata tantissimo dalla scarsa qualità del film, che non riescono a sollevare ma anzi sono vettori di ulteriore affossamento.
Michael Shannon non è il Terence Stamp di Superman II (ma proprio no, qui sembra un incrocio tra Roberto D’Agostino e Pippo Pancaro) e alla fine della fiera il suo Zod risulta piuttosto anonimo. Probabilmente per dare un giudizio più affidabile avremmo dovuto vederli in un film almeno sufficiente.

Paragrafo Lois Lane: opinione personale, ma a me come personaggio non è mai piaciuto.
L’ho sempre vista come una che teoricamente dovrebbe essere forte, determinata e indipendente ma che in pratica è l’enorme stereotipo della donzella da salvare, perennemente in pericolo senza l’intervento risolutivo dell’alieno con la S sul torace.
Ad interpretarla c’è Amy Adams, statunitense cresciuta a baccalà e polenta, gran brava attrice e gran bella donna che paga però il fatto di non azzeccarci nulla con il personaggio.
La penalizza inoltre la scelta del film di mostrare in maniera esagerata quanto Lois sia cazzuta: tra le altre cose dialoghi sopra le righe con un colonnello, scotch buttati giù a goccia e intraprendenza che sfiora l’autodistruzione contribuiscono a fare di lei non la protagonista femminile, ma una irritante e inverosimile macchietta.

In tre parole? Un film inguardabile.

CURIOSITÀ:

Per Amy Adams questo non è il primo incontro con Superman: nel 2001 infatti comparve nel settimo episodio della prima stagione di Smallville, serie tv che racconta l’adolescenza di Clark Kent.

E in confronto a questo film pure Dawson’s Creek con i superpoteri ha il suo perché.

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