L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Carell’

Vice – L’uomo nell’ombra


– «Le famiglie importanti spesso scordano una semplice verità, che io conosco».
– «Quale verità?»
– «La conoscenza è potere».
– [alle guardie]: «Tenetelo fermo. [le guardie immobilizzano Baelish] Tagliategli la gola. [gli puntano un pugnale alla gola] Fermi, aspettate. Ho cambiato idea, lasciatelo libero. Tre passi indietro, voltatevi, chiudete gli occhi. [Le guardie fanno esattamente questo][a Baelish] Il potere… è potere».

Aidan Gillen (Petyr Baelish) e Lena Headey (Cersei Lannister), Il trono di spade, episodio 2×01, Il Nord non dimentica.

TRAMA: L’ascesa all’interno della Casa Bianca del politico repubblicano e conservatore Dick Cheaney, diventato vicepresidente degli Stati Uniti durante i mandati di George W. Bush.

RECENSIONE:

Diretto da Adam McKay, che nel 2016 con La grande scommessa vinse un Oscar per la sceneggiatura, Vice è un potente e vibrante ritratto della vita di un uomo che ha donato la sua vita al servizio del Potere.

Elemento così apparentemente immateriale nella forma, astratto quanto un sentimento ma devastante nei suoi usi, il Potere è mezzo e veicolo attraverso il quale vengono condizionate quotidianamente le vite di milioni di persone, spesso senza che essi nemmeno se ne accorgano.

Il Potere è ciò che stabilisce le regole di condotta, ciò che fa cadere bombe sulla tua città, ciò che tenta di aumentare il prestigio internazionale dello Stato in cui vivi.

Il Potere è tutto questo, ed anche di più.

Come signori Macbeth che per seguire una fumosa e ambigua profezia tramano alla detronizzazione di Re Duncan, i Cheney hanno dato tutto loro stessi per il raggiungimento di un obiettivo ultimo: essere detentori di quel Potere, di quel prestigio, di quella superiorità effimera ma molto pratica che consiste nel decidere, nell’avere la possibilità di far diventare la propria parola come Legge.

Come si riesce a rendere quindi un personaggio grigio e burocratico come Cheney in un tema di vasto interesse cinematografico?

Arricchendo la narrazione: il film riesce a tenere alta l’attenzione dello spettatore nei confronti della trama nonostante i suoi 135 minuti di durata, e questo pur tendendo sovente a spiegare per filo e per segno molti passaggi tecnico-politici all’interno della trama, che non lesina l’introduzione, anche se breve, dei più svariati personaggi.

Grazie all’uso di piccoli espedienti narrativi, colpi di scena e dialoghi veramente ispirati è quindi piuttosto difficile annoiarsi durante la visione del film, cosa che sulla carta avrebbe potuto risultare non semplice visto il predominante tema politico statunitense.
Ciò permette di rendere al meglio la storia di quest’uomo, che ad un primo sguardo parrebbe scarsamente carismatico e grigio, ma che attraverso i vari passaggi della pellicola che mostrano la sua evoluzione si rivela allo stesso tempo estremamente persuasivo e convincente, scovando opportunità dove altri non ne vedono.

Con una regia ricca di “scorsesismi” (narratore diretto, sfondamento della quarta parete, uso di vere e proprie didascalie), McKay unisce nella sua opera i crismi della più ironica commedia, vero e proprio giornalismo documentaristico à la Michael Moore con tanto di fact checking ed evidenziando come la tragedia che è la Storia sia il risultaro di una enorme farsa.

Un ragazzone del Wyoming amante della birra e con la tendenza alle scazzottate si trasforma, grazie ad una sfrenata ambizione e all’attitudine nel trovarsi al posto giusto nel padre putativo della nazione, un non-eroe sottile e furbissimo, spietato verso i suoi avversari e diventato tutt’uno con quel Potere che tanto ha sempre cercato.

Vecchio, grasso e pelato, il suo stesso aspetto fisico è archetipico di quel politico repubblicano stereotipato da dibattito su Fox News.
A differenza però di una mera parodia, che avrebbe anche potuto provocare risate sguaiate, ma senza centrare appieno il bersaglio, il Chaney di Bale è ridicolo ma mai divertente: un arrampicatore calcolatore che riempie Washington di suoi uomini e suoi uffici per controllare il controllabile, e che arriva al potere dopo un passato da ubriacone senza obiettivi diversi da quelli ovvi e basilari del benessere e del comando, per sé e per la sua cricca.

L’ironia di McKay, non è quindi un semplice mezzo per fare ridere, ma assume i connotati di vero strumento narrativo, che serve ad illustrare il Male non nella sua banalità, ma nella sua pochezza contenutistica: un uomo che migliora esponenzialmente la propria condizione sociale sfruttando preziose informazioni, azzardate possibilità e la tremenda miopia intellettuale di coloro che lo circondano.

Cheney è un personaggio shakespeariano, Riccardo III che ha tenuto sia il cavallo che il regno.

Ennesima ottima trasformazione fisica da parte di Christian Bale, che ha aumentato il proprio peso corporeo di oltre venti chili grazie ad un regime alimentare basato sulle torte: per qualità il risultato è ottimo, molto simile, anche se virato più sulla commedia, a quello di Gary Oldman ne L’ora più buia.

Amy Adams come sempre eccezionale, qui nei panni di Lynne Cheney con una parrucca bionda che è ordinanza per la consorte bianca di un politico statunitense e che unita alle sue parimenti bionde figlie talvolta ricorda il make-up di Kate McKinnon nell’imitazione di Hillary Clinton.
Lynne è la Lady Macbeth che sostiene ed alimenta le ambizioni del marito (che sono poi le sue) per un posto al sole nel grande palco decisionale di Washington, colei che tenta di appoggiare in ogni modo la carriera militare di un uomo che passa da soldato semplice, spettatore di decisioni dalla portata mastodontica, a vero e proprio generale con capacità decisionali quasi illimitate.

Ottimo anche il cast di contorno, tra cui spiccano Steve Carell nei panni di un luciferino e viscido Donald Rumsfeld ed uno strepitoso Sam Rockwell come George W. Bush, che come in W. di Oliver Stone viene rappresentato anche in Vice come un incompetente idiotone circondato da squali.

Film decisamente consigliato.

Annunci

Tag Cloud