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L’ultimo dei Templari

l'ultimo dei templariNicolas Cage contro la sposa di Belzebù?
No, ma è una battuta?

TRAMA: 1300. Due cavalieri crociati disertori accettano, per evitare di essere condannati a morte, di portare una ragazza accusata di stregoneria in una lontana abbazia dove possa essere processata e giustiziata.

RECENSIONE: Prima di cominciare, una doverosa premessa.

Per coloro che come me abbiano visto questo film al cinema, spendendo quindi i soldi del biglietto, non vi preoccupate: esistono centri di recupero appositi, dove potete farvi aiutare.
In questi casi l’importante è che ci si renda conto di avere un problema, e questo è il primo passo per risolverlo; non consideratevi deboli, anzi: chi ammette di aver bisogno di aiuto dimostra forza morale e consapevolezza di sé.

Io sono uscito dal tunnel di Nicolas Cage. Potete farlo anche voi.

Chiuso questo breve excursus L’ultimo dei templari, uscito nel 2011, è una pellicola obiettivamente realizzata da cani ed ha in particolare un grosso problema.

OLTRE all’attore protagonista, ovviamente.

La grossa pecca è di essere un film raffazzonato, nel vero senso del termine.
Lo sviluppo dei personaggi è fuori da una qualsiasi logica umana o divina (crociati filosofeggianti che si rifiutano di perpetrare omicidi in nome di Dio? Ma quando mai?), la sceneggiatura ha moltissimi snodi tirati per i capelli di Mastro Lindo e il risultato è quindi una pellicola approssimativa, realizzata con la malavoglia tipica di un compito scolastico per casa piuttosto che per portare sugli schermi un’opera di intrattenimento.

L’inizio in particolare è qualcosa di talmente sciatto, mal realizzato e assemblato con la Fattoria Parlante della Mattel da far capire subito al malcapitato spettatore cosa lo aspetti: computer grafica e fotografia sfascia-occhi (poi ne parliamo), dialoghi talmente sopra le righe da risultare surreali e scene banali senza guizzi contribuiscono a piantare i chiodi alla bara del film già dai primi minuti.

Visto come si rivela in seguito quest’opera, è un po’ come se un maratoneta si rompesse un ginocchio dieci metri dopo essere partito.

Computer grafica scadente, sei proprio tu?

Computer grafica pietosa, sei proprio tu?

Il regista Dominic Sena, che aveva già diretto il nostro prode Cage nel dimenticabilissimo Fuori in 60 secondi, appartenente al sempreverde genere “f**a e motori”, non riesce a dare al film uno stile che sia un minimo personale, andando ad attingere persino da altre opere molto più elevate di questa, come Il nome della rosa Il settimo sigillo.
Si ha quindi l’impressione che il tutto si riveli uno sterile esercizio di copia e incolla con dovizia di ignoranza.

Ma MOLTA dovizia.

Già accennata la pochezza in fase di scrittura (forse “nullità” sarebbe un termine più calzante), sembra inoltre che la caccia alle streghe venga in qualche modo “giustificata”, sia per l’importanza che ha essa nella trama sia per come viene menzionata l’opinione generale nei confronti della donna, qui raffigurata come un essere pericoloso, infido ed amante dei gatti, nei confronti del quale bisogna sempre tenere un occhio aperto.

Beh, effettivamente la parte sull’amare i gatti è vera…

Battute a parte quest’ultimo punto sarebbe forse apprezzabile perché rappresenta la reale visione dell’epoca nei confronti del gentil sesso, ma porta ad un altro difetto del film: porre due protagonisti mentalmente molto più “avanti” rispetto al loro tempo in un contesto del genere non crea un alone di fascino e rispetto nei loro confronti, ma fa sì che il tutto scada nel ridicolo involontario; i toni seri e drammatici all’orecchio dello spettatore diventano quasi farseschi, e tanti saluti all’epicità e alla tensione.

Idolo

Rimetti il coniglio nella scat… ah, no.

Un ennesimo punto a sfavore de L’ultimo dei templari (e spero sia veramente l’ultimo) è la scadentissima computer grafica, con un uso idiota degli effetti speciali i quali sembrano letteralmente incollati alla pellicola in stile découpage.
Di solito in opere di questo genere (cioè obbrobri disimpegnati) sono le uniche cose che si salvano, qui forse abbassano ulteriormente il livello.

Cage capellone in stile Con Air è l’acme di questo film ignobile (e l’effetto comico è dato soprattutto dal fatto che lui ci creda davvero e ci metta un notevole impegno nell’interpretare un cavaliere crociato del 1300 che parla come Voltaire), con l’allegro compare Ron Perlman che in filmacci del genere ci sguazza che è una meraviglia (era anche in Pacific Rim, tanto per dire).
Piccole parti per Stephen Graham, la star di Misfits Robert Sheehan e Christopher Lee, nessuno dei quali alzi particolarmente la qualità del tutto.

Data anche la impossibilità pratica della cosa.

Concludendo vorrei sottolineare la ormai consueta scelta deficiente per quanto riguarda i titoli italiani dei film.
In originale infatti si chiama Season of the Witch, che almeno rende l’idea su quale sia l’argomento principale della pellicola, mentre da noi è stato affibbiato un nome che è legato solo a ciò che viene mostrato nei primi dieci minuti (e i due protagonisti non appartengono nemmeno all’ordine monastico-cavalleresco dei Templari).
Considerato il livello infame del film questo dato è più o meno come la ciliegina sulla torta.

O come se dopo averti investito con la macchina ti spaccassero un remo in testa.

Un film bello come bere il verderame.

Per chi non lo abbia visto, eccone una breve scena:

CURIOSITÀ:
Il film ha ricevuto due nomination ai Razzie Awards 2011: Peggior attore protagonista per Nicolas Cage (strano!) e Peggior coppia, condiviso tra Nicolas Cage e “chiunque appaia sullo schermo insieme a lui”.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: I film (parliamone) con protagonista Nicolas Cage più idioti che occhio, cervello e salute mentale umani possano sopportare. Per maggiori informazioni vedere la recensione di Segnali dal futuro.

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Segnali dal futuro

5141Fosse arrivato uno dal futuro per avvertirmi prima che guardassi ‘sta roba…

TRAMA: Nel 2009 viene riaperta una “capsula del tempo” del 1959, con all’interno dei fogli di alcuni bambini; uno di questi pezzi di carta, pieno di numeri, è assegnato al figlio di un astrofisico. Quest’ultimo scopre che in realtà tale elenco è un messaggio codificato che predice, con perfetta precisione, data, luogo e numero delle vittime delle principali catastrofi che si sono verificate nel corso degli ultimi 50 anni. Tre degli eventi riportati tuttavia devono ancora accadere…

RECENSIONE: Nicolas Cage interpreta un astrofisico nonché professore del MIT. Con quella faccia lì. Con quell’espressività lì.

Ah, devo andare avanti?

La regia di questa accozzaglia di assurdità è di Alex Proyas, che se si fosse fermato a suo tempo con il cult Il corvo (1994) avrebbe avuto tutta la mia stima. Ma siccome ha partorito dalla sua mente deviata prima la cazzatona Io, Robot del 2004, pellicola con personaggi memorabili come una piastrella e che sputtana Asimov in maniera non indifferente, e poi questo aborto, il mio giudizio su di lui diventa un pelino più negativo.

Sul suo lavoro in senso stretto non c’è molto da dire. Ci sono tanti botti, tante esplosioni e alcune scene di grande impatto visivo (l’aereo che precipita, tanto per non fare spoiler visto che si vede anche nel trailer), ma quello che manca è uno stile visivo originale e apprezzabile, che dia frizzantezza a quello che già sulla carta si prospetta come il più classico degli action-disaster movies. E che possibilmente faccia dimenticare allo spettatore una sceneggiatura inutilmente intricata nonché di essere al cospetto di un attore protagonista che non è propriamente un cavallo vincente.

Uno dei più grandi misteri del film non è come facciano a essere segnati su un foglio in forma numerica gli eventi catastrofici, ma come sia possibile che ben cinque esseri umani abbiano contribuito a una delle sceneggiature peggiori nella storia recente della Settima Arte. Evidentemente in fase di scrittura l’LSD scorreva a torrenti, perché solo in questo modo si possono spiegare due ore di scienza, preveggenza, astrofisica, Bibbia, misticismo e chi più ne ha più ne metta. Come se fossero indecisi su cosa metterci dentro e abbiano deciso di creare una sorta di Frankenstein (o “minestrone” se preferite le metafore culinarie) piazzandoci dentro di tutto. Ma sarebbe troppo stupido, di sicuro non sarà successo così.

Vero?

Il cast, che meraviglia. Nicolas Cage qui regala ai posteri una vera perla, che si incastona perfettamente nel Grande Diadema delle Puttanate insieme a mirabili opere come i futuri (per stare in tema) Ghost Rider (2, ma anche il primo non scherza), L’ultimo dei Templari e Drive Angry, e i precedenti Bangkok Dangerous, Next, Il prescelto, Il mistero dei Templari e relativo seguito (ma allora è una fissazione!), Il mandolino del capitano Corelli e Windtalkers. 

E quelli che ho citato sono solo film girati da Nick-Quasi-Senza-Espressività a partire dal 2001 in poi. Per tutto il resto c’è Con Air.

Oltre a Cage la bella, bravina e qui sprecata Rose Byrne, due bambini espressivi come un phon spento e Liam Hemsworth, fratellino di Chris-Thor e comparso anche ne I mercenari 2.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: fissare il Sole per due ore o mangiare il vetro. Battute a parte, tutti i film con Cage citati tre paragrafi fa.

Con Air

con airLe uscite di sicurezza da questo film sono qui, qui e qui.

TRAMA: Un ranger appena uscito dal carcere in cui era rinchiuso per eccesso di difesa viene coinvolto nel dirottamento dell’aereo sul quale viaggiava insieme a pericolosi criminali che dovevano essere trasferiti in un altro carcere.

RECENSIONE: Insieme a Independence DayArmageddon questo film del 1997 forma il podio delle pellicole più imbecilli della storia del cinema americano (e forse non solo). Dopo questa frizzante premessa vediamo un po’ le componenti di questo kebab andato a male.

La regia è di Simon West (tra l’altro al suo esordio), regista prestato al cinema dalla pubblicità che non capisce la differenza tra girare filmati di due ore e spot di qualche decina di secondi: sono presenti infatti una quantità esagerata di scene action senza un senso logico e la maggior parte di esse ha come unico scopo allungare la zuppa. Perfetto. Primi piani casuali, movimenti della telecamera incomprensibili e scelte interni-esterni discutibili riempiono questo mirabile capolavoro senza dare al tutto uno stile preciso. Si potrebbe obiettare nell’inesperienza dovuta all’esordio, peccato che West nella sua carriera dirigerà anche Lara Croft: Tomb Raider I mercenari 2,  non esattamente due “must-see movies”: diciamo semplicemente che è un regista scarso? Diciamolo.

Se la regia è scadente, la sceneggiatura è un orrore. Trama spessa come il domopak e telefonata dopo quindici minuti, personaggi così stereotipati da sfociare nel ridicolo involontario e battute così cazzone, fasciste e sopra le righe da sembrare un perenne discorso del Sergente Maggiore Hartman di Full Metal Jacket (senza la sua classe ovviamente). Per quasi due ore si assiste a dei detenuti che cazzeggiano su un cavolo di aeroplano con lo spirito dei boy scout in gita nei boschi finendo per odiarli dal primo minuto; il problema è che non li si odia perché sono i villains del film, ma perché ci si rende conto che più ne muoiono più il finale si avvicina. Altro dato stupido è che a differenza dei film d’azione senza pretese manca la presenza femminile da arredo, la bella ragazza mezza nuda inutile ai fini della trama. Potrebbe anche mancare perché il protagonista cerca di tornare dalla sua famiglia, e quindi ci sono di mezzo i sacri valori morali, ma Con Air è una pellicola per famiglie quanto può esserlo La sottile linea rossa, quindi perché ometterla?

Come protagonista di questa oscenità spicca un Nicolas Cage capelluto alla “ultimo dei Mohicani” che conferma la sua inespressività e la sua partecipazione a film piacevoli come leccare la sabbia. Si mantiene sui suoi standard e basta, altrimenti ci sarebbero troppe cose da dire e troppi santi da scomodare. Per concludere, come recita il vecchio detto “il totale a volte è inferiore alla somma delle parti”, si registra la presenza in questa chiavica di grandi attori sputtanati come Steve Buscemi e John Malkovich.
Ah già, c’è anche John Cusack….

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