L'amichevole cinefilo di quartiere

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Death to 2020


«All’inizio pensò che il virus fosse qualcosa che potesse andarsene da solo semplicemente ignorandolo, come una vespa o una moglie».

TRAMA: Mockumentary che ripercorre in chiave ironica tutti gli eventi più importanti del 2020. Protagonisti della storia sono alcune figure che hanno riempito gli schermi televisivi durante l’anno, tra questi politici, scienziati, psicologi, ma anche persone comuni…

RECENSIONE:

Finto documentario incentrato sui fatti più salienti dell’anno che sta volgendo al termine, Death to 2020, uscito il 27 dicembre su Netflix (*), è un simpatico esercizio di stile del noto mattacchione Charlie Brooker, che qui accantona il suo Specchio Nero per offrire una sardonica e pungente satira rivolta non solo nei confronti di quello che è ormai stato definito come uno degli anni più infausti della storia, ma anche a bersaglio dei suoi protagonisti e partecipanti passivi.

Utilizzando come veicolo di comicità una pletora di figure bidimensionalmente stereotipate che possano incarnare le varie correnti di pensiero legate ai fatti dell’attualità recente (dal giornalista allo scienziato, dalla politica all’influencer, dalla psicologa al magnate della tecnologia, dalla persona della strada idiota alla persona della strada ancor più idiota), Brooker compone un riassunto, sicuramente di non eccezionale varietà espositiva ma puntuale, degli eventi cardine di un anno 2020 tumultuoso ed imprevedibile.

Focus centrale del film è ovviamente la diffusione della pandemia di Covid dalla Cina, e di conseguenza le contromisure attuate dai vari leader politici occidentali: enorme spazio viene offerto infatti a Boris Johnson e alle elezioni presidenziali statunitensi, così come alle polemiche che immancabilmente hanno caratterizzato i rimedi precauzionali contro il virus.

Se l’elencazione dei fatti specifici pecca ovviamente di essere una sequela abbastanza didascalica di avvenimenti su un letto di delirio influenzale, i colpi andati più a segno nella pellicola sono sicuramente due: l’umorismo e le maschere scelte per rappresentare le varie anime della società.

Il primo è puro british: intelligente ed elegante nei modi quanto spietato nei contenuti, con un ampio uso di giochi di parole e figure retoriche che permettono una buona fluidità nel discorso generale, senza incepparsi in singhiozzose gag autocelebrative della propria arguzia.
Le seconde sono invece azzeccate nella loro specifica caratterizzazione quanto per i corretti abbinamenti degli attori che vadano a rappresentarle.

Se ad esempio Lisa Kudrow è una meravigliosa politica (repubblicana, ma non solo) nella sua ostinata negazione dei fatti a scapito delle opinioni e dell’esaltazione degli slogan a scapito della logica, Hugh Grant è un professore britannico di storia tanto pomposo quanto retrogrado che confonde i fatti avvenuti a Westeros con quelli reali e Joe Keery è un influencer che sfrutta la voglia di svago e stupidità di persone poco intelligenti per guadagnare milioni di sterline facendo sostanziali cazzate, i migliori ritratti sono sicuramente quelli delle “persone comuni” Diane Morgan e Cristin Milioti.


Esse infatti rappresentano appieno le due anime dell’incorporea “massa”, il colossale pachiderma senza volto nè definizione che si muove ondivago come una marea indirizzata dall’una o dall’altra fazione socio-cultural-politica per raggiungere i propri egoistici scopi.

La Morgan presta il volto ad una persona che incarna la parte “innocuamente” stupida del pubblico: quoziente intellettivo radente al terreno, scarsamente interessata all’attualità, totalmente sprovvista di qualsiasi base culturale che le possa permettere la comprensione del mondo che la circonda, assiste passivamente a ciò che le viene posto innanzi senza porsi domande né obiezioni.
Idiota, ma almeno non fa danni.

Il personaggio della Milioti è invece attivamente e pericolosamente imbecille: una Karen “calcio-mamma” che alimenta volutamente l’odio e il ritardo psichico della società nella salda convinzione che ciò sia la cosa corretta da fare, diventando uno strumento inconsapevole da manipolare per organizzazioni sociali di dubbia legalità costituzionale, che fondano la loro esistenza su quelli come lei che non riescono a rendersi conto di quanto siano un mero ingranaggio all’interno di un meccanismo socioculturale molto più grande.

Sicuramente Death to 2020 non costituisce i settanta minuti più originali ed ispirati della nostra vita, ma per esorcizzare i trecentosessantacinque giorni appena trascorsi sperando che i prossimi siano un po’ meno vomitevoli, anche questo film può fare brodo.

Consigliato.

(*) per un bug di Netflix Italia, su alcuni dispositivi il film compare solo impostando l’inglese come lingua predefinita dell’account; in caso contrario potrebbe non essere visualizzabile nemmeno tramite la funzione di ricerca.

Black Mirror, Stagione 5

Ci ho riflettuto molto ultimamente.

No, per favore, lasciami parlare.

È già difficile così.

Ci ho pensato davvero tanto a questa cosa, perché non volevo dare giudizi affrettati: abbiamo passato un sacco di bei momenti insieme e credimi, non li sto dimenticando né tralasciando.

Non VOGLIO dimenticarli.

Ma mi sono reso conto che tu sei cambiato.

E io così non posso continuare.

Non dopo tutto il bel tempo trascorso insieme.

Per rispetto di ME. Ma anche per rispetto di NOI.

MI ricordo ancora quando si parlava di serie tv: alcuni preverivano un branco di nerd con battute idiote, altri invece adoravano il Medioevo, con i suoi troni, le sue tette e le sue spade.

Io non ero come loro. Io avevo te.

Ed era speciale.

Era più che speciale era davvero… magico: il Primo Ministro inglese ricattato per scoparsi un maiale, Toby Kebbell quando ancora non si era sputtanato… e ti ricordi quando mi hai portato a vedere gli orsi, o che bello che è stato a Natale?

Poi hai voluto offrirmi di più, e io ero contento!

Pensavo a come sarebbe stato bello fare ancora più esperienze insieme, più avventure, più… tutto.
Credevo che avrebbe cementato ancora di più il nostro rapporto!

Ma mi sbagliavo.

Perché hai iniziato a darmi tanto, ma puntando sempre più alla quantità e non alla qualità. Mi riempivi di regali di cui non sapevo che farmene, solo per il gusto di stare insieme, ma non è così che funziona una relazione.
Una relazione ha bisogno di fiducia, amore e rispetto reciproco. Disinteressato.

Io non avevo bisogno dei tuoi doni, non me li avresti dovuti fare. Tre storie all’anno andavano benissimo.

Io ti amavo così come eri.

Ma piano piano sei diventato come gli altri, corrompendoti e lasciandoti trascinare dal giudizio della massa.

Hai provato a sorprendermi ancora, con dei finali multipli, e adesso sei tornato a tre storie come una volta, ma ormai quello che di magico ci legava si è perso.

Credi che mi piaccia stare così male? Sentirmi tradito, sentirmi… comprato?

Io ti amavo, cazzo.

Mi dispiace tantissimo, Black Mirror.

Tra noi non può più andare avanti.

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