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Speakers’ Corner – Ancora auguri per la tua morte


Sequel del quasi omonimo film del 2017, Ancora auguri per la tua morte conferma la carineria del primo episodio allargandone la trama mantenendone il piacevole tono leggero e scanzonato.

Da un semplice cerchio di eventi in ripetizione si passa qui all’introduzione di dimensioni alternative: come ben sanno gli appassionati di fumetti americani, in cui tale elemento è ormai comune, in questi differenti universi esistono tra i personaggi che conosciamo altri legami relazionali, che scombinano le carte rendendo la scoperta delle nuove variabili più interessanti.

La tensione relativa al killer e alle numerose morti viene infatti ben stemperata da battute, ironia e volute esagerazioni narrative, per le quali funge da assist il già citato tema sci-fi dei loop temporali e del multiverso; le risate si combinano con una dose di sano thrilling all’acqua di rose, in cui la ripetizione di un evento teoricamente unico, il trapasso, viene affrontata con umorismo, sarcasmo e comica frustrazione.

Nel cast, ancora buona prova per una molto espressiva Jessica Rothe, che pur assomigliando in modo impressionante alla sua coetanea Blake Lively (entrambe classe ’87), mantiene però rispetto a Lady Reynolds maggiore freschezza estetica, utile per interpretare un’universitaria, surclassandola per espressività e stimolazione di empatia nello spettatore.

Produce la famigerata Blumhouse, con un terzo capitolo già annunciato in caso di successo economico di questo secondo, costato 9 milioni di dollari.

Considerato che Auguri per la tua morte incassò 125 milioni contro i 5 scarsi di budget, appuntamento al 2021.

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Cam

Raro originale Netflix a non essere una boiata atomica, “Cam” della celeberrima Blumhouse Productions declina il connubio tra il mestiere più antico del mondo e la moderna tecnologia in una salsa thriller che ben si sposa con la veracità delle tematiche trattate.

La bieca ironia di fondo, costituita dalla difesa del proprio account da un furto d’identità online perpetrato ai danni di colei che sfrutta la messa in mostra del proprio corpo per guadagno personale, diventa il leitmotiv di un macabro gioco di contrappasso più sottile ed intelligente di quanto l’ambiente professionale della protagonista suggerisca.

Il contrasto emerge anche dalla raffigurazione del maschio: debole segaiolo e voyeur, quindi indebolito dai bisogni della carne e dai suoi impulsi, ma allo stesso tempo fonte di lucro e perciò paradossalmente indispensabile al risalto della cam girl tra la concorrenza.

Ciò ovviamente porta ad un ragionamento uroborico in chiave femminista: spogliarsi per soldi costituisce emancipazione perché atto di propria sponte ed affermazione di sé sfruttando i canoni estetici invece che esservi succube, oppure è incluso in un’oggettificazione del corpo femminile utilizzato dalla donna stessa solo come sessuale pezzo di carne per il ludibrio degli uomini?

Consigliato.

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