L'amichevole cinefilo di quartiere

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BLACK MIRROR, STAGIONE 4 – CLASSIFICA EPISODI

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Sinceramente non ho mai amato le classifiche in campo cinematografico.

E infatti è la seconda volta che ne scrivo una, dopo quella relativa alla terza stagione della stessa serie.

Ok.

Breve classifica scritta per il solito motivo (stagione composta da appena sei episodi) e considerando la mia inguaribile e preoccupante mania il mio notevole interesse per il prodotto.

Prima di partire, ripeto le medesime tre premesse importanti.

  1. È una classifica PERSONALE e SOGGETTIVA, non sono le Tavole della Legge.
  2. Tutti gli episodi mi sono piaciuti, per cui il mio giudizio complessivo sulla stagione è ampiamente positivo. Ok, no, qui diciamo che in generale gli episodi non mi siano dispiaciuti, ma purtroppo ho notato un calo qualitativo a livello di sceneggiatura rispetto alle stagioni precedenti.
  3. Parlerò abbastanza liberamente, ergo questo articolo CONTIENE SPOILER SULLE TRAME E SUI FINALI.

Se non avete già guardato TUTTI E SEI gli episodi, NON CONTINUATE A LEGGERE.

Detto questo, pronti, partenza e VIA.

 

6° POSTO – USS CALLISTER

Le vicende di un equipaggio spaziale nascondono molto più di quanto sembrino…

Per chi abbia visto la stagione, questa potrebbe sembrare un’ultima posizione piuttosto strana vista la particolarità dell’episodio in relazione agli altri.

USS Callister non è una puntata mal fatta, anzi, introduce nella serie elementi nuovi (la fantascienza spiccatamente vecchio stile, la parodia esplicita, un’ironia più che marcata) che possono piacere e costituire al contempo un interessante diversivo rispetto ai canoni standard a cui lo Specchio Nero ha abituato il pubblico.

Dal mio personale punto di vista, però, ho trovato l’esagerazione troppo marcata (sì, lo so che è un paradosso) e pur apprezzando il tema di fondo relativo al negativo uso del potere unito allo sfogo delle proprie frustrazioni, credo che un approccio più drammatico sarebbe stato maggiormente congeniale ed efficace.

La creazione di avatar virtuali dotati di vita e personalità proprie non mi ha colpito quanto altre tematiche precedentemente trattate nella serie, rendendo l’episodio una sorta di Toy Story per adulti o poco più.

USS Callister è inoltre uno degli episodi di questa quarta stagione il cui finale (lieto) non mi ha convinto: avrei preferito che, dopo tutto il travaglio relativo al liberarsi del proprio comandante, l’equipaggio venisse incenerito dalla nave del giocatore incontrato dopo essere entrati nel mondo online.

Penso sarebbe stata una conclusione beffardamente crudele ed in linea con lo spirito quasi grottesco dell’episodio.

 

5° POSTO – ARKANGEL 

Uno strumento elettronico sperimentale, detto Arkangel, inserito nel cervello dei bambini permette di monitorarne posizione, stimoli visivi, parametri vitali e altro.

Diretto da Jodie Foster, Arkangel ha il difetto di essere l’episodio più narrativamente lineare dei sei, ossia di non presentare il tanto celebre plot twist finale tipico della serie.

Se infatti sul lato tecnico abbiamo una costruzione visiva più che buona (comunque presente in ognuno dei nuovi episodi) con una regia solida ed una fotografia azzeccata, la trama è purtroppo avara di sorprese.

Da Black Mirror ci si aspetta un ribaltamento delle apparenze iniziali che invece qui non avviene, con una conclusione più buonista di quanto sembri (non ha molto senso che la madre sopravviva per poi farla disperare per l’abbandono della figlia) e banalità evitabili.

Anche qui non male l’esplorazione della tecnologia come aiuto nel controllo dei figli che diventa però dipendenza, intromissione nella loro vita e generica mancanza di fiducia, ma sarebbe stato forse meglio un approccio più severo e tagliente.

Convincenti ed abbastanza somiglianti tra loro le varie attrici scelte per interpretare Sara nel corso degli anni, anche se a dare volto alla sua versione quindicenne è la palese ventenne Brenna Harding.

 

4° POSTO – BLACK MUSEUM

Una giovane viaggiatrice entra in un “Museo Nero” che raccoglie oggetti relativi a terribili crimini commessi grazie all’uso della tecnologia.

Posto strategicamente a conclusione della stagione, Black Museum è un auto-tributo alla serie pieno di citazioni ed easter egg ad altri episodi messi apposta per il compiacimento dei fan.

Piacevole rivedere il simbolo di White Bear, il fumetto di Quindici milioni di celebrità e tutti i numerosi riferimenti al San Junipero, anche se per un non fan potrebbero essere elementi inutilmente ridondanti.

Similmente a White Christmas, la trama è costituita da più storie legate tra loro; le trame sono piuttosto interessanti (particolarmente quella in apertura con protagonista il dottore) e ben esplicate nonostante il minore tempo a loro disposizione, mentre la macro-storia che le racchiude termina con una punizione di stampo dantesco che ho trovato narrativamente azzeccata.

Sugli scudi nel ruolo dell’anfitrione del museo Douglas Hodge, che a mio parere offre una delle interpretazioni migliori della stagione.

Un divertissement, forse più di USS Callister.

 

3° POSTO – CROCODILE

Un’indagine assicurativa viene svolta mediante l’uso di uno strumento che permette di visualizzare su schermo i ricordi delle persone.

Thriller ben orchestrato e con i tasselli al posto giusto, Crocodile è anche l’episodio forse più riconducibile nella struttura ad un classico Black Mirror (futuro non troppo lontano, personaggi moralmente discutibili, finale amaro).

Apprezzabile che la vicenda venga portata avanti a causa di un elemento di scarsa importanza rispetto agli altri (un banale incidente urbano porterà alla scoperta di due omicidi) e che in una serie così proiettata al futuro vi sia il tema dell’oscuro passato che ritorna a tormentare le persone.

Importante anche la questione della privacy, con i ricordi che vengono letteralmente estratti dalle menti per essere utilizzati a scopo investigativo e che risulta determinate per il deflagrare irrecuperabile della vicenda.

Ottima fotografia, molto algida e che ben si confà al tono generale dell’episodio, che diventa via via sempre più violento e tenebroso.

 

2° POSTO – HANG THE DJ

Il libero corteggiamento è scomparso, sostituito da un’app che seleziona automaticamente i partner ideali, indicando inoltre quanto dureranno le varie relazioni.

Sintetizzando Hang the DJ in una frase: le premesse migliori della stagione ma con uno sfruttamento non all’altezza.

Come scrissi l’anno scorso, ho veramente adorato l’episodio Nosedive della terza stagione, perché l’ho trovato una ficcante critica nei confronti della digitalizzazione via via sempre più estrema della società e specchio di un non molto lontano futuro di ulteriore inaridimento dei rapporti umani.

Hang The DJ avrebbe potuto proseguire su questa strada virando però più specificatamente sulle relazioni amorose, già negli anni Dieci caratterizzate dall’uso di app per incontri (Tinder et similia) e orientate quindi verso un’oggettivazione della coppia.
Ci si limita invece ad imbastire una vicenda sempre più ripetitiva e a gradazione ascendente che porta però ad un colpo di scena non solo troppo banale e deludente, ma che a ben vedere rivela troppi spunti in comune con USS Callister.

Un vero peccato, perché una diversa conclusione avrebbe potuto rendere questo episodio uno dei migliori dell’intera serie.

Carinamente goffo Joe Cole, deliziosa Georgina Campbell.

 

1° POSTO – METALHEAD

Una donna cerca di sopravvivere in una terra desolata piena di guardie robotiche a forma di cane.

Un gioiello.

Unico episodio in bianco e nero della serie, in questa stagione Metalhead è anche il più breve (41 minuti, il più lungo è USS Callister che ne dura 76) ed il più vago nella sua esposizione narrativa.

Proprio questo è uno dei suoi più grandi pregi.

Del mondo in cui si svolge la vicenda non si sa praticamente nulla (è un futuro prossimo o remoto?), così come degli stessi protagonisti (chi sono? Cosa stanno cercando di fare? Sono i “buoni” o in realtà siamo immedesimati nei “cattivi”?) e ciò permette di focalizzarsi esclusivamente su ciò a cui si sta assistendo, in modo da cogliere ogni piccolo particolare che possa fornire risposta ai nostri quesiti.

Ciò porta ad un crescendo di ottima tensione, con la caccia alla donna sempre più pressante e lo spettatore che si trova a patteggiare per lei senza remore, essendo ella l’unico veicolo attraverso cui egli possa capire ciò che sta accadendo.

Fotografia eccellente, Maxine Peake ottima in un quasi one-woman show ed un finale azzeccato, con una coda estremamente malinconica ed efficace.

Metalhead è narrativamente come una parentesi, che si apre e si chiude tralasciando ciò che non è contenuto al suo interno.

A mio avviso, Metalhead è quindi l’episodio migliore della quarta stagione.

Che dire in generale di questa stagione 4?

Buona, ma in calo.

Non so se sia dovuto al fisiologico esaurimento di idee di Charlie Brooker o per via delle tempistiche più strette legate a Netflix (senza di essa, dodici episodi in un anno li avremmo visti con il binocolo), ma devo ammettere che, pur attestandosi gli episodi su buoni livelli dal punto di vista visivo, le loro sceneggiature iniziano a mostrare alcune crepe.

Forse sarebbe auspicabile in caso dell’uscita di nuovi episodi un paio di anni di sosta, in modo da raccogliere le idee e organizzare con calma la stesura di nuove storie.

Viceversa, temo che la quantità possa diventare sempre più inversamente proporzionale alla qualità.

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Black Mirror, Stagione 3 – Classifica episodi

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Sinceramente non ho mai amato le classifiche in campo cinematografico.

Un po’ perché considero personalmente difficile paragonare tra loro pellicole completamente diverse come periodo di produzione, genere, temi ed ambientazione.
Avrei paura di dare maggior risalto ad una categoria narrativa piuttosto che un’altra.

È meglio Il re leone Django Unchained?

È meglio La sottile linea rossa Moulin Rouge!?

È meglio Mystic River Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta?

Boh?

Un po’ perché nel caso in cui le opere messe in ordine fossero parecchie si aprirebbe una INTERESSANTISSIMA discussione basata su STIMOLANTISSIME domande del tipo: “Ma perché il film X lo hai messo nella posizione 43 e il film Y è alla 44?”

E sinceramente anche no.

Dato che però adoro Black Mirror e gli episodi della recente Stagione 3 sono appena sei (che però ridendo e scherzando corrispondono all’ammontare delle prime due stagioni messe assieme) penso che un loro ranking sia più comodo sia da pensare che da realizzare.

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Prima di partire, tre premesse importanti.

  1. È una classifica PERSONALE e SOGGETTIVA, non sono le Tavole della Legge.
  2. Tutti gli episodi mi sono piaciuti, per cui il mio giudizio complessivo sulla stagione è ampiamente positivo.
  3. Parlerò abbastanza liberamente, ergo questo articolo CONTIENE SPOILER SULLE TRAME.

Se non avete già guardato TUTTI E SEI gli episodi, NON CONTINUATE A LEGGERE.

Detto questo, pronti, partenza e VIA.

6° POSTO – PLAYEST (Giochi pericolosi).

Un ragazzo americano in Inghilterra decide, per bisogno di soldi, di fare da beta tester ad un nuovo videogame horror basato sulla realtà aumentata.

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Nonostante il suo ultimo posto, devo dire che Playtest non mi è dispiaciuto.

Ho trovato molto interessante in particolare la rappresentazione della paura come un elemento personale di ognuno di noi, che quindi oltre ad alcune fattispecie ataviche (il buio, i mostri, l’ignoto…) cambia in base al nostro carattere e dipende in modo diretto dalla mente.

Ho apprezzato inoltre il rapporto tra memoria e dimenticanza, oltre che quello ad esso collegato tra il vivere nel presente ed il ricordare il passato. Una sorta di ping pong temporale in cui costruiamo i mattoni ora per avere una “casa” da rimembrare nel futuro.

Ambientazione ed attori sono convincenti (il protagonista è Wyatt Russell, figlio di Kurt e Goldie Hawn), ma ciò che mi spinge a metterlo in ultima posizione è un inizio narrativamente forse un po’ troppo lento, unito a tematiche che, per quanto come già detto apprezzabili, trovo meno “di ampio respiro” rispetto a quelle trattate in altri episodi della stagione.

Ottimi dieci-quindici minuti finali, con stuzzicanti plot twist piazzati forse per recuperare il tempo perduto durante la prima parte. Di sottovalutata potenza l’inquadratura in primissimo piano sul freddo ed asettico “HE CALLED MOM”.

Preso a sé stante non è male, è che, semplicemente, gli altri cinque episodi mi sono piaciuti di più.

5° POSTO – MEN AGAINST FIRE (Gli uomini e il fuoco).

Un’organizzazione militare si trova a combattere i “parassiti” (“roaches” nella versione inglese), mutanti legati ad un’arma biologica relativa ad una guerra imprecisata.

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La cosa che ho più apprezzato di Men Against Fire è l’approccio di Black Mirror al tema bellico, mai affrontato durante la serie.

È quindi un episodio in cui l’azione la fa da padrona per la maggior parte della sua oretta di durata. Sono mostrati infatti diversi scontri a fuoco ed il montaggio li esalta in maniera efficace con rapidi movimenti di camera; ciò aumenta di conseguenza realismo e tensione, mentre seguiamo le gesta di un novellino dell’esercito che combatte contro i mostri.

Il problema è forse la trama.

Se in un prodotto audiovisivo si parla di una razza di mutanti senza descriverli nei dettagli e mostrandoli solo ad episodio già inoltrato, io spettatore attento già prevedo che al 99% tali mostri si riveleranno esseri umani.
E quindi questo passaggio andava gestito meglio.
In più si potrebbe anche far notare che il sistema audio-video impiantato nei corpi dei soldati che cambia le loro percezioni sensoriali è concettualmente simile a quello utilizzato nell’ottimo special natalizio alla fine della seconda stagione, Bianco Natale.

Mi è piaciuto molto che sia stato trattato l’interessante tema dell’eugenetica, così come il fondamentale conflitto morale tra ciò che una persona avrebbe il dovere di fare e quello che la sua etica le suggerisca essere giusto o sbagliato (soprattutto all’interno di una scenario di guerra, con tutti i relativi risvolti).
Purtroppo, però, una volta afferrato il punto del “sono persone che dal codice genetico risultano portatrici di malattie, quindi le vogliono uccidere” l’episodio è un po’ già esaurito.

Menzione particolarmente positiva per il finale, molto in stile Black Mirror nella sua cruda tristezza e che lascia l’amaro in bocca tipico della serie.

A volte è meglio dimenticare.

4° POSTO – SHUT UP AND DANCE (Zitto e balla).

Un adolescente viene spiato e ricattato da alcuni hacker, che lo obbligano a portare a termine incarichi sempre più pericolosi sotto la minaccia di diffondere un video rubato dalla sua webcam.

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Se Playtest partiva un po’ troppo in sordina, Shut Up and Dance invece ingrana subito la quarta.

L’elemento maggiormente apprezzabile di questo episodio è la tensione, che monta sempre più nello spettatore mentre le azioni di un “povero ragazzo” sono controllate da una minaccia potente ma invisibile.

Mi è piaciuta la struttura a tappe dell’episodio, le quali sembrano non finire mai mentre le richieste dei ricattatori diventano sempre più estreme, e sono stato positivamente colpito dal realismo recitativo dimostrato sia dall’attore protagonista Alex Lawther che dalla sua spalla Jerome Flynn (il Bronn di Game of Thrones).

La pecca dell’episodio è di essere un po’ troppo similare come risvolti narrativi a Orso Bianco della seconda stagione, che probabilmente costituisce uno dei miei preferiti e che di conseguenza mi fa un po’ scadere questo.

Molto ben costruito il finale, in cui i cattivi vengono puniti indipendentemente da un eventuale loro percorso di redenzione o dal loro impegno a mantenere determinati tipi di segreti; in tal senso funzionale uso del meme della cosiddetta trollface, a ben rappresentare la reazione degli hacker agli sforzi dei personaggi coinvolti nella vicenda.

Fosse stato creato lo stesso nodo in gola attraverso un plot più originale avrei messo Zitto e balla in una posizione di classifica più alta.

3° POSTO – HATED IN THE NATION (Odio universale).

Dopo aver subito sui propri profili internet delle shitstorm (intense raffiche di commenti basati su insulti e minacce) alcuni personaggi pubblici considerati “antipatici” iniziano a morire.

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Come rovinare un episodio ottimo con un finale pessimo.

Odio universale è l’episodio più lungo della terza stagione (un’ora e mezza invece dell’oretta di durata degli altri) ed ha come genere narrativo il thriller poliziesco.

La maggiore durata lo espone anche a maggiori pecche: la protagonista è piuttosto bidimensionale nel suo rappresentare la poliziotta cazzuta tutto d’un pezzo e con il lessico di uno scaricatore di porto, la vicenda è talvolta spiegata in maniera piuttosto didascalica e magari anche alcuni characters secondari avrebbero meritato maggiore introspezione.
Tutto sommato però l’episodio è estremamente godibile, complice anche una trama intelligente e una stretta connessione all’attualità.

Chiunque si ritrovi ad utilizzare giornalmente un social network sa bene quanto attraverso la rete web le persone possano essere incredibilmente [inserire aggettivo negativo a scelta], e Odio universale indaga sul tema della responsabilità riguardo alle nostre parole in rete.

C’è differenza tra un commento postato anonimamente in cui riversiamo il nostro odio represso nei confronti di qualcuno e il carattere che abbiamo normalmente nella vita reale?

Come anticipato, questo episodio mi è purtroppo scaduto molto a causa di un finale posticcio e poco azzeccato.

Se si fosse infatti concluso semplicemente con la protagonista che lascia l’aula di tribunale dopo aver deposto, sarebbe stato un ending molto migliore.
Crudo, cupo, pessimista e ben più legato al tema generale dell’episodio rispetto al mostrare brevemente una continuazione delle indagini sotto copertura che lascia ben più di una questione inutilmente sospesa.

“Dimenticandomi” degli ultimi due minuti, credo sia uno degli episodi maggiormente legati alla nostra società attuale, e quindi decisamente meritevole di visione.

2° POSTO – NOSEDIVE (Caduta libera).

In un futuro prossimo, le persone ricevono continuamente recensioni: dopo qualsiasi scambio interpersonale si utilizza infatti lo smartphone per lasciare un giudizio da una a cinque stelle sugli individui con cui si ha a che fare.

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Non mi dilungherò su questo episodio perché l’ho già recensito (senza spoiler) nel mio ultimo articolo, che nel caso vi invito a leggere QUI.

Potendo rivelare parti della trama, trovo estremamente azzeccato il finale. Una sorta di catarsi emotiva in cui la protagonista non ha più i freni inibitori legati alla continua ricerca dell’apprezzamento altrui, ma può finalmente sfogarsi.

Come il precedente, anche Nosedive è un episodio fortemente legato alla società attuale, è ciò lo rende estremamente inquietante.

1° POSTO – SAN JUNIPERO (San Junipero).

Nel 1987 due giovani donne si incontrano a San Junipero, una città basata sul divertimento sfrenato.

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San Junipero è senza dubbio l’episodio più sentimentale (non inteso in senso dispregiativo) della terza stagione.

Un episodio incredibilmente ricco, denso e pregno di temi molto toccanti, fra cui spicca quello in assoluto più importante e vasto.

Il rapporto tra la vita e la morte.

Attraverso una relazione al di là dei concetti di tempo e spazio, le protagoniste Kelly e Yorkie stringono un legame di rara profondità.

Una delle due dà all’altra una motivazione per vivere (il poter incontrarsi anche nella vita reale, nonostante vecchiaia, malattie ed handicap), mentre la seconda dà alla prima una ragione per morire (poter passare insieme un tempo infinito e felice nel mondo virtuale della città).

Gioventù e vecchiaia, passato, presente e futuro, promesse attuali e di un tempo lontano vengono magistralmente condensati nei sessanta minuti di durata di questo piccolo gioiello, veramente commovente ed intenso.

Le scelte morali compiute nell’episodio riguardano tematiche estremamente mature e complesse, e vengono raccontate non solo con drammaticità, ma anche con rara levità, che consente all’episodio di non essere stancante o noioso, ma al contrario appassionante nella curiosità per come andrà a finire.

Ottima fotografia con sapiente ed accurato uso del materiale storico per le varie epoche, unita sonoramente ad una colonna sonora potente ed azzeccata.

Veramente un picco qualitativo notevole per l’intera serie; personalmente mi trovo quasi in difficoltà a scriverne, perché è un’opera che va vista, parlandone si perde qualcosa.

A mio avviso, San Junipero è quindi l’episodio migliore della terza stagione.

Che dire in generale di questa stagione 3?

Beh, che è ottima.

Buona alternanza di generi diversi, qualità complessiva ottima, belle storie ed attori azzeccati.

In attesa quindi della quarta stagione, con altri sei episodi programmati per il 2017.

Personalmente, non vedo l’ora.

Serenate. Parole e opinioni in libertà – Black Mirror ep. 03×01, Caduta libera

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TRAMA: In un futuro prossimo, le persone ricevono continuamente recensioni: dopo qualsiasi scambio interpersonale si utilizza infatti lo smartphone per lasciare un giudizio da una a cinque stelle sull’interlocutore; l’insieme di questi voti assegna ad ogni individuo un punteggio medio.
Avere una media alta permette di far parte dell’élite, potendo di conseguenza accedere a benefit e luoghi esclusivi.

RECENSIONE: Torna Black Mirror e tornano i suoi arguti spaccati distopici (ma spesso dannatamente simili alla realtà odierna) con protagonista una umanità che lascia la propria vita condizionata da una tecnologia senza freni e con estremi risvolti negativi.

Per la regia dell’inglese Joe Wright il primo episodio della terza stagione, Caduta libera (Nosedive nella versione originale) è in particolare un intelligente affresco sociale che enfatizza a dismisura elementi dall’importanza rilevante nella nostra società: i social network.

In Caduta libera il continuo postare fotografie della propria vita privata sottende infatti una complessa e spietata architettura di classi sociali, basate sulla reputazione del singolo e sulla capacità di piacere esteriormente alle altre persone, in un circolo vizioso di pompaggio dell’ego e causa di discriminazioni basate sul futile.

Il plot dell’episodio è all’apparenza piuttosto semplice e segue Lacie, una donna sulla trentina che deve intraprendere un lungo viaggio per raggiungere il matrimonio di una vecchia conoscente.

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Gli imprevisti che si troverà ad affrontare lungo il percorso fanno emergere in modo lampante la banalità e la superficialità su cui si basa la società rappresentata nell’episodio, e i cui effetti sono purtroppo visibili anche in quella occidentale del cosiddetto “benessere”.
Tale benessere è sicuramente materiale ma probabilmente non così spiccato sul versante umano, data la faciloneria e la vacuità con cui ogni giorno ognuno di noi condivide fotografie che ritraggono il proprio essere animale sociale.

Che sia una pietanza, un tramonto, il proprio animale domestico o una foto in topless di schiena con una citazione dal dubbio nesso di filosofi, poeti o cantanti, viviamo infatti in un’età dove i nostri spazi personali sulla rete internet costituiscono il nostro biglietto da visita al mondo, e ci rendono quindi oggetto di critica, elogi, approcci sessuali o sbeffeggiamento.

Caduta libera porta lo spettatore in un mondo che può sorgere dalle basi del nostro, in cui la fama è tutto e i rapporti personali si riducono a mero scambio di valutazioni, tanto ipocrite quanto esasperate.

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I colori pastello dei quartieri elitari ricordano la critica al sobborgo borghese di Tim Burton in pellicole come Edward mani di forbice, così come la stolida superficialità della gente “bene” è considerata socialmente accettata e quasi scontata, con pochi individui che riescono a coglierne l’errore di fondo.

Le disavventure della protagonista e la sua ferrea determinazione a perseguire un obiettivo futile provocano nel pubblico un riso amaro in stile quasi fantozziano, con l’aggravante però rispetto al personaggio interpretato da Paolo Villaggio della “complicità” di Lacie: un rampantismo estremo che la circonda e a cui disperatamente ella vuole adattarsi.

Ottima la recitazione di Bryce Dallas Howard, che per qualche decimale in più che la possa portare alla tanto agognata media del 4.5 si ritrova smarrita in un road trip dell’assurdo.

Con questo episodio Black Mirror oltre a confermarsi serie tv di acuta e rara intelligenza dimostra ancora una volta di essere uno schiocco di dita dopo alcuni secondi di imbambolamento: necessario per rendersi conto della realtà che ci circonda, e addirittura quasi salvifico.

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