L'amichevole cinefilo di quartiere

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Batman v Superman: Dawn of Justice

batman v superman locandinaDimmi, tu vieni recensito?

Lo sarai.

TRAMA: Dopo lo scontro a Metropolis con il generale Zod, Superman è la figura più controversa al mondo: per alcuni emblema di speranza, per altri minaccia verso l’umanità.
In questo secondo gruppo rientra anche Bruce Wayne…

RECENSIONE: La marijuana è una droga leggera.
Se fumata, i suoi effetti principali sono rilassamento muscolare, sonnolenza o euforia.

L’eroina è una droga pesante.
Se iniettata in vena, i suoi effetti principali sono estasi, distorsione della percezione temporale o sbalzi d’umore.

Il Calgon è un anticalcare per lavatrici.
Se sniffato in polvere, il suo effetto principale è la realizzazione di film come questo.

Per la regia di Zack “ma quanto mi piacciono i simboli fallici” Snyder, Batman v Superman: Dawn of Justice (che per comodità chiamerò d’ora in poi BvS: DoJ) è infatti una spumeggiante boiatona che ha come unico obiettivo quello di introdurre la futura Justice League, formata dai maggiori supereroi della DC Comics.

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Il problema è che ciò è legato solamente al voler recuperare il terreno perduto sul mercato rispetto alla rivale Marvel, non tenendo però conto che quest’ultima prima di vomitare gli Avengers ha intasato le sale cinematografiche per diversi anni spalmando sul medio-lungo periodo i suoi personaggi.

BvS: DoJ invece tenta con un film unico di imbastire il background narrativo del relativo team, impresa titanica in cui ovviamente fallisce miseramente pur considerando i (piuttosto prolissi) 150 minuti di durata.

Il risultato di questo Icaro che si avvicina troppo alla fossa biologica è infatti un’immane sbrodolata piena di sottotrame e personaggi secondari utili come la sceneggiatura nei film di Steven Seagal, inseriti tanto per fare numero e che di conseguenza rendono la pellicola agile e pimpante come un tricheco obeso.

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Inoltre, uno dei problemi principali di quest’opera è di avere lo stesso manico (regista, direttore del montaggio e uno degli sceneggiatori) del pessimo Man of Steel.

Ergo, i difetti di quella pellicola si ripetono in BvS: DoJ: buchi nella sceneggiatura grossi come crateri lunari, personaggi iconici stravolti senza un motivo logico né una resa interpretativa apprezzabile, immagini pseudo-artistiche in realtà troppo bidimensionalmente vacue e una generale mancanza di ritmo nel film.

Raro elemento apprezzabile è il realistico spunto narrativo iniziale, con il mondo che dopo i fatti narrati nella prima pellicola si scinde tra coloro che vedono nel figlio di Krypton un protettore degli oppressi e chi invece diffida dell’alieno, ritenendolo un potenziale pericolo per la sicurezza dell’intero pianeta.

Peccato che tale imbeccata risulti a posteriori solo un mero pretesto per far scazzottare un po’ i due alfieri della DC, dando per scontato (ovviamente sbagliando) che tale duello masturba-nerd possa essere rappresentato bypassando l’inserimento di un backgound narrativo solido.

O di un background narrativo.

O di un background.

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La regia è la solida Snyderata tetra e fracassona, ulteriormente affossata da una fotografia che rende Metropolis una copia fumè di quella fumettistica e Gotham uno sporco sobborgo più che anonimo, addirittura difficilmente distinguibili l’una dall’altra.

Il montaggio, curato dal grande Stevie Wonder, è caratterizzato da un passaggio da una scena all’altra delicato e sfumato come una sprangata sulla nuca.
A parziale scusante si può però sottolineare che con una trama raffazzonata e il comparto visivo guidato da un inetto che da quando è finito al Galatasaray non è più lo stesso, la pessima qualità del montaggio sia logica conseguenza.

I combattimenti in sé non sono mal resi, ma talvolta la CGI perde colpi rendendo evidente l’artificiosità del tutto e amalgamandosi poco con il resto della scena.

Sì, ne parlai già QUI.

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Passando dal video all’audio, la colonna sonora non è particolarmente malvagia a parte lo stramaledetto tema di Lex Luthor, con degli archi che mi hanno sbriciolato i timpani oltre che le gonadi.

Lo senti una volta e vabbé, lo senti due volte e ok, ma all’ennesimo ta-daan DAAAAN, ta-daan DAAAAN ho tirato le peggio maledizioni azteche che mannaggia a Stradivari e agli accidenti di mastri liutai.

Avete presente quando ad un interminabile pranzo di nozze le portate in tavola sono così tante che per quanto abbiate fame non riuscite a mangiare tutto?
E quindi osservate i piatti mezzi pieni pensando allo spreco di cibo e a quanto sarebbe stato meglio darci un taglio coi rifornimenti per gustarsi meglio le pietanze?

Ecco, questa è la trama di BvS: DoJ.

Se ci aggiungete il tavolo del ristorante che traballa, il molesto prozio ubriacone seduto accanto e un’invasione di locuste che banchettano gli avanzi.

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La sceneggiatura, entrando più nello specifico, è così confusa che si colpisce da sola, mettendo decisamente TROPPA carne al fuoco e non riuscendo a sfruttare i fin troppo numerosi spunti narrativi.
Per sopperire a questa mancanza si cerca di usare alcuni temi metaforici come stampella/cornice. Tale espediente però non funziona, perché essendo le fondamenta troppo deboli i vari riferimenti alla mitologia e alla religione risultano TROPPO FREQUENTI  e quindi stucchevoli, aggiungendo monotonia all’opera.

Non posso essere specifico per evitare di fare spoiler, ma alcuni passaggi della vicenda non hanno davvero né capo né coda e la resa narrativa è in generale veramente scadente, sia nei punti macroimportanti (lo stesso scontro tra i due tizi mantellati ha come premessa un buco nella trama) sia a maggior ragione nei dettagli.

Senza rivelare troppo, essendo un elemento di scarsa importanza ai fini della trama, posso dire che personalmente il modo in cui hanno mostrato gli altri membri della Justice League mi ha fatto sanguinare gli occhi dal tanto è narrativamente sterile, artificioso e tirato per i capelli.

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Sul cast ci sarebbe veramente tantissimo da dire, soprattutto riguardo alle new entries. Se i volti già visti nell’episodio precedente bene o male erano nella parte e cercavano di tirare su la baracca (escludendo Russell Crowe che si “uploadava nel mainframe della nave”, ovviamente), gli innesti di BvS: DoJ scricchiolano parecchio, risultando talvolta fuori posto.

In un lago di marciume è paradossale che uno degli elementi miglior… ok, no, diciamo “che si salvano” sia lui.

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Ben Affleck interpreta un Batman vecchio e stanco. Lo so perché è evidente.

E anche perché questo fattore viene evidenziato un numero spropositato di volte.

I numerosissimi riferimenti al tempo che passa accentuano ancor più le differenze tra lui e Kal-El, rendendolo un personaggio a cui ovviamente lo spettatore possa sentirsi molto più vicino rispetto all’invulnerabile alieno dal ciuffo impomatato.

E vorrei ben vedere.

Bruce Wayne è un uomo che combatte per un ideale di giustizia: pesantemente traumatizzato da bambino, sfrutta il suo conto in banca per uscire di notte a spaccare le ossa ai criminali vestito da pipistrello.

L’altro è un alieno invincibile con le mutande sopra i pantaloni.

Ok.

Viceversa, una delle peggiori scelte di cast è lei.

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Gal Gadot come Wonder Woman.

E voglio essere chiaro, NON È PERCHÉ “HA IL SENO PICCOLO”, ragione che ha superficialmente spinto molti a criticarla.

La Donna Meraviglia è un personaggio nato come risposta femminile a Superman. Una donna sì bella ed affascinante, ma al contempo forte, valorosa e fiera.

Una supereroina che aiuta i deboli e gli oppressi, non necessitando lo stereotipato aiuto dell’ancor più stereotipato maschio alfa, ma operando in modo indipendente e autonomo.

Sarò pignolo io, ma questo con la Gadot non lo vedo: è innegabilmente una bellissima donna, ma non possiede la grande presenza scenica che un character del genere dovrebbe spontaneamente esprimere.
Inoltre il suo ruolo, pur notevolmente pompato dal marketing, risulta alla fine della fiera meramente ancillare, e avendo BvS: DoJ molti sub-plots (giusto una quarantina) esso sarebbe potuto essere tagliato in fase di post-produzione senza ripercussioni particolarmente negative sulla trama.

Anzi, magari accorciando un po’ la menata.

Un po’ come il Mago di Oz: dietro ad una facciata barocca (costume, tema sonoro rockeggiante, due battute cazzute ed inquadrature dinamiche) si ha una semplice tizia monoespressiva che pesa cinquanta chili vestita.

Ossia una sensazione sbagliatissima che è anche l’ESATTO CONTRARIO di quanto l’aurea del personaggio dovrebbe far scaturire nella mente dello spettatore.

Quando è sola nell’inquadratura sembra appena uscita da un festa di carnevale erotica a tema nerd.

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Di Lex Luthor invece si può parlare in maniera molto più sintetica: questo non è Lex Luthor.

Altro personaggio cannato in pieno, con in pejus l’aggravante di essere stato totalmente stravolto, il mefistofelico magnate è in questa versione un incrocio tra il Joker di Nicholson/Ledger e il Zuckerberg che Eisenberg portò nel The Social Network di Fincher.

Se non avesse avuto il nome in doppia L probabilmente sarebbe stato un semplice antagonista monotono e già stravisto, se però gli si dà il nome di un personaggio fumettistico iconico il confronto risulta ovvio.

Così come ovvia è la Fossa delle Marianne che divide il grande villain da questo strampalato ragazzino pieno di tic.

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In conclusione BvS: DoJ è un film veramente pessimo, con pochi buoni spunti che affogano in un mare di idiozie.
Dopo L’uomo d’acciaio la dimostrazione che la Warner Bros fatica ad imparare dai propri errori.

Sarà a questo punto da vedere come si svilupperà il franchise DC, sperando che possano azzeccare in futuro alcuni colpi.

Anche se, viste le basi, personalmente ne dubito.

Fortemente.

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Serenate. Parole e opinioni in libertà – Gotham (episodio pilota)

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“Una serie tv su Batman senza Batman? Che idiozia!”

…sicuri?

TRAMA: Gotham City. I detective Harvey Bullock e Jim Gordon devono indagare sull’omicidio dei coniugi Wayne, membri di una ricchissima famiglia. Si ritroveranno al centro di un gioco di potere tra le varie fazioni criminali della città…

RECENSIONE: Prima di partire, qualche doverosa precisazione:

-Questa è una recensione una tantum, ciò significa che non farò anche gli altri episodi; semplicemente, questa prima puntata mi ha colpito in modo particolare e mi andava di scriverne un po’;

-Parafrasando Dominic Toretto, mantengo la mia attenzione un paio d’ore alla volta: aprire un angolo del blog dedicato alle serie tv non è previsto nel breve-medio periodo;

-A differenza di quando scrivo riguardo ai film, in questa recensione ci saranno spoiler (anticipazioni/rivelazioni sulla trama), che verteranno però solo sulla prima puntata, non su episodi successivi già mandati in onda.
Dato che siamo di fronte a una serie tv di sedici puntate (per la prima stagione) e questo è solo il primo episodio, posso abbandonarmi al racconto di tutta la sua trama senza aver paura di sviluppare elementi narrativi che si vedranno per forza di cose negli episodi a seguire.

Ergo, se non avete ancora visto il pilot, vi consiglio di fermarvi qui nella lettura.

Bene, ora possiamo cominciare.

Creata da Bruno Heller e trasmessa dalla Fox, Gotham è una serie tv che contiene una quantità enorme di spunti interessanti: mostrare gli albori di un supereroe complesso come il cavaliere oscuro e dei suoi villain più celebri consente infatti di focalizzarsi sullo scavo psicologico dei characters, dando allo spettatore versioni “light” e primitive di personaggi che già conoscono bene.

Vai con la trama.

Pronti, via e i ricchi coniugi Thomas e Martha Wayne vengono assassinati in un vicolo. La regia non si perde in patetismi inutili e rende la scena come la rapina di strada che è: niente lotta tra i soggetti, slow motion sulle perle che cadono a simboleggiare le vita che verranno a breve spezzate, uccisione a sangue freddo della coppia e urlo straziante del figlio, il tutto in un minuto e mezzo circa.

Rapido. Cruento. Realistico.

Ciò a cosa ci porta? Alla scoperta dei nostri protagonisti, ossia il James Gordon di Ben McKenzie (seh, seh, quello di The O.C.) e l’Harvey Bullock di Donal Logue.

Qui siamo ai classici canoni delle buddy cop series (o movies): due sbirri molto diversi tra loro, ma che in qualche modo si completano e/o aiutano a vicenda arrivando a buoni risultati pratici.
In questo caso specifico il confronto è tra l’onestà e la rettitudine di Gordon, bravo ragazzo che cerca sempre di fare la cosa giusta rispettando la legge, e il pratico cinismo di Bullock, il quale pensa sì a come sbattere i criminali in cella, ma non ha remore nell’affidarsi a soggetti poco puliti per riuscirci e men che meno timore di sporcarsi le mani.

Questo duo è un ulteriore elemento interessante per futuri sviluppi narrativi. Di carne al fuoco, insomma, ce n’è parecchia.

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Ben McKenzie (James Gordon) e Donal Logue (Harvey Bullock)

E la trama?

Beh, in parte l’abbiamo già vista: i coniugi Wayne vengono uccisi e la polizia indaga.

Qual è il problema? Che a quanto pare le forze dell’ordine vogliono solo chiudere il caso il più in fretta possibile, senza preoccuparsi troppo se davvero il loro principale sospettato sia effettivamente colpevole.

La malavita, per distogliere l’attenzione dai suoi pezzi grossi, incastra quindi il classico due di bastoni con briscola denari: a Mario Pepper (padre di Ivy Pepper, ossia quella Poison Ivy il cui nome in Gotham è stato cambiato per esigenze di sceneggiatura) viene messa in casa la collana di Martha Wayne, che lo rende agli occhi di Gordon e Bullock un lampante colpevole.

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Daniel Stewart Sherman (Mario Pepper)

Ciliegina sulla torta è la morte dello stesso Pepper durante l’inseguimento da parte dei due detective: un perfetto capro espiatorio che non può più parlare.

Gordon però è furbo e capisce l’inghippo. Ciò lo porta a scontrarsi con la criminale Fish Mooney (che li aveva indirizzati su Pepper), e ad essere stordito, portato in un mattatoio e lì a rischiaredi finire squartato.

Dopo essere stato salvato dal potente boss della mafia Carmine Falcone, in nome dei bei vecchi tempi in cui i criminali seguivano un codice d’onore e il padre di Gordon era procuratore distrettuale a Gotham, Jim viene messo alle strette: per aver salva la propria vita deve uccidere Oswald Cobblepot, criminale da due soldi che aveva fatto la spia alla polizia sull’innocenza di Pepper.

E qui il coup de théâtre:

Gordon andrà poi a trovare il giovane Bruce Wayne, rivelandogli la verità su Pepper ma chiedendogli di mantenere il segreto, in modo da far restare calme le acque e permettergli di indagare con calma per trovare il vero assassino.

Che dire, quindi, tirando le somme?

Gran puntata.

La regia è funzionale all’immersione nelle fredde atmosfere urbane; ottimo anche l’uso della fotografia e degli effetti di luce, che danno immagini grigie e dure come lapidi. Con una temperatura emotiva intorno ai -20° C i personaggi diventano moderni cowboy, che vagano per un deserto non materiale ma emotivo, in cui non trova posto il calore della pietà.
Una caratteristica che personalmente ho apprezzato molto di questo episodio è la pesante cappa di criminalità e corruzione che si avverte sulla città: lo spettatore ha quindi subito ben chiaro che a Gotham City la disonestà è radicata come un’edera, ed è veramente molto difficile da estirpare.
Viene quindi ad essere mostrata in maniera efficace l’ambientazione cittadina come regno di brutti, sporchi e cattivi, e si evidenzia come la scintilla della giustizia sia tanto necessaria quanto ardua da far scoccare.

Ragionando meglio sulla superficiale critica di partenza, in Gotham Batman è presente, solo che non è Bruce Wayne.

Il Batman di questa serie è Jim Gordon.

Gordon che segue il bene e l’onestà invece di farsi corrompere; Gordon che mantiene la sua umanità e la sua caratura morale quando tutto ciò che ha intorno gli urla di non farlo; Gordon che vuole un trattamento giusto ed equo anche per sospettati e criminali.

Gordon che si rifiuta di uccidere.

Il futuro commissario e alleato dell’uomo pipistrello qui ne fa inconsapevolmente le veci, preparando il terreno per la sua comparsa.

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Ancora McKenzie con David Mazouz (Bruce Wayne)

E i villain? Beh, come volto nuovo abbiamo Fish Mooney, interpretata da Jada Pinkett Smith: esso è l’unico personaggio inventato ad hoc per la serie, e per tale motivo è quello che in partenza desta forse meno interesse; spero che col passare delle puntate venga ben sviluppata in sede di sceneggiatura.

Tra i soliti noti abbiamo i già citati Carmine Falcone, Oswald Cobblepot (che diverrà meglio noto come “Pinguino”), Poison Ivy e Selina “Catwoman” Kyle bambine, oltre ad una breve apparizione di Edward “The Riddler” Nigma.

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John Doman (Carmine Falcone), Camren Bicondova (Selina Kyle), Jada Pinkett Smith (Fish Mooney), Robin Lord Taylor (Oswald Cobblepot) e Cory Michael Smith (Edward Nygma)

Proprio Nigma, nonostante compaia per non più di quaranta secondi, è reso in maniera folgorante grazie alla presenza di tutte le sue caratteristiche: intelligenza, mania per gli indovinelli e stravaganza

L’unica speranza è che anche nelle prossime puntate la serie si mantenga su questi livelli, cercando di unire una narrazione di tipo orizzontale (rappresentata dalle indagini sull’omicidio dei Wayne), con quella verticale, basata su un nuovo caso da risolvere di episodio in episodio.

Ai posteri l’ardua sentenza, per ora l’unica cosa che possiamo fare è godercela e incrociare le dita.

E le mie sono strettissime.

Queste sono le mie opinioni, voi che ne pensate di questa nuova serie?

Vi è piaciuta la prima puntata oppure no?

Non vedete l’ora di guardare i prossimi episodi o vi ha fatto tornare in mente il pessimo Smallville, con la sua sceneggiatura approssimativa e il suo Lex Luthor perennemente di spalle rispetto alla porta del suo studio?

Se vi va, lasciate un commento qui sotto.

Il cavaliere oscuro

O muori da eroe o vivi tanto a lungo da scrivere recensioni.

TRAMA: Grazie a Batman e Harvey Dent, nuovo procuratore distrettuale di Gotham City, il crimine organizzato è in grossa difficoltà.
La situazione cambierà radicalmente con l’arrivo di Joker, uno psicopatico senza regole che getterà la città nell’anarchia…

RECENSIONE: Cosa dire del film che ha probabilmente raggiunto una delle più grandi vette del cinema supereroistico e che costituisce un ottimo prodotto anche come lungometraggio in senso ampio?

Beh, che è una vera bomba.

Diretto, come il primo capitolo (Batman Begins, 2005) da Christopher Nolan, Il cavaliere oscuro è probabilmente uno dei migliori punti di contatto tra due mondi che si pensavano incompatibili: da un lato il cinema d’azione tutta cagnara e grosso budget, dall’altro la pellicola qualitativamente di alto livello e realizzata come Dio comanda.
Unire successo di pubblico e di critica è un’impresa ardua come fare sette pranzi di nozze consecutivi (più per l’ignoranza del primo che per l’ottusità della seconda), ma grazie a quest’opera l’uomo pipistrello ha scolpito ancor di più il suo nome nell’immaginario collettivo del grande pubblico, diventando una gigantesca macchina da soldi e mantenendo allo stesso tempo l’amor proprio.

Invece di vendere il fondoschiena a prezzo di saldo al mercato rionale come alcuni importanti franchise hanno ahimè fatto (vero, Guerre Stellari?) qui si pensa sì ai verdi pezzi di carta con le effigi dei presidenti, ma senza tralasciare una lavorazione dignitosa alle spalle, che possa dare allo spettatore un prodotto dalla qualità importante.
Tutto infatti è ben curato: l’atmosfera della cupa Gotham City, con i suoi vicoli sporchi e malfamati tipici delle periferie delle grandi metropoli; i gadget spettacolari con cui l’eroe sgomina il crimine, che sono al contempo realistici (molti di essi infatti esistono anche nel mondo reale, seppur come prototipi); più in generale, il vasto universo del supereroe della DC Comics è stato portato su schermo in maniera ottima, mantenendo lo stile di Nolan per quanto riguarda l’uso delle inquadrature, dei colori freddi e delle scenografie.

Ottimo il cast, con ancora protagonista un Christian Bale sempre più massiccio e imponente: egli riesce con lo sguardo a trasmettere la propria emotività, formata principalmente da rabbia, senso di distacco e consapevolezza di dover proteggere i propri cari pur avendo debolezze.
Veramente notevole anche il cast di contorno, in gran parte ripreso dal primo film; seppur in maniera diversa rende una buona interpretazione anche Maggie Gyllenhaal, che sostituisce Katie Holmes come intraprendente fiamma del protagonista.
Per quanto riguarda i nuovi ruoli aggiunti, straordinario Heath Ledger, che prende spunto dai Joker precedenti (dal Cesar Romero nella serie con Adam West di metà anni ’60, fino al Jack Nicholson del film diretto da Tim Burton nel 1989) amalgamando il tutto e aggiungendo la propria visione del personaggio.
Degno di nota anche Aaron Eckhart nei panni di Harvey Dent, personaggio la cui evoluzione psicologica è stata resa magistralmente e che ha finalmente avuto il giusto spazio dopo quella specie di cialtrone saltellante di Batman Forever del 1995, interpretato da un Tommy Lee Jones evidentemente indietro con le bollette.

Da questi ultimi elementi si può capire perché Il cavaliere oscuro sia il capitolo dell’omonima saga preferito da molti: se si prende un supereroe come Batman, che ha circa una quarantina di nemici, e si inseriscono nella stessa pellicola i due più carismatici vuol dire che ti piace vincere facile.

A voler trovare difetti, una (piccola, dai) pecca del film è che nell’ultima parte la sceneggiatura si incaglia un po’ su se stessa, essendo presenti forse troppe sottotrame ed elementi che appesantiscono un po’ il plot, e ciò è un peccato. Sarebbe forse servita una conclusione più diretta, ma essendo il film basato sul concetto di caos chiudiamo un occhio e prendiamolo come un elemento voluto.

In conclusione un’opera veramente notevole.

Batman Begins

Let the games begin.

TRAMA: Il miliardario orfano Bruce Wayne decide di combattere la criminalità dilagante nella sua città. Dopo aver viaggiato per il mondo ed essere stato addestrato dalla potente Setta delle Ombre ritorna a Gotham City e crea un alter ego: Batman.

RECENSIONE: Per la regia dell’inglese Christopher Nolan e con un cast molto albionico (poi ci arriviamo), Batman Begins è un bel film che ha avuto un grande merito: inondare di nuova popolarità l’uomo pipistrello.

Questo personaggio, infatti, dopo i crimini contro l’umanità perpetrati da Joel Schumacher che rispondono al nome di Batman forever (1995) e Batman & Robin (1997) era in fase di stallo (per non dire moribondo), e ciò stonava con l’enorme successo che stava riscuotendo parallelamente la Marvel con nuovi film supereroistici.
Nolan lo ha resuscitato dalle ceneri con una pellicola molto gradevole, che oggi è abbastanza sottovalutata perché agli spettatori medi piace tanto farsi le seghe su quanto il Joker di Heath Ledger sia bello, bravo, figo e ben realizzato.
Ovviamente il popolo ha ragione, ma è un peccato non considerare l’origine della trilogia perché tralasciandola andrebbe perso qualcosa, un po’ come se Guerre Stellari fosse iniziato su Hoth (per favore ditemi che l’avete capita).

Tornando al film con protagonista il personaggio nato nel 1939 da Bob Kane, in questo film la regia è su ottimi livelli e utilizza molto accuratamente le inquadrature e i vari campi, che contribuiscono a rendere l’idea di movimento del personaggio: essendo un combattente sostanzialmente di tipo ninja questo fattore è molto importante, perché consente allo spettatore di capire la dinamicità dell’uomo pipistrello e apprezzare maggiormente le scene d’azione.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Nolan e da David Goyer, è strutturata su molti livelli: ciò crea diverse sottotrame parallele che risultano però ben amalgamate, non avendo quindi mai l’impressione di scene e dinamiche messe lì tanto per fare numero e casino; i personaggi sono tutti ben esplorati e sia i fan del fumetto sia i neofiti ne possono apprezzarne le sfaccettature, anche se alcuni di loro rimangono per poco tempo effettivo sullo schermo.

Per quanto riguarda gli attori ottima la scelta di affidare la parte di Wayne/Batman al gallese Christian Bale, che riesce ad impersonare i vari passaggi della maturazione del suo personaggio dando l’impressione di essere lo stesso ma al contempo diverso; abituato alle trasformazioni fisiche non gli sarà stato difficile accumulare una notevole quantità di muscoli, utili per pestare a sangue i cattivi.
Gary Oldman nei panni del commissario Gordon è praticamente perfetto, con l’attore inglese che per una volta non interpreta un pazzo omicida ma anche nel Lato Chiaro della Forza se la cava egregiamente; gli irlandesi Cillian Murphy (con uno Spaventapasseri ottimamente realizzato sia come aspetto sia come effetti speciali per quanto riguarda le allucinazioni) e Liam Neeson danno anch’essi un grande contributo al film con le loro interpretazioni.
In ruoli minori attori da 24 carati come Morgan Freeman (qui Lucius Fox, corrispettivo del Q di James Bond), Michael Caine personificazione eccezionale di Alfred, Tom Wilkinson nei panni sporchi di pummarola del boss italoamericano Carmine Falcone, Ken Samurai Watanabe e Rutger Hauer-“Io ne ho visti supereroi che voi umani non potreste immaginarvi”.
E Katie Holmes, ex Joey Potter di Dawson’s Creek come fiamma del protagonista non è neanche male.

Il cavaliere oscuro – Il ritorno

Che la fine cominci.

TRAMA: A otto anni da quando Batman è diventato fuorilegge per essersi preso la responsabilità della morte di Harvey Dent, grazie a una speciale legge la criminalità a Gotham è stata sgominata.
L’improvviso arrivo della ladra Selina Kyle e di Bane, un terrorista mascherato, portano Bruce Wayne a uscire dall’esilio.

RECENSIONE: Dopo Batman Begins (2005) e Il cavaliere oscuro (2008) si conclude con questo capitolo la saga del supereroe con il super conto in banca, ed è una grande conclusione.

Per la regia di Christopher Nolan (oltre ai precedenti due capitoli della saga regista anche dello straordinario Memento, che personalmente considero il suo capolavoro e di Inception) questo film riesce ad avere una durata quasi da opera lirica (pregate che i posti del cinema siano comodi) ma ad essere allo stesso tempo avvincente ed entusiasmante, oltre che semplice da seguire, nonostante come sempre la sceneggiatura del fratello di Christopher, Jonathan Nolan, sia molto articolata (anche senza i salti nel tempo tanto cari alla coppia) e ricca di personaggi, eventi e situazioni che si intersecano.

Questo fattore è evidenziato anche dal montaggio, molto ben curato sia nelle sequenze puramente d’azione (cosa abbastanza normale per un film su supereroi, dato che anche le porcate puntano a quello non avendo altro) sia per quanto riguarda i dialoghi, qui veramente molto intensi e profondi e che rivelano l’umanità dei personaggi; ciò dimostra un lavoro molto accurato nei confronti di tutti gli elementi della sceneggiatura, Deo Gratias.

Per quanto riguarda gli attori, Bruce Wayne è interpretato ancora da Christian Bale (già in The Prestige, sempre di Nolan, in cui era assieme a Michael Caine, qui nei panni di Alfred), che mette in pratica la sua grande duttilità fisica per prendere e perdere chili, rappresentando le varie fasi del suo personaggio, qui particolarmente in evoluzione.
Uno dei grandi lati positivi della saga, infatti, è che a differenza di molti film dello stesso genere anche l’alter-ego normale del personaggio è sviluppato in modo approfondito: ciò non significa far vedere Bruce Wayne al supermercato, bensì creare un approfondimento interiore e psicologico che non sia da “La Psicologia insegnata agli idioti”.
Bane, il personaggio mascherato (no, non quello vestito da pipistrello, l’altro) è Tom Hardy (nel già citato Inception e La talpa con Gary Oldman, qui Gordon); veramente grosso e incombente (fatto accentuato dalle numerose riprese dal basso) riesce a mantenere furia e vigore trasmettendoli solo con lo sguardo, cioè la parte più debole del corpo.
Selina, la ladra mascherata (no, non quello con la maschera antigas sulla bocca, l’altra) è Anne Hathaway (Il diavolo veste Prada, Rachel sta per sposarsi), su cui come Catwoman, personaggio storicamente ambiguo, scaltro e provoca – erezioni, non avrei scommesso una banconota da sei euro, vedendola ancora in versione Susanna tutta panna (Pretty Princess, film di una melensaggine irritante), e che invece riesce a rendere molto bene la donna gatto come movenze, dialoghi e atteggiamenti.

Scenografie eccezionali sia per quanto riguarda gli spazi aperti sia per le riprese della città, molto esplorata, forse più che nei precedenti due film, uso del sonoro intelligente e molto adatto alle situazioni.

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