L'amichevole cinefilo di quartiere

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I mercenari 3 – The Expendables

I_Mercenari_3Benvenuti al Jurassic Park.

TRAMA: Il team dei mercenari si ritrova ad affrontare Conrad Stonebanks, cofondatore anni addietro proprio di tale gruppo e diventato ora trafficante d’armi.

RECENSIONE: Terzo capitolo dell’omonima saga testosteronica inzuppata nella terza età, I Mercenari 3 è la solita accozzaglia di reperti archeologici che sparano, ammazzano, zompano e mostrano il fisicaccio incuranti dell’artrite galoppante.

È inutile: pellicole come questa mi fanno sempre venire in mente il video della canzone ’74-’75 dei Connells.

Per chi non sappia di cosa stia parlando, ’74-’75 è una canzone del 1993. Nel relativo video vengono mostrate alcune persone confrontando le foto del loro annuario scolastico (l’annata ’74-’75 del titolo) con il loro aspetto 18 anni dopo.

Un po’ il video, un po’ il testo, un po’ la musica, diciamo che non siamo di fronte a palate di allegria.

E anche quando vedo le star action degli anni ’80 incartapecorite dai decenni l’unico sentimento che mi assale è di profonda tristezza, perché invece di assistere a ‘sta sagra dell’osteoporosi avrei la possibilità di ripescare i film di quando erano ancora giovani e spaccavano i culi.

Rocky e Rambo. Ivan Drago. Conan e Terminator. Zorro. Indiana Jones e Han Solo.

Personaggi che da bravo maschietto apprezzo, nonostante a volte la semplicità e il marcato disimpegno delle rispettive opere.

E i cui interpreti sono qui ridotti a cariatidi che si comportano da giovanotti ostinandosi a non accettare la visita di Padre Tempo.

Mercenari stallone

Ma di cosa stavamo parlando, di quando negli anni ’50 di auto ne passava una ogni ora?

Ah, no, dei fossili.

Questo terzo episodio (a quattro anni dal primo e due dal seguito) riprende il solito leitmotiv: un sacco di lunghe sparatorie, esplosioni esagerate e senza senso, battute sarcastiche tra uomini e tanto machismo inutile.

La regia si genuflette a completa disposizione del cast, assumendo così un’inutile funzione ancillare e non mostrando guizzi, idee o espedienti tecnici apprezzabili.
A parte ovviamente un uso dei muzzle flashes spropositato.

Come aggiungere quindi un po’ di pepe al film? Inserendo una specie di confronto generazionale tra le vecchie querce carismatiche e un branco di GGGiòvani memorabili come piastrelle, in modo da dimostrare che l’esperienza può unirsi al giovanile entusiasmo creando una squadra vincente.

Tale dinamica narrativa sarebbe anche apprezzabile, peccato che sia stata creata con lo spessore del domopak e, per quanto mi sia sforzato, di tutto questo bailamme non me ne è fregato un tubo fin da subito.

mercenari 3

La sceneggiatura di questo cimitero degli elefanti è infatti pressoché inutile, e nonostante ciò fosse prevedibile come tette e morti ammazzati in Game of Thrones, mi irrita che in quel di Hollywood continuino a fregarsene bellamente della logica negli script.

Concetto di “consequenzialità”?

No, eh?

New entries a “Villa Arzilla” Harrison Ford (quello che dovrebbe stare in un museo), Wesley Snipes (appena uscito di galera sia nel film che nella vita), Mel Gibson (appena uscito da Machete Kills) come stereotipato ex amico ora villain e Antonio Banderas (appena uscito dal mulino) negli inusuali panni di un caricaturizzato espediente comico, apprezzabile qualche volta ma nel complesso troppo sopra le righe.

mercenari 3 gibson

Gli altri attori di età antidiluviana ci sono tutti: Stallone che non ha espressioni, Statham che non ha espressioni, Lundgren che non ha espressioni….

Ctrl + C; Ctrl + V; Ctrl + V; Ctrl + V.

Vabbé, avete capito.

Tra i nipotini che diventano sempre più alti ogni volta che i nonni li vedono abbiamo il Kellan Lutz di Twilight e la lottatrice Ronda Rousey, che segue le orme della Gina Carano di Fast & Furious.

Brindiamo quindi all’ennesimo film fiacco, stupido e improbabile.

Con acqua fuori frigo, mi raccomando.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Un film d’azione qualsiasi con uno qualsiasi degli attori qui presenti.

Machete Kills

machete-kills-poster-manifesto-italiano_newsMachete: [derivante dallo spagnolo macho ‘maglio’] sost. m. inv. (pl. spagnolo machetes) Pesante coltello dalla lama lunga e affilatissima a un solo taglio, usato nel centro e sud dell’America per la raccolta della canna da zucchero, per il disboscamento o come arma. – Vocabolario della lingua italiana Zingarelli.

TRAMA: Un rivoluzionario e un trafficante d’armi minacciano la sicurezza mondiale: per fermarli viene chiamato dal Presidente degli Stati Uniti un ex agente federale conosciuto come Machete.

RECENSIONE: Quanta ignoranza in un film solo. Scontri a fuoco, esplosioni, battute al vetriolo e camionate di vagina sono gli ingredienti di questa pellicola, diretta dal texano Robert Rodriguez, meglio conosciuto come il cugino scemo di Quentin Tarantino. Gli elementi caratteristici del film spiegano perché pellicole del genere abbiano tanto successo tra i maschietti; per fare un paragone al gentil sesso è come se un film indirizzato ad un pubblico femminile contenesse tutti insieme Ryan Gosling, gatti, borse, gatti e scarpe. E gatti.

Ammetto che in alcune (poche) scene con un’elevata presenza di fanciulle vestite con poco più di slip e reggiseno la visione di Machete Kills non mi sia dispiaciuta, ma oggettivamente parlando siamo di fronte ad un film atroce che sa di esserlo. Per tutta la sua durata si ha l’impressione che gran parte della pellicola sia stata girata a casaccio, riprendendo ciò che succedeva senza un minimo di senso logico o un’idea a monte ben precisa. E poi da un film in cui Carlos Estévez alias Charlie Sheen è il Presidente americano che vi aspettate?

Rodriguez, che da giovane riuscì a trovare i soldi per il suo primo film facendo da cavia per esperimenti medici (il che visto a posteriori spiega molte cose) porta nelle sale il seguito di Machete (2010), realizzando la sua solita pellicola deficiente, esagerata e sopra le righe. Troppi nemici, troppi buchi narrativi, troppe cose raffazzonate alla bell’e meglio, troppa ripetitività, troppa noia. Troppo tutto. Il dosaggio delle componenti cinematografiche è fatto pigiando il piede sul pedale dell’idiozia per quasi due ore e la sceneggiatura di Kyle Ward, paragonabile per complessità all’elenco degli ingredienti dell’acqua zuccherata, è presente solo per pura formalità. L’estetica di questo film non aggiunge nulla di nuovo né alla carriera del regista né alla visione artistica del Messico, con le sue stereotipatissime componenti alla lunga stucchevoli e monotone.

L’ex galeotto Danny Trejo è ancora il taciturno e sanguinario eroe messicano. Portando avanti una sola smorfia facciale per l’intera durata della pellicola si ha l’impressione di avere davanti più un totem che un essere umano. Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi prima di andare a Tijuana il suo scopo è uccidere nel modo più esagerato possibile, quindi non gli è richiesto un grande sforzo interpretativo. Accanto a lui Michelle Rodriguez, reduce da Fast & Furious 6 e qui come al solito tosta bad girl.

I villain del film sono Demián Bichir, visto recentemente ne Le belve e il redivivo Mel Gibson, il cui obiettivo nel film è uccidere tutti (strano, da lui mi aspettavo solo gli ebrei) e che recita a briglia sciolta. I gloriosi anni ’80 e ’90 sono lontani, l’unico pregio della sua partecipazione a questo pattume è che almeno rimane davanti alla macchina da presa e non dietro a fare danni.

Capitolo donne: oltre alla già citata Michelle Rodriguez in Machete Kills vi è un gineceo piuttosto numeroso, formato in parte da camei o poco più tanto per fare numero. Abbiamo quindi la bellissima e meyeriana Sofia Vergara, con i suoi grossi seni esplosivi (in tutti i sensi), la bionda Amber Heard, Alexa Vega che da Spy Kids è cresciuta molto (e bene), Jessica Alba, Vanessa Hudgens e Lady Gaga. Perché la Forza tira.

Brevi apparizioni di Cuba Gooding Jr. e Antonio Banderas, che per partecipare al film ha momentaneamente lasciato la gestione del mulino alla gallina Rosita, per cui se i prossimi Tarallucci che comprerete faranno schifo sapete perché.

Costato 20 milioni di dollari, negli Stati Uniti ne ha incassati circa 13 risultando un mezzo disastro. Probabilmente andrà meglio sul mercato italiano, visto che siamo un popolo con una spiccata tendenza coprofaga.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Machete (2010) e la trilogia del mariachi, ossia El mariachi (1992), Desperado (1995) e C’era una volta in Messico (2003).

Segnali dal futuro

5141Fosse arrivato uno dal futuro per avvertirmi prima che guardassi ‘sta roba…

TRAMA: Nel 2009 viene riaperta una “capsula del tempo” del 1959, con all’interno dei fogli di alcuni bambini; uno di questi pezzi di carta, pieno di numeri, è assegnato al figlio di un astrofisico. Quest’ultimo scopre che in realtà tale elenco è un messaggio codificato che predice, con perfetta precisione, data, luogo e numero delle vittime delle principali catastrofi che si sono verificate nel corso degli ultimi 50 anni. Tre degli eventi riportati tuttavia devono ancora accadere…

RECENSIONE: Nicolas Cage interpreta un astrofisico nonché professore del MIT. Con quella faccia lì. Con quell’espressività lì.

Ah, devo andare avanti?

La regia di questa accozzaglia di assurdità è di Alex Proyas, che se si fosse fermato a suo tempo con il cult Il corvo (1994) avrebbe avuto tutta la mia stima. Ma siccome ha partorito dalla sua mente deviata prima la cazzatona Io, Robot del 2004, pellicola con personaggi memorabili come una piastrella e che sputtana Asimov in maniera non indifferente, e poi questo aborto, il mio giudizio su di lui diventa un pelino più negativo.

Sul suo lavoro in senso stretto non c’è molto da dire. Ci sono tanti botti, tante esplosioni e alcune scene di grande impatto visivo (l’aereo che precipita, tanto per non fare spoiler visto che si vede anche nel trailer), ma quello che manca è uno stile visivo originale e apprezzabile, che dia frizzantezza a quello che già sulla carta si prospetta come il più classico degli action-disaster movies. E che possibilmente faccia dimenticare allo spettatore una sceneggiatura inutilmente intricata nonché di essere al cospetto di un attore protagonista che non è propriamente un cavallo vincente.

Uno dei più grandi misteri del film non è come facciano a essere segnati su un foglio in forma numerica gli eventi catastrofici, ma come sia possibile che ben cinque esseri umani abbiano contribuito a una delle sceneggiature peggiori nella storia recente della Settima Arte. Evidentemente in fase di scrittura l’LSD scorreva a torrenti, perché solo in questo modo si possono spiegare due ore di scienza, preveggenza, astrofisica, Bibbia, misticismo e chi più ne ha più ne metta. Come se fossero indecisi su cosa metterci dentro e abbiano deciso di creare una sorta di Frankenstein (o “minestrone” se preferite le metafore culinarie) piazzandoci dentro di tutto. Ma sarebbe troppo stupido, di sicuro non sarà successo così.

Vero?

Il cast, che meraviglia. Nicolas Cage qui regala ai posteri una vera perla, che si incastona perfettamente nel Grande Diadema delle Puttanate insieme a mirabili opere come i futuri (per stare in tema) Ghost Rider (2, ma anche il primo non scherza), L’ultimo dei Templari e Drive Angry, e i precedenti Bangkok Dangerous, Next, Il prescelto, Il mistero dei Templari e relativo seguito (ma allora è una fissazione!), Il mandolino del capitano Corelli e Windtalkers. 

E quelli che ho citato sono solo film girati da Nick-Quasi-Senza-Espressività a partire dal 2001 in poi. Per tutto il resto c’è Con Air.

Oltre a Cage la bella, bravina e qui sprecata Rose Byrne, due bambini espressivi come un phon spento e Liam Hemsworth, fratellino di Chris-Thor e comparso anche ne I mercenari 2.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: fissare il Sole per due ore o mangiare il vetro. Battute a parte, tutti i film con Cage citati tre paragrafi fa.

Red 2

red 2Arrivano i rossi, arrivano i rossi.

TRAMA: Qualcuno vuole incastrare alcuni ex agenti della CIA che hanno lo status di “Red” (Retired Extremely Dangerous); essi dovranno sventare un complotto internazionale grazie anche ad alcuni loro omologhi russi.

RECENSIONE: Seguito di Red (2010), divertente film d’azione su super agenti segreti in pensione, che riesce ad unire l’azione alle risate scanzonate. In questa pellicola la formula rimane la medesima, ossia un road movie con parecchi personaggi secondari e tante sparatorie, caratterizzate comunque da una marcata ironia di fondo.

La regia di Dean Parisot riprende le caratteristiche di quella di Robert Schwentke, regista del primo film. Abbiamo quindi un’abbondanza di primi piani, molte scene d’azione concitate e qua e là inserti fumettosi che rimandano alla graphic novel della DC Comics da cui questi due film sono stati tratti. La sceneggiatura di Erich e Jon Hoeber prende molto spunto da classici dello spionaggio come Ian Fleming e Tom Clancy, essendo basata su complotti, doppi giochi, e passati burrascosi (nonché parecchio intrecciati tra loro) dei protagonisti.

Nel cast tornano le vecchie (pardon, “diversamente giovani”) conoscenze del primo episodio. Bruce Willis conferma di essere il più (auto)ironico tra gli eroi muscolari tutto esplosioni e battute fighe. John Malkovich nei panni dello schizzato è comodo e a suo agio come una casalinga in pigiama e pantofole e le sue espressioni facciali sono impagabili. Helen Mirren e Mary-Louise Parker costituiscono una presenza femminile che male non fa; glaciale la prima, più ingenua la seconda contribuiscono a rendere ancor più pittoresco il gruppone di esagitati.

Pezzi da novanta che appaiono in questo seguito sono la bellissima e magnetica Catherine Zeta-Jones, patrimonio nazionale del Galles insieme al laverbread, e Sua Maestà Anthony Hopkins, che suppongo non si sia letto la sceneggiatura del film 250 volte come fece per Il silenzio degli innocenti ma è godibile nei panni di uno scienziato svitato.

Un piccolo appunto. Siamo nel terzo millennio, epoca in cui con le moderne tecnologie tutti possono rimanere in contatto con tutti e ognuno può conoscere notizie riguardanti ogni parte del globo terracqueo. Un’epoca in cui le distanze geografiche sono state abbattute e rese relative. Detto questo, davvero si sente il bisogno di inserire nei film tutte le Cristo di volte un asiatico bravo con le arti marziali? Dubito che tutte le persone nate a est degli Urali non sappiano fare altro che distribuire calci in faccia e armeggiare con i computer, e allora perché non abbandonare questi luoghi comuni triti e ritriti?

Se vi è piaciuto, potrebbero piacervi anche: il suo predecessore Red (2010) e film polizieschi con tante risate, come la serie Beverly Hills Cop con Eddie Murphy o Arma letale con Mel Gibson e Danny Glover.

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