L'amichevole cinefilo di quartiere

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Serenate. Parole e opinioni in libertà – 4 trailer

Ovvero prossimamente sui vostri computer e cellulari.

appropriate audience trailer

Citando Wikipedia, la più grande alleata nella storia dello studente nonché sito più preso di mira dal copia e incolla, il trailer è “un breve filmato promozionale di un film, solitamente proiettato al cinema prima dell’inizio dello spettacolo in programmazione, e con l’avvento della televisione e del web viene distribuito anche in questi media”.

Perché un articolo su tale forma di promozione?

Solo perché questo weekend sono andato al cinema a vedere il mediocre I Vichinghi?

Beh, sì, ma anche perché negli ultimi giorni sono usciti i trailer di due tra i blockbuster più attesi del 2015:

  1. Jurassic World, diretto da Colin Trevorrow, quarto capitolo della saga sui sanguinari lucertoloni preistorici (no, non mi riferisco ai Mercenari) tanto estinti quanto adatti al marketing.
  2. Star Wars: Episode VII – The Force Awakens, diretto da J. J. “per favore, non farmi ricordare quella puttanata con Jar Jar Binks” Abrams, settimo episodio della saga a base di spade laser, soldati dalle armature candide tutti uguali e citazioni filosofiche improbabili.

Ma dato che io sono diversamente buono, prima di andare a chiacchierare di questi trailer parlerò di altri due, relativi anch’essi a film in uscita l’anno che verrà.

Ossia Fifty Shades of Greytratto dal libro che ha risvegliato gli istinti carnali più torbidi e sopiti delle casalinghe di tutto il mondo e Avengers: Age of Ultronseguito del film che ha risvegliato gli istinti carnali più torbidi e sopiti dei ragazzini di tutto il mondo.

Sotto a chi tocca.

Fifty Shades of Grey.

Per farla breve, questo trailer è pieno di stereotipi fastidiosi e scontati, come:

-il luogo di lavoro bianco, pulito, asettico e luminoso;
-il protagonista che viene introdotto di spalle per suscitare un alone di mistero;
-il contrasto tra l’estrema eleganza di lui con la (talmente ostentata da essere stucchevole) normalità trucco/parrucco/vestiti di lei;
-la ragazza come tante che viene desiderata dal figone di turno (stereotipo che francamente ha anche stufato, visto che negli ultimi anni lo buttano dentro ovunque);
-la ripetizione di porte che si aprono/chiudono a simboleggiare il tira e molla dei protagonisti;
-i dialoghi prima allusivi, poi espliciti;
-l’introduzione della seria e virginale fanciulla in un mondo di perdizione, che finirà per piacerle.

Ma il vero problema è che questo è appunto un TRAILER, e in quanto tale dovrebbe mostrare il meglio del relativo film per invogliare le persone ad andarlo a vedere.

E se gli elementi migliori di Porno Twilight sono questi, chissà i peggiori.

Il prossimo.

Avengers: Age of Ultron.

Lo sanno anche i sassi, ormai: a differenza di moltissime persone, non mi è venuto un menhir nei boxer guardando The Avengers.

Age of Ultron rispetto al film precedente sembra più maturo, più drammatico e più complesso.

A parte ovviamente quando si vede l’incredibile Hulk combattere contro Iron-Matrioska…

Scherzi a parte, la paventata serietà mi fa sperare in qualcosa di meglio di The Avengers, soprattutto considerando che il primo episodio già dal trailer denotava un tono più leggero; che poi là “leggero” si sia trasformato in “imbecille” è un altro paio di maniche, però non si può avere tutto dalla vita.

Sinceramente non ho una gran voglia di dilungarmi su questo trailer perché se lo facessi risulterei piuttosto stucchevole e stereotipato; molto probabilmente andrò a vedere comunque il film, e ovviamente mi auguro che non sarà una totale idiozia.

Spero che apprezziate il mio mettere le mani avanti.

Ma torniamo ai primi due film menzionati, che altrimenti si va pesantemente off topic.

A molti sarà già venuta la tipica bavella da lumaca dopo averli visti, ma è davvero tutto oro ciò che luccica?

Se ve lo chiedo la risposta è “no”.

Ma bando alle ciance, e guardiamoli insieme:

Jurassic World.

La prima volta che mi è passato sotto gli occhi questo trailer ho pensato: “Che figata, deve uscire il trailer di Jurassic Park 4 e i fan ne hanno già fatto una parodia idiota XD”.

Poi mi sono accorto che questo è il VERO trailer della pellicola.

Ciò che da qui si evince (e che spero non si rivelerà come tale nell’opera vera e propria) è che Jurassic World sarà una gigantesca paraculata del primo film:

-la scena del brachiosauro rimanda alla sequenza ormai iconica di quello del 1993;
-lo squalo dato in pasto al dinosauro (che rende un effetto Free Willy ai limiti dell imbarazzante) come 20 anni fa la mucca ai raptor;
-il cacciatore cazzuto (il Chris Pratt di Guardiani della galassia, complimenti per la scelta) come il Muldoon del primo film;
-il tòpos degli scienziati/tecnici che si spingono troppo oltre.

Plauso speciale per la scelta di mettere un ibrido, che fa tanto sci-fi di serie B, nonostante i dinosauri della cui esistenza si hanno le prove siano circa 1000 specie (che bisogno c’era?) e ovviamente per la scena finale, uguale a L’incredibile volo, con Jeff Daniels che insegna alle oche a volare.

Ci sarà da ridere.

Vai con l’ultimo.

Star Wars: Episode VII – The Force Awakens.

Questo non è propriamente un trailer, bensì un teaser. Come suggerisce anche il nome (deriva dal verbo to tease = stuzzicare), il teaser ha una durata più breve e mostra meno sequenze, avendo come scopo quello appunto di accendere una scintilla di interesse nel pubblico.

Nonostante io consideri gli episodi I, II e III di Guerre Stellari degli abominevoli oltraggi (o probabilmente proprio per questo motivo), e nonostante qui si veda poco o nulla, il breve filmato di Star Wars: Episode VII ha stuzzicato non poco il mio interesse.

Ma dato che devo mantenere la mia aura da rompicogl… ehm… “scatole”, ammetto che alcune cose non mi abbiano convinto:

-Ancora Tatooine? Ma che palle: ci sono solo sabbia e biscazzieri;

-Il tizio che sbuca fuori dall’inquadratura come un coniglio dal cilindro credo avrebbe dovuto essere un elemento di tensione mentre a me ha fatto scappare un sorriso;

-Ancora Tatooine? Ma che palle: ci sono solo sabbia e biscazzieri;

-Il Millennium Falcon che sfreccia sulle note del tema principale di John Williams lo si può inserire tranquillamente alla voce “paraculata” relativa ai lucertoloni;

-Ancora Tatooine? Ma che palle: ci sono solo sabbia e biscazzieri.

Però ripeto: non mostrando quasi nulla, bisognerà incrociare le dita e sperare.

Comunque che sia peggiore degli ultimi tre usciti sarà impossibile.

Queste sono le mie opinioni personali sui quattro trailer. Ovviamente i giudizi su pochi secondi di promo possono essere molto diversi da quelli relativi alle opere nella loro interezza, per cui è semplicemente una chiacchiera su ciò che mi abbia colpito positivamente o meno riguardo ad essi, senza alcuna pretesa di preveggenza o profezia à la Nostradamus.

E voi? Che ne pensate?

Li andrete a vedere perché questi promo vi hanno eccitato come un cane che rivede il suo padrone dopo un mese?
Li eviterete come la peste perché vi hanno lasciato freddi e indifferenti come un gatto che rivede il suo padrone dopo un mese?

Se vi va lasciate un commento.

Captain America: The Winter Soldier

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Porta in alto la mano / segui il tuo capitano / muovi a tempo il bacino / questo è proprio un filmettino.

TRAMA: Due anni dopo la battaglia di New York, Steve “Capitan America” Rogers cerca di adattarsi alla contemporaneità. Dovrà entrare in azione per fronteggiare una serie di attentati contro lo S.H.I.E.L.D.

RECENSIONE: Terzo seguito di The Avengers (dopo Iron Man 3 Thor: The Dark World) questo film, intelligente come tirare un calcio ad un grizzly addormentato, è a conti fatti un semplice action movie fracassone con una spolverata di spy-story casinista e high-tech.

Gli ingredienti tipici del film disimpegnato infatti ci sono tutti: un sacco di cose che esplodono a casaccio per far contenti gli spettatori di età prescolare e i maniaci della distruzione tipo Michael Bay, scazzottate da orbi inutili visto che tutti i personaggi sono armati fino ai denti e tante scene cittadine in cui la distruzione è libera da regole e cognizione.

Il protagonista è un eroe che cerca di salvare in tutti i modi le cose più belle di questo mondo (come ad esempio la pace, la giustizia e le tette) menando le mani, pompando i muscoli e poco altro, mostrando un’introspezione psicologica basilare e scontata, mancando di quei guizzi che possano rendere un personaggio interessante.

Non avendo la smargiasseria (per me estremamente irritante) di un Tony Stark o l’enorme sofferenza interiore di un Bruce Banner, Capitan America rimane ciò per cui è nato: un bidimensionale omone che nel suo essere eroico fa da propaganda all’americanità spiccia, la quale si autopubblicizza dimostrando che con un po’ di munizioni, tanta forza di volontà e uno sprezzo del pericolo rasente l’autolesionismo si possono risolvere tutti i problemi.

Tipo Bruce Willis, in pratica.

Alcuni mi dicono che anche nel mondo reale il rispetto e i muscoli vadano di pari passo, per cui mi devo scordare il primo se non mi faccio i secondi, però essendo questo un film indirizzato ad un pubblico (con un’età mentale fin troppo) giovane ci si aspetterebbe una specie di morale positiv…

Seh, buonanotte: in questa pellicola non si va purtroppo oltre un: “i buoni devono vincere perché ciò è giusto, i cattivi devono perdere perché ciò è giusto”, concetto rassicurante quanto superficiale.

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Per quanto riguarda directing e writing qui non c’è molto da dire.

Alla regia dopo il mestierante Joe Johnston  per il primo capitolo e Joss Whedon per The Avengers abbiamo i fratelli Anthony e Joe Russo; la loro regia si collega alla già citata dose strabordante di azione, che viene esaltata attraverso anche un uso a tratti frenetico del montaggio e un occhio particolarmente attento a sparatorie ed esplosioni.

La sceneggiatura della coppia Markus-McFeely (sceneggiatori del primo film, di Thor: The Dark World e di Pain & Gain di Michael Bay), contiene elementi triti e ritriti come il desiderio di rivalsa, il tradimento e il sempre caro concetto del “pochi contro tanti” (recentemente “apprezzato” in 300 – L’alba di un impero 47 Ronin), con tanta piattezza, poca incisività e penalizzando alcuni spunti che forse avrebbero meritato maggiore approfondimento.

A differenza dei due film usciti nel 2005 e nel 2007 qui Chris Evans non interpreta  la Torcia Umana, un supereroe della Marvel, bensì Capitan America, un supereroe della Marv…

No, aspetta, sono un po’ confuso…

Ma con tutti gli attori che ci sono a 'sto mondo, non potevano prenderne un altro, Cristo?!

Ma con tutti gli attori che ci sono a ‘sto mondo, non potevano prenderne un altro?

Vabbé, ‘sto bietolone qua interpreta un personaggio forte come un leone, agile come una gazzella ed espressivo come una caldaia.
Gioirà probabilmente il pubblico femminile vista la sovraesposizione di muscoli, ma dal punto di vista recitativo siamo alle basi dell’actor studio, e nonostante la voce di Marco Vivio, molto adatta al personaggio, come attore costui non è un granché.
Tipo Megan Fox al contrario, per intenderci.

Quindi capisco che l’età e l’arteriosclerosi galoppino, ma vedere Robert Redford fare da non protagonista a Chris Evans è come vedere gli U2 aprire il concerto ai Gazosa; nonostante questo grande attore c’entri con il mondo dei supereroi come Jenna Jameson con un corso di catechesi, il suo personaggio riesce a dare quel minimo minimo di verve al film, non limitandosi a recitarci dentro per la paga, come fanno molti (troppi) interpreti con un’età da cimitero degli elefanti, ma cercando di guadagnarsi il cachet.

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Parlando di bravi attori sprecati, di Samuel L. Jackson pagato a cottimo per fare ruoli secondari ovunque ormai non mi sorprendo più, per me sarà sempre Jules Winnfield e che si fotta Fury cavallo del West.

Scarlett Johansson inserita per soddisfare in un colpo solo i feticisti del latex, delle rosse e delle donne-oggetto.

E delle attrici-oggetto.

Se il primo episodio aveva come unico motivo di esistere fare da apripista insieme ad altri (ho perso il conto di quanti) film alla cazzatona sui Vendicatori, questo avrà senso probabilmente solo per la seconda pellicola su questo gruppo di supereroi.

Scusate la domanda, ma solo io penso che sprecare tempo e soldi per creare film che siano semplicemente funzioni di un futuro film sia stupido?

In conclusione una pellicola da vedere solo se siete alla disperata ricerca di Ignoranza, altrimenti è consigliabile come fare il bagno nel catrame.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Tutti i (troppi) film della Marvel e tutti i (troppi) film d’azione in stile one man show.

Serenate. Parole e opinioni in libertà – Hulk

Ovvero, come prendere dai fumetti un inarrestabile gigante verde e renderlo plausibile. Più o meno.

Hulk è un personaggio dei fumetti nato dalla fantasia di Stan Lee e Jack Kirby nel 1962, pubblicato dalla casa editrice Marvel. Costituisce l’alter ego del timido scienziato Bruce Banner e corrisponde grosso modo alla versione fumettosa del celebre dualismo in stile Dottor Jeckyll e Mister Hyde.
Quando Banner, solitamente uomo buono, intelligente e docile, si arrabbia o più in generale prova emozioni molto forti dà inizio alla trasformazione, che lo porta a diventare incontrollabile.

Oltre al già citato romanzo di Stevenson, per creare il personaggio Lee ha preso spunto da altre due opere molto celebri, ossia Frankenstein  di Mary Shelley e Notre-Dame de Paris di Hugo, in particolare per quanto riguarda i tormenti interiori che rendono Hulk affine a Quasimodo.

Senza scomodare Lou Ferrigno, che ha dato muscoli e rabbia al bestione nella serie televisiva a cavallo degli anni ’70 e ’80, Hulk è comparso nella sua versione live action in tre film: Hulk (2003), L’incredibile Hulk (2008) e The Avengers (2012), interpretato da tre attori diversi.

Vediamo passo passo le varie rappresentazioni di questo personaggio.

In principio fu Eric Bana nel 2003.
Hulk, diretto da Ang Lee, è il primo film diretto dal regista taiwanese dopo la pellicola vincitrice dell’Oscar La tigre e il dragone (ammazza, che differenza) e in generale è un comic-movie abbastanza deludente con parecchi elementi ridicoli (i famosi rimbalzi stile pallina da ping pong nei canyon, i cani di Nick Nolte, il personaggio di Nick Nolte, Nick Nolte) e troppo prolisso, soprattutto nella prima parte.

Esteticamente qui il Golia Verde è una specie di gonfia Big Babol color gelatina con un contrasto di illuminazione rispetto al resto dell’ambiente che ricorda i lupi fatti con Paint di Twilight

Sommando a questo effetto visivo i difetti del film già citati (a cui sintetizzando si aggiungono una generale lentezza del ritmo e una regia-montaggio stile vignette da fumetto alla lunga fastidiosa e senza uno scopo vero e proprio) il risultato è ben sotto la sufficienza.

Una nota positiva è quello che dovrebbe essere il vero protagonista, ossia Bruce Banner. Nonostante Eric Bana non c’entri nulla con il personaggio, la sua è l’interpretazione più convincente e attinente al personaggio stesso, rendendo il film preferibile quando ha ancora tutti i vestiti addosso e non solo i boxer viola.

Scena tratta da “Hulk”, l’equivalente di un cazzotto in un occhio.

Poi fu il turno di Edward Norton.
L’attore migliore del trio come capacità interpretative toppa però clamorosamente.

Il suo L’incredibile Hulk infatti di incredibile ha ben poco, a parte il modo in cui siano riusciti a sprecare la bravura di Norton e di Tim Roth,  probabilmente capitato lì per caso.

Diretto da Louis Leterrier, che spero si rifarà con Now you see me – I maghi del crimine di prossima uscita, il film è troppo caotico e dark da un lato e stupido dall’altro, a causa anche di una sceneggiatura scarsa.

Il look del personaggio segue questa tendenza: basta anabolizzanti, pelle tirata come quella di un tamburo e umanità espressiva zero, per una enorme belva perennemente incazzata. Un film scadente sotto molti punti di vista ma in compenso è migliorata la fotografia, con una computer grafica meglio armonizzata con lo sfondo.

"L'incredibile Hulk". Cristo, prova con le tisane alle erbe.

“L’incredibile Hulk”. Cristo, prova con le tisane alle erbe.

Per finire il film che ha scatenato l’onanismo (nome chic per “masturbazione”) di tutti gli amanti dei fumetti.

In The Avengers abbiamo Mark Ruffalo nei panni di Banner e Hulk: come attore non mi dispiace, ma penso debba essere un po’ più selettivo nelle pellicole da interpretare, altrimenti rischia di essere ricordato più per le porcate che per le notevoli pellicole in cui ha recitato.

Il “Vincent D’Onofrio magro” qui dà il volto a un Banner decisamente sotto le righe, quasi schiacciato dalle personalità dei compagni di merende.
Considerato che anche lui è un membro dei Power Rangers moderni la sua sottomissione è fin troppo evidente, e risulta quindi eccessiva.

Come Hulk altro piccolo restyling: più “umano” nell’espressività, più realistico nel fisico e più simile al volto dell’attore che lo interpreta. Forse in questo caso L’Hulk migliore.

Ricapitolando, in nove anni tre film con tre attori diversi (viva la continuità).

Nessuna delle tre è una gran pellicola e tutti e tre i modi di rendere il personaggio hanno pregi (pochi) e difetti (parecchi).

IMHO come Banner meglio Bana, come Hulk meglio Ruffalo.

Hulk in “The Avengers”

E poi non dite che non vi voglio bene.

Iron Man 3

In questa puttanata ci mancano solo lo Spaventapasseri e il Leone.

TRAMA: Quando Iron Man deve affrontare un nemico la cui forza non conosce rivali e che riesce a distruggere ciò che ha di più caro, intraprende un durissimo viaggio in cui dovrà mettere alla prova le sue forze.

RECENSIONE: Dopo i primi due capitoli del 2008 e 2010 esce Iron Man 3 (o 4, considerando il vero terzo episodio su questo supereroe The Avengers, visto che era pesantemente basato su di lui), ennesima pellicola incentrata sul borioso arrogante pallone gonfiato Tony Stark. Questo personaggio ha avuto un enorme successo di pubblico, e dato che la cosa indica i gusti delle masse a pensarci bene è un dato un po’ preoccupante. Famoso infatti per la sua introspezione psicologica pari a zero e per essere dipendente da una tuta a forma di caffettiera volante, senza cui non si pulirebbe neanche il culo, a differenza di eroi come Batman e Superman Stark è la coglionaggine al potere senza limiti o problemi, un po’ l’Hakuna Matata della Marvel. E visto che spesso cinema = immedesimazione, probabilmente i maschietti si immedesimano in questo miliardario altezzoso che tratta le persone dall’alto in basso, e lo stimano nonostante sia un modello assolutamente negativo di comportamento nella vita di tutti i giorni. Un po’ come alcune ragazze che in fondo nel loro intimo (dove c’è Chilly) vorrebbero essere Bella Swan, tipica adolescente media che però è oggetto delle attenzioni di due figoni: in questo modo hanno decretato il successo di una serie che ha come protagonista una palla al piede da salvare, odiata da tutte le femministe dagli anni ’60 in avanti perché modello sbagliato di donna essendo totalmente dipendente dal proprio uomo.

Dopo questa breve ma esaustiva premessa, con un interessante (e soprattutto non provocatorio) paragone tra Iron Man e la saga degli emo vampiri scintillanti, Iron Man 3 è uno dei più brutti film che io abbia mai avuto la sfiga di vedere: girato male, con una sceneggiatura pessima e con gag che si ripetono 3-4 volte pari pari in modo stanco e scontato. E questi sono solo i difetti principali, non sarebbe neanche finita qui.

La regia di questa infame baracconata passa dal criminale della settima arte Jon Favreau a Shane Black, che esordì appena ventiseienne con Arma letale (1987), un bel film con protagonisti l’Invasato Cattolico e Danny Glover. Averlo scelto fa già capire quale sarebbe stata l’impronta data al film avendo lui diretto solo film action nella sua carriera. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Black, in alcuni punti ricorda veramente troppo quella de Il cavaliere oscuro – Il ritorno (forse “è identica” sarebbe più appropriato), e il risultato sa quindi di scopiazzatura venuta male, visto che la realizzazione è di molto peggiore rispetto al modello a cui si fa riferimento. Se nel film di Nolan infatti l’epicità quasi si respirava, qui è tutto schiaffato molto in faccia allo spettatore, che vede un sacco di cose succedere “perché devono succedere”, con la presenza di tantissimi buchi di trama e, cosa più importante, di logica. Perché un conto è se alcuni passaggi della sceneggiatura non sono proprio solidissimi, ma comunque riguardano aspetti secondari e quindi turandosi il naso ci si può passare sopra; un altro è se lo script ha la solidità di un ponte tibetano, con un sacco di pecche che riguardano conseguenze logiche delle azioni, personaggi assolutamente inutili (letteralmente, la loro presenza è irrilevante e sono stati aggiunti solo per allungare ulteriormente questa mefitica sbobba) e scelte stilistiche consistenti in madornali ed evidenti stronzate che farebbero (quasi) vergognare i Vanzina. Non voglio fare anticipazioni sulla trama ma moltissime cose hanno problemi seri, e l’impressione generale è di una pellicola fatta esclusivamente come macchina da soldi, senza conoscere in alcuni casi neanche il fumetto da dove sono state prese le idee (ed essendo i fumetti basati su figure, non sarebbe stata neanche una gran fatica, Cristo).

Protagonista è ancora Robert Downey jr, diventato ormai tutt’uno con questo tipo di personaggio come Paolo Villaggio con Fantozzi e che fa rimanere nel dubbio se è bravo come attore in generale o solo ad interpretare questo ruolo, ma propenderei per la seconda. Come nei due (tre) capitoli precedenti la sua ironia smargiassa alla Errol Flynn (che si sta rivoltando nella tomba in questo istante) regge il film, cosa che non necessariamente si può considerare un pregio, perché in questo caso indica che ci sia ben poco da reggere sopra le sue spalle da Atlante. A proposito di spalle, al suo fianco abbiamo una favolosa Gwineth Paltrow espressiva come un appendiabiti rotto, con Anna Praderio del TG5 che si ostina a definirla l’erede di Grace Kelly (MA DOVE???) e Don Cheadle dell’ottimo Hotel Rwanda che interpreta un personaggio rilevante ai fini della trama come una comparsa in una scena ambientata al supermercato e che cambia nome a seconda dell’armatura, dimostrando una notevole spersonalizzazione dell’uomo a favore della macchina (complimenti, ma che bella idea!). Una delle perle del casting è che nonostante al mondo ci siano un miliardo e mezzo di cinesi hanno scelto per interpretare il Mandarino (personaggio cinese nei fumetti, tra l’altro con un nome poco equivocabile) sir Ben Kingsley, attore britannico di origine indiana (ma non potevano prendere, che so, Chow Yun-Fat?) che sembra un incrocio tra Rasputin e il Fu Manchu di Christopher Lee e che si sputtana in una maniera che definire “stratosferica” è usare un eufemismo, facendogli stravolgere completamente il personaggio rispetto a come è concepito nei fumetti (vedere alla voce “trarre un film da un fumetto senza averlo letto”). In mezzo a una porcheria di rara bruttezza si salvano parzialmente un Guy Pearce probabilmente bisognoso di pagare il suo nuovo yacht, che interpreta una sorta di Ubermensch dopato e che porta quasi a casa la pagnotta (anche se il suo personaggio è al centro di madornali pecche e cadute di stile del film) e le scene di distruzione, che però risultano spettacolari in una sala cinematografica, sul televisore e senza Dolby ne dubito.

Un film che prendeva spunto, come già detto da Il cavaliere oscuro – Il ritorno ma che assomiglia più a Spider-Man 3, cioè a un film orrendo con belle scene di combattimento, un personaggio secondario ben realizzato (il Sandman di Thomas Haden Church) e il vuoto cosmico in mezzo ad esse. Per concludere, se i primi due Iron Man sono pellicole imbecilli e se The Avengers è più uno spettacolo circense che un film, Iron Man 3 è una colossale fetecchia, realizzata malissimo e scritta da cani, con cui hanno tentato una maturazione del personaggio senza riuscirci, risultando quindi essere un film troppo immaturo per essere maturo e troppo serioso per divertire. IMHO (così, tanto per pararsi il culo).

The Avengers

“Era questo il piano.” “Non è un granché.”

TRAMA: il malvagio dio nordico Loki minaccia la Terra; per fermarlo viene formata una squadra composta dai più forti supereroi del pianeta.

RECENSIONE: Questo film è semplicemente una colorata porcheria fracassona.

Si può tranquillamente fare un film sui supereroi che abbia un certo spessore (i Batman di Nolan e Burton ad esempio, o pur con i suoi difetti dovuti anche all’età il Superman con Christopher Reeve del 1978), ma qui semplicemente non ci si riesce.

Regia di Joss Whedon (produttore del telefilm cult Buffy the vampire-slayer), al suo secondo film da regista.
Si vede.
Lo stile è quello di Michael Bay, autore di perle intellettuali come Transformers e seguiti, cioè un collage di inquadrature da loop da aeroplani con contorno di esplosioni e distruzioni di basi sotterranee/palazzi/elicarri; utile e divertente da vedere se si filmano le Frecce Tricolori, meno in un film di due ore e 25.

La sceneggiatura (se così la si deve chiamare) è formata da tre pezzi triti e ritriti: reclutamento, combattimento intermedio e combattimento finale, con ininterrotte battutine stile “io sono un gran figo” da parte dei vari galletti presenti.

Per quanto riguarda la recitazione Downey jr interpreta il suo Stark come ormai tutti i suoi personaggi, cioè da irritante e incorreggibile cazzone (lontani i tempi di Charlot 1992); i biondi Evans-America e Hemsworth-Thor sarebbero testa a testa in una gara di inespressività; Ruffalo-Banner strappa a fatica la sufficienza, anche se sembra reciti meglio da bestione verde che da essere umano (cosa che dovrebbe fargli porre qualche domanda) ma dovrebbe decidere quale lato della forza seguire: film di qualità (Zodiac, Shutter Island) o meno (Se solo fosse vero o questo).
Piange il cuore vedere il mostro sacro Samuel L. Jackson (Fury) e il promettente Renner-Hawkeye (The Hurt Locker, film che ha vinto l’Oscar nel 2010) sputtanati in questa maniera.

Un film che si può tranquillamente evitare senza rimorsi di coscienza.

Ah già, Scarlett Johansson ha un livello recitativo da film porno.

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