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Assassin’s Creed

assassins-creed-locandinaAgiamo nell’ombra per servire il cinema.

Siamo recensori.

Nulla è perfetto.
Tutto è criticabile.

TRAMA: Un pericoloso criminale condannato a morte viene salvato da una misteriosa organizzazione.
Costretto a utilizzare l’Animus, un sofisticato macchinario in grado di recuperare i ricordi degli antenati, egli scopre di essere il diretto discendente di un membro dell’Ordine degli Assassini vissuto nella Spagna del XV secolo.
Tratto dall’omonima serie di videogame della Ubisoft.

RECENSIONE:

Un videogioco è diverso da un film.

Il videogioco è un mezzo di intrattenimento INTERATTIVO, basato perciò su una componente manuale attiva più o meno preponderante da parte del videogiocatore.
Premere tasti, talvolta con una tempistica ben precisa, direzionare il proprio personaggio e procedere con l’azione.

Il film è un mezzo di intrattenimento CONTEMPLATIVO, basato quindi unicamente sull’attenzione e sul trasporto emotivo da parte dello spettatore.
Si rimane seduti ad osservare immagini che scorrono davanti ai propri occhi, senza apportare un contributo fisico/meccanico

Sono due mezzi di intrattenimento DIVERSI.

Che hanno binari strutturali DIVERSI.

E con esigenze DIVERSE.

Ed è questo il motivo principale per cui i film tratti dai videogiochi quasi sempre NON FUNZIONINO: perché i loro produttori si limitano a sfruttare il brand, il logo, il marchio della serie videoludica d’appartenenza senza adattarne i meccanismi dai giochi alle pellicole.

Ciò spiega inoltre le due macrocategorie in cui questa categoria cinematografica si divida: film pessimi (quasi tutti quelli realizzati) o film messi in cantiere ma che non hanno visto la luce (e probabilmente mai la vedranno) a causa di difficoltà legate ai diritti commerciali o dei costi eccessivi, perché trainati unicamente dal fattore “Oh, pensa: è il film sulla serie X per la mia console Y” e considerati quindi investimenti non sicuri per le major.

videogame

Un lungo preambolo per dire cosa?

Per dire che non bastano attori eccellenti per sollevare un’idea balorda nata per non si sa quale motivo (Fassbender, la Cotillard ed il regista Justin Kurzel si ritrovano infatti dopo l’ottimo Macbeth) ed affossata da una vicenda bidimensionale unita a dialoghi che definir “manichei” sarebbe eufemismo.

Alle nette distinzioni narrative si uniscono inoltre quelle visive, grazie ad una fotografia basata totalmente su toni blu per il 2016 e ocra-giallastri nel fine 1400; alla lunga tale scelta si rivela esagerata, considerando la semplicità intellettiva della trama che non richiede particolari sforzi mentali per comprendere le differenze tra le due linee temporali.

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Mentre con un pad in mano l’opera si concentrava per la stragrande maggioranza nelle varie rievocazioni storiche del passato, con la plot-line del presente che era sì quella principale ma fungeva più che altro da corollario globale della saga, qui il presente la fa da padrone, relegando le gesta di Aguilar a riempitivo.

Cattiva idea quella di dare all’opera una inutile seriosità di fondo, che mal si sposa con la vicenda (viaggi nel tempo, simil-reincarnazioni, zompare di qua e di là per accoppare i cattivoni) e che affossa lo scorrimento narrativo.

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Non basta inoltre un personaggio che è pallida copia dei protagonisti della saga Ubisoft (Altaïr, Ezio and so on) così come non sono visivamente sufficienti le continue inquadrature sull’aquila in volo o scene d’azione talvolta così irrealistiche da sfiorare il ridicolo, con la pecca di una CGI palesemente finta.

Fassbender salta, uccide e cade dai palazzi, ma si ha sempre l’impressione che manchi veramente un joystick da tenere tra le mani per indirizzare le sue azioni, soprattutto a causa degli stacchi di inquadratura su come il suo personaggio si muova attraverso l’Animus.

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Tirando le somme, entrambe le sezioni (presente e passato) sono banali e frizzanti come acqua di stagno, per un film meno che mediocre realizzato con l’unico scopo di mungere una vacca (la serie complessivamente ha venduto più di 100 milioni di copie) nel modo meno impegnativo.

Un buco nell’acqua facilmente prevedibile.

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