L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Arca’

Noah

noah-locandina“Allora Dio disse a Noè: “E’ venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. […]””
Genesi 6, 13.

TRAMA: Noè ha delle visioni di un diluvio apocalittico, e prende misure per proteggere la sua famiglia e le varie specie animali dal flagello che sta per arrivare.

RECENSIONE: Mettiamo le cose in chiaro.

Esistono casi in cui nonostante si guardi un film avendo aspettative scarse, la sua inaspettata qualità fa ricredere lo spettatore pessimista.

Non è questo il caso.

Noah è una boiatona immane.

Questo film, scritto e diretto da Darren Aronofsky, è infatti un’accozzaglia di scempiaggini: due ore e passa di ridicolo involontario quasi perenne in cui la serietà dei temi e degli attori mette ancora più in risalto le falle della trama, fin troppo arricchita rispetto a quella originale biblica con invenzioni assurde e troppo sopra le righe.

Non sarò infatti un esperto del Libro dei Libri, ma la storia di Noè la so (come il 99% delle persone, del resto) e un sacco di cose che si vedono nel film sinceramente non me le ricordavo.
E “non me le ricordavo” non per un mio principio di Alzheimer incombente, ma perché tali inserimenti sono degli aborti campati per aria con cui Aronofsky allunga il brodo fino ai già accennati 135 minuti.

Se nella prima parte si pigia l’acceleratore sul fantasy, con mostri (???) e magie (pardon “miracoli”) buttati lì a casaccio, nella seconda si esasperano gli psicodrammi familiari, utilizzando il bignami della psicologia come fosse la Bibbia (appunto), a cui attenersi pari pari senza aggiungere un minimo necessario di profondità.
Agli spazi aperti della speranza e della voglia di costruire materialmente (un’arca) e moralmente (un futuro per la propria specie) seguono quindi quelli chiusi dell’imbarcazione, in cui a farla da padrona è un’introspezione eccessivamente drammaticizzata.
Questa successione, essendo fatta malamente, diventa quindi troppo didascalica e facilona.

Un’ulteriore pecca della pellicola è la scelta da parte di Aronofsky di ricorrere in fase di regia ad un uso fin troppo massiccio della computer grafica. Potrebbe essere apprezzabile non voler utilizzare animali veri per non sottoporli allo stress del set, ma non vedere reali manco du’ capre ha come risultato quello di aumentare l’artificiosità di un’opera che come le precedenti di questo regista rischia di ridursi ad uno sterile esercizio di stile.

noah-scena2

La fotografia di Matthew Libatique (fedelissimo di Aronofsky) non è neanche tanto male in sé, ma ha il difetto di essere contagiata dalla già citata piattezza della pellicola: i passaggi dai grigi del segmento iniziale ai colori vivaci della prima metà, ai blu del Diluvio e ai bui dell’interno dell’Arca costituiscono un susseguirsi troppo meccanico per dimostrare personalità e stile.

Noè, la cui storia è la terza raccontata nella Genesi (dal capitolo 6,9 al 9,19 per l’esattezza) dopo quelle della Creazione e di Caino e Abele, diventa nella versione sotto acidi di Aronofsky una specie di capitano Achab pre-Melville, per cui il gravoso e importante compito diventa una cieca ossessione.
Niente capodogli per Russell Crowe, ma un’esaltazione abbastanza immotivata e rasente la pazzia, con il fardello della sopravvivenza ad una catastrofe che diventa più una causa di preoccupante spostamento mentale che un peso che porti empatia dal pubblico.

E non far provare empatia per il personaggio principale è un difetto leggerissimamente grave.

noah-scena

Il supporting cast è poca roba.

O meglio, ci sono i premi Oscar Jennifer Connelly e Anthony Hopkins (cosa che mette una tristezza infinita), ma i loro ruoli sono troppo poco sviluppati per essere degni di nota.
L’unico appunto che si può fare  e che nella Bibbia i personaggi femminili non hanno granché spazio e sono quasi tutte donnacce a parte Debora e poche altre, per cui anche espandendo il ruolo della Connelly non si poteva pretendere molto di più.

Un altro elemento secondo me degno di menzione è la decisione di far “parlare” Dio attraverso immagini oniriche e non con le parole.

Evitati quindi i dialoghi tra la divinità e gli uomini, che nella Bibbia si possono sintetizzare in:

“Tizio, sono il Signore Dio tuo, devi fare questa cosa.”
“Perché?”
“Tu fidati.”

God-thumbs-up

Per concludere, brevi appunti per i produttori americani:

-Dopo decenni volete tornare al film biblico, genere che tanto successo ha avuto in passato?
È un’idea stupida: innanzitutto perché nel corso dei decenni i gusti del pubblico cambiano, e poi perché il concetto di kolossal come era concepito negli anni ’50 non è paragonabile alle grandi produzioni moderne, in cui i computer e gli effetti speciali hanno in gran parte sostituito quel lavoro “artigianale” e “materiale” che sbalordiva gli spettatori.

-Non si cerca di seguire la storia pari pari ma si fanno modifiche sostanziali perché il testo originale è troppo esile e sintetico?
È un’idea stupida: con la religione ogni minima modifica scatena polemiche. Esse da un lato attirano pubblico in sala, ma dall’altro te ne fanno perdere nei Paesi in cui i religiosi sono, diciamo, “poco aperti alle innovazioni” e non permettono la distribuzione del film nelle sale (nello specifico di Noah ciao ciao agli introiti da Pakistan, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Malesia e Indonesia).

-Si usano attori occidentali famosi cercando il botto di incassi sul mercato americano?
È un’idea stupida: i gusti del popolo yankee si basano sulla spettacolarizzazione esasperata e a casaccio (coff coff Il gladiatore coff coff), e rendere spettacolare un testo religioso consiste giocoforza nello snaturarlo, portando sugli schermi delle cazzate.

Tipo questa.

P.S. Piuttosto incomprensibile la scelta italiana di mantenere il titolo del film in inglese quando all’interno della pellicola il personaggio viene chiamato “Noè”.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: I dieci comandamenti (versione del 1923 muta, versione del 1956) entrambi di Cecil B. DeMille e La Bibbia (1966) di John Huston.

Annunci

Tag Cloud