L'amichevole cinefilo di quartiere

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Dragon Ball Z: La battaglia degli dei

dragon ball locandinaÈ il mio corpo che cambia / nella forma e nel colore / è in trasformazione.

TRAMA: Tratto dall’omonima serie di manga (fumetti) e anime (cartoni animati) creata da Akira Toriyama.
Goku, Vegeta e gli altri eroi devono combattere contro il potente Bills, il dio della distruzione.

RECENSIONE: Quando si parla di un film tratto da un cartone animato, il solito problema è che se non si conosce la serie originale ci si può trovare un po’ spiazzati.
Spiegare che cosa sia Dragon Ball sarebbe una cosa veramente mooooolto lunga, quindi se non ne sapete un tubo (avendo passato gli ultimi venticinque anni su Mercurio, probabilmente) e se parole come “Saiyan”, “Namecc” e “Sfere del drago” non vi suggeriscono nulla se non dei tipi di “massaggio” orientale, potete tranquillamente abbandonare questa recensione.

Per tutti gli altri, dai che cominciamo.

Penso che giudicare questa pellicola come si farebbe normalmente con un film generico sarebbe piuttosto inutile, perché il giudizio risulterebbe ovviamente negativo.
Dragon Ball infatti è una serie con molti difetti: personaggi caratterizzati smussandoli con l’ascia, dialoghi eccessivamente sopra le righe, combattimenti lunghi e talvolta ripetitivi, tempi morti eterni, sceneggiature scarne ecc…
Credo quindi sia molto più utile valutare Dragon Ball Z: La battaglia degli dei nell’ambito delle altre pellicole tratte da questa serie tv, o considerando l’anime stesso.

In quest’ottica non è un film eccezionale, ma pensavo peggio.

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La prima metà del film pecca di lentezza (come già accennato, una caratteristica della serie) e di una generale stupidità ed infantilità, in parte superata successivamente. I toni iniziali sono parecchio bambineschi, e questo potrebbe penalizzare la visione a chi andasse a vedere la pellicola ad un’età più matura per ritrovare i personaggi che aveva apprezzato da bambino.

Le animazioni sono buone, molto dettagliate per quanto riguarda i personaggi e più semplici ed elementari per gli ambienti. Il doppiaggio italiano è quello della prima versione degli altri film, per cui non corrispondendo alle voci dell’anime andato in onda su Italia 1 potrebbe far immalinconire un po’ i fan.
Molto azzeccati comunque Riccardo Rossi come Bills e Roberto Chevalier come suo assistente Whils.

Il classico nemico che ha come unico scopo distruggere qui finalmente ha un senso, in quanto si tratta del dio della distruzione vera e propria, mentre per altri nemici canonici della serie magari sarebbe stata auspicabile un’introspezione psicologica maggiore.
Diciamo che il “Salve, mi chiamo Freezer/Cell/Majin Bu, sono qua per spaccare tutto” non suscita il massimo dell’interesse.
Qualche insegnamento morale scontato come la parola “California” in un testo dei Red Hot Chili Peppers fa da condimento al tutto.

In generale siamo di fronte ad un piccolo divertissement di 85 minuti (e in questo caso la durata relativamente breve è un pregio perché previene l’annacquamento e la dilazione ulteriore delle meccaniche, di per sé quasi inesistenti), per tornare un po’ bambini e prendersi poco sul serio.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Dragon Ball ha una produzione piuttosto ricca, per cui relativi manga, anime e (parecchi) lungometraggi.
Qualche titolo specifico? Il Super Saiyan della leggenda (1993), La minaccia del demone malvagio (1993) e Il diabolico guerriero degli inferi (1995).

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I Simpson – Il film

la-locandina-di-the-simpsons-movie-47408Scrivere recensioni non fa di me uno scrittore / Scrivere recensioni non fa di me uno scrittore / Scrivere recensioni non fa dDRRRIIIINNN!!!

TRAMA: L’eccessivo inquinamento del lago di Springfield causa un disastro ecologico. Per evitare che dilaghi nel resto dell’America il governo decide di isolare la città con una gigantesca cupola.

RECENSIONE: Film del 2007 tratto da una serie televisiva d’animazione che conoscono anche gli eschimesi, con il senno di poi questa pellicola può essere considerata una sorta di spartiacque qualitativo. Infatti se con il lungometraggio si riescono a tappare le pur presenti pecche delle stagioni precedenti ad esso, successivamente vi sarà un baratro di cui tutt’ora non si vede il fondo. Prendersi una pausa sabbatica di alcuni anni dopo la sua realizzazione forse non sarebbe stata un’idea pellegrina.

Per gli amanti della famiglia gialla più famosa del mondo questo è un film che non delude le aspettative, a meno che non siate degli inguaribili nostalgici dei bei tempi andati, ma in questo caso non vi andrebbe mai bene niente a prescindere. La pellicola deve essere valutata anche (e soprattutto) considerando il già citato cambiamento della serie con il passare degli anni, e da questo punto di vista penso che sarebbe potuta andare molto peggio.

Vi sono moltissime battute, cosa che ci si aspetta da una serie che a parte alcuni episodi particolari (come la serie nella serie Treehouse of Horror, tradotta in italiano come La paura fa novanta) ha sempre avuto una connotazione umoristica. Anche nei suoi episodi di denuncia sociale, come ad esempio La famiglia Cartridge, quinto episodio della nona stagione, incentrato sull’estrema facilità del procurarsi armi negli Stati Uniti, gli argomenti vengono trattati in modo molto pungente e sarcastico.

Sono presenti tantissime citazioni di altre pellicole, come ad esempio La notte dei morti viventi di Romero o Una scomoda verità, documentario di Al Gore (tra l’altro molto citato e parodiato nella seconda serie creata da Matt Groening, Futurama), e i continui riferimenti ad altre opere contribuiscono all’arricchimento del film. Queste strizzate d’occhio inoltre attirano un pubblico più adulto, stratificando i livelli della comicità.

I personaggi non subiscono evoluzioni particolari ma si attengono ai medesimi schemi che li hanno resi celebri sul piccolo schermo, quasi a non voler rischiare od osare, essendo un lungometraggio solitamente l’apice del successo di una serie tv. Per cui gli stereotipi come lo stupido americano medio, l’ecologista saccente, il monello scapestrato ecc rimangono tali e quali, senza sconvolgimenti. L’unica modifica degna di nota è quella relativa al personaggio di Flanders, che viene raffigurato più come un modello di buon padre che come un bigotto religioso da sfottere.

Se proprio questa famiglia non la riuscite a digerire ma vi tocca sorbirvi il film sotto ricatto di figli o fratellini, guardate il lato positivo: dura solo 85 minuti.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Peppa Pig, Dora l’esploratrNo, Cristo, ovviamente I Simpson

The Maker

the makerSi. Può. Fare!!!

TRAMA: La creazione della vita da parte di una strana creatura simile a un coniglio.

RECENSIONE: Cortometraggio semplicemente fantastico, l’unione di poesia, arte e artigianato con una metafora di fondo sulla vita. Il tutto viene raffigurato in meno di sei minuti, con una ottima stop motion, che contribuisce a dare spessore e consistenza a personaggio e oggetti.

Assolutamente da vedere, non c’è altro da dire.

Qui il link al video su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=YDXOioU_OKM

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore

I fantastici libri volanti del signor Maurizio Menopiù. Sì, in italiano non avrebbe reso…

TRAMA: Dopo un uragano che ha spazzato via casa sua Mr. Morris si ritrova in una terra dove i libri sono senzienti.

RECENSIONE: Cortometraggio animato, vincitore dell’Oscar 2012 per la categoria. Prodotto dalla Moonbot Studios (niente Dreamworks o Pixar?) questo corto di 15 minuti costituisce una piccola e divertente ode ai libri, valorizzando l’importanza che essi hanno per la cultura e l’amore per la lettura in generale.

Considerare i libri, le pagine e le stesse lettere stampate come oggetti fisici con una massa e un volume è dal punto di vista visivo una buona idea, che riesce a creare situazioni piacevoli per l’occhio mantenendo una poesia di fondo. Il tono sostanzialmente comico, con rimandi allo slapstick e alla commedia degli albori degli anni ’20 riesce a mantenere il ritmo veloce e snello, facendo abituare allo stesso tempo lo spettatore alla dimensione leggera del corto stesso. La presenza inoltre di velati rimandi ad altri film costituisce una chicca per appassionati.

Esteticamente ottimo uso del bianco e nero e grande fisicità data ai corpi; ciò aumenta i contrasti e calca ancora di più la mano sul lato più poetico e “spirituale” del cortometraggio, che risulta così uno dei migliori degli ultimi 4-5 anni.

Qui il link YouTube http://www.youtube.com/watch?v=NxrYDaj0dbs

Il gioco di Geri

Terza età con brio.

TRAMA: Un vecchietto gioca a scacchi al parco contro se stesso.

RECENSIONE: Cortometraggio animato realizzato dalla Pixar nel 1997, vincitore di un Oscar per la categoria.

In poco più di 4 minuti assistiamo a una sorta di poesia visiva, con protagonista un anziano che potrebbe essere il nonno di chiunque, ispirando subito simpatia, che affronta la solitudine mischiando allegria e malinconia. Gli scacchi sono qui la metafora del gioco, legato quindi all’infanzia e alla felicità, ma anche alla concentrazione (caratteristica adulta) che ne deriva. L’ambientazione, naturale e autunnale, si muove in questa stessa direzione: essa è infatti caratterizzata dai colori caldi delle foglie che circondano dall’alto degli alberi la figura umana centrale, ed esse sono però di tali colori quando la loro vita giunge al periodo finale, a causa della loro futura caduta. Con la rappresentazione di una persona sul viale del tramonto il corto percorre il filo tra tristezza e gioia, sottile come il bordo della moneta di Harvey Dent, e la Pixar mostra ancora una volta di riuscire a realizzare belle opere da pochi minuti oltre a lungometraggi con grossi budget e incassi.

Il gioco di Geri è stato abbinato al film A Bug’s Life, sia nella uscita al cinema sia nelle versioni home video.

Qui il link YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=03T2pKO8ItE

Fast and Furry-ous

Niente gnocca e Toretto in questa recensione.

TRAMA: Il comico e continuo inseguimento tra un coyote e un road runner nel deserto della Monument Valley.

RECENSIONE: Risalente al 1949, Fast and Furry-ous è il primo episodio della serie Looney Tunes dedicato esclusivamente a questi due divertentissimi personaggi, creati l’anno prima da Chuck Jones e diventati nel corso degli anni uno dei cardini dei cartoni animati americani. La comicità del coyote e della sua preda, che si inseguono per chilometri e chilometri su infinite e quasi deserte strade asfaltate è infatti sempre divertente anche con il passare dei decenni, in quanto basata su gag tipicamente fisiche che non solo fanno sbellicare gli infanti, ma strappano un sorriso anche agli adulti. I tentativi di cattura del canide sono spesso basati su strampalati marchingegni della fantomatica ACME inc (acronimo di A Company that Makes Everything), e per quanto siano elaborati e complessi nel loro funzionamento si trasformano sempre in colossali fiaschi che non di rado si rivoltano contro il loro stesso autore. Esemplificativi di questo sono gli episodi in cui sono presenti gag ricorrenti che riguardano catapulte, missili o robot, e questi leitmotiv risultano azzeccati e esilaranti, perché nonostante il mezzo e l’ovvio e negativo risultato finale siano gli stessi, il modo in cui il tutto non funzionerà è sempre fonte di risate e sorprese. Un’ altra caratteristica tipica di questo cartone animato è la presenza, all’inizio dello stesso, di ironici (e ovviamente inventati) nomi latini per indicare i due animali: in questo primo episodio abbiamo rispettivamente acceleratii incredibus e un improbabile carnivorous vulgaris. Ciliegina sulla torta è la fisica completamente inesistente, in cui si precipita solo quando ci si accorge di essere nel vuoto (quindi dopo diversi secondi) e ci si sfracella al suolo da decine di metri solo per tornare più agguerriti che mai nella scenetta successiva.

Il link dell’episodio: http://blip.tv/episode/6230213

Paperman

Comunque una storia d’amore migliore di Twilight.

TRAMA: Manhattan, anni ’40. Un ragazzo cerca disperatamente di ritrovare una ragazza che ha conosciuto fugacemente in stazione.

RECENSIONE: Cortometraggio del 2012 prodotto dalla Walt Disney e abbinato al film Ralph Spaccatutto. In 7 minuti Paperman riesce a creare una poesia e un romanticismo incredibili, considerando sia la brevissima durata sia l’uso dell’animazione, che d’istinto potrebbe diminuire questi aspetti vista l’assenza di personaggi di carne in cui ci si può identificare. Il risultato però è esattamente l’opposto, mostrando un ragazzo e una ragazza semplici e molto diretti verso lo spettatore, che involontariamente si ritrova, indipendentemente dal sesso di appartenenza, a fare il tifo per il povero Cristo che fabbrica aerei di carta a go-go o a sperare che la ragazza lo noti e si ricongiunga a lui. Gli aeroplanini sono un interessante metafora della fragilità dei sogni e dei nostri desideri, che possono svanire e spezzarsi in un attimo ma allo stesso tempo volare delicati verso nuovi orizzonti; abbinare questo espediente alla volontà di riunirsi, non perché in preda ad un sentimento amoroso irrefrenabile ma perché si vuole ritrovare qualcuno verso cui è scattata una scintilla, è davvero un’ottima idea. Molto buono anche il design stesso dell’animazione, con i due personaggi stilizzati e senza fronzoli dal punto di vista grafico ma con caratteristiche ben individuabili (gli occhi grandi e dolci di lei, i capelli scompigliati e la camicia di lui) e azzeccatissima la scelta del bianco e nero con l’unico dettaglio del rosso lasciato dalle labbra della ragazza sul foglio. Veramente un ottimo cortometraggio, vincitore del relativo Oscar nell’edizione del 2013. Qui sotto il link di YouTube, sperando che non lo tolgano:

http://www.youtube.com/watch?v=1pDbVPL6YTw

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