L'amichevole cinefilo di quartiere

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Chronicle

Supereroi con superproblemi. Per gli altri.

TRAMA: Tre liceali entrano in una buca nel terreno da cui proviene uno strano rumore; dopo esserne usciti scopriranno di aver acquisito strani poteri telecinetici.

RECENSIONE: Film in stile mockumentary (girato cioè con telecamera a spalla in prima persona) è un godibile film fantascientifico a basso budget (12-15 milioni di dollari, The Avengers ne è costati 240) partorito dalla mente di Max Landis, autore del soggetto e sceneggiatore, figlio del grande John (Animal House 1978, The Blues Brothers 1980). Il continuo spostarsi con la macchina da presa è reso in modo non eccessivamente forzato e ciò non rende il film troppo pesante da guardare, considerando anche che, essendo una tecnica alla lunga stancante, per realizzare il film si è optato per una durata contenuta (80” circa). L’aggiunta ai vari titoli precedenti che hanno utilizzato un approccio registico di questo tipo è che qui ogni telecamera, non solo quella principale, è usata per riprendere le scene del film, e ciò fa spostare spesso i punti di vista che riguardano una stessa situazione creando un montaggio in certi casi interessante: telecamere di curiosi, telecamere a circuito chiuso per la sorveglianza di alcuni edifici ecc diventano parte integrante dell’occhio dello spettatore, che si trova ad avere una visione multipla non facendo rimpiangere in parecchi casi la presenza di una regia fissa vera e propria. Buoni i tre protagonisti (stereotipati il giusto e amalgamati abbastanza bene) interpretati da attori praticamente sconosciuti, che riescono a creare un comportamento da liceali credibile il più possibile senza dare del liceo americano e dei suoi frequentatori un’idea mitizzata e leggendaria tipica delle scialbe commedie teen made in USA. Sia per il budget ridotto sia per pecche proprie del film non è una pellicola che possa competere con Cloverfield (2008) prodotto da J.J. Abrams, probabilmente la miglior pellicola di questo genere, ma la si può considerare in fondo una piccola chicca con alcune trovate originali e che si lascia vedere tranquillamente.

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American Pie: Ancora insieme

TRAMA: L’intera classe del 1999 del liceo East Great Falls torna in città per una grande rimpatriata, per festeggiare il decennale del diploma. Sarà un’occasione in più per ricordare i bei vecchi tempi e rendersi conto di non essere più degli adolescenti.

RECENSIONI: Ottavo film della famosa serie inaugurata da American Pie (1999), che incassò 235 milioni di dollari nel mondo, dopo 9 anni di nuovo con il cast originale. Da un soggetto di Paul Weitz, che da regista ha diretto tra gli altri About a Boy (2002) e In a Good Company (2004), il film ha una sceneggiatura ad albero: si basa sulla rimpatriata per poi diramarsi per i vari personaggi, ognuno dei quali con i suoi problemi personali che provocano peripezie all’interno della compagnia. I protagonisti, che iniziano a fare i conti con l’età che avanza, mantengono le caratteristiche stereotipate che li hanno resi celebri: il bravo ragazzo sfigato, l’intellettuale, l’anarchico cazzone ecc… a partire da quelli di Jason Biggs (Jim) e Sean William Scott (Stifler), qui anche in vesti di produttori esecutivi. Scott sopra le righe nonostante l’imborghesimento (solo apparente) del suo personaggio, con cui ormai è un tutt’uno; non è un grande attore, non si è mai misurato con altre parti e ha comunque un’espressività limitata al suo ruolo tipico (vedere anche Il Tesoro dell’Amazzonia (2003)); il suo compito qui è far ridere, e nonostante qualche colpo a vuoto ci riesce bene. Biggs si conferma l’”Adam Sandler dei poveri”, ripetendo alcuni vecchi schemi, e per quanto riguarda la prova recitativa si può fare lo stesso discorso del compare. Funzionali gli altri, in particolare Eddie Kaye Thomas (Finch) che mantiene il suo solito aplomb e Eugene Levy, con classici occhiali e sopracciglia a cespuglio, che diverte e SI diverte veramente tanto; relativamente poco lo spazio dato alle rispettive consorti, e ciò rende il film ancora più maschile. Ai fan della serie piacerà anche questo capitolo, chi non lo è NON cambierà idea (gli schemi delle gag, parecchie delle quali sessuali o comunque scatologiche, sono più o meno gli stessi); a chi non ha mai visto un film di questa saga converrebbe vedersi prima il capostipite.

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