L'amichevole cinefilo di quartiere

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Gli amanti passeggeri

Volare oh oh.

TRAMA: A causa di un errore umano, un Airbus spagnolo ha un’avaria e deve tentare un pericolosissimo atterraggio d’emergenza, attendendo intanto istruzioni. Mentre il personale di bordo cerca di risolvere il problema, i passeggeri a causa del timore della morte si danno alla pazza gioia.

RECENSIONE: Diretto da Pedro Almodóvar, che dopo anni di drammi ritorna alla commedia e che qui cura anche la sceneggiatura, questo film è una godibile farsa di un’ora e mezza utile come tappabuchi e che non fa rimpiangere i soldi del biglietto. Ed è già qualcosa. Ambientato quasi interamente su un volo di linea, si assiste alle nevrosi e ai difetti di passeggeri e personale di bordo e si crea un microcosmo di piccolezze, quasi allo stesso modo di una pièce teatrale rappresentata su un palco a migliaia di chilometri dal suolo. Temi principali della pellicola la morte e soprattutto il sesso, in tutte le sue sfaccettature. Ovviamente poco etero (da Almodóvar? Ma và?!), con tantissimi personaggi gay o bisessuali (con qualche punta lesbo) a testimoniare ulteriormente che nell’Anno Domini 2013 si può anche evitare di scandalizzarsi su questi argomenti, visto che a fare i moralisti sono tutti campioni olimpionici e poi molti chissà cosa fanno nell’intimità delle loro magioni. Chiudendo la parentesi che mi porterà alla scomunica (sto già tremando) passiamo a brevi cenni per quanto riguarda l’ambito tecnico. Il cast è composto da attori sconosciuti in Italia ma che per la maggior parte hanno già recitato per il regista spagnolo, tra cui si nota Javier Cámara visto anche ne Il destino di un guerriero. L’assenza di attori famosi rende l’opera corale al meglio, non potendo il grande pubblico focalizzarsi su una faccia piuttosto che l’altra, ed ogni personaggio rende il suo ruolo piccolo o grande che sia. Alcuni sono macchiette esagerate, altri recitano sotto le righe, ma nel clima confusionario del film tutto ciò è funzionale e non troppo irritante. Fotografia di José Luis Alcaine, famoso direttore della fotografia plurivincitore ai Goya, i premi cinematografici spagnoli, e musiche di Alberto Iglesias (nessuna parentela con Julio ed Enrique).

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Con Air

con airLe uscite di sicurezza da questo film sono qui, qui e qui.

TRAMA: Un ranger appena uscito dal carcere in cui era rinchiuso per eccesso di difesa viene coinvolto nel dirottamento dell’aereo sul quale viaggiava insieme a pericolosi criminali che dovevano essere trasferiti in un altro carcere.

RECENSIONE: Insieme a Independence DayArmageddon questo film del 1997 forma il podio delle pellicole più imbecilli della storia del cinema americano (e forse non solo). Dopo questa frizzante premessa vediamo un po’ le componenti di questo kebab andato a male.

La regia è di Simon West (tra l’altro al suo esordio), regista prestato al cinema dalla pubblicità che non capisce la differenza tra girare filmati di due ore e spot di qualche decina di secondi: sono presenti infatti una quantità esagerata di scene action senza un senso logico e la maggior parte di esse ha come unico scopo allungare la zuppa. Perfetto. Primi piani casuali, movimenti della telecamera incomprensibili e scelte interni-esterni discutibili riempiono questo mirabile capolavoro senza dare al tutto uno stile preciso. Si potrebbe obiettare nell’inesperienza dovuta all’esordio, peccato che West nella sua carriera dirigerà anche Lara Croft: Tomb Raider I mercenari 2,  non esattamente due “must-see movies”: diciamo semplicemente che è un regista scarso? Diciamolo.

Se la regia è scadente, la sceneggiatura è un orrore. Trama spessa come il domopak e telefonata dopo quindici minuti, personaggi così stereotipati da sfociare nel ridicolo involontario e battute così cazzone, fasciste e sopra le righe da sembrare un perenne discorso del Sergente Maggiore Hartman di Full Metal Jacket (senza la sua classe ovviamente). Per quasi due ore si assiste a dei detenuti che cazzeggiano su un cavolo di aeroplano con lo spirito dei boy scout in gita nei boschi finendo per odiarli dal primo minuto; il problema è che non li si odia perché sono i villains del film, ma perché ci si rende conto che più ne muoiono più il finale si avvicina. Altro dato stupido è che a differenza dei film d’azione senza pretese manca la presenza femminile da arredo, la bella ragazza mezza nuda inutile ai fini della trama. Potrebbe anche mancare perché il protagonista cerca di tornare dalla sua famiglia, e quindi ci sono di mezzo i sacri valori morali, ma Con Air è una pellicola per famiglie quanto può esserlo La sottile linea rossa, quindi perché ometterla?

Come protagonista di questa oscenità spicca un Nicolas Cage capelluto alla “ultimo dei Mohicani” che conferma la sua inespressività e la sua partecipazione a film piacevoli come leccare la sabbia. Si mantiene sui suoi standard e basta, altrimenti ci sarebbero troppe cose da dire e troppi santi da scomodare. Per concludere, come recita il vecchio detto “il totale a volte è inferiore alla somma delle parti”, si registra la presenza in questa chiavica di grandi attori sputtanati come Steve Buscemi e John Malkovich.
Ah già, c’è anche John Cusack….

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