L'amichevole cinefilo di quartiere

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Moonrise Kingdom – Una storia d’amore

Love is in the air.

TRAMA: Estate del 1965, in una piccola cittadina del New England. Sam e Suzy, due dodicenni innamorati, fuggono insieme gettando nel caos la piccola e pacifica comunità in cui vivono.

RECENSIONE: Per la regia di Wes Anderson (regista anche del cult I Tenenbaum, e de Il treno per il Darjeeling), che qui è anche sceneggiatore, un film bello e originale, un po’ “Stand by me” e un po’ “Bonnie & Clyde”; molto bravi e adatti alla parte i due giovani e sconosciuti protagonisti, il tondeggiante Jared Gilman e l’obliqua Kara Hayward, con un efficace coro di personaggi strampalati e stravaganti, elemento tipico della filmografia di Anderson; tra i personaggi secondari spiccano il poliziotto di Bruce Willis, che il divo in canottiera interpreta in modo molto pacato e sotto le righe, non avendo in mano armi pesanti o da scalare grattacieli pieni di criminali (“Hippy ya ye, motherfucker”), il ghostbuster Bill Murray come padre apatico e depresso, ed Edward Norton esaltato e metodico capo scout. L’efficacia del film sta nel passare in modo molto fluido e allo stesso tempo curato attraverso vari stati d’animo, creando una buona alternanza tra momenti divertenti, tristi, intensi e grotteschi, mantenendo comunque un sottotesto leggero e favolistico; questo elemento può ricordare, vagamente, la comicità e lo stile del famoso gruppo comico inglese “Monty Python”, soprattutto per quanto riguarda il lato esagerato e scanzonato. La fotografia è di Robert Yeoman, compagnone di Anderson, che si sbizzarrisce negli spazi aperti e nella impressionante natura del New England, luogo ideale per gli scout, qui in veste satirica e militareggiante; la colonna sonora, molto presente e inserita nel film, è di Alexandre Desplat (4 nomination agli Oscar). Una piccola chicca.

Chronicle

Supereroi con superproblemi. Per gli altri.

TRAMA: Tre liceali entrano in una buca nel terreno da cui proviene uno strano rumore; dopo esserne usciti scopriranno di aver acquisito strani poteri telecinetici.

RECENSIONE: Film in stile mockumentary (girato cioè con telecamera a spalla in prima persona) è un godibile film fantascientifico a basso budget (12-15 milioni di dollari, The Avengers ne è costati 240) partorito dalla mente di Max Landis, autore del soggetto e sceneggiatore, figlio del grande John (Animal House 1978, The Blues Brothers 1980). Il continuo spostarsi con la macchina da presa è reso in modo non eccessivamente forzato e ciò non rende il film troppo pesante da guardare, considerando anche che, essendo una tecnica alla lunga stancante, per realizzare il film si è optato per una durata contenuta (80” circa). L’aggiunta ai vari titoli precedenti che hanno utilizzato un approccio registico di questo tipo è che qui ogni telecamera, non solo quella principale, è usata per riprendere le scene del film, e ciò fa spostare spesso i punti di vista che riguardano una stessa situazione creando un montaggio in certi casi interessante: telecamere di curiosi, telecamere a circuito chiuso per la sorveglianza di alcuni edifici ecc diventano parte integrante dell’occhio dello spettatore, che si trova ad avere una visione multipla non facendo rimpiangere in parecchi casi la presenza di una regia fissa vera e propria. Buoni i tre protagonisti (stereotipati il giusto e amalgamati abbastanza bene) interpretati da attori praticamente sconosciuti, che riescono a creare un comportamento da liceali credibile il più possibile senza dare del liceo americano e dei suoi frequentatori un’idea mitizzata e leggendaria tipica delle scialbe commedie teen made in USA. Sia per il budget ridotto sia per pecche proprie del film non è una pellicola che possa competere con Cloverfield (2008) prodotto da J.J. Abrams, probabilmente la miglior pellicola di questo genere, ma la si può considerare in fondo una piccola chicca con alcune trovate originali e che si lascia vedere tranquillamente.

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