L'amichevole cinefilo di quartiere

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PREMI OSCAR 2014

The 85th Academy Awards® will air live on Oscar® Sunday, February 24, 2013.

MIGLIOR FILM:
12 anni schiavo vince uno dei premi più “No, ma dai?” della storia degli Oscar. Come ho già scritto nella relativa recensione non penso affatto che sia un brutto film, ma non è nemmeno il capolavoro di cui alcuni tessono le lodi. Credo che questo premio sia più frutto di alcune componenti moraleggianti della pellicola (retorica, buoni sentimenti, intensità socio-culturale ecc…) piuttosto che per la sua qualità vera e propria. Battuto, tra gli altri, The Wolf of Wall Street di Scorsese (prendere un cactus nel culo Parte 1).

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Il regista Steve McQueen con parte del cast di “12 anni schiavo”

MIGLIOR REGIA:
Alfonso Cuarón dimostra che se lo si tiene lontano dai blockbuster (il suo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban sfiora l’inguardabile) è un signor regista, e penso che il premio come miglior regia per Gravity sia meritato. Battute le regie piuttosto operaie di 12 anni schiavo e American Hustle, peccato per Scorsese e il suo The Wolf of Wall Street (prendere un cactus nel culo Parte 2).
Per Cuarón anche il premio Oscar come miglior montaggio.

86th Annual Academy Awards - Show

Alfonso Cuarón

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE PROTAGONISTI:
L’Oscar stranamente non va a DiCaprio (prendere un cactus nel culo Parte 3), ma dato che l’Academy lo ha sempre premiato generosamente sommergendolo di statuette è giusto far vincere un po’ anche gli altri, e credo che il buon Leo non sia troppo dispiaciuto se per questa volta gli è andata male.
Matthew McConaughey, vincitore per Dallas Buyers Club, non punta più ad arrapare le sue spettatrici ma a portare sullo schermo ottime interpretazioni, e ciò gli fa onore. Da maschio eterosessuale spero continui così e che alla soglia dei 45 anni abbandoni, se Dio vuole definitivamente, le scadenti commediole patinate. Battuti anche Bale per American Hustle e Ejiofor per 12 anni schiavo.
La favorita Cate Blanchett vince il premio per Blue Jasmine di Woody Allen battendo le agguerrite Amy Adams per American HustleSandra Bullock per Gravity e l’onnipresente Meryl Streep (per I segreti di Osage County), che rasenta la candidatura ad honorem.
Personalmente patteggiavo per la Adams, ma essendo la Blanchett una grande attrice non ne sono troppo dispiaciuto.

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTI:
Jared Leto (ma non era un cantante?) affianca McConaughey per Dallas Buyers Club, battendo Bradley Cooper per American Hustle e Michael Fassbender per 12 anni schiavo (forse il premio che tale film avrebbe meritato di più). Come per l’altro attore gratificato per questa pellicola l’Academy decide di premiare il trasformismo e le performance più estreme.
Lupita Nyong’o batte Jennifer Lawrence per American Hustle in quella che forse viste le Nomination era la categoria più “debole” tra le quattro relative agli attori. Con tutto il dovuto rispetto, per l’attrice di 12 anni schiavo il discorso da fare è lo stesso relativo al suo film in generale: non è una performance scarsa, ma non è neanche così eccezionale come altre.

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Matthew McConaughey, Cate Blanchett, Lupita Nyong’o e Jared Leto

MIGLIORI SCENEGGIATURE ORIGINALE E NON ORIGINALE:
Premi vinti rispettivamente da Spike Jonze per Her e John Ridley per 12 anni schiavo.
Peccato che Her arrivi in Italia con la puntualità di un regionale Aosta-Gioia Tauro, perché dare al grande pubblico la possibilità di vederlo prima delle premiazioni non sarebbe stata un’idea pellegrina.
Per quanto riguarda le non originali, avete già capito che ne penso della pellicola premiata, e siccome repetita iuvant sed stufant andrò oltre. Tra i candidati anche Terence Winter per The Wolf of Wall Street (sì, prendere un cactus nel culo Parte 4).

MIGLIOR FILM STRANIERO:
La grande bellezza ha vinto, stappiamo la boccia. A differenza del secondo me mediocre (e ruffiano, e malfatto, e sopravvalutato) La vita è bella, qui posso essere contento del riconoscimento di un’eccellente pellicola in generale e non solo perché “il film è italiano”, concetto tanto amato dal grande pubblico ma che aprirebbe le porte ad un “sì, ma se vince un film italiano di merda?”.
Va beh, La grande bellezza è un gran film, il premio lo ha preso, passiamo alla cassa.

Tenk iù, Paolo.

la grande bellezza OSCAR

Toni Servillo, Paolo Sorrentino e Nicola Giuliano (produttore)

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE:
In un’edizione degli Oscar in cui le sorprese sono state praticamente inesistenti e in cui sulla maggioranza dei premi si sarebbe potuto scommettere un mese prima la propria verginità anale (no, non sto parlando di The Wolf of Wall Street) vince l’Oscar il musical on ice Frozen, di cui ho sentito dire “Cantano sempre, è bellissimo” come anche “Cantano sempre, son due coglioni che non ne hai idea”.
Ho già detto diverse volte di non amare l’animazione? Ecco, appunto.
Battuti I Croods ed è un peccato, perché il protagonista doppiato da Nicolas Cage aveva il suo perché.

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Peter Del Vecho (produttore) con i registi Jennifer Lee e Chris Buck per “Frozen”

MIGLIORI SCENOGRAFIA, FOTOGRAFIA E COSTUMI:
Oscar per la migliore scenografia a Catherine Martin (che si porta a casa anche il premio per i migliori costumi) e Beverley Dunn per Il grande Gatsby (ciusto), mentre per la fotografia vince Emanuel Lubezki per Gravity (più che ciusto).

MIGLIORI COLONNA SONORA E CANZONE:
Steven Price per Gravity vince il premio come miglior colonna sonora, mentre la miglior canzone (ho già accennato al fatto che quest’anno non ci siano state delle gran sorprese?) è Let it Go, tratto dal “canta che ti passa” della Disney Frozen. In quest’ultima categoria battuti Pharrell Williams con Happy e gli U2 per Ordinary Love.

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI:
Vincitori Webber, Lawrence, Shirk e Corbould per Gravityche (giustamente, a mio avviso) battono Lo Hobbit- La desolazione di Smaug, Into Darkness – Star Trek Iron Man 3.

Riassunto:
7 Oscar su 10 Nomination per Gravity (regia, montaggio più tanti tecnici), 3 premi per 12 anni schiavo (film, attrice non protagonista e sceneggiatura non originale) e Dallas Buyers Club (i due attori più il trucco).
Trombat… ehm, volevo dire… “delusi” American Hustle (10 Nomination, tra cui quelle per tutti e quattro gli attori, nessun premio vinto), Captain Phillips e Nebraska (0/6 per entrambi), The Wolf of Wall Street (un film di Scorsese che porta a casa uno 0/5 fa specie) e Lo Hobbit – La desolazione di Smaugche si fa battere in effetti speciali, sonoro e montaggio sonoro.

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12 anni schiavo

12 anni schiavo“Neither slavery nor involuntary servitude, except as a punishment for crime where of the party shall have been duly convicted, shall exist within the United States, or any place subject to their jurisdiction.”

XIII emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America, sezione I.

TRAMA: 1841. Solomon Northup, un uomo libero che vive a Washington, viene ingannato, rapito e portato in Louisiana, dove rimarrà come schiavo fino al 1853.
Tratto dall’omonima autobiografia di Northup.

RECENSIONE: Diretto da Steve McQueen, 12 anni schiavo è un film intenso creato ad hoc per sbancare agli Oscar, puntando su una storia cruda e drammatica che prosegue il filone tematico degli ultimi anni composto da pellicole come Lincoln e The Butler.

Senza nulla togliere alla bravura di questo regista, che ha portato sullo schermo opere di notevole impatto emotivo come Hunger (2008) e Shame (2011), la pellicola manca di quel quid in più che le possa permettere di passare da “buon film” a “capolavoro”.
Forse ciò dipende anche dal fatto che 12 anni schiavo abbia una dimensione molto più generale e universale rispetto alle sue due pellicole già citate, dato che qui l’elemento personale si fonde maggiormente con la realtà storica.

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Pur avendo quindi buone componenti prese singolarmente, si ha come l’impressione che McQueen si comporti come un tiratore che con un fucile in mano si lasci passare un bersaglio davanti agli occhi, avendolo al centro del suo mirino ma senza osare premere il grilletto.
Si avverte inoltre nel ritmo narrativo un’eccessiva lentezza, che considerando l’importante tema culturale e storico dietro al film risulta essere una pecca di non poco conto.

La regia è buona ma non eccezionale, prediligendo un approccio molto più materiale e basilare piuttosto che invenzioni visive particolari od originali. Se da un lato tale scelta può esaltare la già citata durezza dell’opera, d’altro canto può stancare lo spettatore che abbia un occhio più tecnico, assumendo connotati più socio-documentaristici che artistici.

La sceneggiatura di John Ridley si concentra forse un po’ troppo su alcuni elementi della storia tralasciandone altri che avrebbero meritato maggiore approfondimento, e pur avendo ragione nel mantenere una costante attenzione sul protagonista, i personaggi secondari poco esplorati risultano essere troppo piatti e bidimensionali.

Chiwetel Ejiofor sostiene il film quasi da solo. Il suo Solomon Northup è ottimamente rappresentato come un uomo buono soverchiato dagli eventi, che cerca di non perdersi mai completamente d’animo e che ha come unico obiettivo in mente sopravvivere con le unghie e con i denti. Forse il ruolo è in parte penalizzato dal suddetto mancato approfondimento nella sceneggiatura di alcuni sottotesti, ma in generale si ha di fronte un’ottima prova attoriale.

12 anni schiavo eijofor

Ottimo anche Michael Fassbender. Il suo schiavista psicopatico ricorda una versione cruda e più tra le righe del Calvin Candie di Leonardo DiCaprio in Django Unchained. Violento, irascibile e con una distorta e quasi ossessiva visione religiosa e divina, risulta essere una furia umanizzata pronta ad abbattersi senza preavviso sugli astanti, e l’attore di origine tedesca è molto bravo nel rappresentarlo.

12 anni schiavo fassbender

Piccole parti per Paul Giamatti, Benedict Cumberbatch post-viverna, Paul Dano e Brad Pitt. Personaggi che come già detto avrebbero meritato uno sviluppo più approfondito (in particolare quelli di Cumberbatch e Pitt) e che per come sono resi risultano essere maschere un po’ troppo blande e poco più. Peccato, visto che c’erano sia i presupposti che notevoli interpreti.  

Per quanto riguarda il comparto tecnico, accurati sia i costumi di Patricia Norris sia le scenografie di Adam Stockhause, entrambi nominati agli Oscar. Entrambi questi elementi sono importanti in un film storico, per aiutare lo spettatore ad immergersi completamente in una storia di centocinquant’anni prima.

Un’opera che probabilmente sarà molto premiata dall’Academy, ma che per quella che è la mia opinione avrebbe potuto essere più incisiva affondando meglio alcuni colpi. Un’occasione mancata.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Lincoln (2012), Django Unchained (2012) e The Butler (2013).

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