L'amichevole cinefilo di quartiere

Crudelia

Com’è che faceva quella canzone?

Crudelia De Mon… Crudelia De Mon…

Farebbe paura… anche a un recensor…?

TRAMA: Estella è una giovane truffatrice, una ragazza brillante e ambiziosa decisa a sfondare nel mondo della moda come fashion designer, in una Londra influenzata dalla rivoluzione punk-rock dei primi anni ’70.

RECENSIONE:

Per quanto spesso facile bersaglio degli strali rivolti contro la superficialità, la vanità e il consumismo, la moda ha sempre avuto un ruolo molto importante nella società, ancor di più se pensiamo alle opportunità date dalla rete e dalla globalizzazione.

Provate a pensare, ad esempio, a quale sia la donna del momento: colei di cui su internet tutti parlano, amata ma anche criticata, che ha generato fiumi di inchiostro virtuale da parte di tutte quelle persone ansiose di commentare ogni suo gesto.

NO, NON QUELLA.

Mi riferisco ovviamente a Chiara Ferragni, ex ragazzina cremonese che partendo dal mostrare piccoli outfit (ok, e dalla montagna di soldi del papy e del primo fidanzato) ha creato nel corso degli anni un vero e proprio impero commerciale/imprenditoriale di aziende, prodotti sponsorizzati ed un marito che avendo finito gli album da colorare utilizza il suo corpo per provare gli Uni POSCA.

Crudelia, film incentrato stringi stringi su una stilista, è sicuramente un prodotto di assoluto spessore dal punto di vista estetico: dai costumi alle ambientazioni, fino al trucco e al parrucco, da ogni poro di celluloide traspare nitidamente una cura certosina rivolta al piacere dell’occhio come mission, target azzeccatissimo per una pellicola in cui il lato fashion possiede un’importanza decisiva.

La pupilla dello spettatore viene coccolata da una ricchezza barocca ed arzigogolata che riesce però a non essere fine a se stessa: la messa in scena dei vari costumi, per quanto volutamente esagerata ed istrionica, si inserisce infatti in un tentativo ben ponderato da parte del film di accogliere il pubblico in un’alcova di sfarzo e lusso che si presti al ruolo che i personaggi svolgono nella storia.
Crudelia in tal senso non è un quindicenne che fuma una sigaretta di seconda scelta per apparire figo con la pischella, ma un maturo intellettuale che sugge una pipa di pregevole fattura gustandosi l’aroma del tabacco.

Chi bazzica questo blog potrebbe ora chiedersi: perché sono partito dal fattore visivo, invece di attaccare con i soliti pipponi tematici?

Beh, è molto semplice.

Perchè tutto il resto del film sarebbe da prendere e buttare nel bidone del rusco.

Partendo da una sceneggiatura che appare vividamente come una fanfiction di Wattpad poco ispirata, scritta probabilmente da una quindicenne che abbia finito di masturbarsi pensando a coiti con uno o più componenti degli One Direction, il film può imboccare due diverse vie di risultato, in base a come lo si inquadri nella filmografia Disney:

Come opera a se stante emerge la pochezza narrativa di un plot formato più da una successione di stereotipi o topoi arcinoti rispetto ad un vero intreccio: tutto già visto molte altre volte e decisamente meglio, ogni guizzo prevedibile ed ogni sottotrama banale.

Se invece lo si valuti come il prequel de La carica dei cento e uno, questo film è semplicemente DELIRANTE nel suo stravolgere completamente la caratterizzazione dei personaggi per come li conosciamo, al punto estremo che essi mantengono in comune alla loro controparte animata poco più che il nome.

Aridatece Glenn Close…

Con una caratterizzazione basata su una personalità duale più attinente ad un procuratore distrettuale di Gotham City che ad un villain Disney, la nostra Harley Quinn animalier (non aiuta che nella versione italiana Domitilla d’Amico doppi pure Margot Robbie) si muove sì in spazi che presentano una rara accuratezza visiva, ma senza trovare la sua rotta narrativa come personaggio.

Ogni avvenimento pare più un fine all’ottenimento del setup già conosciuto con il classico del 1961 piuttosto che un vero percorso volto alla maturazione e cambiamento dei characters, i quali vengono guidati dalla trama come dei bambolotti senz’anima: questo perché la loro funzione all’interno del racconto deve essere una, oppure l’altra, oppure l’altra ancora, senza che però siano veramente attori di tale prosecuzione caratteriale.

Il risultato è che questo Crudelia sia un esercizio al contrario, in cui si parte da un finale stranoto cercando di riunire pigramente delle molliche di pane per indicare la via dalla quale si proviene in modo da creare una trama raffazzonata alla bell’e meglio, la quale però essendo ideata a ritroso risulta illogica ed incoerente, proprio perché pensata dalla fine invece che dal principio.

Pur con attrici di spessore, l’Emma contro Emma (fuori dalle balle, Jane Austen) risulta di una tristezza disarmante: dispiace vivamente assistere a come due brave interpreti (tre con il povero Mark Strong, che qualcuno lo salvi dalle puttanate per l’amor di Dio) si riducano a dare vita a personaggi così vuoti ed insulsi, creati ad uso e consumo di un film che è un prequel stanco e malridotto creato manifestamente per i big money, donati da un pubblico su cui i blockbuster hanno purtroppo ben facile presa.

Per comprendere la resa introspettiva della scrittura basti pensare che il personaggio meglio reso sia Horace, una spalla comica imbecille, e credo che questo condensi accuratamente il ginepraio che sia questa pellicola.

La stessa Emma Stone non convince, pur provandoci ed essendo anche piuttosto credibile come giovane Crudelia, perché è appunto troppo scadente la caratterizzazione di questa giovane e determinata ragazza, protagonista di sequenze dalla paradossale ed esagerata alternanza di tono (alcune sezioni del film sono estremamente lente e noiose, altre troppo spinte su un catchy quasi slapstick) che non portano la pellicola da nessuna parte.

Preferisco inoltre stendere brevemente un pietoso velo sui seguenti punti:

– Crudelia De Mon, uno degli antagonisti più celebri ed iconici della cinematografia Disney, che a posteriori è mossa dalle stesse motivazioni di Eren Jaeger de L’attacco dei giganti.

– l’Achille Lauro che dà una mano alla protagonista: personaggio vuoto e stereotipato se ce n’è uno, il cui ruolo è appunto “aiutare” Emma Pietra facendo più che altro manovalanza e totalmente sprovvisto di una scena propria che lo giustifichi nell’economia del film.

– la colonna sonora, che mischia cult rock/punk anni ’60 e ’70 con la stessa sagacia di Suicide Squad, cioè alla cazzo di cane (dalmata) solo perché ne hanno pagato i diritti di sfruttamento, e riguardo la quale mi domando quanti bambini conoscano artisti come Blondie, i Clash o i Bee Gees.

– i personaggi di Roger e Anita, gestiti alla “trama secondaria di Dorne” maniera e buttati nella mischia come una tassa da pagare perché porca puttana dobbiamo fare l’ennesimo collegamento tirato per i capelli ad un film di sessant’anni fa.

– il senso di mantenere il nome originale “Cruella” in ogni dialogo italiano, ma non nel titolo.

Crudelia può essere un film carino nel caso siate appassionati di vestiti, abiti, merletti, stoffe e chincaglieria abbinata, ma come opera cinematografica in senso ampio è stroncato da una trama da crisi psicotica e da una piattezza espositiva che le conferiscono lo spessore del domopak.

Da evitare.

P.S. Nella versione nostrana due personaggi secondari sono doppiati da Damiano David e Victoria de Angelis, voce e basso del gruppo rock Måneskin.

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