L'amichevole cinefilo di quartiere

Godzilla vs Kong

«Così tu gli permetti di uccidere Mothra…»
«Che cosa significa? Perché hai detto quel nome?»
«Trovalo subito… Salva Mothra…»
«Perché hai detto quel nome!?»

TRAMA: Sulla Terra abitata da umani e Titani, Kong e Godzilla lottano l’uno contro l’altro in una battaglia epica. Nel frattempo, l’agenzia Monarch analizza un territorio sconosciuto alla ricerca dell’origine delle creature, ma una cospirazione minaccia la vita sul pianeta…

RECENSIONE:

Janice Griffith è un’attrice pornografica statunitense nata nel 1995.

«Mi eccita sentire le porcate…» «Michael Bay è un grande regista…»

Per coloro di voi che ancora possiedano la muscolatura dei polsi equisviluppata, potreste averne vagamente sentito parlare nel 2014, quando fece causa alla “webstar” (scusate, non saprei come altro definirlo) Dan Bilzerian: il ricco e barbuto amante delle armi da fuoco (ah, ecco come altro definirlo) durante un servizio fotografico per la rivista Hustler l’aveva infatti lanciata giù dal terrazzo di una casa, con l’obiettivo di farla atterrare nella piscina sottostante.
La Griffith, però, atterrò male e colpì il bordo della vasca rompendosi un piede: la allora diciottenne chiese quindi a Bilzerian un risarcimento pari a 85.000 dollari, che il gentiluomo rifiutò di pagare. 

Cosa c’entra la nostra simpatica, carina e decisamente estroversa Janice con Godzilla vs Kong?

C’entra, perché King Kong in questo film passa sdraiato sulla schiena più tempo della Griffith al lavoro.

Questa foto farebbe ridere, se non fosse che nel film c’è davvero.

Quarto episodio del MonsterVerse dopo Godzilla, Kong: Skull Island e Godzilla: King of the Monsters, questo Godzilla vs Kong è ciò che accade quando durante la redazione dello script gli sceneggiatori si scordino il laptop di casa acceso, con i loro figli quattordicenni che dopo averlo letto pensano bene di aggiungervi il proprio “tocco artistico” cogliendo l’occasione per sfogarci sopra le proprie pulsioni brufolose, invece di fare una visita alla nostra Janice.

Sono abbastanza sicuro che molti film nascano in questo modo.

Maledetti giapponesi…

Viaggeremo leggeri, andiamo a caccia di puttanate: potete quindi bellamente dimenticarvi ogni vaga e lontana rimembranza della profondità tematico/narrativa che per decenni ha impreziosito le due creature, per abbandonarvi a quasi due ore su schermo che vi richiederanno uno sforzo cerebrale paragonabile a quello che avreste la mattina successiva del vostro addio al celibato.

Godzilla infatti saluta con la zampona scagliosa la sua celeberrima critica ambientalista nipponica al nucleare e alle armi ad esso legate, con il mostro a simboleggiare la ribellione della natura all’arroganza umana, così come del resto King Kong non incarna più il risultato della maniacale fissazione insita nell’uomo bianco di sradicare ciò che appartiene ad un altro (Nuovo?) mondo per portarlo nella sua terra ai fini di sfruttamento.

Questo impoverimento metaforico porta a rendere Godzilla vs Kong un becerissimo film di mostri e mazzate, in cui come da ormai abitudine il comparto umano costituisce meramente il ciarliero pubblico, piuttosto pacchiano e caratterialmente sgradevole, che circonda un enorme ring ad uso e consumo delle botte tra titani antidiluviani.

Un’orgia (ciao, Janice) di aninali acromegali, computer grafica, esplosioni e boati, diretta conseguenza di una consecutio di distruzioni a raffica rivolte verso tutto ciò che sia frangibile (di matrice umana e non): le sequenze si susseguono con il crasso entusiasmo del bambino che emettendo con la bocca versi gutturali sbatte tra loro delle action figures in plastica a basso costo, con il risultato che la pellicola non semini alcunché nella mente dello spettatore, una volta riflussa la marea della spettacolarità visiva.

Suppongo siamo tutti d’accordo che un film rientrante nella tipologia “cazzo boom boom” sia un semplice prodotto per intrattenimento a tendenza caciarona e ignorante, ma sarebbe auspicabile mantenere un minimo di rispetto per il quoziente intellettivo del pubblico, soprattutto considerando che qui la trama è un susseguirsi di idiozie che tracimano in un climax finale di pantagruelica deficienza.

KIng Kong… telefono… casa…

Troppa pazienza viene infatti richiesta ad una sospensione dell’incredulità che non solo si trova a che fare con due mostri colossali che si prendono a cazzotti, ma deve anche sorbirsi sciropposi e sconclusionati spiegoni su quello che scienziati ed ingegneri vari devono fare per ottenere questo o quell’obiettivo: se da un lato i combattimenti delle belve sono sì spettacolari ma piuttosto fini a se stessi nella loro palese struttura a round pugilistici, le scene con protagonisti gli umani sono affossanti nella loro noia ed inutilità pratica.

La CGI, seppur notevole e ci sarebbe mancato altro, non riesce quindi a mascherare delle carenze strutturali letali per la sopravvivenza artistica di un prodotto cinematografico.
Godzilla vs Kong è un bello che non balla, e per quanto sia da ammettere che la fotografia di Ben Seresin provi lodevolmente a donare di maggior spessore visivo l’opera, grazie ad utilizzi di luci e colori obiettivamente pregevoli, non è semplice scacciare la sensazione di un compitino eseguito svogliatamente ed arricchito di orpelli, che avrebbe potuto decisamente essere più accurato.

Mille Bobby Brown con una voglia di star qua dentro livello “marito trascinato all’IKEA da quella spaccapalle che vent’anni fa si è sposato”, segno che probabilmente al tempo del Re dei Mostri venne firmato un malaugurato (per il pubblico) o benedetto (per le tasche della giovane britannica) contratto pluriennale.
Non siamo alle scene classiche dei bambini/ragazzini all’interno dei blockbuster perché l’età è leggermente più avanzata, ma le parti con protagonisti lei e il Julian Dennison di Deadpool 2 rasentano la sofferenza psichica nella loro pesantezza narrativa.

Come nelle pellicole precedenti viene dato spazio allo gnoccolone che non deve chiedere mai (in ordine filmografico: Aaron Taylor-Johnson, Tom Hiddleston e Kyle Chandler che qui riappare), e il nostro eroe Alexander Skårsgard offre la prestazione recitativa che facilmente si sarebbe prevista, ossia espressiva quanto un’asse da stiro.

Il fratello maggiore di It per quanto sia bello, bello in modo assurdo, non ce la può fare in un ruolo che giocoforza possiede un carisma nettamente inferiore rispetto ad un gorilla e un’iguana (e facciamoci qualche domanda in merito): come il pifferaio di Hamelin, la sua piattezza trascina in un burrone quella di tutti gli altri compari (Rebecca Hall, Demián Bichir, due enormi tette con dietro Eiza González) rendendo l’assenza di Kong e Godzilla ancor più dolorosa di quanto ci si sarebbe aspettati.

L’avrò chiuso il gas…?

Godzilla vs Kong è un film che nonostante le mirabolanti visioni grafiche risulta concettualmente vecchio di almeno trent’anni, che tenta di rinverdire un franchise della cui nascita non si sentiva nemmeno il bisogno aggiungendo camionate di testosterone ad un’idea che, paradossalmente considerati degli animaloni spaccatutto, avrebbe forse bisogno di abbassare i toni di qualche tacca per ottenere rispetto e serietà.

Avete due orette di tempo?

Fate visita a Janice.

Commenti su: "Godzilla vs Kong" (6)

  1. Adoro quella battuta su Mothra/Martha. La trovo geniale. Io ancora devo vedere questo film, ma voglio farlo assolutamente, anche se poi sarà brutto o deludente.

    • Che poi l’idea dietro quella famigerata scena non è nemmeno male (accomunare un alieno quasi invincibile agli esseri umani attraverso i suoi affetti, che lo rendono una persona con cui empatizzare), ma la resa pratica è entrata nella storia dalla parte sbagliata…

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