L'amichevole cinefilo di quartiere

Nomadland

I’ve been through the desert
On a horse with no name
It felt good to be out of the rain
In the desert, you can remember your name
‘Cause there ain’t no one for to give you no pain

TRAMA: Dopo aver perso il marito e il lavoro durante la Grande recessione, la sessantenne Fern lascia la città industriale di Empire, Nevada, per attraversare gli Stati Uniti occidentali sul suo furgone, facendo la conoscenza di altre persone che, come lei, hanno deciso o sono state costrette a vivere una vita da nomadi moderni, al di fuori delle convenzioni sociali.

RECENSIONE:

I mangiatori di patate è un dipinto del 1885 realizzato da Vincent van Gogh.

Prima di diventare pittore, van Gogh volle seguire le orme paterne e abbracciare il mestiere di pastore: dopo pochi mesi trascorsi nel Borinage, una delle regioni più povere del Belgio, però, le sue velleità religiose cessarono, ma questa esperienza fu molto importante per l’artista nello sviluppare un affetto molto profondo per i poveri ed i diseredati.

Il primo desiderio di van Gogh una volta scelta la professione pittorica fu infatti quello di conferire dignità artistica all’austerità della vita e del lavoro dei contadini: l’artista si spostò quindi nel piccolo e miserabile villaggio di Nuenen, in Olanda, a ritrarne i vari agricoltori lì presenti.

Partendo inizialmente dai dipinti dei soli volti, van Gogh ampliò progressivamente il suo raggio raffigurativo immortalando le famiglie contadine nel compimento di varie attività pratiche: da qui nasce I mangiatori di patate, una rappresentazione di agricoltori intenti a cenare effettuata non per enfatizzare le bruttezze o le mancanze dei soggetti ritratti, ma più semplicemente con l’intento di mostrare i poveri e gli umili in modo realistico e quasi affettuoso nella palpabile e percepibile empatia del pittore nei loro confronti.

Nomadland si basa sullo stesso principio.

Chloé Zhao riesce attraverso la macchina da presa a metterci a conoscenza di persone che hanno perso tutto, e lo fa in un modo così naturale e privo di fronzoli da evitare ogni sorta di inopportuna pietà e patetismo, che non solo avrebbero strangolato la pellicola avvolgendola in un cappio di sciropposità espositiva, ma paradossalmente avrebbero sopito la grande potenza espressiva emergente dall’opera

I “nomadi” sono figli di un Dio minore: non trovano più posto in questi Stati Uniti, ormai ben lontani dalla spinta industriale fordiana che ha consentito di trasformare la Terra delle Opportunità in una stantuffante locomotiva economica mondiale; sono individui il cui lavoro, la cui famiglia o più genericamente le cui esperienze di vita li hanno portati a diventare estranei ed esterni alla collettività sociale istituzionalmente convenzionalizzata.

Lavorare saltuariamente, spostarsi di luogo in luogo, non considerare nulla come la propria terra a parte quella su cui poggiano le ruote del proprio camper è una condizione che sì segna la vita di queste persone, ma non le abbatte: come nella migliore delle spinte evoluzioniste darwiniane, l’essere umano infatti si adatta alle avversità per mantenere la propria sopravvivenza e il relativo benessere psicofisico (per quanto possibile in determinate, probanti situazioni) nel modo che ritenga il più efficace.

La sofferenza ed il disagio sono ben presenti e si avvertono, ma non sono enucleati a favore della morbosità di pubblico e camera; lo sguardo della macchina da presa è quasi documentaristico nella sua esposizione visivo/narrativa sobria e misurata, permettendo alla pellicola non solo di posizionarsi su un piano morale migliore rispetto a quello su cui si sarebbe trovata nel caso di una scontata pubblicità progresso a favore di povero, ma anche di guadagnare un notevole spessore artistico e qualitativo.

Frances McDormand ottima come donna ormai matura che le avversità della vita hanno portato ad abbandonare un luogo ormai gravido di ricordi tanto nostalgici quanto emotivamente strazianti.
L’attrice dona il suo personaggio di una misurata ma incrollabile determinazione, che le permette di reagire alle difficoltà in modo maturo e posato; nonostante tutto potrebbe far pensare ad una solitaria disperazione, ella mantiene la propria calma interiore soppesando le proprie possibilità e non lasciandosi abbattere dagli eventi.

Houseless, not homeless”, perché nonostante le manchi un vero e proprio tetto possiede un luogo sicuro che possa definire come la propria nicchia abitativa: il camper, che tratta con un amore quasi materno, per un nomade collassa partenza, viaggio e arrivo, permettendo di limare le distanze tra la propria base (su ruote, appunto) e il proprio obiettivo geografico.

Eccezionale inoltre la fotografia dell’aficionado di Chloé Zhao Joshua James Richards, con l’America che mostra tutta la sua bellezza naturalistica nelle sconfinate valli terrose quanto grazie ai magnifici colori assunti da albe e tramonti, che ricoprono gli uomini di luci quasi aliene nella loro spettacolarità.
La colonna sonora, a cura di Ludovico Einaudi, dona ulteriore tocco poetico e strumentale al film, che diventa talvolta vera e propria esperienza audiovisiva trascendendo i limiti della pellicola, fondendosi con le emozioni dello spettatore.

Nomadland è un ottimo film, della cui distribuzione al cinema preventiva la pandemia ci ha purtroppo privati.
Un atto d’amore e rispetto nei confronti degli ultimi e dei dimenticati, quasi cristologico nell’empatia dimostrata dalla pellicola.
Un meraviglioso spaccato che, come i dipinti di Vincent van Gogh, dona luce ed attenzione a chi la vita ha fornito più sottrazioni che doni.

Candidato a sei Premi Oscar 2021 di cui tre vinti (miglior film, regista, attrice protagonista) e vincitore del Leone d’Oro alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2020.

Commenti su: "Nomadland" (1)

  1. Una recensione molto interessante. Apprezzo moltissimo come la regista abbia diretto questo film, senza cercare di impietosire il pubblico attraverso la situazione di queste persone. Quindi già questa scelta per me è ottima. Spero che, quando riaprirà finalmente il mio cinema, questo film venga trasmesso sul grande schermo.

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