L'amichevole cinefilo di quartiere

Love and Monsters

monsters locandina

Tipo tonno e cipolla.

Prosciutto e melone.

Dolce e Gabbana.

TRAMA: Animali geneticamente modificati da radiazioni sprigionate sul nostro pianeta, a causa di missili sparati dall’uomo nel tentativo di colpire un meteorite in rotta di collisione con la Terra stessa, iniziano ad invadere e a distruggere le città del mondo.

RECENSIONE:

Partiamo con una domanda: a che cosa serve realmente Netflix?

Intendo a parte disporre di una patetica scusa per invitare a casa una ragazza in modo da “passare una serata a vederci qualcosa” che poi dopo sette minuti cronometrati i vestiti sono un informe ammasso di stoffa sul pavimento?

Serve a passare del tempo, possibilmente piacevole se non è domandare troppo, magari all’insegna del più ordinario disimpegno.

E quindi è davvero una benedizione questo Love and Monsters diretto da Michael Matthews: un filmettino leggero leggero ma anche carino carino, che attraverso il susseguirsi di vari punti di trama lineari e ben gestiti si porta a casa una pellicola ideale per passare quasi due orette senza scazzi, ma anche senza pentirsi di una porzione della propria vita trascorsa per sempre.

Un’opera magari senza colpi di scena mozzafiato, o carente di mirabolanti invenzioni visivo/narrative da slogarsi la mascella, ma che nella sua placida costruzione stilistica inanella una serie di tòpoi ben conosciuti e definiti, che uno dopo l’altro cementano le basi per una storia dalla rassicurante impalcatura.

Per cominciare, un tema portante del film è l’avere per protagonista un eroe per caso: un ragazzo sfigato, emarginato e per certi verso bizzarro.

monsters cane

Ora ti racconto un film horror per cani, si chiama Io sono leggenda

Ok, quello è un bel ragazzo: seriamente, dov’è il protagonista?

QUELLO è il tizio sfigato, emarginato e bizzarro?!

Ok, tralasciando un’ENORME sospensione dell’incredulità, coniugata a seri dubbi relativi al tasso alcolemico del responsabile casting, il protagonista Joel di Love and Monsters possiede un enorme pregio.

È un giovane uomo comune che si migliora imparando.

Non è il classico tizio risoluto e granitico che grazie a decenni di esperienza sul campo si fa strada a testa alta bulldozerando ogni ostacolo: Joel è una persona vera, a cui il pubblico si può affezionare proprio perché non appare come un pupazzo nato dalla penna di qualche sceneggiatore oppiomane, bensì è prima un ragazzo e solo dopo un personaggio di finzione.

Egli intraprende un viaggio (a proposito di temi classici della narrazione) motivato da un obiettivo e uno soltanto.

L’amore, che qui corrisponde ad una persona lontana sia materialmente, a causa della distanza geografica che li separa, sia umanamente, per gli anni trascorsi senza vedersi e quindi l’avvenuta maturazione psico-fisica separatamente rispetto a quella del nostro eroe.

A contrapporsi all’amore, il più puro dei sentimenti, vi sono come da titolo i mostri.

Intelligente la scelta da parte del film di attuare il mutamento e il gigantismo solo di insetti, crostacei e in generale degli animali più lontani possibile evolutivamente rispetto ai primati: non comprendendo tra le proprie schiere i mammiferi, infatti, le creature divenute mostruose sono apparizioni da sci-fi low budget anni ’60 con cui apparentemente l’homo sapiens non può minimamente interagire, a simboleggiare quindi l’ormai perduta presa sul comando del mondo naturale.

monsters termiti

Piccole creature insignificanti portatrici di una minaccia costituita al massimo da un mero fastidio durante i picnic sono ora dei mostri dalle fattezze quasi aliene, che si sono riappropriate di un habitat improvvisamente ripiombato ad uno stato incivilizzato e belluino.

Ad una esplosione nucleare sopravvivrebbero gli scarafaggi, non le persone: Love and Monsters lo sa bene, e presenta quindi una nutrita schiera di animali ben adattatisi al loro improvviso mutamento, a scapito di noi bipedi così tronfi da risultare incapaci di far fronte alla perdita della nostra posizione apicale nella scala gerarchica planetaria.

Nessuno ha paura dei centopiedi, giusto?

monsters scena 1

Giusto?

Non c’è bisogno di un’inventiva mirabolante nel concepire una minaccia animale terrificante e pericolosissima, se basta semplicemente aumentare le dimensioni a blatte e formiche per renderle avversari ben più che temibili: è bene ricordare che talvolta le idee più azzeccate risiedono nella semplicità.

O nel piccolo.

Letteralmente.

Dylan O’Brien, se si chiude un occhio e tre quarti sul miscasting, riesce a vendere paradossalmente più che bene un character che, se consideriamo come venga dipinto dagli altri personaggi, sarebbe stato magari più appropriato se incarnato non dico a guisa di uno Steve Urkel, ma nemmeno da un testimonial per Teen Vogue.

monster vogue

Appunto…

Faccino piacevole e pulito, un Romeo Montecchi moderno che in nome della grande A (o più banalmente della cara e vecchia F) si equipaggia con un’arma resa celebre dell’eroe nazionale elvetico e parte alla ventura.
Attraverso il suo cammino incontrerà come prevedibile diversi pericoli ma anche potenziali alleati, ed ognuno di questi contatti lo porterà ad essere una persona più adatta ed adattabile alla situazione di estremo disagio che lo circonda, contribuendo ad una sua ulteriore maturazione umana.

Il viaggio è quindi fonte di ricchezza, non materiale ma intellettiva, e la persona giunta a destinazione non è mai la stessa che è partita.

L’ex Nymeria Sand Jessica Henwick è più soggetto che oggetto del desiderio del nostro bel manzetto, grazie fortunatamente ad una caratterizzazione in fase di scrittura del personaggio un po’ più elaborata di “è carina, è simpatica, ha una vagina”: anche nel suo caso, infatti, l’improvviso cambio di paradigma socio/naturale l’ha portata ad evolversi e adattarsi, rendendola una giovane donna risoluta ed indipendente.

monsters jessica

Vi ricordate quando la storyline di Dorne era considerata la parte peggiore di GoT? Pepperidge Farm se lo ricorda.

Tra i personaggi di contorno vale la pena di segnalare la breve ma come sempre simpatica partecipazione di Michael Rooker, che qui non è una cerulea Mary Poppins ma comunque un tipo fichissimo, ben a suo agio come mentore sui generis.

Love and Monsters è un film simpatico e piacevole, ideale per tutta la famiglia, e che riesce nella purtroppo ormai rara eventualità di fornire un intrattenimento leggero ma non scadente nella becera stupidità: da guardarsi spaparacchiati sul divano nelle uggiose domeniche pomeriggio, come succedaneo delle più classiche proposte di Italia 1.

La dimostrazione che si possa creare dell’intrattenimento anche senza dare per scontato che il pubblico sia composto da una massa di deficienti da internare.

Consigliato.

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