L'amichevole cinefilo di quartiere

Storia delle parolacce

1990: nel New Hampshire, Stati Uniti, i Democratici candidano per il Congresso un uomo di nome Dick Swett.

Il suo avversario, il repubblicano Meldrin Thomson Jr, denuncia alla commissione elettorale che il rivale dovrebbe utilizzare sulle schede elettorali il suo nome completo (Richard Lantos-Swett), poiché ritiene che una fetta di elettori potrebbe considerare piuttosto ilare votare una persona il cui nome suona come “Cazzo sudato”.

La richiesta fu respinta.

Swett vinse le elezioni.

Le parole non sono di per sé sbagliate, o inadatte, o disdicevoli.

La loro appropriatezza dipende da moltissimi variegati fattori, come ad esempio il contesto, o l’intonazione della voce, o il rapporto tra l’oratore e gli astanti: un lemma è semplicemente un insieme di lettere che viene utilizzato per indicare qualcosa, per esprimere un concetto astratto o per veicolare al prossimo la nostra opinione nel modo che riteniamo più consono all’idea che abbiamo nella mente.

Storia delle parolacce su Netflix offre in chiave scanzonata ed ironica il percorso formativo di sei tra le più note profanità linguistiche inglesi, tentando di attribuire ad esse il giusto contesto storico/sociologico/culturale partendo da presupposti verbali arcaici fino ad arrivare al valore che presentano nel tessuto idiomatico attuale.

Senza mai prendersi sul serio, ma inanellando allo stesso tempo dati e aneddotica genuinamente interessanti, questa breve serie riesce nell’intento di informare su un argomento considerato tabù e scabroso senza scadere in una infantile glorificazione fine a se stessa, ed esponendo tematiche che possano risultare fonte di notevoli spunti di riflessione.

Grazie a storici, linguisti e comici, ognuna di queste parole assume una connotazione descrittiva che esula dal banale bippaggio che riceverebbe se pronunciata in una televisione nazionale all’ora di pranzo, ma trae al contrario una forza espressiva che la tramuta in un ben più ampio concetto teorico e lessicale.

Esistono tempi, modi ed occasioni per utilizzare appropriatamente all’interno di un proprio discorso orale o scritto qualsiasi parola, che sia “transeunte”, “ontologico”, “bicchiere” o “puttana”, e la serie nell’evidenziare ciò si palesa di un’intelligenza e raffinatezza culturale assai maggiore di quanto potrebbe apparire ad uno sguardo distratto.

E Nicolas Cage come serioso anfitrione è delizioso.

Consigliata.

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