L'amichevole cinefilo di quartiere


Didn’t know what time it was and the lights were low

I leaned back on my radio.

TRAMA: Un buffo spacecaster decide di esplorare un multiverso di mondi prossimi alla distruzione. Il suo obiettivo è trovare le risposte alle più importanti domande sulla vita, la morte, il significato dei sogni, la psiche, i valori sociali e politici. In ogni sua perlustrazione spaziale fa la conoscenza di interlocutori sempre diversi, i quali lo aiutano a comprendere meglio il suo mondo e lo scopo dell’umanità intera.

RECENSIONE:


Creata da Pendleton Ward, ideatore della celebre serie animata Adventure Time, The Midnight Gospel è un tuffo lisergico nell’oceano della mente umana.

Basato sui viaggi nell’universo di un podcaster desideroso di intervistare personaggi che arricchiscano la sua conoscenza, come un novello Ulisse che oltrepassa le colonne d’Ercole, il cartoon presenta allo spettatore puntate tematicamente specifiche, in cui attraverso la conversazione tra il protagonista ed il suo interlocutore di turno vengono sviscerati importanti argomenti filosofici o morali.


Toccando gli elementi di riflessione più classica su cui secoli di filosofi hanno pontificato, come l’amore o la morte, o passando attraverso topic meno comuni come il rapporto tra maestro ed allievo o la ciclicità delle scelte esistenziali, questo Vangelo di Mezzanotte si posiziona nettamente sul sottile limite tra genialità e stramberia.

Se da un punto di vista strettamente contenutistico abbiamo infatti lunghe digressioni verbali che si occupano di enunciare differenti opinioni riguardanti una macro-area tematica, con uno spirito quasi alla stream of consciousness joyciano, la cornice visiva è caotica e vivace.
Ciò porta ad un connubio di ghiaccio bollente, in cui la ricchezza e la profondità di queste chiacchierate sono circondate da elementi scenici che non sfigurerebbero per originalità in Paura e delirio a Las Vegas.


Attraverso una coraggiosa scelta nel considerare il dialogo come una chiesa da porre al centro del villaggio (i personaggi continuano ad interloquire amabilmente fra loro anche nelle situazioni più pericolose o bizzarre), il contorno visivo narra una storia di importanza sottoboschiva, quasi un sottofondo musicale nella lettura di un saggio filosofico.

Il risultato è un prodotto che carpisce l’essenza di un trip allucinogeno al chiarore della luna, nel quale ci abbandoniamo con i nostri compari (o anche soli con noi stessi) a torrenti di considerazioni sparse sui grandi temi della nostra esistenza, apprezzando al tempo stesso quanto siano meravigliosi i ciuffi d’erba sui quali adagiamo mollemente, o quale funzione peculiare abbiano le nostre mani.


Al pubblico viene quindi offerta un’esperienza che può efficacemente portarlo a mature e riflessive introspezioni sul suo modo soggettivo di essere spettatore interagente con il mondo che lo circonda, quanto, molto più banalmente, annoiarlo a morte a causa del focus posizionato quasi interamente sui dialoghi.
Gli episodi mancano infatti di una vera e propria trama ben definita, non possedendo quindi la colonna vertebrale sui cui blocchi si appoggia l’attenzione di uno spettatore pigro.

Piuttosto apprezzato da una critica che si spera abbia un background conoscitivo tale da elogiare la qualità artistica di un’opera e non solo la sua effimera portata visiva o commerciale, The Midnight Gospel potrebbe risultare indigesto ad un pubblico non perfettamente allineato ad un’esperienza come quella qui offerta.

La dritta è quindi provare almeno la prima puntata (con tema principale la droga, e con il senno di poi quale migliore argomento per una serie di questo tipo), e in base a quella cercare di capire quanto possano interessare le successive sette.

Consigliato.

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