L'amichevole cinefilo di quartiere

Mandy


Oh, Mandy

Well, you came
And you gave without taking
But I sent you away
Oh, Mandy
Well, you kissed me
And stopped me from shaking
And I need you today
Oh, Mandy

TRAMA: Nel 1983 un taglialegna e la sua compagna conducono un’esistenza tranquilla e isolata.
Tuttavia, la loro vita idilliaca viene improvvisamente distrutta quando il sadico leader di un culto rapisce la donna assieme al suo gruppo di demoni motociclisti, scatenando la furia vendicatrice dell’uomo.

RECENSIONE:

Nicolas Cage che per vendicarsi dell’uccisione della propria moglie da parte di una setta di hippy religiosi tossicomani, aiutati da una gang di motociclisti cenobiti, intraprende una carneficina armato di balestra e di un’ascia fatta interamente d’acciaio.

Detta così la trama, sembrerebbe una delle solite puttanate galattiche a cui ci ha abituato il nipote di Francis Ford Coppola.

E invece questo Mandy, diretto da Panos Cosmatos (figlio di quel George Cosmatos di Rambo 2 e Cobra con Stallone), si rivela una chicca molto più accurata e complessa di quanto la sua realizzazione pratica (poche lire e si vede) potrebbe suggerire.

Impreziosito infatti da una fotografia di rara potenza visiva ed espressiva, in cui i colori brillanti spiccano come fiammate di tempera in una notte tanto oscura quanto piena di terrori, la pellicola è un viaggio lisergico ed irrazionale negli abissi dell’istintualità umana.

Un percorso doloroso nel corpo e nella mente da parte di un uomo che ha visto togliersi il bene più prezioso, l’amata, e che abbandona progressivamente la sua individualità per immergere il capo nella fonte battesimale della vendetta, e rinascervi strumento portatore di morte.

Rappresentando una violenza talvolta esagerata ma sempre in funzione di un sorprendente intrattenimento e di un’impostazione palesemente sopra le righe, Cosmatos costruisce un film heavy metal, che ignora volutamente i desideri di una massa appiattita da prodotti melodici da stadio ideati a suo uso e consumo, per proporre invece una serie di tracce quasi fastidiose nella loro fierezza.

Un album hardcore in cui perfino il nome della band è raffigurato da un logo incomprensibile e che vede il più bolso ed improbabile dei vocalist ritrovare i fasti dei tempi che furono per adornare la sua cintura di una tacca valevole di lustro.

Nicolas Cage, perfettamente a suo agio potendo incanalare la propria recitazione esageratamente fuori dagli schemi in un’opera che di base non ne possiede nessuno, offre probabilmente una delle prove migliori della carriera.

Menzione speciale per Linus Roache, che nei panni del leader della setta, un ex cantante che ha scoperto Gesù traviandone però pesantemente il messaggio, offre una performance di notevole complessità interiore.

Consigliato se la testa non vi serve solo per reggere gli shatush.

Commenti su: "Mandy" (1)

  1. E’ un film che mi ha molto sorpreso e su cui non avevo tante aspettative. Vedo gente con opinioni contrastanti riguardo la pellicola, ma posso dire che è stata una bella esperienza e che ha una messa in scena veramente ottima.

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