L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per 10 dicembre 2019

Cena con delitto – Knives Out


Never bring a knife to a gunfight…

TRAMA: Dopo l’apparente suicidio di un celebre scrittore di romanzi gialli, avvenuto in circostanze misteriose poco dopo il suo 85º compleanno, un investigatore privato e due poliziotti si ritrovano a indagare sul caso, tra bugie e depistaggi: tutti i membri della numerosa famiglia disfunzionale del defunto avevano un movente per il delitto…

RECENSIONE:


Diretto da Rian Johnson, che…




No, aspetta un attimo, dove ho già sentito questo nome..?




NON SARÀ MICA QUELLO DI…



PER L’AMOR DI DIO ABBANDONATE LA NAVE! PRIMA I BAMBINI E I RECENSORI!


Scherzi a parte, scritto e diretto dal procreatore di uno dei peggiori Anticristi della cultura cinematografica pop, questo Fuori le lame è un simpatico ballo di canaglie che intrattiene grazie ad un accurato uso di coralità narrativa, che rende il film accattivante e azzeccato.

La pellicola è caratterizzata infatti da una regia solida nella scelta di inquadrature e tipologia di montaggio, che presenta un’impostazione quasi teatrale e che trova una sua raison d’etre nella necessità di valorizzare una nidiata di personaggi bisognosi di ovvio spazio e scopo.

A trarne giovamento è sicuramente il ritmo, ben orchestrato per quanto riguarda accelerate di frenetica attività che però non smarriscono il piacere legato ai momenti di pausa espositiva, la cui alternanza è ben calibrata evitando perciò il pericolo, presente talvolta nei gialli, di eccessiva discrepanza organizzativa tra le varie fasi di svolgimento della vicenda.

La struttura del giallo, apparentemente piuttosto classica (ricchissimo ottuagenario morto di quella che sembra sua mano, preoccupante stuolo di congiunti con possibili moventi) cambia traiettoria dopo poche decine di minuti.

Evitando elucubrazioni troppo elaborate per quanto riguarda l’atmosfera della storia e focalizzandosi invece sui suoi contenuti, si opta infatti per dei canoni più da giallo vecchio stile alla Agatha Christie shakerato con la placida prosecuzione flemmatica di un episodio del tenente Colombo: si procede quindi spediti lungo un plot che sa quando sfruttare alcuni intrecciati arzigogoli, ingorgandosi via via di nuovi elementi che mantengono viva l’attenzione del pubblico.

Quest’ultimo è un elemento la cui ricerca è ovviamente essenziale nella costruzione di un intreccio giallo, e Cena con delitto centra sicuramente il bersaglio: non bisogna infatti dimenticare o dare per scontato che per quanto possa essere banale e diretta oppure complessa e impervia, una storia è mera cattedrale nel deserto se non riesce attivamente a catturare occhio e mente del pubblico, creando quel collegamento mentale così fondante tra l’opera ed il suo fruitore.

Esteticamente risulta pregevole l’uso del colore, con i vari personaggi che ricordano i potenziali assassini del celebre gioco da tavolo Cluedo (citato anche nel film stesso): non il Colonnello Mustard, il Professor Plum o il Reverendo Green ad aggirarsi per le sale della magione del dottor Black, ma dei famigliari rancorosi e che gareggiano a livello olimpico nel nascondere scomode polveri sotto il tappeto.

Per quanto dallo spazio magari in alcuni elementi piuttosto risicato (ma per valorizzarli tutti sarebbe allora servita una serie televisiva), ogni componente del cast trova una sua piccola o grande caratterizzazione che lo rende piacevolmente stereotipato, senza però deflagrare nella fastidiosità tipica di un personaggio eccessivamente ed inutilmente abbozzato.

Cast ricchissimo che offre solide prove interpretative.


Dai veterani Jamie Lee Curtis e Don Johnson, coppia che tra le righe riserva più di una sorpresa, allo storpio Michael Shannon, qui in un ruolo piccolo ma ben valorizzato, fino ai giovani Jaeden Martell (Bill Denbrough nei recenti It) e Katherine Langford (suicida nella discussa serie tv Netflix Tredici); ogni volto una storia da raccontare, ogni figura un lato oscuro da nascondere.

Daniel Craig si aggira quale alfiere bianco in una scacchiera che è un ginepraio, accompagnato da una Ana de Armas che abbandona i panni seduttivi visti in Knock Knock o nel più recente (e apprezzabile) Blade Runner 2049 offrendosi in un ruolo di maggiore sensibilità e genuinità.


Consigliato, una piccola chicca che pare quasi fuori dal tempo.

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