L'amichevole cinefilo di quartiere


Baby, take off your coat
Real slow
And take off your shoes
I’ll take off your shoes
Baby, take off your dress
Yes yes yes

TRAMA: In seguito agli effetti della crisi finanziaria del 2008, delle spogliarelliste formano un gruppo di ladre professioniste: dopo averli adescati e drogati, derubano i loro facoltosi clienti.
Ispirato a fatti realmente accaduti.

RECENSIONE:

Diretto da Lorene Scafaria, già alla regia di Nick & Norah, Le ragazze di Wall Street è un documentario di due ore piuttosto ordinarie sul rapporto tra la figa e il denaro.

Alcuni uomini usano il secondo per arrivare alla prima.

Alcune donne usano la prima per arrivare al secondo.

I due sono le colone portanti del film: non si lesina appunto nel sottolineare le disparità di mezzi tra gli uomini, identificati generalmente in beotoni dagli istinti piuttosto triviali e immediati, e le donne, costrette a causa di un rapporto di forze impari per quanto concerne i ruoli di vertice ad operare di necessità virtù, utilizzando prevalentemente le doti concesse loro da Madre Natura.

Il gruppo di protagoniste sfrutta infatti la debolezza principe del maschio per estorcergli ricchezza, accumulandone quindi ai suoi danni; quasi incarnando un ruolo da Robin Hood sui generis, le fanciulle si appropriano dei soldi appartenenti più o meno lecitamente ai ricchi utilizzando la loro determinazione, il loro savoir faire ma soprattutto…

Se il tema delle disparità di genere in un mondo spietato come quello smaccatamente capitalistico degli Stati Uniti poteva essere un punto di partenza assai interessante, la pecca principale di questo film è però di risultare fin dalle prime battute un’opera eccessivamente semplicistica e didascalica.

L’esposizione narrativa non è infatti mai del tutto convincente, poiché non affondando eccessivamente il colpo sulle dinamiche sociali che portano alle già citate diseguaglianze di ceto (e/o genere), non dimostra quindi quella profondità narrativa necessaria come l’acqua nel deserto per non ridurre la pellicola alla sagra dello stereotipo.

I personaggi presentati lungo il corso della vicenda sono infatti quelli legati principalmente ai macro-temi narrativi della rivalsa sociale e dell’iniziazione ad un gruppo.

La novizia si trova immersa in un ambiente che inizialmente non le appartiene ma a cui progressivamente si adatta, esponendosi quindi come l’individuo a cui venga prevalentemente indirizzata l’empatia del pubblico.
Affossata da problemi famigliari (figlia piccola, madre anziana, un partner inaffidabile) ella tenta disperatamente di prendere in mano le redini della propria vita, cogliendo al volo le occasioni, legali o meno, che le si presentino giustificandosi al mondo e a se stessa con il suo stato di necessità.

All’altro lato della bilancia abbiamo la matura scafata dall’atteggiamento molto più arrivista, materialista e legalmente ben oltre il borderline, che diventa chioccia del personaggio precedente introducendolo alle gioie dell’illegalità.
Essere umano colpito duro dalle avversità della vita, trova nell’apparente disparità tra i bisogni sessuali dei due generi una leva da utilizzare come novella Archimede per ottenere ciò che vuole, ritenendo illegittima la proprietà degli attuali detentori.

Intorno a loro gravitano delle comparse dalle storie bene o male equivalentemente tristi, o comunque caratterizzate da ristrettezze economiche o da un substrato sociale difficile.
Purtroppo ad eccezion fatta delle figure principali, comunque banali e noiose, esse risultano ruoli troppo abbozzati per ritagliarsi uno spazio che non sia esclusivo di una specifica caratteristica, dimostrandosi personaggi troppo bidimensionali e smussati con l’accetta.

Se Costance Wu abusa troppo dello sguardo da cagnona bastonata, Jennifer Lopez si conferma MILF Queen: dall’alto dei suoi cinquant’anni di seduzione mette ancora in riga le sbarbine grazie sia ad un ruolo cucito su misura per un’interprete dalla sua fisicità, sia perché costituisce l’unico nome dalla Fama maiuscola in un cast di figuranti.

Nonostante però in contesti prettamente statunitensi si sia pure ventilata una possibile candidatura agli Oscar, JLo risente troppo della già menzionata bidimensionalità caratteriale della sua Ramona, che la porta ad un’inevitabile parallelismo con gli Alonzo Harris del Training Day di turno, di cui la cantante risulta però una pallida copia da discount.

In conclusione, Le ragazze di Wall Street è un film che, escludendo un pubblico attratto dal fascino della Madre che Mi Piacerebbe Fottere, offre molto meno di quanto le sue pur buone basi avrebbero potuto rivelare.

Sufficiente sì, grazie comunque ad un comparto tecnico/artistico di fattura tutt’altro che scadente, ma che non si eleva da un sei di stima.

Un’occasione persa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Cloud dei tag

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: