L'amichevole cinefilo di quartiere

Polaroid

Mi ha rubato l’anima!

TRAMA: Due amiche stanno rovistando in soffitta quando, tra uno scatolone polveroso e l’altro, rinvengono una macchina fotografica Polaroid.
Il ritrovamento è solo l’inizio di una serie di fatti sinistri e sanguinosi, perché le foto scattate dall’apparecchio preannunciano l’arrivo della morte…

RECENSIONE: 

Nei suoi ultimi film, Moana Pozzi veniva sostituita da una controfigura per le scene di sesso anale.

Pur non centrando assolutamente nulla con l’argomento della recensione, trovo che questo aneddoto sia nettamente più interessante dell’ultima vergogna che ho avuto la disgrazia di sorbirmi.

Elettrizzante quanto un documentario sui pescegatti e terrificante come Peppa Pig e il risveglio degli ZombiePolaroid è un patetico Foto dal futuro wannabe, che però non possiede né la sana ingenuità di cui solo un romanzo di R. L. Stine è dotato, né un Ryan Gosling sedicenne a divertire gli adulti con il senno del poi.

Come ormai è diventato vero e proprio marchio di fabbrica del genere teen slasher moderno, il cast è ovviamente pregno di tutta quella bella gioventù diventata “celebre” grazie ai teen drama, forma di intrattenimento che a titolo puramente personale considero seconda per bassezza solo ai cristiani divorati dai leoni nel II secolo.

Siete misantropi? Auspicate solo il male per il prossimo?

Ottimo: i personaggi di Polaroid sono per diretta conseguenza del cast una deprimente masnada di stereotipi carne da macello, il cui unico scopo sul piano dell’esistente è quello di farsi massacrare convenientemente a turno dalla misteriosa figura diabolica.

Spicca per essere azzeccata con il contesto circostante come Peter Dinklage negli Harlem Globetrotters la veterana Grace Zabrinskie, che suppongo sia stata ingaggiata per questa imperdonabile boiata approfittandosi di una sua eventuale demenza senile.

A destra il clone di Timothée Chalamet, mentre da sinistra, in senso orario, le versioni giovanili di Olivia Munn, Aaron Stanford e Rosario Dawwson.

A corredo di una scrittura podalica gli ormai immancabili jumpscare sparsi alla boia di un Giuda, i soliti miao miao miao miaooo, bau bau bau bauuuu, chicchiricchì se il film manco ci prova non vedo perché dovrei farlo io.

Regia mediocre, montaggio da ABC del genere, introspezione dei characters vicina al nulla cosmico, effetti speciali creati con Microsoft Power Point.
Colpo di scena con contro-colpo di scena, ma perché?

La protagonista si chiama Bird: dopo la Wren di quel capolavoro neorealista di Slender Man è la seconda pellicola horror deficiente ad avere un personaggio principale dal nome di volatile.

Non so ancora cosa significhi, ma sto unendo i puntini, prima o poi lo capirò.

Pellicola utile unicamente per ravvivare la sacra fiamma del suicidio rituale, 88 minuti della mia vita perduti come lacrime nella pioggia.

Unico pregio del film è che se non altro non è prodotto dalla Blumhouse, quindi, anche visti i ricavi ad ora scarsi, non dovrebbero esserci sequel all’orizzonte.

Almeno spero.

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Commenti su: "Polaroid" (6)

  1. Non mi stupisce che Polaroid non sia altro che una volgare rimasticatura di un Piccolo Brivido, perché quella serie di libri ha avuto un impatto gigantesco su chiunque sia cresciuto negli anni 90. E ha avuto il merito di avvicinare alla lettura un sacco di giovani che senza R.L.Stine non avrebbero mai aperto un libro in vita loro.
    Oggi un fenomeno analogo (ma limitato al pubblico femminile e al nostro paese) è quello della serie di libri “Volley Star” di Lia Celi. Viaggiando sui treni mi sono accorto che TUTTE le ragazzine delle medie e delle superiori ne leggevano uno diverso, quindi mi sono incuriosito e ho provato a leggere anch’io il primo libro della serie: mi è piaciuto così tanto che ho già ordinato il secondo! 🙂
    Anche il telefilm dei Piccoli Brividi ebbe un successo enorme, al punto da generare almeno 2 copie spudorate: “Hai paura del buio?” e “Gli acchiappamostri”. Il primo clone in particolare era fatto benissimo, al punto che mi piaceva più dell’originale. Se vuoi guardarne qualche episodio, Simone Zampetti ne ha caricati una marea su Youtube giusto un mese fa.

    • Beh, in realtà “Gli acchiappamostri” è del 1991, mentre considerando le serie, “Hai paura del buio” nasce nel 1992 (contemporaneo ai romanzi dei “Goosebumps”), mentre “Piccoli brividi” è stato trasposto su schermo solo nel 1996.

      Diciamo che in quegli anni c’era una gran voglia di far venire la pelle d’oca ai preadolescenti 😀

      • E chi si era posto quest’obiettivo ha raggiunto degli ottimi risultati in tutti e 3 i casi. Grazie per la risposta! 🙂

  2. Lol, adoro l’aneddoto 😂
    Ne aveva parlato anche Barbiexanax, ha fornito un riassuntazzo per farsi due risate^^

    Quello che non mi piace di questi film è che non si basano più sulla atmosfera ma invece unicamente sul jumpscare, tendenza che ha rovinato It e non mi fa avvicina a James Wan!
    Perfino gli slasher secondo me sono fatti meglio, perfino il v13 del 2009!

    • Basterebbero un minimo di atmosfera ed uno sviluppo anche basilare dei personaggi, che però infonda in me spettatore empatia nei loro confronti.

      Sembra sadico da dire, ma sarà il terzo-quarto che vedo nell’ultimo annetto ed ogni volta crepano sei-sette persone senza che me ne freghi meno che un cazzo.

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