L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per 16 dicembre 2018

Macchine mortali

Maledetti diesel Euro 2…

TRAMA: La razza umana ha cambiato radicalmente stile di vita dopo che il mondo civilizzato è stato spazzato via da un cataclisma: non sono più le persone a spostarsi, ma le città, che ora sono in grado di viaggiare da un capo all’altro della Terra distruggendosi a vicenda nei loro spostamenti…

RIFLESSIONI SPARSE:

Esteticamente è un film più che buono: la CGI, pur ultra-invasiva riesce a fornire una piacevole resa degli agglomerati urbani su ruote, piccoli o grandi, in perenne caccia tra loro come leoni e gazzelle nella savana su National Geographic.

Spettacolari in particolare le sequenze iniziali e finali, in cui la pellicola mostra i muscoli riuscendo ad intrattenere con azione ad ampio respiro e una sana dose di esplosioni random: siamo di fronte ad un fantasy-action, in fin dei conti quello si chiede al film.

Wroom Wroom scooteroni.

– La storia si basa su elementi che personalmente credo di aver già visto un numero di volte molto vicino a quello di Avogadro: caratterizzazione dei personaggi, svolgimento della trama, relazione tra le varie figure umane… decisamente nulla di nuovo sotto il sole.

Tutto già deciso, tutto già scritto, ogni pisquano che compare su schermo porta sul capo un’insegna al neon con l’indicazione o meno della sua futura morte… ciò rende l’opera ben poco interessante, soprattutto nelle sequenze di dialogo o introspezione di quel o quella tizio/a che ovviamente servono come il pane ad intervallare le parti action.

Piccola nota di demerito: se mi capita ancora un film in cui vengano pronunciate tutte e tre le battute «Che Dio ci aiuti…», «Io sono il futuro, tu sei il passato» e «Cosa avete fatto…?» vomito.

Hugo Weaving molto meglio come antagonista: vuoi per il suo profilo sopraccigliare che rimanda vagamente a Jack Nicholson, vuoi una presenza scenica potente, credo offra prestazioni decisamente migliori quando cerchi di ammazzare Neo piuttosto che nel presenziare il concilio di Granburrone.

«Fatemi controllare se mi sono allontanato abbastanza da “Wolfman”…»

– Mi fa piacere constatare che Robert Sheehan ogni tanto riesca a vincere un casting contro il suo succedaneo Brenton Thwaites (dai, sono lo stesso tipo di interprete).
Non che il nostro Bobby sia un fulmine di guerra su schermo, ma lo vedrò sempre con simpatia dopo Misfits ([indossando occhiali improbabili berciando urla incomprensibili] «Indovinate chi sono! […] Vi do un indizio, sono un coglione fastidioso! […] Sono Bono!»).

– Cast in generale discretamente partecipe: al di là di un numero spropositato di interpreti con gli occhi azzurri (tutta invidia perché i miei sono nocciola), c’è pure Stephen Lang massacrato dalla computer grafica nei panni di un simil-androide.
Cosa volete di più?

[…]

Ah, già, un altro attore di peso oltre Weaving…

Tirando le somme, Macchine mortali è un film che batte la ultra-abusata bandiera del “ma sì, dai, si guarda” senza però riuscire a rendersi memorabile o spiccare per un elemento in particolare.

Un costoso giocattolone da 100 milioni di dollari che il “papi” regala al figlio viziato ed annoiato.

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