L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per ottobre, 2018

Pupazzi senza gloria

Le luci sono pronte
è tempo di iniziar.
È tempo per filmacci
vi faranno vomitar.

TRAMA: Los Angeles. In un presente alternativo a quello che conosciamo, esseri umani e pupazzi convivono tranquillamente.
Due detective devono indagare sulla misteriosa catena di omicidi che, negli ultimi tempi, ha coinvolto i membri della “Happytime Gang”, protagonista di un famoso show televisivo per bambini.

RECENSIONE:

Capitano dei momenti, nella vita di un uomo, in cui ci si trova faccia a faccia con qualcosa che ci spinge a fermarci per riflettere sui propri limiti.

Sulle proprie mancanze.

Sulle proprie debolezze.

Io di fronte a questo film ci ho provato, attraverso una profonda meditazione introspettiva.

Vi giuro, ho tentato di capire.

Mi sono impegnato.

Mi sono sforzato di comprendere.

Mi sono quasi… costretto.

Mentalmente.

Ma anche fisicamente.

Ma non ci sono riuscito.

Ho tentato.

Ed ho fallito.

Io non ho idea di come possano piacervi queste puttanate.

Dalla mia esperienza cinematografica, costituita da più di 1700 film visionati, non mi pento di definire Pupazzi senza gloria una delle troiate più ignobili a cui abbia mai avuto la disgrazia di assistere in quasi trent’anni.

Pellicola senza il più remoto barlume di idea e con una dolorosa assenza di qualsivoglia brio narrativo, visivo, realizzativo, accusativo o vocativo, siamo indubbiamente al cospetto di una ignominiosa vaccata col fischio.

Un film che vede come sue colonne artistiche pupazzi di stoffa che scopano, eiaculano, dicono oscenità e propongono sesso orale al prossimo.

Ok il contrasto tra il fantoccio come simbolo dell’infanzia e la volgarità adulta.

Ok l’assurdo generato dalla diametralità tra contesto e contenuto.

Ok i personaggi colorati e sopra le righe.

Ma questo film è un cesso, è che sia stato girato, pensato e prodotto da Brian Henson, figlio del Jim creatore dei Muppet è uno schifo.

Meno male che sei morto da trent’anni.

Pupazzi volgari che convivono con gli esseri umani è un’idea che avrebbe potuto risultare simpatica solo per un caustico ed immediato corto, ed infatti tale geniale pensata perde inesorabilmente la sua carica narrativa una volta che il pubblico viene immerso nel contesto dell’opera, un qualcosa di terrificante, gradevole quanto un lecca lecca al gusto di sperma e che, oltretutto, annoia terribilmente.

Questo film dura novantun minuti.

Che sono ottantuno di troppo.

Un fantoccio vuoto e senza vita. E un pupazzo blu.

Pure il titolo italiano, scelto da una persona che andrebbe impiccata in pubblica piazza quale nemica del popolo, contribuisce all’estrema finezza di mood dell’opera, rimandando a capolavori avanguardisti dell’ars comica quali 3cientoLo spaventapassere ed altre pellicole parodistiche così frizzanti da farmi vergognare che siano state portate sulla sfera del visibile da esseri viventi appartenenti alla mia specie.

Pietra angolare del nostro capolavoro è l’abruzzese Marcello Macchia (in arte “Maccio Capatonda”), che, se può far sghignazzare nei suoi sketch comici nonsense, come voce di un pupazzo detective privato in stile sbirro duro e cinico anni ’20 alla Robert Mitchum non ci azzecca una mazza.

«Sputtanarsi!»

Capisco che ormai in ambito comico-famigliare il cinema sempre più spesso ricorra ai cosiddetti “talent” (termine ossimorico, in quanto sovente dei cani atroci), ma ormai parecchie scelte risultano abbastanza toppate: questa è una di esse, con un connubio vocalità-immagine inesistente.

Tipo far doppiare un ragazzino a Bruno Pizzul.

Continuiamo così, facciamoci del male.

Protagonista una Melissa McCarthy sempre più svogliata e la cui filmografia anno dopo anno rafforza la sua candidatura come degna sostituta del waterboarding a Guantanamo; peccato per la nostra Francesca Guadagno, con cui forma un’accoppiata voce-volto eccellente, ma il suo partecipare ad una quantità abnorme di film dalla qualità esecrabile contribuisce ad inflazionare il personaggio.

Non fare quella faccia, almeno a te pagano.

E a provocarmi un esaurimento nervoso inesorabile.

Personalmente mi dispiace per Elizabeth Banks, che più volte si è dimostrata discreta attrice in ruoli brillanti, oltre ad essere un tòcco di figa assurdo una regista in erba, qui veramente buttata allo sbaraglio in un ruolo di tre scene (TRE) incisivo quanto scorreggiare in un tornado.

Mi sono appena innamorato.

Nonostante farà sicuramente piacere agli araldi del “tanto per passare un’oretta e mezza leggera”, tronfi battenti lo stendardo del “ma sì, si guarda”, a cui bisognerebbe voltairianamente rispondere ma “si guarda” un cazzo, questa pellicola ha come difetto principale la sua appartenenza al regno dell’esistente.

Pupazzi senza gloria, un film che è come una canzone dei Thegiornalisti.

Fa schifo e non ha senso.

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The Predator


Mio Dio, sei un film schifoso.

TRAMA: Messico. Un tiratore scelto si imbatte in un pericoloso alieno, riuscendo a sottrargli il casco e una protezione per le braccia.
Dopo aver spedito gli oggetti a casa sua, il casco viene indossato dal figlio autistico, attivando un segnale che richiama altri alieni sulla Terra.

RECENSIONE:

Predator: film horror fantascientifico del 1987, diretto da John McTiernan, narra le vicende di un alieno giunto sulla Terra per andare a caccia di esseri umani.
Realizzato con un budget di 15 milioni di dollari fu un successo commerciale, incassando 59 milioni di dollari negli Stati Uniti e quasi 100 milioni complessivamente.

La pellicola è diventata celebre anche per la presenza di lui.

Il Mozart dei bicipiti.

Lo Schrödinger delle scazzottate.

Il Wittgenstein dei fucili d’assalto.

ARNOLD SCHWARZENEGGER.

Arnold non balla, riesce a malapena a camminare.

Culturista prestato al cinema, con una fisicità gargantuesca ed una recitazione indecente, Schwarzy contribuisce pesantemente a fornire alla pellicola l’acqua della vita, incarnando un personaggio tanto granitico e sopra le righe da diventare iconico quanto il suo antagonista proveniente da un altro mondo.

Ciò permette la creazione di un bilanciamento tra il mostro cacciatore, per sua natura particolare, interessante e carismatico, e l’uomo che deve combatterlo, in uno scontro tra esseri terrificanti (per l’aspetto il primo, per capacità attoriali il secondo) che cattura in maniera assai efficace l’attenzione del pubblico.

In questo sequel/reboot manca Arnold.

E la sua mancanza si sente terribilmente.

Va infatti a mancare il granatiere che riesca ad imporsi fisicamente e quasi animalescamente verso lo spettatore, ossia quel personaggio esagerato e caricaturale nella sua essenza che imbracci i vessilli da leader narrativo della situazione.

Qui non c’è: Boyd Holbrook (simile in modo inquietante a Tom Felton) si sbatte anche un pochino, ma il paragone è impari ed assolutamente ingeneroso nei confronti dell’attore statunitense, che non riesce a raccogliere il testimone del Mister Universo ex governatore della California.

“Sarcasmo pungente, poco rispetto per te stesso: tu devi essere un cinefilo.”

Mancando la pietra angolare della storia, non si ha perciò un fattore che possa distogliere la mente dall’estrema povertà del film, sia narrativa, che registica che tecnica, che risulta a conti fatti zeppo di cose viste e riviste decisamente meglio in altri lidi, che vanno troppo presto ad annoiare o sfociare in un ridicolo invlontario.

The Predator si può riassumere in:

Colpirne uno per educarne cento.

I giovani non hanno rispetto per niente.

Una volta si poteva uscire lasciando la porta di casa aperta.

La musica heavy metal è rumore e basta.

Non ci sono più le mezze stagioni.

Si stava meglio quando si stava peggio.

Donna al volante pericolo costante.

Sono sempre i migliori ad andarsene per primi.

Prima o poi l’amore arriva.

Lo sai? Dovevo guardarmi un bel film, questo weekend. Invece nooo… tu hai dovuto portarmi qui per trascinare questa recensione su internet, con le tue treccine che ormai mi escono dai coglioni. Sei dovuto venire quaggiù a fare il super-reboot, mr. Grosso e Cattivo… E CHE DIAVOLO È QUESTA CGI!?! POTEVO STARE SUL DIVANO ADESSO!!! Ma non sono arrabbiato… Non fa niente… Non fa niente…

Oggi vanno tutti di fretta.

Le materie umanistiche non servono più a niente.

La matematica non ti serve per andare a comprare il pane alla mattina.

Mancano i valori.

Una volta c’era più solidarietà.

Il tempo è la miglior medicina.

Il nuoto è uno sport completo.

Chi le capisce, le donne, è bravo.

Venezia è bella ma non ci abiterei.

Gli italiani hanno l’arte di arrangiarsi.

Suvvia, Boyd, più garbato.

I soldi non sono tutto nella vita.

La donna è preda, l’uomo cacciatore.

Il nero sfina.

Il libro è meglio del film.

Non mi piace il calcio, ma seguo la Nazionale.

Le persone sovrappeso sono simpatiche.

Con questo tempo non sai come vestirti.

C’è la crisi, ma i ristoranti sono sempre pieni.

Il bagno è in fondo a destra.

Non è il caldo, è l’umidità

Quest’anno è proprio volato

È intelligente, ma non si applica.

Per il cast, oltre al già menzionato Holbrook che di questa recensione negativa suo padre verrà a sapere, abbiamo un discreto numero di peones sacrificabili.

Da un dimenticabilissimo Alfie Allen (Theon in Spade, draghi e tette) a un imbolsito come pochi Thomas Jane (povero Punisher), ruoli piccoli e caricaturali che cercano di dare un tocco di colore alla pellicola, non rendendosi conto però di quando il pubblico dovrebbe ridere per un personaggio invece di un personaggio.

Faccio rispettosamente notare inoltre, con tutti i limiti della mia profonda ignoranza, che quello presente nel film sia il gruppo di sciroccati e virili marines più Politicamente Corretto della storia, visto che pur essendo multietnico e composto da una masnada di biscazzieri fuori di testa, i loro scambi verbali non si spingono oltre le classiche battute sulle madri.

“Siamo un gruppo di armi umane, addestrate per uccidere e pure traumatizzate, però parliamo come il gruppo di catechismo della parrocchia Don Bosco di Agrate Brianza”.

Menzione speciale per Yvonne Strahovski, in un ruolo utile come una biro nel deserto (mio figlio è in pericolo mortale? Il mio ex marito dice “ci penso io”? Bon, sono a posto), ed Olivia Munn, che è una scienziata così di punta da essere richiesta come consulente dall’esercito.

Probabilmente nello stesso universo parallelo in cui Denise Richards è un fisico nucleare.

Qualcuno spieghi a Hollywood che ESSERE un fisico nucleare e AVERE un fisico nucleare non sono la stessa cosa.

Piccola chiusura con le tre importanti regole da seguire tassativamente nel caso vogliate realizzare un cazzuto film fanta-horror:

1) Non metteteci dentro i bambini;

2) Non metteteci dentro i bambini;

3) NON. METTETECI. DENTRO. I. BAMBINI.

Malevolent – Le voci del male

Un prodotto originale Netflix.

Paura, eh?

TRAMA: Glasgow, 1986. Angela e Jackson sono due fratelli che si spacciano per cacciatori di fantasmi in grado di parlare con i morti. Dopo aver raggirato diverse persone, la coppia viene chiamata a intervenire all’interno di una grande villa che, quindici anni prima, è stata teatro di un macabro pluriomicidio.

RECENSIONE:

L’orchite (dal greco orcheis (ορχεις), testicolo, con la desinenza -ite, processo infiammatorio) consiste nell’ingrossamento acuto o cronico di uno o di entrambi i testicoli, parte dell’apparato genitale maschile.
Tranne alcuni casi particolari (per lo più orchite secondaria a parotite), il disturbo è quasi sempre associato ad un interessamento infiammatorio dell’epididimo (detto “epididimite”) e pertanto prende, più correttamente, il nome di orchi-epididimite.

Le cause dell’infiammazione possono essere di origine epatica o batterica: nella maggior parte dei casi essa compare a seguito della parotite, più raramente a seguito di sifilide, tubercolosi, gonorrea e prostatite.
Nei casi di pazienti affetti da paraplegia e con una vescica neurologica la causa può essere dovuta ad una cateterizzazione sbagliata.

I sintomi dell’infiammazione sono un forte dolore locale associato in genere all’aumento di volume e di consistenza dello scroto, tumefazione testicolare, edema e arrossamento dello scroto, febbre tra i 37 e 38°.
Talvolta compare un lieve sanguinamento delle urine ed una atrofia testicolare con un calo della produzione degli spermatozoi.

Sollevando lo scroto in corso di orchiepididimite si potrà indurre un alleviamento del dolore (“Segno di Prehn”). Il riflesso cremasterico è conservato.

Le complicazioni più gravi sono l’atrofia testicolare e la conseguente sterilità irreversibile.
Questa però si presenta solo in caso di orchite bilaterale.

Come terapia, è opportuno che tutti i pazienti siano trattati in modo empirico utilizzando antibiotici attivi nei confronti di Chlamidia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae.
La terapia di primo livello include ceftriaxone (250 mg per via intramuscolare in una singola dose) associato a doxiciclina (100 mg due volte al giorno per 10 giorni).
I fluorchinoloni (ciprofloxacina, norfloxacina, levofloxacina ed altri) non sono da utilizzarsi se si sospetta un’infezione sostenuta dal gonococco, data l’elevata resistenza dimostrata da N. gonorrhoeae nei confronti di questi agenti.

Per il trattamento del dolore e dell’infiammazione si può ricorrere a farmaci antinfiammatori non steroidei o cortisonici.
Nei casi più gravi questi composti non sono sufficienti per impedire l’instaurarsi dell’atrofia testicolare e quindi della sterilità del testicolo.

Venom

Per simbiosi (dal greco σύν «con, insieme» e βιόω «vivere») in ecologia si intende un’interazione biologica piuttosto intima, di lungo termine, fra due o più organismi.
In alcuni casi, il termine simbiosi viene usato solo se l’associazione è obbligatoria e va a beneficio di entrambi gli organismi, abusando di quella che è l’etimologia della parola.

TRAMA: In un laboratorio si tenta di innestare dentro un ospite umano uno strano organismo riportato da una missione spaziale, ma le cavie continuano a morire una dopo l’altra.
Una notte si intrufola nella struttura il giornalista d’inchiesta Eddie Brock…

RECENSIONE:

Il protagonista di questo film racchiude due personalità.

Ho detto, il protagonista di questo film racchiude due personalità.

IL PROTAGONISTA DI QUESTOAh, sì, eccomi, mi ero un attimo appisolato. Di che si parla?

Tizio con un aspetto terrificante che parla usando la prima persona plurale. Chi ti viene in mente?

Il Divino Otelma?

Non così terrificante, mi riferisco a Venom, personaggio nato nel 1988 dalle matite di David Michelinie e Todd McFarlane.

Piccola lezione di storia fumettistica:

Avvisami quando si passa a qualcosa di interessante…

I Simbionti sono una razza immaginaria di parassiti amorfi extraterrestri dell’universo Marvel; secondo le origini canoniche del personaggio, uno di questi si unì a Spider-Man a mo’ di costume, aumentandone le facoltà fisiche alterandone però quelle mentali.
Dopo alcune vicissitudini, Peter Parker scopre che si tratta di un essere vivente che stava fondendo la propria personalità con la sua, arrivando anche ad essere estremamente violento e sempre meno controllabile; scoperta l’avversione del simbionte per le onde sonore intense, Peter si disfa dell’alieno.

Dopo poco tempo l’essere incontra Eddie Brock, un giornalista che odiava a morte l’Uomo Ragno perché lo accusava di avergli rovinato la vita (avendo smascherato una sua notizia falsa che gli aveva causato il licenziamento): Eddie aveva intenzione di suicidarsi, ma il simbionte si unì a lui e ai suoi ricordi, trovando nell’odio verso l’arrampica-muri un fine comune che gli permise di essere completamente accettato dal nuovo ospite.

Dopo vari scontri ed incontri con Spider-Man, mosso da un distorto codice morale Venom assunse il ruolo di protettore degli innocenti uccidendo i criminali e/o mangiandoseli.

Cioè me lo devo immaginare come un Tobey Maguire stronzo e cannibale?

Non è solo una copia carbone, ma un character interessante dotato di profonda dignità.

Non mi sembra così dignitoso…

Non rivanghiamo le tragedie.

Beh, quindi questo Venom è un bel film?

Beh, è carino.

Oddio, magari anche no.

Circa.

Questa recensione sta diventando “circa” una palla atomica.

Lo so, ma non è semplice inquadrare un film come questo.

All’inizio si ha un’ottima rappresentazione di Brock come giornalista d’inchiesta determinato che non guarda in faccia nessuno: vengono sovrapposti vari suoi servizi di stampo sociale unendo una commistione dei suoi commenti audio ad un uso quasi fumettistico dello schermo, sezionato in varie parti che si accumulano in una ricchezza stilistica efficace.

Quindi cos’è, un fumettone autoriale?

Tipo Watchmen? No, perché poi si passa ad evidenziare la love story tra Brock e la sua fidanzata prossima sposa, mostrando l’amorevole rapporto tra i due ed il sostegno reciproco che si danno: carino e coccoloso quanto vuoi, ma non particolarmente ispirato o frizzante.

Ah, allora è Nicholas Sparks con i poteri.

Neanche, perché si susseguono varie sequenze che mostrano le operazioni spaziali (prima) e bioingegneristiche (poi) della corporazione presieduta dall’antagonista, ricche di elementi di tensione in cui si strizza l’occhio ai monster-movies con il solito vago antipasto di come potrà essere la creatura.

Ok: è un fanta-horror.

Ma proprio no: tanto per cominciare hanno avuto l’idea demente di metterlo PG-13 invece che R-Rated (quindi scordati mutilazioni on screen, ma solo dette o accennate), in più non contiene nemmeno elementi di terrore così pesanti da risultare indigesti ai ragazzini.

Inoltre il legame tra ospite e simbionte ha esplicite venature leggere e comiche, con scambi di battute scanzonate (anche se non ai consueti livelli prescolari marveliani) che strappano sorrisi e stemperano azione e tensione.

Beh, tipo Deadpool o I guardiani della galassia?

Senza praticamente nessun riferimento o quasi alla cultura pop? Lo stesso Marvel Universe che viene citato una volta e solo per una cosa?

Va beh, sarà come quelle commedie in cui ci sono due amici che litigano e combinano cazzate, com’è che si chiamano…?

buddy movies? Con visibile solo uno dei due “protagonisti” alla volta, e l’altro al massimo parla?

Che palle, allora dimmelo tu cos’è.

Un misto di tutto ciò che ho appena detto.

E funziona ‘sto casino?

Beh, è carino.

Oddio, magari anche no.

Circa.

Se continui così gli utenti si “circa” disiscriveranno.

Venom non è la schifezza che molte recensioni statunitensi hanno declamato e sentenziato: si lascia guardare, ha un ritmo abbastanza climatico (oddio, un po’ lento nel primo terzo), il cast recita bene e di effetti speciali se ne sono visti di peggiori.

I problemi sono due: il tono ed il rating.

Beh, sul primo hai già detto: c’è dentro tutto quindi è un bordello.

Sì. Mi sta bene che una pellicola cerchi di spaziare tra più generi, cercando di evocare echi di impostazioni narrative diverse, per venire incontro a varie esigenze di un pubblico eterogeneo, ma così è veramente troppo.

Il risultato finale è un film che pare lo zapping televisivo annoiato in un uggioso pomeriggio domenicale:

Con questo nuovo set di padelle antiaderenti direte addio ai residui diPergolettese, che si riversa in avanti per cercare il goal del pareggio in questi ultimi minuti dellaprova che dimostra che è stato lei, signor Johnson, ad uccidere sua moglie colpendola ripetutamente con uncapodoglio. Questo gigante dei mari si spinge spesso nelle profondità oceaniche, nutrendosi di reddito di cittadinanza, una manovra per la quale preleveremo i soldi aumentandole mie tette, sai, non ho soldi per pagarti la pizza però possiamo trovare una soluzione

Quale sarebbe stato meglio avessero scelto, tra i tanti?

Ti rispondo con il secondo punto: la censura.

Avete Venom: un enorme mostro alieno con i superpoteri.

IL PG-13 NON HA UN CAZZO DI SENSO.

Non ha senso che per due, tre volte stacchi con le fauci la testa ad un essere umano come Ozzy Osbourne con un pipistrello senza che venga mostrata questa cosa e cavandosela semplicemente con un successivo accenno in una linea di dialogo.

«Gli hai staccato la testa con un morso».

«Oh, mio Dio, gli ho staccato la testa con un morso».

E NON ME LO FAI VEDERE??!

Con un visto censura più severo avrebbero portato sicuramente meno persone in sala, ma avrebbero anche incanalato l’opera in binari narrativo-stilistici a lei più che consoni, potendo sbizzarrirsi con la violenza, rimanendo sopra le righe ed omettendo la terribile sensazione castrante di qualcosa che “succede ma non si vede”.

Non dico un gore alla Eli Roth.

Bastava copiare da un “collega”.

Logan è veramente un film della Madonna.

Mi fa piacere che anche tu apprezzi: un western crepuscolare più che un cinecomics, con personaggi profondi e segnati dalla vita come vecchie querce che…

Wolverine che squarta la gente, cazzo!

Sì, buonanotte… per il cast, devo dire che Tom Hardy e Michelle Williams buttati in un fumettone ci stanno a pennello più o meno quanto Corrado Augias nella giuria di Miss Italia.

Oddio, per essere bravi sono bravi e non è sicuramente qui che dovevano dimostrarlo, ma si ha la vibrante sensazione che il loro grande talento sia piuttosto sprecato: lui si sbatte tantissimo ma è ostacolato dai problemi di tono, che giocoforza si riversano sulla sua interpretazione rendendola proprio confusa più che confusionaria.

Lei ha il vantaggio di incarnare un interesse amoroso che deo gratia non è il solito inutile cartonato a forma di vagina, ma possiede un ruolo relativamente attivo nelle vicende affrancandola dall’ormai tritissimo ruolo ancillare, purtroppo estremamente frequente in questo filone e non solo.

Riz Ahmed nel ruolo del villain è come i cappucci del Ku Klux Klan di Django Unchained: l’idea era carina, ma si poteva fare meglio.

Bon, quindi dopo la tua solita sbrodolata,Venom è un film…?

Beh, in fin dei conti carino.

Oddio, magari anche no.

Circa.

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