L'amichevole cinefilo di quartiere

Ci serve un blog più grosso.

TRAMA: Un esperto di salvataggi subacquei viene reclutato da un oceanografo cinese per andare in soccorso a un sommergibile che, durante una spedizione legata a un programma internazionale di osservazione sottomarina, è stato attaccato da una gigantesca creatura creduta estinta.
Ora, il mostruoso animale si trova nelle profondità del Pacifico con il sottomarino: l’equipaggio è bloccato al suo interno…

RECENSIONE:

Chiamatemi Serenate.

Qualche giorno fa — non importa ch’io vi dica quanti — avendo poco o punto denaro in tasca e niente che particolarmente m’interessasse a casa, pensai di andare al cinema per un po’, e di vedere così la parte hollywoodiana del mondo.

Faccio in questo modo, io, per cacciar la malinconia e regolare la circolazione. Ogniqualvolta mi accorgo di mettere il muso; ogniqualvolta giunge sull’anima mia un umido e piovoso novembre; ogniqualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo, dinanzi alle agenzie di pompe funebri o pronto a far da coda a ogni funerale che incontro; e specialmente ogniqualvolta l’umor nero mi invade a tal punto che soltanto un saldo principio morale può trattenermi dall’andare per le vie col deliberato e metodico proposito di togliere il cappello di testa alla gente — allora reputo sia giunto per me il momento di prendere al più presto il cinema.

Filmettino che più estivo non si può, Shark – Il primo squalo è una cazzatina di bassa lega utile più a diffondere l’ittiofobia che ad offrire un intrattenimento considerabile para-decente.

Tratto inspiegabilmente da un libro (il MEG del titolo originale statunitense, opera del 1997), Shark ripesca (no pun intended) l’animale gigante come villain, un’idea cinematografica giunta con la DeLorean direttamente dagli anni Cinquanta e che lì sarebbe dovuta rimanere insieme alle frizzanti commedie con Doris Day e ai rockabilly.

Ennesima produzione sinoamericana, che dopo capolavori imperdibili quali Transformers 4, Pacific Rim – La rivolta, Independence Day – Rigenenerazione e The Great Wall alimenta il principio economico denominato legge del Porca puttana, sono un miliardo e mezzo, vuoi che non troviamo gente a cui piacciono ‘ste cazzate?, Shark tenta disperatamente di sfruttare infatti il filone hollywoodiano catastrofico (inteso come disastro naturale che si abbatte sulla popolazione) unito a quello dei film Asylum catastrofici (intesi come disastri umani che si abbattono sugli spettatori) in un’accozzaglia di assurdità narrative e visive senza capo né coda e, soprattutto, noiose da impiccarsi.

Di valore artistico paragonabile a quello di un sasso, oltre a presentare un ritmo dall’avvio più che diesel con una prima mezz’ora da rischio abbiocco catatonico, l’opera fa acqua (e dagli) anche nel banalissimo settore effetti speciali; se essi possono risultare nella media quando il predatore si trova nelle oscure profondità abissali, semi-nascosto alla vista dell’uomo e presenza incombente ma non visibilmente percepibile, la seconda metà della pellicola lo vedrà ovviamente irrorato dalla luce solare, che lo evidenzia quindi per la pataccata in CGI appiccicata con la saliva allo schermo che è.

E se tu scruterai a lungo in uno squalo preistorico lungo trenta metri, anche lo squalo preistorico lungo trenta metri scruterà dentro di te.

A corredo funebre della pellicola si hanno ovviamente al quadrato tutti gli stereotipi possibili immaginabili del genere fanta-horror-puttanata, a partire da un cast irrealisticamente vario e multietnico formato da personaggi con lo sviluppo caratteriale dei manichini di Zara, alcuni dei quali verranno divorati nella totale indifferenza del pubblico che a causa della loro piattezza non li conosce abbastanza da potercisi affezionare, per passare a sottotrame lasciate a volteggiare alla brezza senza ricevere una direzione chiara, l’immancabile bambino/a sgretolagonadi, un villain umano che non si capisce avessero voluto farlo stronzo o patetico e dei dialoghi che mi hanno fatto venire voglia di usare una pistola al posto del phon.

Campagna pubblicitaria Benetton collezione 2019.

Protagonista Jason Statham, granitico tanto nella fisicità esasperata (ovvia la scena delle sue pudenda coperte solo da un asciugamano correlata di fanciulla frontale sbavante, perché le donne bidimensionali dei film non hanno mai visto due pettorali e innanzi agli addominali scolpiti rimangono folgorate novelle Paolo sulla via di Damasco) tanto quanto in un’espressività che varia tra:

– incazzato;

– sarcastico incazzato;

– triste incazzato;

– sto-scherzando-con-una-bambina-di-dieci-anni incazzato.

Minchia, Jason, pigliati una tisana…

Fotografia scattata a Jason Statham durante la sua festa di compleanno.

Oltre al molosso inglese, sprecati in ‘sto filmaccio il brillante Rainn Wilson e l’ex Heroes Masi Oka, che oltre alla cheerleader direi dovrebbe cercare di salvare la sua carriera.

Piccola parte per la futura Batwoman Ruby Rose, su cui mi piacerebbe dire qualcosa che non sia “è lo stereotipo della donna maschiata e tosta qui chiamata “Jaxx”, solito nome comicamente aggressivo”, ma l’unico fattore che Shark riesca a trasmettere sul suo personaggio è lo stereotipo della donna maschiata e tosta qui chiamata “Jaxx”, solito nome comicamente aggressivo.

Fantascienza senza scienza, pesce gigante senza divertimento, Jason Statham senza parolacce e cazzotti.

Gli spettatori sono amici, non cibo.

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Commenti su: "Shark – Il primo squalo" (9)

  1. “ci serve un blog più grosso” 😀 😀 😀
    “chiamatemi Serenate” 😀 😀 😀 😀 😀 😀

  2. Pare che Salvini, immaginando un pesciolone lungo 23 m (quindi in grado di ingoiare un gommone alla volta) nelle acque libiche, si sia masturbato selvaggiamente perdendo temporaneamente la vista
    Comunque la citazione finale riguarda il terribile pesce-cane lungo un chilometro e mezzo (americani, tié) nel cui stomaco babbo geppetto può riabbracciare il su figliolo (capitolo 34)

  3. Citandomi gli Street Sharks mi hai mandato in brodo di giuggiole: quand’ero bambino erano letteralmente OVUNQUE, sono stati uno dei successi più clamorosi (e se vogliamo anche più fulminei) degli anni 90.
    Sul film hai ragione, è noioso da impiccarsi. Il che in questo caso è un peccato mortale, dato che ad un film sugli squali si chiede SOLO di divertire: se non riesce a fare neanche quello, a quel punto non serve assolutamente a niente. E’ imperdonabile soprattutto la scelta asinina di far trascorrere quasi tutto il primo tempo senza mai far apparire lo squalo: capisco la volontà di far pregustare allo spettatore il momento decisivo, ma se una cosa la fai pregustare troppo a lungo poi passa la voglia. Poi nel secondo tempo il film riprende un po’ di quota (soprattutto dalla scena vicino alla spiaggia in poi), ma è veramente troppo poco.
    Riguardo al villain umano, ho visto il film soltanto 2 giorni fa e già me lo sono completamente scordato: non riesco a ricordarmi della sua presenza neanche sforzandomi al massimo. Ma questo è un peccato veniale, in fondo ad un film sugli squali non si chiede certo di creare dei personaggi indimenticabili.
    Colgo l’occasione per dirti che anch’io ho pubblicato un nuovo post, stavolta sul mio blog… spero che ti piaccia! 🙂

    • Boh in teoria il cattivo miliardario viene dipinto o stronzo/cinico oppure un patetico idiota che non sa fare un tubo.

      Qui hanno scelto una via di mezzo raffazzonata che ha reso il personaggio di Wilson abbastanza inutile nell’economia del film; peccato, perché forse il “doppio antagonista” avrebbe potuto essere interessante e rendere la pellicola più memorabile.

      • Ah, quindi il villain era il miliardario con il cappellino da baseball? Allora mi ricordo di lui, solo che a differenza tua non l’avevo identificato come un villain.
        Un dettaglio sul quale non mi ero soffermato nel commento precedente: quanta amarezza nel vedere che una potenziale strafiga come la futura Batwoman si è totalmente rovinata a suon di tatuaggioni… e purtroppo non è la sola, anzi sta diventando la regola. Speriamo che quest’orribile moda (perfino più orribile di Shark – Il primo squalo, ed è tutto dire) passi il prima possibile. Grazie per la risposta! 🙂

      • Sì, il buon Rainn Wilson in un ruolo un po’ del cazzo.
        Pensa che io da intonso sto giusto pensando di farmi il primo 😀 Sì, è soggettivo ma anche a me troppo inchiostro sulle fanciulle non fa impazzire…

      • Sugli uomini nessun problema; è sulle donne che fanno cagare, perché perdono di femminilità.
        Comunque, per Shark – Il primo squale vale lo stesso discorso di Jurassic World: sono due puttanate uniche che però sono state fatte uscire in un periodo senza concorrenza, e quindi hanno fatto letteralmente esplodere il box office mondiale. Un vero peccato che il pubblico abbia deciso di premiare loro 2 e non ad esempio Bent – Polizia criminale, che è di gran lunga il miglior film che abbia visto al cinema quest’anno. Ha uno dei finali più belli che abbia mai visto, anche se non te lo anticipo per ovvi motivi. 🙂

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