L'amichevole cinefilo di quartiere

Archivio per 17 giugno 2018

211 – Rapina in corso

Nicolas Cage, what else?

TRAMA: ispirato a fatti realmente accaduti. Mike e suo cognato Steve sono entrambi poliziotti, impegnati in un giro di routine per le strade di Los Angeles. Gli viene affidato Kenny, un quindicenne a cui, per punizione, il tribunale ha imposto di trascorrere una giornata insieme a una pattuglia di agenti.
La situazione precipita quando il terzetto viene coinvolto in una drammatica rapina in banca.

RECENSIONE:

Sarò relativamente breve.

Diretto da York Alec Shackleton, un ex snowboarder non ancora pienamente avvezzo alle meraviglie tecniche derivanti dal pollice opponibile e scritto da lui stesso insieme ad un’altra persona con il quoziente intellettivo di un cipresso, 211 – Rapina in corso è una boiatona invereconda.

Ispirato molto blandamente ad uno dei più lunghi e sanguinosi eventi della storia della polizia, un conflitto armato che cambiò il modus operandi del Los Angeles Police Department, questo film (che cita il codice numerico utilizzato dalle forze dell’ordine per indicare, appunto, le rapine in svolgimento), trae spunto dell’assalto alla Bank of America a North Hollywood, avvenuto il 28 febbraio 1997, in cui quattro spietati criminali armati e ben addestrati presero in ostaggio 26 persone, tra impiegati e clienti, provocando l’intervento di squadre speciali della LAPD e della SWAT con il supporto dell’Interpol, da tempo sulle tracce dei rapinatori.

Tralasciando che nonostante il fatto sia avvenuto più di vent’anni fa la pellicola è inspiegabilmente ambientata nel presente, questa “roba” piacevole quanto un attacco di diarrea esplosiva spicca in negativo per essere pregna di tutti i più fastidiosi stereotipi del genere cop/heist movie, pregevolmente racchiusi in una cornice tecnica da filmino amatoriale della famiglia Brambilla in vacanza a Pinarella di Cervia.

Vecchi poliziotti con un piede in pensione e criticoni nei confronti della modernità perché rimpiangono i tempi andati con meno tecnologia e più lavoro manuale (praticamente lo stesso pensiero di chi è contro i porno, con la differenza che il lavoro manuale comunque abbonda), giovani rookies inesperti, battutacce tra rampanti sbirri su chi spari meglio (con relativo sottotesto sessuale lieve quanto un’incudine), mogli apprensive, rapinatori spietati ed armati fino ai denti… tutte cose viste tanto e presentate decisamente meglio in altri lidi.

Ad una sceneggiatura la cui basilarità e mancanza di sforzi sfiora più che talvolta il patetico, si unisce un comparto tecnico degno dei film Troma, con movimenti di camera che definire raffazzonati e maldestri sarebbe usare un eufemismo uniti ad una fotografia oscena che smorza ed appiattisce ogni colore dello spettro ottico; 211 – Rapina in corso diventa perciò una sbrodolata senza arte né parte che fallisce nei più diretti degli obiettivi: fornire un leggerissimo intrattenimento.

Solitamente le pellicole action cercano di rendere decente almeno uno tra i due fattori portanti di un film (visivo e narrativo): qui si decide salomonicamente di fare schifo in entrambi.

Protagonista indiscusso un Nicolas Cage che partecipa a ‘ste cazzate ormai solo per saldare i propri debiti (intendendosi quelli col fisco americano, quelli verso il cinema non li pareggerà mai); toupet sempre più improbabile, fisico sempre più bolso e viso sempre più somigliante a Marilyn Manson senza trucco, il nipote di Coppola prosegue stoicamente nella sua missione: far scordare al pubblico di aver vinto un Oscar.

A sinistra Manuel Agnelli, a destra Chad Kroger.

Ciliegina sulla torta la classica presenza di un character femminile improbabile: nello specifico una poliziotta dell’Interpol che vaga per luoghi di omicidi o attentati con impeccabile permanente unita a trucco che pare uscito da un tutorial di Clio su YouTube.
A dare volto al personaggio è la rumena Alexandra Dinu, attrice (parolone) che ha lavorato anche in Italia in opere magne quali Distretto di polizia 5, Carabinieri 6Capri 2 (da non confondere con il suo spin-off settentrionale Milano 2) e la cui interpretazione esprime lo stesso trasporto emotivo che si può ammirare in una spogliarellista moldava trentasettenne.

Non sono riuscito a trovare mezza immagine di lei in una scena del film, così ve ne metto una relativa al suo cosplay di Sanji di “One Piece”.

Pregio fondamentale di 211 – Rapina in corso è sicuramente la durata: escludendo titoli di testa e di coda, questo scempio dura la miseria di ottantadue minuti di puro piacere.

Meno di Sting sotto le lenzuola.

Potrei dilungarmi oltre, menzionando ad esempio la presenza nei panni di uno dei rapinatori di Weston Cage, figlio di Nick (il Delfino che può continuare la sua legacy) o il carisma medio degli attori secondari che sfiora quello di un parchimetro, ma direi che per una scempiaggine del genere ho speso anche troppo tempo.

Evitate questa puttanata.

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