L'amichevole cinefilo di quartiere

Ovvero felice.

Tratta dall’omonimo fumetto di Grant Morrison e Brian Taylor, e distribuita in Italia da Netflix, Happy! è una serie televisiva surreale e divertente, il cui humour nero e la corrosività dei personaggi fanno da sfondo ad una crime-story sopra le righe.

Protagonista improbabile il sicario Nick Sax, ex poliziotto cinico, cardiopatico e pure alcolizzato, che dopo una sparatoria in cui viene coinvolto si risveglia riuscendo a vedere un unicorno volante blu di nome Happy; questo buffo personaggio è l’amico immaginario di una bambina, in cerca d’aiuto quando quest’ultima viene rapita da uno squilibrato vestito da Babbo Natale.

Se già dalla generica sinossi si può intuire quanto particolare sia il mood dell’opera, proseguendo nel corso delle otto puntate da circa 45 minuti ciascuna veniamo immersi in una New York cupa e caotica, in cui puttane, papponi, mafiosi e criminali di ogni genere imperversano grazie ad un corpo di polizia assente se non addirittura platealmente corrotto.

A differenza però di approcci più crudamente dark, ad esempio alla Watchmen, sempre per restare in ambito fumettistico, in Happy! il disilluso sarcasmo del protagonista, unito a sequenze e caratterizzazioni, soprattutto criminali, smussate con l’accetta, stempera anche i passaggi più drammatici, alleggerendo l’esposizione narrativa grazie quindi ad una piacevole venatura di caustico humour nero.

Tale ironia è inoltre accentuata, oltre che dall’ovvia contrapposizione manichea tra i due protagonisti che porta a confronti assurdi (con il killer prezzolato abituato a modi piuttosto pittoreschi ed il più ingenuo cartoon), anche da numerose situazioni paradossali ed esplicitamente oniriche, in cui avviene un’estremizzazione talvolta radente il nonsense.

La regia si può quindi sbizzarrire, altalenando inquadrature con più strettamente legate al comic puro, con tanto di riquadri a dividere personaggi ai quali mancano solo veri e propri balloon di dialogo per la fusione tra i due media, a montaggi più veloci per le numerose scene di inseguimento o scazzottate, fino alle sopraccitate sequenze da trasmissione televisiva o videoclip musicale.

Con una storia ambientata in dicembre, l’atmosfera natalizia sfiora più volte il grottesco, con la sua zuccherosità magica e candida ad avvolgere una società corrotta e cruda: lo stesso antagonista incarna alla perfezione questo paradosso, predatore di bambini in un costume di Babbo Natale, icona di gioia e generosità nei confronti dei più piccoli che diventa fonte di pericolo e sofferenze.

Sicuramente sugli scudi nei panni del protagonista l’imponente Christopher Meloni, noto anche per aver vestito i panni di Keller in Oz e del detective Stabler in Law & Order: l’attore di Washington riesce a fornire un’ottima caratterizzazione recitativa al personaggio, rendendolo tanto un duro e cinico borderline senza nulla da perdere quanto un disilluso e addirittura simpatico diavolo che con tutti i suoi difetti viene convinto in fin dei conti a fare la cosa giusta.

Il suo umorismo lo inserisce nel gruppo di personaggi televisivi il cui menefreghismo e linguaggio sopra le righe donano immediato carisma, e con dialoghi che ben si prestano a diventare pane per citazione: pensiamo ad esempio al dottor House della serie omonima, a Cox e Kelso di Scrubs o al Rick Sanchez della fortunata serie Rick & Morty.
A differenza dei characters citati, però, il suo sarcasmo non deriva dal possesso di un’intelligenza superiore (reale o presunta) rispetto coloro che gli stanno intorno, ma ad una più pura ed autentica disillusione, dovuta alla parabola discendente assunta dalla sua vita.

Dio non esiste, le persone sono violente, il mondo è malvagio.

Tutto fa schifo.

Nei ruoli di contorno buona prova di Lili Mirojnick, dai lineamenti affilati alla Noomi Rapace, nei panni di una tosta poliziotta con più di uno scheletro nell’armadio e di Ritchie Coster, ex ceceno de Il cavaliere oscuro, tra i villain mafiosi tanto esagerati quanto il protagonista.

Per i temi e la tipologia di comicità sicuramente non è una serie per tutti, ma in un panorama televisivo magari un po’ troppo incentrato sui ragazzini o sul crime più tradizionale, sicuramente un’opera interessante.

Consigliata.

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Commenti su: "Serenate. Parole e opinioni in libertà – Happy! (Serie TV)" (2)

  1. Mi incuriosiva per l’ascendenza fumettistica, ma ora, dopo la tua descrizione è salita di colpo in cima alla mia watchlist delle fiction tv. Grazie, perché sei sempre così esaustivo anche quando cerchi di dare solo «parole ed opnioni in libertà!»

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