L'amichevole cinefilo di quartiere

I film sullo schermo sono più brutti di quanto appaiano.

TRAMA: Quando il vulcano inattivo dell’isola si risveglia minacciando epiche distruzioni, Owen e Claire si organizzano per salvare i dinosauri rimasti da questa nuova estinzione.

TRAMA, QUELLA VERA:

Il film si apre con dei tizi che se ne vanno in giro per il parco della pellicola precedente, abbandonato dopo il relativo disastro; partenza sorprendente, se consideriamo che non solo l’ottimo primo, ma pure lo scadente secondo ed il blasfemo terzo film della serie iniziano con dei personaggi secondari alle prese con i dinosauri.

Due di questi guitti, dentro una sonda sottomarina, esplorano beati la laguna del Mosasauro (quella specie di portaerei subacquea che in Jurassic World facevano giocare con le esche come Free Willy a San Diego) per ritrovare un osso sommerso del Comecazzosichiamavasauro antagonista della pellicola precedente; una delle prime frasi pronunciate dai nostri prodi è “Tutto ciò che viveva qui è ormai morto”, quindi sappiamo già che il loro tempo vegeti sullo schermo è compreso nell’ordine dei secondi.

Recuperano l’osso poco prima che, come facilmente prevedibile, Nessie curvy li divori come un Babybel e lo mandano ad altri loro parimenti expendables compagni di merende che lo aspettano su di un elicottero.

Un altro idiota rimasto a terra, senza nessuna protezione armata perché “ehi, vuoi mica che mi insegua un rettile carnivoro alto quattro metri?” viene inseguito da un rettile carnivoro alto quattro metri, accompagnato da movimenti di camera tipo Crash Bandicoot che scappa dall’orso polare gigante.

Classico schema “ti faccio credere che il tipo muore, poi ti faccio pensare che si salva, poi lo faccio uccidere così velocemente da non farti abituare al naturale sollievo empatico” (tramite la partecipazione del già menzionato logo Lacoste di venti metri che zompa fuori dall’acqua come Flipper il simpatico delfino), ma nonostante queste facezie l’osso è in mano agli uomini.

Cambio scena: siccome sull’Isla Nublar sta per eruttare un vulcano, ci si chiede se i dinosauri dovrebbero essere salvati oppure no.

Cameo per Jeff Goldblum nei panni di Ian Malcolm (doppiato in italiano dalla terza voce in altrettante pellicole: dopo Roberto Chevalier di “Quanto mi secca avere sempre ragione” e Sandro Acerbo di “Mammina è molto arrabbiata” qui c’è Massimo Corvo): persona dotata di raziocinio, egli afferma che tali animali dovrebbero essere lasciati al loro triste destino, essendo stato un grosso errore clonarli e permettendo in questo modo alla natura di riparare agli errori umani.

Ovviamente tutti sono d’accordo, i dinosauri muoiono e scorrono i titoli di coda.

TA-na-na-na-naaaaaa TA-na-na-na-naaaaaa…

Ma proprio no: l’ex direttrice del parco Claire interpretata dalla figlia di Ron Howard, che dopo il casino di tre anni prima qualcuno mi illumini su come mai non sia in galera, è a capo di un piccolo gruppo di ambiental… scienziat… attivist… boh, la Greenpeace del discount che lotta per la salvezza delle creature preistoriche.

Ora, capisco la spinta ambientalista, ma qui non si tratta di una specie cancellata dalla deforestazione, o dalla costruzione di una diga: i dinosauri hanno avuto il loro ciclo, e la natura li ha selezionati per l’estinzione.

Sapete chi ha detto queste cose? Ian Malcolm, l’unica voce della ragione in mezzo alla manica di mentecatti che sono i protagonisti di questo franchise.

Claire, che quando indicava a dei superficiali idioti la nobile via dell’andare a fare in culo mi stava più simpatica, viene contattata da un ex socio di John Hammond, un anziano miliardario impersonato da James CromJames Cromwell è in questa puttanata?!

Per l’amor di Dio, Cromwell, lei ha quasi ottant’anni, ritorni a far curare sua moglie da un gigante nero, ad allevare maiali parlanti, o da sua figlia Gwen Stacy!

Ce l’ha davanti!

Attraverso un jumpscare ci viene presentata anche la nipote di Cromwell, figlia della sua unigenita morta e facente parte della quota-bambini, poiché questa serie campa grazie ai soldi degli spettatori con un’età biologica o mentale inferiore ai quindici anni.

Il lacchè di Cromwell e tutore della bambina è invece interpretato da un altro reduce di Black Mirror, Rafe Spall, attore mosso dalla corretta convinzione che una volta partecipato a Prometheus peggio di così non può andare; Spall ha bisogno dell’aiuto della cieca di The Village per salvare i dinosauri prima che il vulcano costringa il Barcellona ad andare a Milano in autobus, e le chiede di coinvolgere nell’operazione l’uomo a causa del quale Thanos ha trasformato metà popolazione della galassia nel logo di Windows.

Signor Gates, non mi sento molto bene…

Trovato Star-Lord che sta costruendo una casa di legno (???), egli prima collega i neuroni rifiutandosi di aiutare la donna e concordando sulla linea-Malcolm, poi però, menzionata la sua velociraptor addestrata Blue e rivedendo i filmati di quando era piccola, Pratt si ricorda che da contratto anche in questo film gli enormi rettili carnivori verranno trattati come patatosi labrador e decide di aiutare la fredda bestia smembra-uomini.

E il velociraptor.

Arrivati sull’isola insieme a due compari della Howard, tra cui la fusione genetica delle fastidiose macchiette del nero, del giovane impaurito e del nerd, Fred e Daphne fanno la conoscenza di un imbarazzante stereotipo di cacciatore bianco che colleziona i denti delle sue prede: sappiamo già che morirà in modo idiota, dovremo solo stare a vedere quanto idiota.

E qui finalmente compaiono i dinosauri.

“Dalla mia mascella squadrata, i Ray-Ban e il mio portamento fiero potete evincere che sono un improbabile coglione”

Ok, la T-Rex zompava fuori già all’inizio, ma un po’ perché la scena era in notturna, un po’ per la telecamera ballerina, preferivo dare il beneficio del dubbio e non prestare attenzione all’enorme sospetto scaturitosi nel mio cervello.

In questa scena invece osserviamo un brachiosauro. Di giorno. Con inquadratura fissa.

Perciò si può dare un giudizio sulla resa grafica dei dinosauri.

E WOW, QUANTO CAZZO LI HANNO FATTI MALE!

I dinosauri sono NEBBIA con i contorni, degli ologrammi che si muovono in un ambiente la cui illuminazione e fotografia sono totalmente SBALLATE rispetto alla loro.
I pochi casi in cui vengono usati gli animatronics spiccano nettamente in positivo, e si ha quindi un comparto tecnico di caratura troppo ondivaga per catturare efficacemente lo spettatore più attento.

Che un film del 2018 con un budget di 170 milioni di dollari abbia effetti speciali di questa qualità è imbarazzante, ed ancor più vergognoso se consideriamo che questo era un grosso problema già del capitolo precedente.

Disonore sulla vostra mucca.

Dopo essersi divisi e aver rintracciato Blue, con un colpo di scena sorprendente per ogni spettatore affetto da deficit cognitivi veniamo a sapere che in realtà la missione era solo un bieco trappolone per catturare i dinosauri, architettato da White Christmas in combutta con il Dottor Wu, personaggio che ritorna dal film precedente per il quale ricordiamo gli venne assegnato il riconoscimento come “Villain cinematografico più a caso degli ultimi vent’anni”.

Dopo essere stato narcotizzato, Chris Pratt scappa dalla lava che ha iniziato a colare dal vulcano grazie a dei movimenti tipo QWOP (e qui non ho capito se il film voleva mettermi in tensione a causa del pericolo oppure farmi ridere per le movenze comiche del protagonista, nel dubbio ho optato per una vulcaniana assenza di emozioni); Claire e IT Crowd sfuggono ad un pessimo CGIsauro e si riuniscono all’aperto, dove viene loro salvato il culo dalla solita tirannosaura, che ormai ha aiutato così tante volte gli umani da farmela ritenere la vera eroina della serie.

“Sono più vecchia di Gesù!!!”

Tra una fuga dalla lava evitando di essere calpestati da Piedino e i suoi amici e capacità respiratorie sott’acqua che imbarazzerebbero Maiorca, i tre peones salgono sulla nave dei cattivi appena prima che il vulcano ricopra di lapilli l’isola, assistendo alla tragica scena della morte di un brachiosauro e all’ancor più tragico uso che questa vaccata fa della iconica posa su due zampe dell’erbivoro per ricordare il primo famoso incontro con un dinosauro in Jurassic Park.

Seriamente, dovreste vergognarvi.

Ma qual è il piano di Spall? Semplice: usare i dinosauri come armi, continuando la lunga tradizione di animali adoperati dall’uomo per scopi bellici dopo gli elefanti di Annibale e i topi infetti dei russi contro i nazisti.

MA SERIAMENTE???

Se c’è un’industria umana che non conosce crisi e che sostiene un incremento tecnico esponenziale è proprio quella bellica e l’ideona geniale sarebbe USARCI I DINOSAURI???

Gesù Cristo, sono degli animali, per quanto siano aggressivi o resistenti non sono dei carri armati!

Solo io mi ricordo che in Jurassic World uno dei raptor veniva fatto esplodere con un bazooka?!

E poi che palle ‘sta menata dei corporate men cattivi: si vedono nel 90% dei film, non avrebbero potuto inventarsene un’altra?

Che so:

Un gruppo di animalisti oltranzisti: siccome i biechi ed avidi scienziati hanno riportato in vita animali destinati dalla natura all’estinzione decine di milioni di anni fa, gli ambientalisti decidono di liberarli selvaggi nell’ambiente urbano, per mettere di fronte l’uomo ai suoi errori.

Una setta fondamentalista religiosa: attraverso i loro fossili, i dinosauri sono la prova più lampante delle teorie evoluzionistiche, inoltre i progressi umani si sono spinti talmente avanti da sostituire Dio, creando la vita; essi perciò decidono di sfruttare i dinosauri per l’uccisione di civili innocenti, in modo da poter avere una scusa per gettare discredito sulla scienza e sul progresso tecnologico.

Queste sono le prime due idee idiote di possibili antagonisti che mi sono venute in mente di botto in DUE MINUTI, e che sarebbero state più interessanti di questo cravattaro già visto in altre cento pellicole.

Non che ci voglia molto…

Compare Toby Jones nei panni di un bieco e avido yuppie (non scrivo più battute su bravi attori che hanno partecipato a roba migliore altrimenti facciamo notte) che farà da banditore d’asta per i dinosauri catturati sull’isola, e salta fuori che con l’aiuto di Wu vogliono creare l’arma definitiva: un incrocio tra l’albinosauro del parco precedente e la velociraptor Blue, per chiamarlo Indoraptor e vincere il premio per nome più inutilmente cazzuto della paleontologia.

Maisie, la nipotina di Cromwell, li scopre di nascosto e avverte il nonno, che però subisce Spall che fa il cosplay del nativo americano di Qualcuno volò sul nido del cuculo e che lo aiuta così a non sputtanarsi troppo la carriera.

Mentre parte l’asta, Owen e Claire sono scoperti e rinchiusi in una cella, da cui successivamente escono grazie all’ologramma di uno Stygimoloch che il film tenta di far passare come una creatura in carne ed ossa (nda: questo è di gran lunga il dinosauro con la computer grafica peggiore) e che svolge la mia stessa attività dopo aver visto Il regno distrutto. 

Prende i muri a testate.

Comunque più realistico di quello del film.

Dopo essersi congiunti con Maisie, ella mostra loro di nascosto l’hangar in cui si svolge l’asta, e per fare un po’ di casino Owen decide di farci fiondare dentro il pachycephalosauride; la creatura con la stessa concretezza visiva della graffetta di Office inizia a craniare persone a caso proprio quando gli adulti di Gossip Girl si stavano contendendo l’Indoraptor nonostante sia solo un pericoloso prototipo, fregandosene dell’opposizione di Hugo Strange unico scienziato tra i cattivi, ma tanto qui sono tutti idioti.

L’Adolfhitlersauro scappa dalla gabbia perché il capo cacciatore di Spall ha la brillante idea di entrarci dentro pensando erroneamente di aver narcotizzato la bestia in modo da strapparle un dente, giocandosela in finale del torneo “Morte più da coglione dovuta ad un disturbo compulsivo” con il Jason Lee de L’acchiappasogni e i suoi Cristo di stuzzicadenti.

Dopo aver sbranato Clayton nel modo più “Film per tutti” possibile, il Bruciabambinisauro uccide anche Jones e qualche altro miliardario perché evidentemente, già che c’erano, nel suo codice genetico ci hanno ficcato dentro anche Il capitale di Marx.

Il plusvalore proviene dal pluslavoro dell’operaio.

I nostri eroi rincontrano il villain, e qui si scopre il motivo che spinse Hammond e Cromwell a separare le strade: Maisie in realtà non è la nipotina del vecchio, ma il clone di sua figlia morta.

Mio Dio, finalmente un passaggio di trama interessante!
Questa rivelazione pone importantissimi interrogativi etici: quanto lontano deve spingersi la scienza? È immorale la clonazione umana? Il clone è un individuo a se stante o solo una mera riproduzione di codice genetico già esistente? Il clone è solo un bene o una vera e propria personjumpscare improvviso tronca la scena e nella successiva non se ne parla più.

Ok.

I due sidekick dei buoni liberano Blue, mentre Owen, Claire e baby Agente Smith scappano dal Violentasuoresauro, che ovviamente dopo essere state incensate le sue capacità sensoriali ed intellettive non riesce a vedere, sentire o fiutare prede umane che sono ad un metro e mezzo da lui.

Dopo il classico inseguimento alla Benny Hill Show con vetrate distrutte, testate ai muri e finestre che vengono aperte dal predatore usando la maniglia nonostante avrebbe potuto tranquillamente sfondarle (eh, ma poi il richiamo ai raptor del primo Jurassic Park dove lo mettiamo?), la situazione sembra tragica nella camera da letto di Mi sdoppio in quattro, ma Blue arriva ad aiutare i nostri prodi, e il Vecchioinautostradacontromanosauro finisce come Christopher Lee nell’extended cut de Il ritorno del re.

Problema finale: del gas tossico ha intasato il piano sotterraneo dove sono rinchiusi gli altri dinosauri catturati, che quindi restando lì morirebbero asfissiati.

Inizialmente Claire è tentata di liberarli, ma prima che possa premere il pulsante Owen giustamente la persuade a non farlo, poiché non essendo più su un’isola, verrebbero liberate nel bel mezzo della civiltà creature pericolosissime ed estranee alla nostra epoca.

Abbiamo quindi finalmente una scelta intelligente, posta in essere da persone razionali ed assennate, che non si fanno trascinare da facili sentimentalismla bambina pigia il bottone e libera tutti i dinosauri all’esterno della villa, procurando danni incalcolabili all’ecosistema e mettendo in pericolo la vita di Dio sa quanti umani.

Spall viene ucciso da un jumpscare, e Owen, Claire e la pecora Dolly se ne vanno in auto verso l’ignoto.

Mentre il dottor Malcolm novello Giovanni Battista predica nel deserto che si trova nella scatola cranica dei protagonisti, scorrono immagini dei dinosauri che scorrazzano liberi nel mondo: il mosasauro che sta per divorare dei poveri surfisti, la T-Rex che penetra in un giardino zoologico uccidendo chissà quante altre bestie e la nostra cara e simpatica macchina di morte Blue che zampotta felice per il deserto.

E vi ricordo che tutto ciò è successo…

[Inspira profondamente]

PERCHÉ BOBA FETT HA PREMUTO QUEL CAZZO DI PULSANTE GIUSTIFICANDOSI CON L’EMPATIA DA CLONI CHE LEI PROVA NEI CONFRONTI DI GALLINE CARNIVORE PREISTORICHE DI SEI TONNELLATE.


Questo era Jurassic World – Il regno distrutto.

Un film che è come il precedente: stupido ed inutile.

Spezzando una lancia in suo favore, è un action movie che dosa abbastanza bene i picchi di tensione, ed anche la regia accompagna efficacemente le sequenze in tal senso, dimostrandosi talvolta meno operaia di quanto i prevedibili facili guadagni al botteghino avrebbero potuto far supporre.

Ma la trama è veramente troppo stupida, i personaggi troppo abbozzati e idioti, e gli effetti speciali, fondamentali in questo tipo di prodotto di intrattenimento, hanno come punto debole proprio ‘sti cazzo di dinosauri, resi veramente male per la maggior parte degli esemplari.

Alcune buone idee (scherzi a parte, molto interessante quella del clone umano) affogano in una marea di cretinate, e si ha spesso il sentore che Il regno distrutto sia un incrocio tra l’ennesimo esempio di operazione nostalgia che sta intasando gli anni Dieci del Duemila e un nemmeno troppo velato richiamo al dimenticabilissimo Il mondo perduto del 1997.

Adoro il film del 1993, e mi piange il cuore che, per motivi diversi, nessuno degli ormai quattro seguiti ne sia minimamente all’altezza.

Come sempre, così preoccupati di poterlo fare che non hanno pensato se…

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Commenti su: "Jurassic World – Il regno distrutto" (16)

  1. Ma sono bellissimi i dinosauri di pongo in bianco e nero 😍😍😍

  2. Questa volta non sono andato al cinema e penso che aspetterò un passaggio in streaming full hd a pochi soldi, tipo Netflix o Rakuten… Ma la tua recensione è persino più spassosa di quella sul precedente capitolo sei davvero un giornalista eclettico… Mi sono divertito come non mai, in un sequel (autorizzato) del tuo precedente exploit. Bravissimo.
    Mi scuso per aver mischiato i commenti tra le tue due recensioni ma l’ammirazione è massima

  3. The Butcher ha detto:

    Quindi neanche il mio amato Bayona è riuscito nell’intento di far diventare godibile questo film. Mi dispiace parecchio per lui dato che è un regista che rispetto parecchio e che ha fatto tre film degni di nota. Mi dispiace solo che abbia fallito con questo (bè, con una sceneggiatura del genere ci voleva un genio per salvare il film).

    • Sì, non per spezzare lance in favore ad ogni costo, ma la regia probabilmente è l’unico aspetto positivo del film.

      Se però si ha a che fare con effetti ben poco speciali ed un’impalcatura narrativa più che scricchiolante, difficilmente ci sono santi che tengano.

      Probabilmente incasserà comunque uno sproposito, quindi il buon Bayona non dovrebbe rischiare di vedere concluso il suo rapporto con i film a mega budget.

  4. In effetti l’idea di usare i dinosauri in ambito bellico è una cazzata gigantesca: anche il dinosauro più potente e con la pelle più dura è destinato a cadere alla prima pallottola di grosso calibro che gli viene sparata addosso.
    A rendere la gaffe ancora più grave è il fatto che, come hai detto tu, nel film precedente un dinosauro veniva abbattuto proprio con un’arma militare: il fatto che nessuno si sia accorto di quest’incongruenza prova che questo film è stato gestito con troppa superficialità. Ma è stato distribuito in un periodo in cui è l’unico blockbuster sul mercato, e quindi farà il botto comunque. Solo invece è stato fatto uscire in un periodo in cui erano ancora sulla cresta dell’onda Avengers: Infinity War e Deadpool 2, e quindi ha fatto flop. Casi come questi dimostrano che il tempismo sta diventando un fattore sempre più importante nella distribuzione di un film.
    Chiariamo: in linea generale, se un film è un gioiello, sarà un successo a prescindere dalla concorrenza che dovrà fronteggiare. Ma se il film è “solo” bello, a quel punto la concorrenza avrà un’enorme influenza sui suoi incassi. Con Solo la Disney l’ha imparato sulla propria pelle: pensava che Star Wars fosse un brand che si vendeva da solo, anche con dei competitor forti ancora in sala, e quest’errore di valutazione l’ha pagato carissimo.

    • Negli Stati Uniti se non erro deve ancora uscire, staremo a vedere là come verrà accolto…

      Comunque sì, è piuttosto imbarazzante quando nel realizzare un sequel non si tengono conto elementi dei capitoli precedenti…

      • Ci sono persone che organizzano nei minimi particolari anche uno spettacolino di cui si accorgeranno in 5, e altre che invece gestiscono alla carlona dei film che spostano milioni di dollari in tutto il mondo. Tutto sta nello scegliere le persone giuste per far decollare un progetto. In questo caso la scelta non è stata oculata. Grazie per la risposta! 🙂

      • Spiace per Bayona, che ha cercato di fare bene inserito in un contesto non suo.

      • Giusto la settimana scorsa ho letto un articolo su Film Tv che evidenziava proprio questo: quando un regista indipendente (o comunque non abituato ai blockbuster) viene messo a dirigere un kolossal, il risultato è quasi sempre disastroso. Almeno negli ultimi anni. La rivista ne parlava a proposito dei registi fatti fuori da Solo per far posto a Ron Howard, ma il discorso vale anche per questo film.
        Forse l’unico a non essersi “bruciato” quando ha provato a fare il grande salto è stato Edgar Wright: al contrario, il suo Baby Driver è stato una smash hit.

      • Wright mi sarebbe piaciuto vederlo alle prese con Ant-Man…

      • Ecco, hai fatto un esempio perfetto: in quel caso la Marvel ha ingaggiato un regista indipendente per un film su cui puntava molto, poi ha capito che era una mossa azzardata e gli ha tolto il progetto. Forse a quei tempi Edgar Wright non era ancora maturo per un film di serie A, o forse ha sbagliato la Marvel a non dargli fiducia. Ad ogni modo, Ant – Man ha incassato così tanti dollaroni da indurre la Marvel a farne un sequel ed Edgar Wright alla fine ha sfondato comunque, quindi tutto è bene quel che finisce bene. Buon fine settimana! 🙂

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